Come ho allargato la mia cerchia facendo acqua gym

Come ho allargato la mia cerchia facendo acqua gym

Quando si fa una vita come la mia, ci si ritrova spesso circondati da una miriade di persone che non si fanno i cazzi loro. “Dovresti bere meno, mangiare meno, lavorare meno, fumare meno, ridere meno, prenderti più sul serio e fare più sport, spazzolarti i capelli e struccarti prima di andare a dormire”. Cose così. Un po’ per autoconservazione, un po’ per non rispondere sempre “hai ragione” ho deciso di cambiare qualcosuccia. Tenendo conto però che mi piace la carbonara, la birra, fumo 12 sigarette al giorno nei giorni lavorativi e 35 in quelli feriali, soffro della sindrome di Peter Pan e lo struccante mi fa lacrimare gli occhi, l’unica cosa con cui potevo placare gli animi dei rompicoglioni era lo sport. Bene mi dico, vada per lo sport. Non so correre, cado in bicicletta, odio ballare, non riesco a toccarmi la punta dei piedi e sono poco disciplinata per fare Kendo, che in realtà vorrei tanto fare da quando ho visto Kill Bill vol.1.
La domanda allora fu: qual è lo sport che fanno le persone di sesso femminile che non vogliono fare sport e che hanno problemi motori? A parte la ginnastica posturale, che non ho preso neanche in considerazione volendo mantenere il primato di unica donna a cui è spuntata la gobba a 15 anni, l’unica alternativa valida era l’acqua gym. Fu così che mi sono ritrovata in vasca circondata da 65enni a scoprirmi completamente scoordinata. La cosa positiva di avere dell’autoironia è che pure con una cuffia in testa e un costume intero si può vedere il bello della vita e continuare a sorridere.

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I problemi nel fare lo sport che ho malsanamente scelto di fare sono principalmente 3:
1- Fisico: le prime due settimane subentra una cosa che i più dotti chiamano Acido Lattico. Una cosa che, in poche parole, ti rende privo di ogni vita, di ogni reazione, di ogni relazione, di ogni attività fisica.
2- Emotivo: costume intero e cuffia. Credo di aver detto tutto. Essere viste così è un po’ come cadere ripetutamente di faccia davanti a uno che ti piace. Un po’ come fare una puzzetta al primo appuntamento con Leonardo di Caprio, un po’ come morire lentamente.
3- Culturale: Le docce. Le docce comuni sono fonte del più grande e interessante studio culturale e sociologico della storia umana. Dovrebbero scriverci saggi. Citando Rutger Hauer in Blade Runner “ho visto cose che voi umani” . Il problema è che se non partecipi alle conversazioni delle altre potresti passare per quella strana (un altro problema fondamentale, lo chiamerei 3bis, è: a cosa pensi quanto ti dicono di non pensare agli elefanti? Cosa ti viene da guardare quando non sarebbe il caso che tu guardassi quella cosa? Non è lesbismo; è curiosità infantile).Si potrebbe pensare che siano problemi, in effetti, sormontabili.
La Rispiego: l’ultima volta che ho fatto sport c’era ancora la Sip, quindi dopo i primi dieci minuti volevo morire come i Grandi a 27 anni. Fare acqua gym non è per nulla facile, e il fatto che ci riescano persone di 40 anni più grandi di me è poco motivante. Non conoscevo nessuno, quindi nelle docce mi giravo contro il muro (non è un richiamo sessuale ai maltrattamenti tipici da doccia comune, mi riferisco alla timidezza e al mio sforzo di non guardare le moquette altrui) e facevo finta di farmi i fatti miei mentre invece rosicavo da morire per non essere introdotta nel loro meraviglioso mondo delle conversazioni da doccia. Quindi il mio primo approccio allo sport non è stato dei migliori. Uscivo dalla piscina in compagnia del solo acido lattico sentendomi una 15 enne che a scuola non si è ambientata. Già vedevo il mio abbonamento dimenticato nei cassetti che avrei mostrato ai miei figli fingendomi una grande ex sportiva.
Poi un giorno il miracolo: avevo dimenticato 20 centesimi per il fon e una signora me li ha regalati. Il fatto è che la donna in questione non era una donna qualsiasi, era il capo branco, la donna Alfa, quella con le tette più sode e il bagnoschiuma più costoso. La Maradona dell’acqua gym. La reginetta del ballo delle docce a tempo. Rizzo in Grease, la più fica di tutte. Proprio lei. E in un batter d’occhio mi sono ritrovata ad essere una di loro. Come succede in tutte quelle commedie americane: la sfigata (me), viene introdotta nel mondo delle ragazze popolari (loro). Adesso andare in piscina mi rende felice.
L’istruttrice ci riprende perché parliamo troppo in vasca, durante una lezione addirittura mi hanno chiesto dove avessi comprato il mio costume che è di seconda mano, ma non l’ho detto. Nelle docce ci scambiamo gli sciampi (non so come si scrive me lo da come errore), parliamo di tutto. Faccio finta di aver viaggiato quanto loro, di aver letto quanto loro e mi sono riscoperta bravissima a fingere di sapere qualcosa di cui in realtà non so niente. Nei momenti di imbarazzo, quando mi fanno domande alle quali dovrei saper rispondere (essendo una di loro) dribblo e chiedo sempre “ma L’ IVA di quanto è aumentata?”. Mi Passano le soluzioni del Bartezaghi della settimana prima, sanno perfino qual è la seconda catena montuosa delle isole Fiji. Le mie amiche giovani, quelle che hanno un metabolismo normale, avrebbero riso e obbiettato il fatto che essendo sul mare non possono avere catene montuose, le isole Fiji. “La geografia non si studia più come un tempo”.
A volte mi fanno usare la loro lacca per capelli e per Natale una di loro ha portato regalini per tutte. Quando usciamo ci offriamo un caffè a turno e il barista è tanto contento di vederci, perché siamo simpatiche. Io sono la più giovane, ma non mi importa. Parliamo di ristrutturazioni nelle case in campagna, di figli che vanno male all’università o che non trovano lavoro, della Francia del Sud che in primavera è meravigliosa, di come si fa il Pan di Spagna, delle ferie pagate, della pensione che quando arriva ti dà sollievo.
A volte Cantiamo canzoni di Lucio Battisti che per fortuna so a memoria, e quelle del turno successivo ci guardano invidiose del nostro gruppo così ben unito.
Ogni tanto ricevo delle pacche sulle spalle per farmi capire che ne devo ancora vedere di casini. A volte mi prendono in giro perché sono giovane chiamandomi Junior, dicono che ho tutta la vita davanti e che i giovani d’oggi dovrebbero essere tutti come me. Pensano io sia creativa perché vantandomi ho detto che sono una scrittrice, ma per fortuna non sanno cosa scrivo. Mi sento a casa. Non si parla di ragazzi o di insoddisfazioni sul lavoro o del futuro.
Quando sto con loro penso che vorrei essere in pensione e avere un’amaca sul patio e magari un spiga in bocca. Un po’ Clint Eastwood un po’ La mia Africa; ascoltare musica Country e giocare a Bridge tre volte a settimana senza pensare che quello è carino e che soffro per amore e che domani dovrò trovarmi un posto in cui stare nel mondo.
Da quando vado ad acqua gym non soffro più di insonnia e la mia unica domanda e preoccupazione prima di andare a dormire è : quando inizieranno a cadermi anche a me i peli pubici?

Giovanna Santirocco – LocoGrafia