Adelita Husni-Bey, Postcards from the Desert island (still)
2010-2011, SD video, 22’23”. Courtesy l’artista e Kadist Art Foundation

Adelita Husni-Bey. Adunanza in gioco

Avevo incontrato il suo lavoro lo scorso inverno, in un pomeriggio soleggiato di novembre, entrando nel semibuio padiglione veneziano dedicato all’arte italiana in un’atmosfera affascinante, fra misticismo e terrore. Dopo la prestigiosa presenza alla Biennale di Venezia 2017, Adelita Husni-Bey (Milano, 1985) torna in Italia per la grande personale intitolata Adunanza, a cura di Diana Baldon e Serena Goldoni, allestita presso la Galleria Civica di Modena, nella sede della Palazzina dei Giardini e visitabile fino al 28 agosto. La giovane artista italiana, dopo numerose esperienze all’estero, da anni vive e lavora a New York e questa è la sua prima mostra in un’istituzione italiana del vasto e articolato lavoro dell’ultimo decennio, che spazia dal video all’installazione, dalle opere pittoriche alle serie fotografiche, fino a disegni e carte.

Adelita Husni-Bey, Adunanza, ph. ®RolandoPaoloGuerzon

Adelita Husni-Bey, Adunanza, ph. ®RolandoPaoloGuerzon

La mostra raduna e aduna, per aderire al titolo che abbiamo deciso di affidare alla personale”, afferma Diana Baldon, “la maggioranza delle opere prodotte negli ultimi dieci anni. Sono allestite all’incirca cinquanta opere, tra installazioni e lavori più rarefatti, si tratta di un corpus consistente. Abbiamo deciso di concentrare alcuni macro temi che potessero mettere in rilievo come l’artista avesse svolto determinate ricerche in ambiti per i quali è più conosciuta, come quelli della pedagogia radicale e dei processi di aggregazione dei pensieri collettivi. Metodologie che sono state molto spesso presentate all’interno di mostre collettive dove le veniva richiesto di avviare e sperimentare workshop, laboratori, progetti che l’hanno impegnata più da un punto di vista di contatto circostanziato, seminariale con il pubblico. Nel caso di “Adunanza”, a me interessava esattamente il processo contrario”.

Adelita Husni-Bey, Adunanza, sala 1, Postcards from the Desert Island (2011) e The Council (2017), ph. ®RolandoPaoloGuerzon

Adelita Husni-Bey, Adunanza, sala 1, Postcards from the Desert Island (2011) e The Council (2017), ph. ®RolandoPaoloGuerzon

Sintesi di un intreccio fra interessi politici e sociali di estrema attualità, i suoi progetti affrontano questioni complesse come razza, genere, classe e ruolo delle istituzioni, ma anche disabilità, percezione del dolore oggi e sentimenti di competitività e collaborazione, temi visti anche in relazione ai sistemi culturali e psicologici di comportamento. Originale è il metodo che sceglie per affrontare tali argomenti, dove l’attenzione è rivolta audacemente più alla resa della dinamica del processo d’indagine, sempre collettivo e condiviso, che all’opera finale in sé, che restituisce solo una piccola parte dell’atto pedagogico che si realizza durante le giornate di workshop. Infatti, facendosi spazio fra la folla di opinioni e senza imporre la propria visione delle cose, tutto ha inizio da giorni o intere settimane di laboratori e giochi di ruolo che si svolgono in precise realtà dove l’artista è invitata ad operare, in relazione non solo con le persone che ne partecipano ma anche con gli spazi e il loro ruolo e significato. L’organizzazione del lavoro di gruppo sperimentale prevede la presenza di studenti, atleti, giuristi o attivisti politici, chiamando in causa singole persone di diversa estrazione ad interrogarsi sul tema o la problematica sociale da affrontare, dando voce a molteplici possibili soluzioni. Ad esempio, il dipinto integrato all’interno della video installazione Postcards from the Desert Island (2011) che accoglie i visitatori all’ingresso della mostra, è l’opera frutto di un seminario di tre settimane che l’artista ha svolto con i bambini dell’École Vitruve di Parigi, istituto pubblico elementare sperimentale che adotta modelli educativi basati sulla cooperazione e sulla non competitività; The Council (2017) è invece una serie fotografica risultante da un workshop svoltosi al MoMA di New York dove i ragazzi dovevano immaginare una totale riorganizzazione degli spazi della storica istituzione newyorkese; nel video After the Finish Line (2015), invece, l’uso di un approccio pedagogico radicale mira ad un processo che cerca di spersonalizzare i sentimenti di fallimento.

