A-by-C: le ceneri in canto

A-by-C: le ceneri in canto

Introduzione*

(un sintomo di vertigine)

L’immagine non è un campo di conoscenza chiuso,
ma un campo rotante e centrifugo.

Georges Didi-Huberman

A-By-C è un poema teatrale di Vincenzo Consalvi concepito attorno a tre figure (Antonin Artaud, Aby Warburg e Paul Celan) come sedimento di strati, di sintomi e rovesciamenti. Per ogni figura, ho selezionato tre termini e tre momenti del poema che considero indicativi sia della vocazione forsennante del teatro sia del suo appello edificativo. Auspico inoltre che questi momenti siano intesi non come atletica del dramma ma come ulteriori allusioni a quella che Carmelo Bene definiva “la scrittura di scena”.

 

ANTONIN ARTAUD

(Schizofrenia. Glossolalia, Crudeltà)

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Schizofrenia

In A-By-C, le tre figure parlano attraverso la voce di Consalvi. Queste non sono personaggi, ma partiture vocali e toni di scrittura. Sin dal cominciamento del poema teatrale, le dinamiche rappresentative del teatro vengono indisposte attraverso un’architettura disorganica della voce che include barbarismi del linguaggio, rumori orchestrati (gargarismi, inspirazioni, masticazioni, urla) e momenti di mutismo. Così facendo, Consalvi torna a riflettere sulla condizione delle figure (Artaud, Warburg e Celan sono stati ricoverati in ospedali psichiatrici) e sulla schizofrenia come sviluppo di quel corpo senza organi di cui parla Gilles Deleuze ne La logica del senso:

“(…) una nuova dimensione schizofrenica del corpo, un organismo senza parti che opera interamente per insufflazione, respirazione, evaporazione e trasmissione fluida (il corpo superiorie o senza organi di Antonin Artaud).” 

 

Glossolalia

Consalvi utilizza le combinazioni glossolaliche composte da Antonin Artaud come dispositivo per attentare al linguaggio dall’interno. La disarticolazione della struttura semantica non è soltanto un processo di alienazione, ma anche un tentativo di rendere l’attore un estraneo nella sua lingua madre attraverso una pratica di sottrazioni, amputazioni e variazioni. L’esercizio glossolalico porta a una disintegrazione del discorso e al ripristino delle virtualità celate del linguaggio, cioè della forza demiurgica della parola (good, God: i Am Am Am Azed!) . In A-By-C, la recitazione include  una manifestazione primordiale della voce (la voce dell’inizio, ma anche il balbettio e la balbuzie del bambino) e una fase residuale del linguaggio. Secondo Michel de Certeau, in ogni glossolalia:

(…) c’è una combinazione di qualcosa di pre-linguistico, relativo a un’origine silenziosa della parola pronunciata, e qualcosa di post-linguistico, fatto di eccesso, di straripamenti o di avanzi di linguaggio.

Crudeltà

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Io uso la parola “crudeltà” nel senso di un rigore cosmico, una necessità implacabile, nel senso gnostico di un vortice vivente che divora l’oscurità; è la conseguenza di un atto. Tutto ciò che agisce è una crudeltà. È su questa idea di azione estrema, spinta oltre ogni limite, che il teatro deve essere ricostruito. (Antonin Artaud)

La crudeltà è un atto di esattezza: ciò che deve cadere non può essere fatto di vetro. Nel  Teatro degli Zoccoli (così è chiamata la struttura che ospita A-By-C),  ogni oggetto partecipa allo stesso disegno, cessando di essere solo una chincaglieria scenografica. Allo stesso tempo, Consalvi ammette sulla scena altri segni, contro-fonti, resti di poemi teatrali che complicano l’atlante dei significati, riaffermando il teatro come opera finitamente incompiuta o come opera di margini, punti di svolta e congiunzioni fluttuanti. In A-By- C, la dimensione psichica degli oggetti diventa un costituente primario della formula della crudeltà.

