9. Economie imperfette e la mia prima “Prima guerra mondiale”

9. Economie imperfette e la mia prima “Prima guerra mondiale”

Ci sono tre cose che una persona non dovrebbe mai fare. Nel caso in cui le faccia, non resta che sperare che la memoria selettiva esista davvero e che è veramente abile al suo scopo, altrimenti ci si vergogna per una vita, una vita spesa a evitare lo sguardo del vicino, lo sguardo di qualsiasi vicino, perché il vicino, com’è noto – nel dubbio – sa tutto ciò che non dovrebbe sapere ed è spietato.

Per aiutare la memoria selettiva non bisogna lasciare tracce. Quanto state leggendo è per l’appunto una di queste tracce. Ci sono tre cose che una persona non dovrebbe mai fare, come dicevo, l’unica che non riguarda l’igiene personale è scrivere una lettera d’amore. Io l’ho fatto e l’incipit suonava grossomodo così: C’è qualcosa che puzza di morte nel mio cuoricione da cerbiatto impiccato.
E fu così che divenni – contravvenendo a quanto mi disse mio padre sul suo letto di morte – il protagonista di una canzone di Max Pezzali. Per la precisione quella, inedita, in cui c’è Cisco che si è rotto il cazzo di stare al bar ed è tornato a casa a sentire Mia Martini.
Eppure i dogmatici del marketing erano stati chiari quando mi spiegarono che un cuoricione da cerbiatto impiccato non era l’articolo più spendibile sul mercato della gente che aspetta facendo finta di niente. Ciò che non mi spiegarono era che nel momento in cui ci si rende conto dell’attesa altrui, proprio in quel momento, si diventa il mercato.
Avevo sentito dire che esistevano economie imperfette dove la curva della domanda non si incontrava mai con la curva dell’offerta e anche quando ciò imprevedibilmente avveniva l’una passava sotto l’altra, senza intersecarsi, e continuava la sua passeggiata tra l’ascissa e l’ordinata fischiettando e facendo finta di niente.
Avevo sentito dire che esistevano economie imperfette. La mia piccola ambizione era farne parte.

