Lorenzo Castore | Polonia 1999 – 2013. Finissage

Quando:
17 settembre 2013 @ 19:00 – 21:30
Dove:
Istituto Polacco di Roma
Via Vittoria Colonna
1,00193 Roma
Italia
Categorie:
Lorenzo Castore | Polonia 1999 – 2013. Finissage @ Istituto Polacco di Roma | Roma | Lazio | Italia

Finissage della mostra fotografica
Polonia 1999 – 2013
di Lorenzo Castore

martedì 17 settembre 2013, ore 19.00
Istituto Polacco di Roma
via Vittoria Colonna, 1 – Roma
ingresso libero

Durante la serata saranno proiettate le fotografie del progetto No Peace Without War, lavoro dal quale è nato l’omonimo film, girato da Lorenzo Castore insieme ad Adam Cohen.
La proiezione presenterà le vecchie fotografie di famiglia di Ewa e Piotr Sosnowski mescolate alle fotografie scattate loro da Lorenzo Castore dal 2007 ad oggi, durante i suoi vari e regolari soggiorni in Polonia.
Questo lavoro pone domande – attuali per ognuno – sul mistero del proprio destino e sull’importanza di cercare di essere parte attiva nello sviluppo dello stesso.
Allo stesso tempo è un tentativo di ricostruire “immaginando” la vita di Ewa e Piotr attraverso lo scorrere del tempo: il presente in relazione con un passato lontano e il tempo dell’infanzia. Tra le due ‘epoche’ rimane un punto interrogativo, non viene spiegato cosa è successo nel frattempo e cosa ha portato allo stato attuale.

Lorenzo Castore sul progetto No Peace Without War:

“Ewa e Piotr Sosnowski: sono fratello e sorella e vivono insieme da quasi dieci anni, quando loro padre e’ morto. Per sei anni ho avuto una casa a Cracovia dove ho vissuto parte dell’anno. Piu’ o meno dallo stesso periodo incontro Ewa per la strada, al parco con il cane, sul tram. Ho sempre, da subito, avuto una forte fascinazione per lei, cosi prendendo coraggio ho provato ad avvicinarla, a parlarle, a fotografarla senza alcun risultato nel corso di due anni. Solo rifiuti sprezzanti.
Poi un giorno visito una mia cara amica che vende anticaglie in un mercatino di piazza: mi racconta di essere stata avvicinata da una donna dai modi e dall’aspetto fuori dal comune che voleva venderle delle foto scattate dal padre dove la natura e i ritratti avevano la parte piu importante. Ewa. L’ho descritta a Ludmilla in dettaglio e ho avuto conferma che si trattava di lei.
Chiedo di organizzare un incontro che avviene la domenica seguente in un caffe’ vicino al mercato delle pulci. Ewa mi fa paura e mi attrae come durante i miei primi approcci. Poi c’e il problema della lingua: io non parlo polacco, lei non parla inglese. Attraverso una traduzione approssimativa provo a dirle due parole che ascolta distrattamente, le chiedo di poterla fotografare con una certa continuità e lei un po’ seccata accetta ma solo in cambio di soldi, che vuole immediatamente consegnati dopo le prime poche fotografie. Mi invita a casa sua subito dopo, e scopro che vive al 43 della mia stessa strada. Arrivo e mi apre la porta di un mondo che da quel momento ha cominciato a far parte della mia vita e che mi ha accompagnato in due anni cruciali.
Ewa è molto elegante, sempre. Ogni golf, maglietta, gonna, scarpe, giacca e’ sempre scelto con cura, ogni abbinamento e’ sofisticato come il suo portamento. Ma quando si entra nel suo appartamento si lascia il mondo normale per un’altra dimensione, un paesaggio interiore che è uno stato mentale: tutto è decaduto, fatiscente, marcito, l’odore e’ insopportabile, non c’è energia elettrica da quattro anni, ne’ gas ne’ acqua calda.
Sono arrivato di sera e quindi al buio, si sentiva solo Miszek abbaiare furiosamente. Dopo aver acceso qualche candela è apparsa tra le coperte accatastate sul divano la figura di Piotr. Abbiamo bevuto insieme in questo luogo di incubo con Ewa che si eccitava sempre piu’, urlava rideva cantava, il cane saltava leccava abbaiava distruggeva il distruggibile, Piotr ubriaco impassibile sul suo divano e letto che fumava cercando di partecipare alla conversazione, in inglese. Ad un certo punto usciamo con i brividi che correvano sulla schiena. Ludmilla mi dice di non volerci mettere piu’ piede, che l’inferno in caso sarebbe venuto a suo tempo. Io invece il giorno dopo ero li e da quel momento in poi ci sono tornato regolarmente. Ora siamo intimi e tanto potrei dire del nostro rapporto, di come ci siamo imparati a conoscere e come ci siamo cominciati a volere bene, cosi, perché no. Certo io volevo fotografarli, e loro volevano il mio aiuto. Ma è piu’ di questo.
A volte Ewa non sopporta le condizioni dell’appartamento e pulisce un po’, a seconda dell’umore: un giorno sono arrivato e ho trovato sparse per terra centinaia di lettere, cartoline ma soprattutto fotografie. Continuavano a uscire da dietro i mobili, dai cassetti, da sotto il parquet. Sbucavano dappertutto. Ed erano belle. Una vita, un’infanzia, ma non le solite foto. Gli ho chiesto di darmele e hanno acconsentito; l’ho fatto perché non volevo che andassero perse, distrutte o piu’ probabilmente vendute separatamente. Volevo che rimanessero insieme.
Poi un giorno a Roma ho trovato in una rilegatoria fuori mano un album scolorito dal sole che ho comprato e cominciato a comporre. Credo di averlo fatto e disfatto sette volte: volevo dare loro un oggetto compatto che potessero risfogliare quando e se ne avessero avuto voglia. Poi ho pensato che lo avrebbero venduto lo stesso come pezzo unico e ho deciso di tenerlo. Di foto ne ho tante, molte piu’ di quelle che ho incluso: ho cercato di ricostruire un’infanzia cercando di capire chi era chi facendo di testa mia, senza avere ben chiara la reale cronologia o i dettagli della loro storia.
Poi gliel’ho fatto vedere. Gli ho proposto di usare queste vecchie foto in relazione a quelle che ho fatto loro nel corso di questi due anni e gli ho promesso che se fossi riuscito a farne qualcosa avrei pagato il debito che hanno con la società dell’energia elettrica e poi il reinstallo della corrente. Hanno accettato. Ora ci sono altri problemi: il soffitto, il pavimento e le mura sono troppo marci per sostenere il riallaccio con molto probabile rischio di corto circuito ed incendio, Piotr è in attesa di essere trasferito in un pensionato pubblico dove potrà essere assistito adeguatamente. Vedremo cosa succederà con Ewa.
Perché fare tutto questo? Per il nonsenso, per condividere un’esperienza umana, per non giudicare, per la bellezza inaspettata, per il piacere di identificarsi in tutto, per rendersi conto ancora una volta che niente si fa da soli, per quello che non sappiamo e di cui non si può dire. La famiglia di Ewa e Piotr era una famiglia benestante, poi hanno perso tutto. Tante sono le cause che hanno portato a questo ma non voglio dire troppo di loro, non voglio raccontare la loro vera storia con le mie parole o attraverso la mia interpretazione razionale. Ci saranno le foto della loro infanzia, le mie del nostro tempo insieme, e un film (co-diretto con Adam Cohen e con l’aiuto di Agnieszka Silowiecka per la traduzione e molto altro) in cui parlano direttamente e dicono quello che vogliono dire e rispondono come vogliono rispondere. Per reinventare, perche la verità non e’ letterale ma assoluta e dappertutto. La storia di un mondo in due stanze. Anche no. Una storia. Ewa e Piotr sanno ridere e far ridere, hanno cultura, eleganza e sensibilità. Non sono patetici. Hanno avuto quello che hanno avuto. La vita è una, e a volte è strana. Piotr dice di no. “ Lorenzo Castore

