ABECEDANZA – L | LINDY HOP

ABECEDANZA – L | LINDY HOP

« Centinaia di persone (forse in una sera molto buona arrivano a 1600) sono sulla pista o sedute ai tavoli, o dinanzi al bar; lontano in un angolo, c’è una fila di taxi girls, due monetine per tre balli; dal soffitto piovono delle luci rosate e dovunque succede qualcosa. Ma il centro vitale della sala è qui sopra, sul podio, dove stanno, allineati su due file, i ragazzi dell’orchestra, che battono i piedi ritmicamente e sudano sui loro strumenti, facendo sussultare il pavimento; qui, dove la campana del sousaphone sembra una luna piena che manda i suoi bagliori sui ballerini e dove la pulsante sezione ritmica – chitarra, piano, basso e batteria – imbriglia tutta questa straripante energia costringendola a seguire il tempo. E quando gli uomini di Teddy Hill cominciano a suonare l’ultimo ritornello di un loro cavallo di battaglia intitolato Christopher Columbus, con quelle trascinanti figure disegnate dagli ottoni e coi sassofoni a dargli corpo, i ballerini si scordano di ballare e si affollano attorno al podio, e lì registrano il ritmo soltanto nei muscoli e nelle ossa, restando fermi e lasciandoselo rovesciare sulle facce rivolte all’insù, come se fosse acqua (e che il valzer sia maledetto). Il pavimento sussulta, e il locale sembra una dinamo, e l’aria fumosa si innalza a onde… È una musica che anche i sordi riuscirebbero a sentire ».

Tratto dall’articolo di Otis Ferguson, Una notte al Savoy, in The New Republic, 1936

“Straripante energia”, esattamente ciò di cui parleremo in questa nostra puntata! Calzante per definire il Lindy Hop, considerando che la prima cosa che mi sono sentita dire sull’argomento è stato: “è indescrivibile!”. Ne ho parlato con Alice Forzoni, insegnante che insieme al suo compagno Lorenzo Banchi (detto Lollo), stanno diffondendo i balli swing in Toscana e in Italia. Lo scenario perfetto di questa intervista è una gelateria festosa, affollata di adulti e bambini, che si godono gli ultimi scampoli delle sere d’estate.

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Quando e dove nasce il Lindy Hop?
Si tratta di un ballo swing afroamericano che nasce tra gli anni Venti e Trenta del 1900 a Harlem, a New York. Il nome si deve a Shorty George Snowden, ma in realtà è stato poi Frankie Manning, inventore degli aerials o air steps (passi ed evoluzioni spettacolari e acrobatiche), a diffondere questo ballo insegnando in tutto il mondo.

Aggiungiamo una piccola nota storica: il nome ha un’origine leggendaria, poiché durante una maratona di ballo per celebrare la trasvolata di Charles Lindbergh (detto Lindy) sull’Atlantico, Snowden dopo aver eseguito uno dei suoi passi (hop, ossia salto, balzo), secondo uno stile già in voga in alcune sale da ballo di Harlem, disse che stava facendo il Lindy Hop – “I’m doing’ the Hop… the Lindy Hop” – probabilmente pensando al celebre volo da New York a Parigi del pioniere dell’aviazione degli Stati Uniti. È da sottolineare anche che il genere swing nasce poco prima della Grande Depressione del 1929, scoppiata con il crollo di Wall Street, e che ebbe un picco di popolarità tra gli anni Trenta e Quaranta, certamente come fenomeno sociale di aggregazione, di forte carica emotiva, data da un’allegria scatenata capace di distrarre e alleggerire gli animi, ma allo stesso tempo di rinvigorire incoraggiando a risollevarsi. Inoltre, nell’epoca della musica swing e delle loro grandi orchestre, il Lindy Hop è stato un vero fenomeno di massa: come nella citazione iniziale, dobbiamo immaginare centinaia di ballerini che senza discriminazione di razza affollavano le sale da ballo con orchestre swing, rappresentando così un vero e proprio esempio del tutto trasversale nella storia americana di integrazione culturale tra bianchi e neri. Un fenomeno capillare a livello culturale e comunitario.

