Alcuni fedeli recitano la preghiera della sera, mentre dei  turisti visitano il padiglione (photo credits Lucia Longhi)

Biennale di Venezia 2015: La Moschea della Misericordia

A soli quindici giorni dall’apertura della 56esima edizione della Biennale di Venezia, del Padiglione Islandese si è già dibattuto sulla stampa di mezzo mondo. Ma tra ordinanze del prefetto e critiche del patriarca, della famigerata moschea-dentro-la-chiesa di Christoph Büchel, forse, ci si è dimenticati di investigare la dimensione più evidente: quella di oggetto artistico.
Artista unico del padiglione, lo svizzero Büchel ha ricreato all’interno della chiesa di Santa Maria della Misericordia – sconsacrata, e da un quarantennio passata a privati – una moschea. Non si tratta di un banale intervento architettonico affidato a terzi, bensì di una complessa installazione, i cui elementi sono frutto di oltre un anno di ricerche storiche e artistiche. Ad esempio, per costruire il grande lampadario installato al centro della chiesa, tipico dell’arredamento sacro delle moschee, l’artista si è rivolto a dei vetrai egiziani unici eredi della tradizione artigiana veneziana con cui venivano realizzate le lampade destinate alle moschee del mondo arabo nell’epoca della Serenissima. I medaglioni lignei che riportano i nomi di Allah rimandano direttamente a quelli della moschea di Santa Sofia di Instanbul (nata come cattedrale cristiana, trasformata in moschea, infine sconsacrata ed oggi museo). Ogni dettaglio, dunque, vuole riecheggiare le relazioni tra la religione musulmana e quella cristiana, tra Venezia e il mondo arabo, nel passato e nel presente.

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Un fedele prega di fronte al mihrab, mentre un visitatore lo fotografa. (photo credits Lucia Longhi)

L’elevata cura dei dettagli è la cifra stilistica di Büchel, il quale si distingue per la creazione di grandi installazioni come spazi fruibili, in cui lo spettatore interagisce con un ambiente immersivo impregnato di simbologia. Così anche la Moschea della Misericordia.
Büchel, in un continuo confronto con i rappresentanti delle comunità islamiche islandese e veneziana (da anni rivendicante uno spazio per gli oltre ventimila fedeli), ha generato un ambiente perfettamente funzionante: la moschea, infatti, oltre a essere meta per i visitatori della Biennale, è divenuta anche luogo di preghiera, incontro, dibattito e contestazione. Missione artistica definitivamente assolta.

Un fedele musulmano pulisce il tappeto dello spazio sacro della moschea, dopo l'orario di chiusura del padiglione (photo credits Lucia Longhi)

Un fedele musulmano pulisce il tappeto dello spazio sacro della moschea, dopo l’orario di chiusura del padiglione (photo credits Lucia Longhi)

Ma l’azione artistica continua a farsi attualità: con oggi (20 maggio) scade il termine ultimo imposto dal Comune agli organizzatori per presentare i documenti attestanti l’avvenuta sconsacrazione dell’edificio. Senza di questi, oltre all’attuale divieto di imporre l’osservanza delle regole del culto islamico, si paventa addirittura la chiusura del padiglione. Dovrebbe essere questo l’ultimo capitolo della diatriba burocratica sulla leggittimità morale dell’installazione, ma il dibattito certamente continua.

Lucia Longhi