ARTifariti-a-Bojador

CROSSROAD_JOSE IGLESIAS G ARENAL: la rete decoloniale di ARTifariti, e il ruolo mutante di artista-curatore

Jose Iglesias Gª-Arenal è un artista e curatore spagnolo che vive a Londra dove frequenta il corso MA “Curating the Contemporary” presso la London Metropolitan University (Sir John Cass College of Art) e la Whitechapel Gallery.
La sua peculiarità è proprio questa: condurre una ricerca artistica personale e allo stesso tempo specializzarsi nella curatela d’arte.
In molti potrebbero storcere il naso e rimanere irritati dalla compenetrazione, in un’unica persona, di due ruoli solitamente distinti. Grazie a questa sua doppia natura, Jose ha dato vita nel tempo a numerosi progetti che lo vedono agire sia come artista sia come curatore.
Lavorare con lui è sicuramente stimolante: nel 2014 abbiamo collaborato alla mostra Facebook’s Pavilion presso Galleria Cinica (Trevi PG), per la quale Arenal aveva rimodellato lo spazio espositivo con delle soluzioni installative del tutto originali, frutto di una profonda riflessione sul ruolo dei social network nella nostra vita.
Fondamentale per la sua formazione è stato di certo il contesto familiare di provenienza: Jose, insieme ai suoi genitori, gestisce la Sala Guirigai, uno spazio dedito alla sperimentazione culturale presso Los Santos de Maimona (Badajoz), in Estremadura (Spagna).
In un ambiente così prolifico e vivace, Arenal ha sviluppato una forte capacità critica ed espressiva, che lo ha portato nel tempo ad annullare limiti e confini, sia ideologici che geografici.

Workshop-di-ARTifariti-presso-LaFabrika-de-todalavida-(Los-Santos-de-Maimona)

Workshop di ARTifariti presso LaFabrika de todalavida (Los Santos de Maimona)

C.C.:Cosa pensi della tua posizione di artista-curatore?
J.I.Gª-A.: È una posizione presa per necessità. Quando ho intrapreso il mio lavoro come artista mi sono trovato in una situazione d’immobilità, aspettando di essere “individuato” da un curatore o costretto a inviare dossier e richieste per concorsi o mostre collettive di dubbia qualità. Il mio interesse per la curatela è iniziato in seguito a un disaccordo con il sistema dell’arte “emergente”: non capisco come gli artisti rifiutino di controllare i mezzi di distribuzione del proprio lavoro, per rimanere soltanto produttori di oggetti. Per me è fondamentale muovermi tra la produzione e la distribuzione dell’arte, non credo che l’ultra-specializzazione nel mondo artistico sia qualcosa di necessario, mi sembrano più interessanti i ruoli mutanti.

Presentazione-di-ARTifariti-a-Siviglia-2016

Presentazione-di-ARTifariti-a-Siviglia-2016

C.C.: Questo modo di vedere si può ritrovare anche in uno dei tuoi ultimi progetti che si chiama ARTifariti: un incontro annuale sul tema dell’arte pubblica per riflettere sulla creazione, sulla società, che si propone come punto di contatto tra artisti interessati alla capacità dell’arte di interrogare e trasformare la realtà.
Il progetto promuove inoltre relazioni interculturali, per favorire un interscambio di esperienze e conoscenze, e soprattutto per contribuire alla diffusione in ambito internazionale della realtà Saharawi, da sempre territorio di scontri e divisioni tra diverse potenze, nel Sahara Occidentale. Puoi dirci di più?
J.I.Gª-A.: ARTifariti, International Art and Human Rights Meeting of Western Sahara, è un progetto per lo sviluppo di una soluzione pacifica nei confronti delle occupazioni del Sahara Occidentale in Marocco, un problema ereditato dalla storia coloniale spagnola. ARTifariti 2016 è la decima edizione dell’evento, ed è dedicata ai giovani nati nei campi di rifugiati Saharawi nel sud dell’Algeria (ARTifariti viene svolto tra Tifariti, nella zona liberata del Sahara Occidentale, e i campi Saharawi in Algeria).
Per questa edizione siamo quattro curatori: Moundleila Bujari, Mohamed Waladh, Charo Romero Donaire ed io. Il nostro scopo quest’anno è quello di sviluppare una rete “decoloniale” di collaborazioni attraverso il lavoro con diversi gruppi di giovani Saharawi, e con il contributo di artisti internazionali.
Stiamo lavorando, nella nostra condizione precaria, per creare un’organizzazione fuori dalle strutture postcoloniali e neoliberali che ci circondano. Questa edizione di ARTifariti ha per sottotitolo “Después del Futuro/بعد المستقبل/After the Future”, ed è solo un inizio.

