7. La carica dei centouno Mario. Parte prima: gli spermatozoi e l’etica del successo

7. La carica dei centouno Mario. Parte prima: gli spermatozoi e l’etica del successo

Chi più chi meno, tutti ad un certo punto abbiamo sentito il bisogno di primeggiare in qualche cosa, e credo che questa sia proprio la più grande maledizione del genere umano, se non altro perché tutti, chi più chi meno, ad un certo punto ci siamo sentiti sconfitti. E la sconfitta lascia segni più duraturi di una vittoria. La soddisfazione di una vittoria non dura neanche il breve lasso di tempo della celebrazione perché subito bisogna buttarsi in un’altra impresa, perché ogni vittoria non è altro che lo spostamento di un prossimo traguardo, perché il successo, come tutte le cose belle, manda a rota e non basta mai veramente. Anche per chi ha vinto arriverà, dunque, la sconfitta: è statistica. Il problema è che la sconfitta, al contrario della vittoria, produce effetti duraturi – parafrasando Byron: “Il ricordo della vittoria non è più vittoria. Il ricordo della sconfitta è ancora sconfitta” – effetti che plasmano ed esistono, sconfitte che restano così a lungo che ti fanno camminare ingobbito, e ti fanno venire le occhiaie, e non ti fanno dormire la notte, e ti fanno invidiare le piante, ed empatizzare con gli animali, e non cerchi nessuno, e diventi nostalgico, e ascolti Famous Blue Raincoat, e muori in esilio a Sant’Elena o su una croce, con tutti che si complimentano con Barabba per l’inaspettato successo, e non pioverà sangue, e perdi la finale della Coppa dei Campioni ai rigori contro il Liverpool, e non pioverà sangue neanche lì, e ti vengono le stigmate, ma invece era dermatite, e tutti diventano celiaci e mai nessuno esce il martedì.

Già questo dovrebbe bastare per concludere che l’etica del successo è grossomodo una grande inculata.

Fu sorretto da queste argomentazioni che decisi di rimpolpare le fila di un movimento (individuale) il cui obbiettivo è semplicemente quello, alla portata di tutti, di rivalutare la sconfitta e ricollocarla nella dimensione più fruttuosa, dall’effetto indesiderato dell’ideologia del successo al passaggio ineliminabile di un’esistenza eroica, eroica nel senso di simbolica, simbolica nel senso di distinguibile, distinguibile nel senso di esistente, ed esistente nel senso del participio presente di ciò che da sostantivo diviene: esistenza tout court e pertanto l’esistenza o è eroica o non è esistenza.

L’unica esistenza eroica che non puzza di mitomania è connotata strutturalmente dall’ “eccedenza del desiderio rispetto alla sua realizzazione” (il virgolettato è preso, decontestualizzato, da P. Barcellona, Elogio del discorso inutile, Dedalo, Bari 2010, p. 13).

A me piace proprio questa “eccedenza del desiderio rispetto alla sua realizzazione” che altro non è che l’antefatto di una sconfitta. Qualsiasi impresa alla nostra portata non può considerarsi effettivamente un’impresa, un’impresa che solo in un secondo momento scopriamo non essere alla nostra portata, ossia la concretizzazione della sconfitta, altro non è che la prova inconfutabile della distanza tra noi e il mondo ed è questa distanza che a sua volta ci prova che il nostro esistere è indipendente dalle circostanze del caso, ed è perciò vera esistenza e non mera imitazione di ciò che pensiamo di dover essere.

Volevo però andare oltre e vederci chiaro in questa pulsione che a tutti – chi più, chi meno – ad un certo punto ha fatto sentire il bisogno di primeggiare in qualche cosa.
Ancora me ne sfuggiva il motivo, fin quando, illuminato dalle mie conoscenze scientifiche sul tema – grossomodo riconducibili allo splendido inizio del film con John Travolta sull’infanzia di Fantozzi – non capii che il nodo del problema risaliva a monte: risaliva al concepimento.

Tutti siamo stati vincenti. Tutti siamo arrivati primi nel fecondare l’ovulo.
Anzi, non è che tutti siamo stati vincenti, è che proprio siamo stati selezionati su questo parametro, perciò tutti siamo ontologicamente dei vincenti, senza il passato prossimo.
Noi siamo stati i primi a correre più dei nostri simili, noi siamo stati i primi ad essere appagati dal successo, i primi a scoprire il perverso fascino del primeggiare. Abbiamo primeggiato per primi, e neanche questo fatto di piangere venendo al mondo c’ha permesso di confutare per tempo l’illusione transitoria della vittoria.
La più grande maledizione del genere umano origina perciò dalle modalità con cui viene selezionato lo spermatozoo.
Come possiamo apprezzare il complesso fascino della sconfitta se l’unico motivo del nostro stare al mondo consiste in una banale vittoria?