Adelita Husni-Bey, Adunanza, ph. ®RolandoPaoloGuerzon

Adelita Husni-Bey, Adunanza, ph. ®RolandoPaoloGuerzon

Tale modalità esperienziale si ispira a teorie educative anarchiche e a pratiche d’ insegnamento innovative, dove attraverso la partecipazione collettiva al processo stesso dell’opera, viene costruita una dimensione connettiva in cui ad ognuno è possibile agire. Da questa interazione, infatti, anche il fruitore comprende di avere davanti ad un lavoro polifonico, un coro a cui potenzialmente e idealmente aggiungersi, stando con l’opera in una relazione aperta e in dibattito, positivamente o negativamente che sia. La sintesi dei linguaggi e l’utilizzo di più espressioni, fra lavori raccolti in piccole teche, opere pittoriche, video, installazioni e serie fotografiche, rappresentano una cifra caratteristica fondamentale di riconoscimento, dove paradossalmente la mancanza di una previsione delle modalità operative e di una riconoscibilità della firma dell’artista, sono forse i dati più autentici e sinceri quando si parla di arte partecipata, che prevedono una visione d’insieme composita, eterogenea e sempre imprevedibile. Il ruolo dell’artista, secondo Husni-Bey, è infatti “creare situazioni e dinamiche nuove dove nulla è recitato e dove emergano criticamente, agli occhi dei soggetti coinvolti, le profonde connessioni con i rapporti di forza di tipo economico e sociale che governano l’Era contemporanea”.  Il modo di dire “farsi un’opinione”, dunque,  potrebbe qui essere inteso letteralmente, nel senso proprio del fare, scegliendo di assumere una posizione attiva davanti alla realtà, costruendo o ricostruendone un senso più profondo e prendendo coscienza della responsabilità del singolo nei giochi di ruolo, sentendo e pensando in un agire sociale.

 Erica Romano

Adelita Husni-Bey, Dreamland, 2013, tecnica mista su carta, 25 x 34 cm. Collezione privata, Torino. Courtesy l’artista e Laveronica arte contemporanea, Modica

Adelita Husni-Bey, Dreamland, 2013, tecnica mista su carta, 25 x 34 cm. Collezione privata, Torino. Courtesy l’artista e Laveronica arte contemporanea, Modica

Adelita Husni-Bey (Milano, 1985) è un’artista e un’esperta di pedagogia interessata a tematiche che spaziano dall’anarco-collettivismo al teatro, dalla giurisprudenza agli studi sullo sviluppo urbano. Si occupa inoltre di organizzare workshop, produrre pubblicazioni, curare trasmissioni radiofoniche, archivi e mostre, usando modelli pedagogici non competitivi, attraverso l’arte contemporanea. Il lavoro svolto in svariati contesti con attivisti, architetti, giuristi, scolari, poeti, attori, urbanisti, fisioterapisti, atleti, insegnanti e studenti, si concentra sulla decostruzione della complessità del concetto di collettività. Tra le sue recenti mostre personali: Frangente, parte di “Furla Series #1”, Museo del Novecento, Milano, 2018; White Paper: On Land, Law and the Imaginary, Centro de Arte dos de Mayo, Mostoles, Spagna, 2016; A Wave in the Well, Sursock Museum, Beirut, 2016; Movement Break, Kadist Art Foundation, San Francisco, 2015; Playing Truant, Gasworks, Londra, 2012. Ha rappresentato l’Italia alla Biennale di Venezia del 2017 con un video incentrato sulle lotte anti-estrattiviste. Ha inoltre partecipato a importanti mostre collettive tra cui: Being: New Photography, MoMA, New York, 2018; Power to the People, Schirn Kunsthalle, Francoforte, 2018; Dreamlands, Whitney Museum, New York, 2016; The Eighth Climate, 11th Gwangju Biennale, Corea del Sud, 2015; Really Useful Knowledge, Museo Reina Sofia, Madrid, 2014; Utopia for Sale?, MAXXI, Roma, 2014. Ha tenuto seminari e conferenze presso numerose istituzioni tra cui il MoMA di New York, la Serpentine Gallery di Londra e l’HangarBicocca di Milano nel 2017, l’ESAD di Grenoble nel 2016, The New School di New York e il Sandberg Institute di Amsterdam nel 2015, il Museo del Novecento di Milano nel 2013, la Birkbeck University di Londra nel 2011. Nel 2012 ha partecipato al Whitney indepentent Study Program e il suo libro sugli immaginari legali legati al territorio, White Paper, è stato supportato dalla Graham Foundation nel 2016.

Adelita Husni-Bey, Postcards from the Desert island (still)2010-2011, SD video, 22’23”. Courtesy l’artista e Kadist Art Foundation

Adelita Husni-Bey, Postcards from the Desert island (still)
2010-2011, SD video, 22’23”. Courtesy l’artista e Kadist Art Foundation

Adunanza, a cura di Diana Baldon, Serena Goldoni

Dal 08 Giugno 2018 al 26 Agosto 2018

Modena – Galleria Civica di Modena – Palazzina dei Giardini

Costo del biglietto: Intero: 6 €, Ridotto: 4 €. Da aprile a luglio 2018 col biglietto da 6 € è possibile visitare tutte le mostre organizzate da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE

Telefono per informazioni: +39 059 2032911

Sito ufficiale: http://www.galleriacivicadimodena.it

Enti promotori:

  • Fondazione Modena Arti Visive
  • Galleria Civica di Modena
  • Comune di Modena
  • Fondazione Cassa di Risparmio di Modena