Andreas Gursky : Fotografie Infedeli

Andreas Gursky : Fotografie Infedeli

Andreas Gursky presenta “Bangkok” nella sede romana della galleria Gagosian in via Francesco Crispi, esposizione visitabile fino al 3 marzo 2018. La Gagosian Gallery ci dà l’opportunità di poter osservare una selezione di opere portate a termine dal fotografo nel 2011 e mai esposte in Italia.

ANDREAS GURSKYBangkok II, 2011 Stampa a getto d’inchiostro 307 x 237 x 6.4 cm (con cornice)

ANDREAS GURSKY
Bangkok II, 2011
Stampa a getto d’inchiostro
307 x 237 x 6.4 cm (con cornice)

È interessante come Andreas Gursky rielabori questa degradante verità in opera d’arte. Probabilmente all’artista non interessava la riqualifica della bellezza originale del fiume e le varie questioni ambientali ma sicuramente grazie ai suoi scatti è riuscito a dare in parte una dignità a queste acque.

In questa serie, forse più di altre, si sofferma sull’incanto retinico e il fascino formale, si perde nella composizione e nella geometrizzazione optical di linee e colori derivati dallo specchio dell’acqua che in seguito manipola con maestria attraverso i nuovi metodi di rielaborazione digitale – rendendo questi scatti ancor di più “sensoriali” e immersivi- e muove il ritmo della composizione usando i vortici di linee e i rifiuti che galleggiano nelle acque del fiume inibendo così la loro nocività e usandoli per alternare il fluente gioco delle linee.

ANDREAS GURSKYBangkok V, 2011 Stampa a getto d’inchiostro 307 x 227 x 6.2 cm (con cornice)

ANDREAS GURSKY
Bangkok V, 2011
Stampa a getto d’inchiostro
307 x 227 x 6.2 cm (con cornice)

Osservando questi scatti si ha l’impressione che Gursky stia dipingendo con la macchina fotografica.  I riferimenti all’arte pittorica sono tanti e non timidi. Le grandi dimensioni che facilitano un’immersione e uno sprofondamento al suo interno – caso non isolato visto che Gursky utilizza frequentemente questo formato – ricordano la maniera di Mark Rothko e i grovigli di linee rimandano fortemente alle tensioni dell’espressionismo astratto americano.

La tendenza e l’interesse per una fotografia di tipo “astratto” non è nuova nella sua produzione artistica, già nel 1996 con o.T.III- ultimo scatto di una serie iniziata nel 1993 dedicata al “sopra” e il “sotto” di luoghi – Gursky fotografa una distesa di sabbia illuminata artificialmente estrapolandola così dal suo contesto e innanzandola ad altro da sé, inizia quindi un’indagine spinosa sui nuovi oscillamenti tra ready-made, astrazione e realtà.

Parlare di astrazione all’interno del campo fotografico sembra un paradosso, soprattutto se si sta parlando di Andreas Gursky che ha iniziato la sua ricerca e carriera artistica all’insegna del realismo più puro e oggettivo essendo uno dei discepoli di Bernhard e Hilla Becher. Conosciuti per essere i promotori della fotografia di “schedatura” e d’archivio, i loro obbiettivi erano puntati su scenari industriali catalogando gasometri, silos e altre strutture nella maniera più fredda e oggettiva possibile rinunciando fortemente a qualsiasi tipo di autorialità, l’unica scelta presa dagli autori era probabilmente quella di eliminare autorialità stessa. Questa inversione totale di poetica mette in luce quanto il digitale e quindi la possibilità di rielaborare in massima libertà le immagini stia dando dei forti scossoni alla pratica fotografica di pochi decenni fa e su tutta la questione, o maledizione, dell’autorialità e del legame indissolubile che ha la fotografia con la realtà e l’oggetto fotografato.

Forse stiamo assistendo a un cambiamento epocale, ora i fotografi vogliono sentirsi liberi di poter creare e abbandonare il pesante legame con il soggetto e tutte le restrizioni che ne derivano. La fotografia digitale non è certo una delle ultime novità apparse, già da tempo gli artisti fanno appello a questa tecnica, ma sicuramente negli ultimi anni la questione del digitale ha lentamente invertito una rotta salpata da tempo.

ANDREAS GURSKYBangkok IV, 2011 Stampa a getto d’inchiostro 307 x 227 x 6 cm (con cornice)

ANDREAS GURSKY
Bangkok IV, 2011
Stampa a getto d’inchiostro
307 x 227 x 6 cm (con cornice)

Andreas Gursky non è nuovo all’uso di questo linguaggio, nei suoi scatti l’uso del digitale serviva ad amplificare ancora di più la realtà di un luogo. La sua camera immortalava interni di centri commerciali, banche o aeroporti tutti luoghi con un forte brulicare di persone e attraverso la tecnica del digitale Gursky raddoppiava le immagini per rendere ancora più vivido il ritmo e la sinfonia di questo vortice di persone. E anche in Bangkok questa attenzione per la sinfonia è ancora saldamente presente.

Elisa Angelini