Finché i venuti al mondi non saranno selezionati su altri parametri, l’uomo nuovo non verrà, perché saremo comunque tutti plagiati dal modello vincente – che nessuno può dire di non essere stato – dello spermatozoo migliore tra milioni di suoi simili, simili ma peggiori. Finché i venuti al mondo non saranno selezionati su altri parametri, questo mondo non potrà essere null’altro che un coacervo di carrieristi, esperti, maestrine, goleador, geni, fenomeni, gente che la sa lunga, capi, caporali, bionde tinte, santi, profeti, rock star, punizioni a giro sotto all’incrocio dei pali, megafregne, addominali, no cellulite, no goffaggine, umorismo brillante, sciupa femmine, mangia uomini, speculazione edilizia, piramide sociale, classe dirigente, primi della classe, gente che bullizza i primi della classe, gente che disapprova il bullismo, cicli economici, tifosi della Juventus, gerarchia, ottimizzazione dell’efficienza, funzionalizzazione del buon umore, occhi azzurri, case grandi, stronzate da rapper, gente che compra le stesse cose che compri te ma le paga meno, sguardo profondo, privè, curriculum di tutto rispetto, pantaloni stirati, e ancora addominali, denti bianchi, dieta bilanciata, donne trofeo, ingiustizia sociale, avvocati d’affari, vip, parenti di vip, amici dei vip, gambe slanciate, portamento signorile, gente che sa divertirsi, pilates, step, selezione all’ingresso, selezione della razza, popolo eletto, gente che non ha mai giocato in porta, ottima conoscenza dell’inglese, talento, talento sprecato, vacanze intelligenti, intelligenza e sensibilità, sensibilità politica, sensibilità civile, Banksy, pollice verde, Flavio Briatore, megasimpatia, megasimpaticoni, buon gusto, buon senso, buon gustai e infine ricchi, meno ricchi, ma comunque più ricchi di altri e poveri, più poveri, ma comunque meno poveri di altri.

L’uomo nuovo sarà diverso. L’uomo nuovo troverà in quanto descritto lo stadio evolutivo mediano della complessiva e duratura armonia. Dal tempo delle caverne al tempo che verrà – per l’uomo nuovo – sarà tutto un grande medioevo e gli studenti confonderanno Hitler con Lutero, Giovanna d’Arco con Roberto Baggio, la rivoluzione industriale con Robespierre, Pitagora con Aldo Moro, e come fargliene una colpa: rispetto a ciò che ha da venire, rispetto al grande salto che farà l’umanità, il passato è tutto figlio dello stesso – squallido – indistinguibile – tempo.

Ma il tempo nuovo, del nuovo uomo, non potrà venire finché non correggeremo la selezione degli spermatozoi, selezione che magari si giustificava laddove l’obbiettivo era scappare dai dinosauri e combattere a mani nude contro un vulcano, ma adesso, adesso che i pericoli esterni sono tutti grossomodo sotto controllo, adesso che non esiste vulcano che non chieda il permesso ai sismografi per eruttare, e non esiste frana o desertificazione che non si giustifichi con uno “scusate, non è colpa mia”, e non esiste pioggia che non trova un ombrello o malattia che non abbia un nome; in altre parole adesso che la natura ha perso, il pericolo maggiore è questa frustrazione individuale da sconfitta dilagante, che fa preoccupare i giovani per la pensione, i pensionati per i nipoti, i cani per i padroni e le uniche malattia che non hanno un nome sono psicosomatiche, e camminiamo tutti drogati o ubriachi, ma non tutti in effetti abbiamo il tempo per esserlo veramente, e comunque sembriamo tutti drogati o ubriachi.

Fu sospinto da queste considerazioni che ideai una tecnica alternativa di selezione degli spermatozoi. Basta un imbuto, una pallina da ping pong, un cucchiaino, colla vinilica, una lente d’ingrandimento e forbici con la punta arrotondata, da usare solo in presenza dei propri genitori.
Procediamo. Si cosparge la pallina di colla vinilica. Ecco. Fatto. poi si mettono degli spermatozoi nell’imbuto. Fatto. dopo aver collocato la pallina alla fine dell’imbuto aspettate che gli spermatozoi arrivino alla pallina e poi aspettate che la colla si solidifichi. Le forbici con la punta arrotondata non servono a niente.
A questo punto prendete la pallina e scuotetela su un tavolo. Gli spermatozoi migliori, quelli ontologicamente vincenti, quelli che sono arrivati primi alla pallina, ossia quelli che in altre circostanze sarebbero nati, resteranno appiccicati alla pallina grazie al veloce solidificarsi della colla. Gli spermatozoi peggiori, quelle mezze seghe che calmi calmi, quasi disinteressati si sono lentamente mossi verso la pallina restando sempre nelle retrovie, invece, cadranno sul tavolo. Ultimo passaggio: armati di lente e cucchiaino recuperare gli spermatozoi, così selezionati, dal tavolo.
Poi bisogna metterli in frigo.
Poi bisogna trovare ovuli e uteri. Su quest’ultimo punto la sentenza della Corte Costituzionale del 2014 sulla fecondazione eterologa mi ha dato una grossa mano.
In clinica mi hanno solo chiesto se ero omosessuale o se avessi finalità eugenetiche. Alla prima domanda ho risposto no, alla seconda sì. Allora mi hanno chiesto se ero nazista.
“No, mia cara clinica, tutto il contrario – capisco che quel discorso sull’uomo nuovo è un pochetto ambiguo – ma se faccio ciò che faccio e se i miei calcoli sono giusti, non esiterà mai più alcun tipo di nazismo”.
“Ok, allora torni tra nove mesi per il ritiro, quanti bambini le servono?”.
“Un’ottantina”.
“Se supera i cento c’è lo sconto”.
“Ottimo, allora centouno”.

(continua…)

(…non è vero)

Giacomo Venezian

elaborazione grafica in copertina: Marta Gargano

Gli altri aperitivi:

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#2  Innamorarsi di una busta è un gesto eroico e altre considerazioni sui limiti intrinseci di una rivoluzione anticapitalistica
#3  I postumi al tempo del postmoderno e la contro-rivoluzione copernicana
#4  Ricordanze di un rivoluzionario pisocosomatico, laddove sarebbe onesto morire prima di scrivere un’autobiografia
#5  Piccola ode dedicata allo spazzolino
#6  L’inutilità è libertà: contributo per un welfare state che conosca il significato della parola “mohjito”