Eppure, se c’è una curva della domanda, da qualche parte, dovrà esserci anche una curva della risposta. Ragionando in questi termini sarebbe veramente stato un peccato non avere una scusa per farle incontrare.
E poi cos’è successo? E che ti devo dire bella. Gavrilo Princip è andato a lavorare da McDondald dopo che Francesco Ferdinando decise che l’unico modo di entrare nella storia era dedicarsi a tempo pieno agli acquarelli e te stavi morendo di noia appoggiata ad una macchina e avresti preferito slogarti una caviglia, guardare un incidente stradale o essere baciata pur di non rimanere là, pur rimanendo lì.
Guarda te che tempi, ci ritroviamo in una guerra senza neanche avere il buon gusto di avere un casus belli, e dunque scopriamo di stare in guerra solo perché i nostri sms somigliano sempre più a una corrispondenza dal fronte e dalla vita non vogliamo null’altro che un armistizio. Se è del caso pure con disonore.
E poi cos’è successo? E che ti devo dire bella. Non è la prima volta nella storia dell’umanità che una guerra lampo si trasforma in una guerra di trincea con tutto ciò che comporta in termini di logoramento psicologico, tempi morti, puzza di morte, oh Gorizia tu sia maledetta per ogni cuoricione da cerbiatto impiccato che porta coscienza e se non risponde forse è impegnata e le strade non finiscono all’alba nella via e domani potrebbe essere il giorno buono e sotto l’acqua che cade al rovescio, mai che si possa dormire veramente sereni.
Giolitti l’aveva detto: “Avrei potuto guadagnare parecchio se fossi rimasto neutrale”, ma che volete che vi dica, la ritirata dalla vita ha i suoi tempi e i suoi tornanti e la “Strafexpedition”, laddove si presenta con una corona di capelli neri, occhi grandi e un sorrisone a forma di aquila imperiale nera su sfondo bianco, non fa poi così paura.
E poi cos’è successo? Niente amici miei, proprio un bel niente. Io avevo tutti i carrarmatini in Kamchatka, in tre turni potevo prendere l’Asia, ma qualcuno al mio tavolo aveva “distruggi le armate viola” e le armate viola, si sa, le prendo solo i froci che a Risiko tendono a suicidarsi.
“Dunque hai scoperto che frequenta un altro?”.
“Già”.
E fu così che qualcosa morì.
“Secondo me è stato il protagonista di una canzone di Max Pezzali, con una Peroni da 33cl, che annaffiando le piante spontanee nate sotto il lavandino del bagno, aspettava l’ispirazione per il suo prossimo piano quinquennale”.
“Bravo, hai vinto”.
“E ora a che giochiamo?”.
“Non so, intanto le mando un messaggio dicendole che se passa dalle mie parti deve assolutamente citofonarmi perche ho una cosa, per me, da dargli”.
“Ma te non stai a casa tua”.
“È questo il bello, amico, e se non lo capisci vuol dire che l’utilitarismo ti ha bruciato la testa, aumenterà il tuo conto in banca, vivrai in un mulino a vento, i parassiti grazieranno le tue rose, i tuoi figli andranno a dormire senza fare storie, l’invidia del vicino assumerà connotati tangibili e tua moglie ti amerà, ma nei limiti in cui si può amare qualcuno cui l’utilitarismo ha bruciato la testa”.
“Secondo me stai a rosica’”.
Era chiaro che stavo a rosica’, ma arriverà il giorno, ne sono sicuro, in cui noi, la classe sociale non sindacalizzata dei cuoricini da cerbiatto impiccato, troveremo un capo carismatico che guiderà il suo popolo verso un mondo nuovo, un mondo in cui l’inutile sarà sinonimo di efficienza, l’uomo che non ha mai sprecato il suo tempo sarà ritrovato impiccato con il Lexodan nel giorno del suo pensionamento, i nuovi manager scopriranno il fascino perverso dell’alfabetizzazione e tutti, proprio tutti, saranno costretti a riconosce che è veramente imprudente far parte di un mercato che non possa dirsi imperfetto. Nell’attesa potremo sempre trastullarci con qualche storpia che bussa a casaccio cercando compagnia e noi la faremo salire in casa con la scusa di vedere quanto è goffa nel salire tre piani di scale.
E fu sospinta da queste argomentazioni che la bella che di lì a breve avrebbe cominciato a puzzare di morte – che scoprii così avere anch’ella un cuoricione da cerbiatto impiccato – mi disse una volta di salire a casa sua, e io, al solo fine di non deluderla, zoppicavo vistosamente ed inciampavo ogni tre gradini laddove se fossi stato onesto quei gradini li avrei fatti saltellando. Vittoria zoppicante, così si sarebbe dovuta chiamare ma la fantasia degli storici, che tendono sempre ad esagerare, diede a quella serata il nome di “Vittoria mutilata”.
In fin dei conti Giolitti aveva ragione.
E vi dico pure che la fine della Prima guerra mondiale, secondo alcuni, non è altro che l’inizio della – ben più cruenta – Seconda, perché il chiodo scaccia chiodo fu inventato dopo la Repubblica di Weimar e dopo i sorrisoni a forma di svastica vennero le bombe atomiche, il napalm, cinture d’esplosivo detonate dentro gli autobus, WhatsApp, Guantànamo, Max Pezzali feat. Club Dogo, bombe a grappolo, emoticon, Enduring Freedom, bombe incendiarie al fosforo bianco e poi i droni al plutonio, oh sì, i droni al plutonio, ecco, aspetto solo di entrare in possesso di un drone al plutonio, uno di quelli civilizzati e che offre da bere alle ragazze che gli sorridono, aspetto solo di entrarne in possesso, così che la prossima volta che mi dici “ci prendiamo una cosa da bere?” ci mando lui.

Cordiali saluti.

Antonio Salandra
(Giacomo Venezian)

elaborazione grafica in copertina: Marta Gargano

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