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Polonia 1999 – 2013 è una raccolta di fotografie scattate durante numerosi soggiorni di Lorenzo Castore in Polonia. Dalle sue fotografie emerge un racconto personale sul Paese che è diventato una seconda casa dell’artista.

“Ho cominciato a voler fare il fotografo con le idee chiare ma anche confuse. La prima esperienza professionale è quella in Kosovo nel 1999. E’ stata dura, dolorosa e frustrante. Da quel momento ho deciso di non andare più in posti in cui gli eventi accadevano al momento, almeno fino a quando non avessi capito più di me e delle contraddizioni che mi muovevano. Ho deciso di andare in luoghi dove era successo tanto e sembrava non succedesse più niente. Così dopo un po’ di studio e per una serie di coincidenze e circostanze sono partito per la Polonia dove nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale, e più precisamente a Gliwice in Slesia, dove un finto attacco alla stazione radiofonica tedesca inscenato dai nazisti il 31 agosto venne usato come casus belli per attaccare la Polonia il giorno seguente. Cercavo di guardare nel passato per capire un po’ più del presente e del mondo in cui vivevo. Volevo capire un po’ più di me e da dove venivo prima di parlare di altro. Quello è stato il mio inizio, non solo per la fotografia. Un punto di partenza, un luogo di formazione. Lì probabilmente non succedeva più molto per la politica mondiale, ma è successo molto per me. Da quei giorni sono tornato in Polonia regolarmente, prima in Slesia e poi a Cracovia, Varsavia e in altri posti”.

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Lorenzo Castore (Firenze, 1973) è rappresentato dall’agenzia e galleria VU’ dal 2003. Ha esposto il suo lavoro in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Il suo lavoro è caratterizzato da progetti di lungo termine che hanno come tema principale la vita, la memoria e la relazione tra piccole storie individuali e la Storia. Ha pubblicato due libri: Nero (2004) e Paradiso (2006). Vincitore del Leica European Publishers’ Award 2005 e della Rana d’Oro al festival Plus Camerimage 2012 per il film No peace without war diretto con Adam Cohen.

Stampe ai sali d’argento di Matteo Alessandri.

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