Ph. credit Edoardo Bianchi

Antilight: i Quiet ensemble per Liberato

Quella dei Quiet ensemble, duo nato nel 2009 dall’incontro di Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli,  è una vecchia conoscenza per i lettori di Artnoise, e seguire i loro entusiasmanti progetti è un piacere che però sempre si rinnova. Il duo artistico è salito con il cantante napoletano Liberato sul palco della 17esima edizione del Club To Club, festival dedicato all’avanguardia e alle ultime tendenze pop, che si è svolto a Torino dall’1 al 7 novembre. Per chi non lo sapesse, Liberato è un artista pop neomelodico che ha scelto l’anonimato, chiamato infatti il “cantante misterioso”, che calca i palcoscenici musicali senza dare mai un volto alla sua voce. La collaborazione con i Quiet ensemble è un’esperienza del tutto inedita, dove i due artisti, soliti realizzare performance audio-visive site specific, hanno dato vita, venendo incontro con singolare sensibilità alle esigenze del cantante, ad un processo in assoluto contrordine alla logica della pura apparenza. Infatti, stavolta hanno interagito non tanto con uno spazio ma con un’identità impersonale eppure fortemente caratterizzata, creando ex novo uno spazio invisibile e mediatore, conferendo spessore fisico con la sola percezione luminosa alla ricca personalità vocale di Liberato.

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Quiet ensemble, Antilight, Torino, Ph. credit Edoardo Bianchi

Sabato 4 novembre, dunque, presso il padiglione del Lingotto Fiera, sul palco di fatto non è salito nessuno! Se per nessuno, come l’astuto Ulisse docet, intendiamo Nessuno. Protagonisti tre uomini/entità incappucciati che hanno occupato la scena nelle veci di Liberato, accompagnati dalla sfera lunare e dai giochi lumino tecnici di Antilight, curato ad hoc dai Quiet ensemble, realizzato in collaborazione con il light designer Martino Cerati. Un’atmosfera da terra dei sogni, uno spazio invisibile dove la notte non alza il suo manto e dove la luna non vuole illuminare ma intensificare le ombre. Tutti forse si aspettavano che il tanto atteso Liberato rivelasse la propria identità e, invece, il mistero si è infittito e allo stesso tempo amplificato grazie anche ad Antilight, che ha costruito una scenografia spettacolare nel vero senso del termine, contribuendo a conferire all’evento un’aggiuntivo spessore linguistico e comunicativo, a cui le quasi 7mila persone accorse al concerto hanno avuto il piacere di assistere. Rispettando l’immagine aniconica di Liberato, hanno reso visibile con la loro performance sia il movimento puro della musica che la potenza della sua energia così caratteristica. L’intervento video proiettato per 45 minuti, è stato pensato appositamente per questo primo Live ufficiale dell’artista napoletano – che pare fosse uno dei tre uomini sul palco – amplificando e sottolineando sia il senso della sua scelta di restare nell’oscurità sia restando coerenti, da parte loro, con la propria ricerca artista e autoriale.

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Quiet ensemble, Antilight, Torino, Ph. credit Edoardo Bianchi

Antilight, infatti, quale “luce che oscura, è una riflessione sulla natura di quest’elemento, in un gioco che inverte il meccanismo della visione” (cit. S. Marsano), e in cui far luce per nascondere sembra qui essere un ossimoro necessario per mettere in evidenza una nuova realtà delle cose. La relazione, infatti, fra anonimia e invisibilità non produce l’inesistente, ma significa semplicemente un inversione di valori. Liberato indossa una maschera e si è privato del proprio vero volto, esprimendo con questo nome la natura libera e liberante dell’espressione artistica, quasi a voler restituire questo assunto al suo pubblico come una bandiera di cui riappropriarsi. Il nostro duo, interpretando e rileggendo l’onda di questa scelta che porta anche un forte successo mediatico, sottolinea e sublima con il proprio lingiaggio artistico l’evidenza di dati anagrafici che esistono e che sono semplicemente invisibili. In questo processo, forse molto sottile, vi è una singolare continuità fra il lavoro accurato di protezione della propria identità di Liberato e la cifra stilistica dei Queit ensemble, riassumibile nel riuscire a rendere manifesti, senza svelare tutti i segreti, i processi invisibili e sotterranei che sottendono la realtà esistente, restituendo dignità e valore identitario a tutto ciò che esiste ma non si vede, che lavora dietro le quinte o che sceglie una vita nascosta, ma che non per questo è meno personale, meno presente, meno protagonista nel concerto dell’essere in atto dell’esistenza.

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Quiet ensemble, Antilight, Torino, Ph. credit Edoardo Bianchi

Sempre a Torino, un altro lavoro dei Quiet ensemble in cui apprezzare la validità di tale processo è stato presentato sempre in occasione dell’art week. La partecipazione al festival Club To Club, infatti, ha fatto da contraltare alla presenza del duo artistico alla fiera The Others con un’installazione sostenuta dal CRAC – Centro di ricerca per le arti contemporanee di Lamezia Terme e curata da Silvia Marsano, all’interno della sezione dedicata ai progetti site specific. Negli spazi dell’ex ospedale Maria Adelaide è stata ospitata l’opera Orienta-memorie di 11 formiche, progetto iniziato nel 2012, che qui è intervenuto nella struttura dello spazio grazie a tracce visive e sonore del passaggio di undici formiche che hanno ridefinito la superficie della stanza, invitando il pubblico ad essere testimone della variabilità di ogni singola scelta, così come la curatrice invita ad osservare: “curiose simmetrie che esplorano l’infinito, prospettive inattese all’interno delle quali quando tutto si spegne o quando tutto si accende, ci si sente finalmente inesorabilmente parte di qualcosa”. Interattività e fusione fra tecnologia e natura sono gli ingredienti di successo di produzioni audio video di notevole coinvolgimento. Allo stesso modo, Antilight, da intendere forse come specchio che riflette l’invisibile, fa riferimento agli astri come occasione per avvicinare l’universo delle forme alla libertà artistica che non vuole essere posseduta. Il binomio Liberato-Quiet ensemble ha così conquistato pubblico e critica, tanto che la forza dell’anonimato ha permesso di uscire dalla sfera dell’impersonale e di impegnarsi in un incontro collettivo, una partecipazione feconda, dove sognare ancora una rivoluzione dei sistemi e dove il movimento della mente e il connubio delle intenzioni, sembra aver creato, da qui all’infinito, nuove realtà.

_Erica Romano

 Per info: www.quietensemble.com e www.crac-art.wixsite.com

Quiet ensemble, Antilight, Torino, Ph. credit Edoardo Bianchi