2. Innamorarsi di una busta è un gesto eroico e altre considerazioni sui limiti intriseci di una rivoluzione anticapitalistica.

2. Innamorarsi di una busta è un gesto eroico e altre considerazioni sui limiti intriseci di una rivoluzione anticapitalistica.

«La ricchezza delle società, nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico, si presenta come una “immensa raccolta di fica” e la singola fica appare come sua forma elementare. Quindi iniziamo la nostra indagine con l’analisi della fica».
Karl Marx

1) Premessa.

 Tu puoi scendere da quella ruota chiamata “affermazione personale” quella ruota che ci porta ad assomigliare a un ingranaggio, quell’ingranaggio con cui è dura immedesimarsi. Scendi, ti fumi una sigaretta e pensi che in effetti prendere il sole può riservare soddisfazioni che non t’immaginavi. Per questa debolezza tutta umana di dover dare i nomi alle cose, e per questa debolezza tutta mia di copiare i nomi alle cose, la chiameremo  “fotosintesi”; e se è vitale per le piante non vedo perché non possa esserlo anche per me. Non posso essere più coglione di un Platano.

Ma ecco ciò che a un Platano non può capitare: l’impulso sessuale. Il Platano è più fortunato, si riproduce grazie al vento. Dovrei provarci anch’io, ma fatto sta, forse sono più coglione di un Platano e dunque mi tengo l’impulso sessuale.
L’impulso sessuale non è una furia cieca come a volte viene descritta, o meglio, forse lo sarebbe pure, ma di certo non può esserlo in un’economia di mercato qual è l’attuale reticolo relazionale dentro il quale ci muoviamo. Tizia è un fica, Caia no, il mio impulso sessuale ci vede benissimo e sceglie Tizia. La domanda di Tizia – al contrario della domanda di Caia – è più alta della sua offerta e di conseguenza il suo prezzo sarà abbastanza alto. C’è da dire, però, che non tutte le ragazze sono prostitute ed è dunque chiaro che il “prezzo” è la metafora d’un valore di scambio che non può essere oggetto di traduzione per equivalente monetario. Che cos’è dunque il “prezzo” di Tizia?
In un mondo relativista, in cui dicono che tutti i gusti sono gusti, o meglio ognuno ha i suoi gusti, rispondere alla domanda non è facile.
L’unica cosa sicura è che il ventaglio di opzioni, in termini di uomini, che si presentano a Tizia sono maggiori di quelle di Caia e pertanto Tizia determinerà – implicitamente e nell’inconsapevolezza di quest’ultimi – un fenomeno concorrenziale tra i suoi pretendenti.
Dicono che il sistema concorrenziale produca effetti virtuosi nel mercato in cui si esplica. Vediamo quali.

2) Nessuno vuole tra le palle un tristone e come scrive un Michel Houellebecq letto su Wikiquote: «giovinezza, bellezza, forza: i criteri dell’amore fisico sono esattamente gli stessi del nazismo».

2) Ricomincio questo punto 2. Tizio e Caio ambiscono entrambi alle grazie di Tizia: chi sceglierà Tizia tra i due?

A questo punto dell’argomentazione l’analisi economica implica una fatica sproporzionata al risultato, risultato invece a portata di mano con semplici frammenti di vita vera vissuta.

Festa. Gente. Saluti, sorrisi e chiacchiere. Allocazione efficiente di risorse.

Quella fica di Tizia incappa in Caio, che sarei io, nel mentre quest’ultimo mischia con l’indice la vodka e la tonica contenute in un bicchiere di plastica contrassegnato da un fallo mal stilizzato a pennarello, perché io e i miei amici ci divertiamo così, e ci piace considerarlo un umorismo brillante.

Arrivo subito al sodo: «Donna» le dico, «come dovrei essere per essere uno di quelli con cui ti apparteresti in tempi medio-brevi a pomiciare in un angolo di questa casa. Non dico di poterlo essere effettivamente, dico solo che posso far del mio meglio per sembrarlo e se te hai bevuto abbastanza potrei anche essere verosimile».

«Guarda» mi dice lei,  con una proprietà di sintesi che palesa l’irrealisticità del dialogo, «lo vedi quello, si chiama Tizio, è il miglior esemplare di maschio in questa casa e se dovesse cristallizzarsi l’attuale situazione in cui io, come avrai notato il miglior esemplare di femmina in questa casa, non vengo scalzata da una-mega-fica che ha ancora da venire, credo proprio che io e Tizio finiremo a pomiciare in un angolo di questa casa» e prima di girarsi mi dice «si chiama meritocrazia, è l’Europa che me lo chiede».

