Chiara Mu: Mi dimenticherò di te tutti i giorni

Chiara Mu: Mi dimenticherò di te tutti i giorni

Nel giugno 2011, per un mese, all’alba e al tramonto, Chiara Mu ha sostato nel campiello di San Giovanni Evangelista a Venezia. Vestita di bianco, i piedi scalzi, come un’apparizione, Chiara invitava i passanti a prenderla per mano e attraversare insieme il breve tragitto del campo, offrendo loro un simbolico “pronto soccorso affettivo”. Il progetto curato da Micol Di Veroli e Fabrizio Pizzuto, si inscrive in un ciclo di interessanti interventi artistici intitolato 42projekt e nello specifico viaggiava in parallelo con il contesto degli eventi espositivi che hanno animato Venezia in occasione dell’ultima biennale.

foto di Dariusz Daziala

Ispirato agli scritti di Alberto Toso Fei, Misteri della laguna e di altre streghe, Leggende veneziane e storie di fantasmi, l’intervento di Chiara Mu, anch’essa di origini veneziane, si innesta proprio sulla volontà di eludere la freddezza e il distacco che sembrano caratterizzare la città, ma che poi, allargando il raggio dell’analisi, possono apparire emblematiche della società contemporanea nella sua totalità. Prendendo dunque spunto dalla tradizione che vede Venezia quale teatro di apparizioni e misteriose presenze, l’artista si smaterializza, diventa evanescente quale una di queste presenze e offrendosi ai passanti cerca di rompere quel legame di indifferenza che attraversa l’esperienza quotidiana.

L’intervento, puntualmente documentato dal fotografo Dariusz Daziala, è ora esposto presso la galleria Edieuropa Qui Arte Contemporanea di Roma fino al 13 marzo. In mostra, oltre ai bellissimi scatti che fermano Chiara nei momenti della sua interazione col pubblico, sono presenti anche altre tracce: l’abito bianco da lei indossato, i regali e i messaggi che ha ricevuto ed anche una serie di commenti che l’artista ha raccolto in seguito ai numerosi incontri.

L’oggetto fotografico in sé, pur essendo presente sotto forma di documento, conserva una bellezza pura, non artificiale, in grado di trasporre nell’immagine tutta la forza del momento. Particolarmente interessanti le scene in cui i passanti prendono per mano l’artista o quelle che la colgono sfuggente, quasi un alito di vento che attraversa le suggestive architetture veneziane.

foto di Dariusz Daziala

Le fotografie, accompagnate dai commenti, rendono in maniera eloquente le varie fasi che hanno caratterizzato l’evento.

La prima fase, sicuramente connotata dallo stupore (“Ma perché le devo dare la mano se non so cosa vuol dire?”, “No hó soldi, né tempo”, “Accompagnarti dove? dov’è che vuoi andare?”), lascia lentamente il posto all’abitudine, al riconoscimento nell’intimo quotidiano (“Ma stai sempre qui?”, “Ciao Chiara, ma è vero che tu sei un fantasma?”), fino a diventare un presupposto affettivo, qualcosa di cui non poter fare a meno: “Sai io passo qui da vent’anni, ogni giorno ti vedo e non so come sarà dopo…”.

In qualche modo l’artista è riuscita, con una semplice operazione, a rompere lo schermo algido del silenzio e dell’indifferenza e a saldarsi nell’esperienza facendo della memoria il punto di forza della sua azione. La mostra nella galleria Edieuropa testimonia proprio questa presenza di un’assenza; la capacità di fare della memoria un momento significante dell’esperienza artistica e ancora di più di quella umana. Durante l’inaugurazione Chiara, vestita di nero, quasi un alter ego negativo di se stessa, ha accompagnato il suo pubblico per mano attraverso il campo dei ricordi. Questo intervento si ripeterà 13 marzo dalle 17 alle 19 in occasione del finissage.

foto di Dariusz Daziala

 Per tutti coloro che saranno entrati in contatto con questa presenza non vi è modo di discernere tra la tangibilità dell’evento e il suo carattere meramente evocativo, e tuttavia l’immagine di Chiara che si aggira delicatamente tra la gelida pietra di Venezia per molti di loro avrà certamente avuto un significato.

Daniela Cotimbo