8. Melone in quarta base

8. Melone in quarta base

La premessa è che un mio collega ed io abbiamo lo stesso segno zodiacale. Una settimana fa leggo l’oroscopo e mi dice che qualcuno, in ufficio, sta tramando alle mie spalle. Subito divento diffidente ma cerco di non darlo a vedere. A sorrisi e risate compagnone alterno occhi a fessura e retropensieri da furbissimo. Il giorno dopo, l’oroscopo mi avverte che la situazione è peggiorata, l’ingesso del sole in Melone porta turbamenti lavorativi, ma io, grazie alle forze che mi dà Bosforo in quarta base, riuscirò a cavarmela. Potrebbe non essere domani, potrebbe non essere dopodomani, ma riuscirò a cavarmela. Nessuno legge un oroscopo per farsi dire che è spacciato, e l’oroscoparo di turno lo sa.

Vado in ufficio e decido che devo essere ancora più compagnone. Faccio il mega simpa. Ciao di là, ciao di qua, come stai? Quanto tempo? Ciao. Ciao. Bene. Quindici ore.
Se si inceppa la fotocopiatrice ci penso io. Se si inceppa la stampante ci penso io. Se si inceppa la spillatrice ci penso io. Se si inceppa il frullatore vuol dire che sto a casa. E comunque è pericoloso e chiamerei un tecnico.
In compenso, guardando non guardato, tramo una fitta ragnatela cercando di capire chi è quel collega che ieri tramava, oggi peggio, ma, non sarà domani, non sarà dopodomani, si pentirà.

Il giorno dopo sono riuscito a selezionare una rosa di tre cospiratori.
Il giorno dopo al giorno dopo i sospetti si erano focalizzati su uno solo tre di loro.
Il terzo giorno mi venne un dubbio esegetico importante. Il giorno prima avevo selezionato un nome dai tre seguendo una tecnica infallibile di controllo incrociato di dati. Dato che l’unica fonte da me ritenuta attendibile è l’oroscopo, l’unico dato incrociato è stato l’oroscopo. Ho incrociato gli oroscopi. L’Ariete, segno di uno dei tre, in quei giorni risultava essere mite e pacifico, l’Armadio, altro segno di un altro dei tre, era proiettato nel rapporto di coppia e in uno yogurt. Il terzo, invece, vedeva accresciute le sue capacita di spietata pianificazione da Bosforo, che dalla quarta base stava passando in seconda senza passare dalla terza perché li c’era Fiasco di vino, da sempre amico del Sole in Melone, che comunque era sempre lì ad irradiare di malignità il collega che da tre giorni tramava alle sue spalle e non desisteva dai suoi intenti, anzi.

Due considerazioni. La prima è che da quando il monopoli è entrato nell’astrologia questa ha assunto potenzialità prime inespresse. La seconda è che se l’unico selezionato dei tre ha il tuo stesso segno la questione si fa veramente complicata.

Lo studio per capirne le abitudine. Non legge l’oroscopo, e questo mi dà proprio un bel vantaggio. Io so che lui sta cospirando contro di me, e per questo cospiro contro di lui. Lui, da parte sua, sa sicuramente di stare tramando contro di me, ma non sa, non leggendo l’oroscopo, che io sto tramando contro di lui. Asimmetria informativa. Dormo sereno.

Il giorno dopo, però, come detto, vengo colto da dubbio esegetico: ma se questa mia è una trama di rimbalzo, o una cospirazione anticospirativa, come mai lui sta cospirando pur non avendo letto l’oroscopo che gli diceva che io stavo cospirando?
Come era possibile che ad uno stesso segno e stesso oroscopo non corrispondesse una stessa effettiva situazione?
Forse l’oroscopo è rotto? Forse io non sono veramente di quel segno? Forse non lo è lui? Dubbi.

Probabilmente l’astronomia non è una scienza esatta. Già, è questa la verità. L’astronomia non è una scienza esatta, ma solo una decina di frasi a caso sufficienti a farci pensare che qualcuno sia veramente interessato a noi, sia veramente disposto a perdere dieci minuti per dirci come ci andrà oggi; quando leggo un oroscopo qualcuno sta parlando di me, e se mi piace è perché sono egocentrico ma perdonatemi, questo egocentrismo: l’egocentrismo di chi legge l’oroscopo non è altro che un tenero e goffo bilanciamento alla quotidiana e costante negazione di individualità perpetrata dal mondo esterno, e vi invito a considerare anche l’umiltà di sentirsi speciali integrati in un sistema che divide l’umanità in soli dodici gruppi.

Mi siedo alla scrivania. Vengo chiamato dal capo. Mi sistemo la cravatta.
Procedo verso il corridoio che mi porterà davanti alla stanza del capo ed intercetto la sagoma del mio ex rivale. Gli inizio a sorridere da lontano, quasi a volermi scusare di aver cospirato contro di lui, e lasciate stare che sono inconcludente e non l’ho neanche spettinato, gli devo un sorriso come scuse. A ridosso gli sorrido un po’ di più. Lui ricambia. Ricambia di più. Più mi s avvicina più sorride. Assume un sorrisone da compagnone. Qualcosa non va. Inarca le estremità della bocca troppo a ridosso delle orecchie. Qualcosa, proprio, non va. Mi ferma con un gesto del polso, mi avvicina la bocca all’orecchio e dice: “Lo sai qual è il problema di voi ascendenti bilancia?”.
Tolgo il sorriso e proseguo verso la stanza del capo facendo finta di niente, un movimento di polso può fermarmi ma non può trattenermi, proseguo dritto e possono esserci tre finali a seconda che il tutto sia girato a New York, Copenaghen o Roma, possono essercene tre, ma non ce ne sarà neanche uno perché la morale di questa storia si è già palesata nitida ed è grosso modo sintetizzabile nella maggior influenza dell’ascendente superati i trent’anni.

Giacomo Venezian

elaborazione grafica in copertina: Marta Gargano

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#3  I postumi al tempo del postmoderno e la contro-rivoluzione copernicana
#4  Ricordanze di un rivoluzionario pisocosomatico, laddove sarebbe onesto morire prima di scrivere un’autobiografia
#5  Piccola ode dedicata allo spazzolino
#6  L’inutilità è libertà: contributo per un welfare state che conosca il significato della parola “mohjito”
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