Se fossi un fornaio e tutta la mia potenziale clientela preferisse un fornaio concorrente, la prima cosa da fare sarebbe studiare il pane della concorrenza. È da quando sto alle elementari che studio il pane della concorrenza. I miei alterni successi con le donne palesano in maniera lampante che non sempre i miei studi hanno centrato i nodi della faccenda.
Il concetto è però chiaro. La corsa all’approvvigionamento della prima delle materie prime riproduce inequivocabilmente la dinamica sottesa allo sviluppo dell’economia capitalistica. Anzi forse ne costituisce il modello o l’embrione. Nel momento in cui studio il pane del vicino inevitabilmente sto lavorando per migliorare il mio. Non importa che il mio fine a lungo periodo non sia il bene che produco, non importa se produco per una finalità che esula la produzione stessa, il risultato a breve periodo è che il mio pane è migliorato e la società ringrazia.
Allo stesso modo, quando mi sveglio alle sette mezza di mattina e mi metto la cravatta sono chiaramente disinteressato al valore intrinseco del mio lavoro, se lo faccio è per il valore estrinseco della mia attività, sintetizzato nel valore che la società dà alla mia produttività: banalmente, i soldi che ricavo in cambio del mio lavoro.

Così come lo sviluppo capitalistico settecentesco trasformò il denaro da mezzo (per acquistare merci) a fine (raggiungibile scambiando merci), anche la fica si è evoluta sulla medesima linea passando da mezzo a fine, di cosa non so, ma l’importante è notare che entrambe le evoluzioni possono essere ascritte a una lenta dissociazione tra il fare e l’essere dell’individuo, determinato e determinante, dalla e per la, definitiva vittoria del fare sull’essere, in una parola: alienazione.

3) Considerazione incidentale, volta ad una verifica empirica della veridicità dell’assunto.

È stato sostenuto, in particolare da me ieri ad una cena tra amici ma anche da altri [cfr. R. Posner, Sesso e ragione, Ed. di Comunità, Milano 1995] che il rapporto monogamico istituzionalizzato nel matrimonio e nella repressione, financo penale, dell’adulterio altro non fosse, nell’epoca in cui andava di moda, che una tecnica di allocazione di risorse diverso dal sistema concorrenziale tanto in voga oggigiorno. Se Tizia è una fica, Tizia potrebbe avere tanti maschi (poliandria, ma chiaramente ciò vale anche per la poligamia). Se Tizia ha tanti maschi, sarà più difficile per Caia, ragazza bruttina, averne uno. Se invece costringiamo quella fica di Tizia ad uscire dal mercato accasandosi definitivamente con chi vuole lei, ecco che le possibilità di accasamento per Caia aumenteranno. Mi sembra proprio una scelta sociale egalitaria volta all’ottimizzazione dell’interesse collettivo a discapito di una piccola parte dell’interesse individuale. Non proprio dunque, lo spirito del capitalismo.
Come saprete meglio di me, l’istituzionalizzazione del matrimonio monogamico ha perso così tanti pezzi da sembrare oramai irriconoscibile. Non è il singolo adulterio ad aver determinato l’erosione del concetto (d’altronde, presumo, i singoli adulterî sono sempre esistiti) ma è l’ordinamento giuridico che ne ha dichiarato l’anacronisticità. Quando fu introdotto il divorzio, questo fu salutato come baluardo di modernità. Quando fu abolito il reato di adulterio, questa abolizione fu salutata come un baluardo di modernità. E notiamo pure come queste “modernizzazioni” furono precedenti in ordinamenti di società che prima della nostra avevano vissuto l’ascesa della borghesia e l’affermazione dell’economia capitalistica. E qui tocca di nuovo citare Houellebecq (Wikiquote)  secondo il quale «coppia e famiglia rappresentavano l’ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l’individuo dal mercato. Un processo di distruzione che continua oggigiorno».

4) Conclusioni. Mi sono scordato dove volevo andare a parare, o forse mi sono stufato di andare a parare. Non resta che chiudere con la pietra angolare del ragionamento da cui ho preso le mosse volto a dimostrare  i limiti intrinseci di una rivoluzione anticapitalistica: tra Nicol Minetti e Rosa Luxemborg, io scelgo Nicol Minetti. Tutta la vita, Nicol Minetti.

W LA FICA.
W NICOL MINETTI.
W IL CAPITALISMO.

Giacomo Venezian

progetto grafico in copertina: Marta Gargano

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# 1 Amor Cortese. Il camerlengo di Auxann
# 3 Postumi al tempo del postmoderno e la contro-rivoluzione copernicana