ABY WARBURG

(Nachleben, Cioccolata, Archivio)

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Nachleben

Il pensiero di una sopravvivenza e di un aldilà (Nachleben) delle immagini è forse la teoria fondamentale della ricerca di Warburg. Il suo metodo mira a respingere la struttura cronologica dell’analisi attraverso lo sviluppo di una concezione spettrale e sintomatica del tempo. Secondo Warburg, la collisione o la giustapposizione di immagini impure può generare nuove percezioni e relazioni dialettiche tra diverse costellazioni di immagini raggruppate insieme. A-By-C segue questa lezione evitando una costruzione narrativa delle situazioni e producendo un montaggio teatrale che è il risultato di incontri improvvisi  tra le tre figure: “Ogni incontro o urto … sarà un contagio reciproco (Emilio Villa)”

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Cioccolata

“La poca cioccalata di cui si lamenta Warburg corrisponde alla nessuna tavoletta di  Antonin Artaud.”

Durante questo confronto tra  Artaud e  Warburg, Vincenzo Consalvi mangia una tavoletta di cioccolato (cibo che lui ama particolarmente): un alito biografico invade il poema. Lo spazio teatrale è già alluvionato di memorie: le sculture di suo padre Ivo, un cavallo a dondolo, un trenino giocattolo. Questa disseminazione di segni, di giocattoli e di tinte della memoria è, forse, un’allusione alla doppia natura celata nella parola “play” (o jouer), cioè l’atto di giocare e l’azione della recitazione. A-By-C si svolge nel mezzo (sul limite?) di questa variazione semantica.

 

Archivio

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In A-By-C, ogni figura ha il suo copione, o meglio la sua notazione poetica intrecciata con le altre. Ogni blocco-note è anche un dossier medico rovesciato, un disconoscimento della violenza archivistica, del potere nomologico, dello sguardo clinico e del sistema coercitivo della classificazione narrativa (teatrale). Potremmo dire che la partitura scenica di Vincenzo è un archivio smembrato, un archivio privo di gerarchie ideali di rappresentazione e che espone le sue due vocazioni: la chiamata a raccolta e il Todestrieb (pulsione di morte), cioè il mal d’archivio.

PAUL CELAN

(Resistenza, Poesia, Cenere)

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Resistenza

A-By-C (dis)articola la sua struttura attorno allo scandalo di un doppio dominio: il potere delle istituzioni (manicomi, ospedali psichiatrici, campi di concentramento) e la cattività dell’essere un corpo malato. In uno dei suoi lavori precedenti, Consalvi aveva creato una conversazione (registrata) tra Anna Frank, Etty Hillesum e Peuw. In modo simile, A-By-C è composto da tre monologhi intrecciati che portano il marchio (o la firma) di un’oppressione che non può avere fine. Ciononostante, la recitazione di Consalvi trasmette una strategia di resistenza attraverso una riflessione politica innervata nella voce (come in Defixiones, Will and Testament: Order from the Dead di Diamonds Galas). In A-By- C, la resistenza non è solo un evento. Al contrario, è “un’ontologia” ( la rivoluzione indicata da T.Negri), una misura e una pratica del vivere.

Poesia

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Rispondendo all’affermazione di Adorno “scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie“, Vincenzo Consalvi sembra parlare come Edmond Jabès: “Non si racconta di Auschwitz: ogni parola lo racconta”. Lo stesso Adorno ha riarticolato la sua affermazione in risposta alla poesia di Paul Celan, scrivendo:

“Il dolore incessante ha altrettanto diritto di esprimersi quanto il torturato di urlare; perciò forse è sbagliato aver detto che dopo Auschwitz non si può più scrivere una poesia.”

 

Cenere

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In Schibboleth: Pour Paul Celan, leggiamo: “Il ya la cendre, peut-être, mais une cendre n’est pas.” A-By-C si conclude con un trenino coperto di ceneri, le ceneri di Auschwitz e le ceneri della nostra memoria; ma “c’è un olocausto per ogni appuntamento, da qualche parte nel mondo ad ogni ora”. A-By-C termina dunque con un voto di silenzio che è, allo stesso tempo, una volontà di parlare e un debito di fuoco. Con il suo lavoro, Consalvi ha tentato di rendere udibile l’alterità  di una voce più bassa di qualsiasi altra: una canzone di cenere, ceneri in canto.

                                                                                         

Anima a chi tutto un dio prigione è stata,
vene che umore a tanto fuoco hanno dato,
midolla che hanno gloriosamente arso,
il suo corpo lascerà, non la sua attenzione;
saranno cenere, ma avrà senso;
polvere saranno, ma polvere innamorata.

Francisco de Quevedo

*Questo articolo è il risultato della traduzione di un mio scritto in lingua inglese, dal titolo “A-By-C: A Song of Cinders”.

 

Giorgiomaria Cornelio