Come sono inciampata in una rissa

Come sono inciampata in una rissa

A 3 anni ho provato per la prima volta il desiderio di menare qualcuno. Giacomo mi aveva rubato l’abaco con il quale giocavo e lo aveva rotto il secondo dopo. Ai tempi non dissi niente ma quella sensazione di prurito è rimasta. Crescendo mi sono capitate situazioni spiacevoli in cui però ho mantenuto la calma e sfoggiando l’arte oratoria ne sono sempre uscita dignitosamente. Quel prurito però continuava a darmi fastidio, portandomi a credere che nel caso in cui dovessi avere ragione, nel caso in cui venga chiamata, una pizza la devo dare.

pubirlandese
Qualche giorno fa, più precisamente il 22 febbraio, io e la mia compagna di sbronze preferita ce ne stavamo nel nostro pub preferito a bere Guinness alle 3 di pomeriggio e a guardare il torneo 6 nazioni di Rugby. La maratona consisteva nel guardarci prima Italia- Scozia e poi Inghilterra- Irlanda. Eravamo circondate da uomini ubriachi che dicevano cose incomprensibili con accenti incomprensibili con la puzza di scoregge di Guinness tipica dei pub irlandesi a guardare uomini che si menano per raggiungere una meta. Spiegare perché sia una cosa eccitante lo trovo decisamente futile. Sebbene L’Italia avesse appena perso per una solo singolo punto noi non avevamo perso le speranze, sia perché avevamo in corpo 5 guinness e quindi impossibilitate ad una smorfia, sia perché stava per giocare la nostra seconda squadra preferita: L’Irlanda. Fra la prima e la seconda partita entrano nel pub 5 americane acchittate a festa: sguardo vitreo, bocce di fuori, trucco esagerato, voce squillante, brillantini in faccia, fastidio. Ci avevano rubato il nostro pomeriggio preferito, un pomeriggio con uomini veri a guardare uomini veri. [perché mi infastidisco quando gli americani entrano nella mia vita? 1- perché mi hanno fatto la mossa Kansas City (vedi articolo precedente) 2- perché mi hanno fatto la mossa Kansas City (vedi articolo precedente) 3- perché vivo a Trastevere e lavoro in un pub a Trastevere. Ci depredano, ci rubano i nostri uomini, ci illudono sessualmente, bevono la nostra Peroni, amano il nostro Papa, SI UBRIACANO e cantano Madonna ad alta voce. Io la trovo una vera invasione barbarica. Gli Unni.]
Queste 5 Unne che non avevano alcuna intenzioni di guardare la partita, iniziano la loro performance che consisteva principalmente in schiamazzi, risate poco spontanee, “oh my gosh”, balli di gruppo senza musica, toccate di culo ai gonnellini scozzesi, sex and the city stuff ed esibizionismo alcolico. Oltretutto stavano ad un centimetro da noi e avevano appoggiato tutte le loro cose ai nostri schienali. Ma, come feci con Giacomo a 3 anni, non ho detto nulla ed ho cercato di distrarmi. Io e la mia amica continuavamo ad essere contente della situazione, di quella contentezza ormonale mista all’ebbrezza che cancellerebbe la depressione in una scandinava in inverno. Di quella contentezza che, attenzione, non è americana. D’altronde per noi il torneo 6 nazioni è un po’ come il Natale per i cristiani.
Momento di euforia: durante un placcaggio meraviglioso da parte dell’Irlanda verso l’Inghilterra tutto il pub esulta. Milioni di braccia alzate, tutti uniti contro gli inglesi, parte un momento di ilarità infinito. Una di queste Unne sbracciando completamente a caso urta prima la mia birra rovesciandomela addosso (birra intera) e poi continuando a sbracciare mi da una gomitata nell’occhio. Male, ho visto appannato per circa 15 ore dopo. Lei non si accorge di avermi fatto ciò. Le ticchetto la spalla e le faccio vedere cosa aveva fatto. Lei scrolla le spalle e si rigira senza scusarsi. “Porco cazzo” penso “sta stronza!”. Ma non dico niente. Mi giro verso il bancone e ordino un’altra Guinness. Mi alzo per andare in bagno ad asciugarmi e la mia amica mi guarda come per dire “mantieni la calma” mentre scostandosi per farmi passare fa cadere un giacchetto di un’altra unna per terra. In un istante ho visto la seconda unna spintonare la mia amica. Il mio primo istinto è stato quello di andare in mezzo a loro per fare da mediatore, poi però ho sentito due braccia che mi stringevano forte. Era la prima unna che mi tratteneva. Eh no. Mi sono scrollata e lei mi ha spinto addosso alle altre 3 unne. Eh no. È stato un attimo. Ho visto tutte le ingiustizie della mia vita passarmi davanti agli occhi. Avevo la ragione dalla mia, avevo un occhio nero ancora prima di cominciare ed era palese che cercavano rogna. Quindi è scattato qualcosa in me, qualcosa che credo fosse rabbia perché non ci ho capito più nulla.

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Dopo circa 70 secondi avevo in mano 12 extensions ed ero trattenuta da un Gallese di 130 Chili. Mi faceva male il costato e mi avevano tirato un paio di pugni sulla pancia. Io, che sono una cinefila, ho subito attaccato i capelli da brava persecutrice di cliché, ‘sta stronza invece aveva subito iniziato con i pugni. L’intero pub ci guardava. La mia amica aveva i capelli arruffati. Le Unne continuavano a sbraitare ma dei tipi in gonnella le trattenevano. Avevo il cuore a mille e continuavo a pensare a quel cazzo di abaco rotto. Era una di quelle cose che nella vita vanno fatte.
L’Italia ha perso, L’Irlanda ha perso, credo di avere una costola incrinata e parte del mio viso è tumefatto. Io e la mia amica abbiamo rimediato da bere gratis, perché pare che il principale, che ha visto tutto, ci abbia dato ragione e le abbia costrette a pagarci da bere. Giornata positiva, in fin dei conti.
Quando l’unna che mi aveva inizialmente colpito è uscita ha detto che noi Italiane facciamo schifo. Io le ho risposto agitando i suoi capelli finti fra le mani con una scoreggia con la bocca. Ho mandato a ‘fanculo l’arte oratoria avvalendomi della più utile arte onomatopeica.
Da quella sera, ogni notte che torno a casa da sola ho il timore di rincontrarle su via della Lungara e di finire all’ospedale, ma d’altronde hanno iniziato loro. Non c’è niente di meglio nella vita che avere ragione e potersi gongolare.

P.s. Papà, ora lo sai, non sono inciampata sullo stipite della porta. Mamma, non preoccuparti, nessun maschio mi ha tirato un cazzotto.

Attila 0, Cesare 1

Giovanna Santirocco – LocoGrafia