Come sei arrivata a conoscere il Lindy Hop?
Il Lindy è indescrivibile! Prima di avvicinarmi a questo mondo, non avevo mai danzato. Ho iniziato a frequentare per divertimento una scuola a Firenze dove facevano un mix tra Lindy e Boogie, poi con stage in Italia e all’estero sono venuta a contatto con una realtà molto più vasta che mi ha letteralmente appassionata. Così, a poco a poco, io e il mio compagno siamo cresciuti, e iniziando a insegnare abbiamo preso la decisione di dedicare la nostra vita alla conoscenza e alla diffusione dello swing in Italia, aprendo una nostra scuola a Pistoia e a Prato, mantenendo la rete di contatti che nel tempo abbiamo instaurato girando per il mondo.

Il Lindy Hop fa parte di una grandefamiglia, cos’altro dobbiamo intendere dunque nel panorama swing? Hai delle preferenze?
Il Lindy Hop infatti include numerose figure, acrobazie ed elementi derivati dal Charleston, dal Tip tap, dallo Shag e dal Cakewalk. Vanno compresi insieme a questi anche balli come il Balboa, il Blues e il Vintage Jazz. Sono una scatenata e i balli che preferisco sono quelli con gli aerials, ma subito dopo c’è il Balboa, un ballo intimo, in cui da fuori sembra non accada nulla, mentre invece il movimento è tutto interno, nella relazione con l’altro, dove più è bravo il partner e più è efficace l’insieme; qui è come ballare in una nuvoletta rosa e proprio perché richiede poco spazio, può essere ballato praticamente ovunque. Il Vintage Jazz può essere ballato da soli, con variazioni caratterizzate dall’improvvisazione.

Interessante, improvvisare significa conoscere profondamente le basi, parliamo allora di passi, figure e di struttura con cui si caratterizza il Lindy?
La struttura del ballo è di 8 tempi, a cui si affiancano passi in 6 tempi. Il passo base caratteristico è il triple-step con cui ci si piega verso il basso con le caviglie e che permette così il caratteristico molleggio. La figura principale è senza dubbio lo Swing Out, a cui seguono il Sugar Push e il Tandem Charleston da cui derivano poi un’innumerevole serie di variazioni. Per routine invece intendiamo una sequenza definita di passi, di fatto una coreografia.

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Prima parlavi di coppia e di soli, come si balla?
Si balla prevalentemente in coppia ma esistono routine che prevedono dei passi da eseguire da soli, come dei solo steps, shim sham, trankie doo e big apple. Nella coppia ci sono due ruoli: leader e follower. Il leader guida, decidendo le figure e la loro sequenza, il follower invece segue le figure e le interpreta a sua volta. Nelle serate di ballo, chiamate “social dancing”, non vengono mai eseguite routine, ma si balla sull’improvvisazione guidata dal leader che il follower semplicemente interpreta. L’improvvisazione è alla base del Lindy Hop e di una delle tipologie di gara più seguita ed apprezzata, ossia il “Jack’n’Jill”, nella quale le coppie si formano al momento e variano continuamente durante la competizione. In questa gara, non viene premiata la coppia, ma il miglior leader e il miglior follower.

Se dovessi dirmi in una parola cos’è per te il Lindy Hop e cosa provi mentre lo balli?
Il Lindy è sorriso e divertimento assoluto! Già solo ascoltare musica swing mette voglia di muoversi, di alzarsi e di esprimersi in libertà. È allegria!

Ringrazio Alice per il tempo che ci ha dedicato e mi riprometto di andare a trovarla a lezione; mi ha ricordato quanto la danza sia sinonimo di gioia (ed etimologicamente di fatto lo significa) e mi ha fatto venire voglia di scatenarmi in uno dei loro festosi social dancing.

Erica Romano

Links:
www.lindyhop.it
www.swingmood.it
www.tuscanybalboaweekend.it