She vanishes

Quando:
2 dicembre 2015 all-day
Dove:
Anthology Film Archive
32 2nd Ave
New York,NY 10003
Stati Uniti
Contatto:
Anthology Film Archive+1 212-505-5181Event website
Categorie:
She vanishes @ Anthology Film Archive | New York | New York | Stati Uniti

Il 2 Dicembre il corto She vanishes di Sara Bonaventura sarà proiettato all’Anthology Film Archive, nel Courthouse Theater.

She vanishes
6′ 48”, 2010, HD, colore, autoprodotto
L’Arianna moderna, che sempre conobbe il proprio limite, non si impiccherebbe forse vivendo l’abbandono? O forse fu sempre incompiuta? Sempre oscillante, sopra il vuoto, tessendo sola la propria ragnatela. Vorrebbe scomparire comparendo. Togliendosi dalla logica lineare del dominio/possesso, costruito sull’idea di una identità definita e conclusa. Rottura è potenzialità. Non si sa come finirà il gioco dell’impiccata. Anche la parola fine è una bolla, una vanitas. Il filo logico non ci basta più. Era un cordone ombelicale, ma l’hanno usato come cappio al collo. Sara dona ciò che non ha perché non lo ha più. (Derrida, Donare la morte).

She vanishes, abstract
“For if Ariadne has fled from the labyrinth of old, the only guiding thread for all of us now is a tightrope stretched above the void”. Rosi Braidotti ”The world is understood only as an extension of the body which is there in the process of speaking… to the extent that it does not know repression, femininity is the downfall of interpretation… Only meaning drives you mad/No madness without meaning”. Michele Montrelay ”The concept of sexual difference functions as the vanishing point”. Jacqueline Rose
“Meaning indicates the direction in which it fails”. Jacques Lacan
“Nothing to be seen as having nothing”. Luce Irigaray

Quando ho pensato e girato questo corto stavo scrivendo la mia tesi di laurea, tra letture di estetica, visual culture, critica femminista e gender studies. La citazione recitata in francese, in apertura e chiusura, è tratta dal saggio di Luce Irigaray, Speculum, ed è un omaggio all’écriture féminine. In francese (rien à voir équivaut à n’avoir rien) è un gioco di parole difficile da tradurre, semplificando: non avere niente da vedere equivale a non avere, possedere, niente. Il che rimanda a vari studi sul gaze, studi post-strutturalisti in opposizione al fallocentrismo lacaniano, che ancora considerava gli attributi femminili come sostituti del pene; ironizzando si dichiarava che se non c’è nulla, quel nulla non può essere un sostituto. Il corto è un mio anti-manifesto. La mise en scene di una -impossibilità- di una presenza virtuale, davanti e dietro la telecamera. Un “corpo impossibile” che metta in scena la mancanza, la distanza. C’è una tensione senza risoluzione, ma anche senza gerarchia. Questo equilibrio in tensione è un in between, un terrain vague, una contra-diction. Come il gesto di scrivere a macchina she vanishes, il gesto contraddittorio che racchiude il senso del corto. Quando la mente collassa e abdica, con le sue maschere, le sue griglie e i suoi schemi logocentrici, il corpo reagisce. Questo collasso può essere liberatorio. Le parole non sono abbastanza, perché il senso non si esaurisce nel significato. Il paradosso è che lo sto scrivendo, ma deve essere sperimentato, agito. Il corpo rimane lo spazio politico più denso, in quanto soggetto/oggetto, metafora/sostanza, forma/contenuto, identità/differenza. Un chiasmo tra il pubblico e il privato non è mai neutrale, mai naturale; è sempre contestualizzato, galvanizzato o comunque figurato attraverso il linguaggio, inscritto in un sistema. Il corpo già scritto però può parlare. La storia non può essere riscritta, ma può essere reinterpretata. Stiamo sempre interpretando qualcosa che è stato interpretato. Spesso ricorro a espressioni idiomatiche o giochi di parole, dove il senso, implichi anche il nosense. Questo per riempire e visualizzare dei gap, dei silenzi, dei punti di fuga, delle parentesi; nowhere now here (all’inizio del video) significa in questo hic et nunc, che è sempre ineffabile. Verso la fine del video si legge in un intertesto: peek a boo-merang, riferendosi a dimensioni spazio-temporali future in modo ironico. L’ironia può capovolgere tutto; il video si chiude come un gioco dell’impiccata, ma un gioco aperto. Non ci sono risposte, ma molteplici ipotesi di chi osserva ed è osservato. L’ultimo inter-testo the end è all’interno di una grande  bolla, a vanitas vanitatae, il cui ambivalente significato ci ricorda che la vita è anche morte e che la morte è anche vita.
(Nella versione che sarà proiettata all’Anthology mancano le ultime riprese con la bimba e l’ironia sulla sua maglietta; trattandosi di un minore, non avendo liberatoria l’ho tagliato. La cosa che nessuno sapeva è che quella bimba si chiama Sara ed è timida quanto la regista da piccina).

link to see the video:

link to downloadable still frames:

https://dl.dropboxusercontent.com/u/33354230/she_vanishes_stills.zip

website of the videomaker:

http://www.s-a-r-a-h.it

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