PAZ.-Intervento-su-fotografia,-dal-progetto-_Tierra-de-nadie_-dell'architetto-e-fotografo-Argelino-Houssem-Mokeddem-per-#ARTifariti2015

PAZ.-Intervento-su-fotografia,-dal-progetto-_Tierra-de-nadie_-dell’architetto-e-fotografo-Argelino-Houssem-Mokeddem-per-#ARTifariti2015

C.C.: In che modo?
J.I.Gª-A.: Franco “Bifo” Berardi (“After the Future” è il titolo di uno dei suoi ultimi libri) parla della necessità di nuovi modi di organizzare il precariato, il bisogno di nuove strutture tecniche. Per noi, ARTifariti è una di queste strutture. Il lavoro artistico qui è uno strumento per immaginare e riorganizzarci.
Per questo è fondamentale un lavoro con i Saharawi, non portando artisti nei campi di rifugiati, ma utilizzando delle strutture artistiche per costruire uno sguardo globale partendo dalle giovani generazioni del Sahara Occidentale.
È necessario, anche, pensare secondo strutture temporali diverse: il breve tempo degli incontri fuori e dentro i campi, e i processi più lunghi. Per questo, ARTifariti 2016 è la continuazione dei dieci anni precedenti e, allo stesso tempo, il principio di un progetto nuovo, un inizio che non possiamo immaginare come andrà a finire.

C.C.: È anche per questi motivi che il vostro sito internet è tradotto in due lingue (Spagnolo e Saharawi)?
J.I.Gª-A.: ARTifariti é un progetto tra due paesi: Sahara Occidentale e Spagna. Le lingue che si parlano durante gli incontri sono diverse: hassani (dialetto arabo caratteristico del Sahara Occidentale), spagnolo (per il passato spagnolo del Sahara Occidentale e la produzione spagnola), francese (i campi sono in territorio Algerino), inglese… E, quasi sempre, tutte le lingue sono miscelate. Questo può essere percepito come un problema, ma nella nostra esperienza è un aiuto per uscire dalle frontiere nazionali e cercare altri modi di relazionarsi.

ARTifariti-2016-a-Siviglia_Jesus-Palomino,-Acantilado-(2008)

ARTifariti-2016-a-Siviglia_Jesus-Palomino,-Acantilado-(2008)

C.C.: Quindi nel vostro progetto prendono forma la trans-nazionalità, il multilinguismo, i linguaggi creativi che danno luogo a nuove forme espressive, a tratti ibride, sicuramente sperimentali. Potremmo considerarla una metodologia alternativa, applicabile non solo in ambito artistico, ma culturale in genere, sociale e politico?
J.I.Gª-A.: Si, ARTifariti é un progetto in cui l’arte può essere intesa come un nodo in un sistema più complesso dove l’ambito artistico, culturale, sociale, politico, economico, ambientale… non sono separati. Ma più che una metodologia è una ricerca.

Non so se questo può funzionare come modello esportabile in altri ambiti, penso sia più interessante pensare a strutture in movimento, a modelli che possano trasformarsi secondo il contesto in cui si trovano, piuttosto che a modelli statici.
La questione dell’incontro é fondamentale, non é solo un “festival” o una mostra, é un’occasione per convivere insieme e cancellare le frontiere tra arte e vita, tra processi creativi, convivenza, nazioni, progetti individuali e collettivi, idee…

Per ultimo, voglio ricordare che ARTifariti è un progetto aperto a collaborazioni esterne. C’è una open call per proposte individuali o collettive che vogliono avere un spazio per dialogare e crescere nel contesto del Sahara Occidentale. Tutti gli interessati possono scrivere a: artifariti2016@gmail.com

Intervista a cura di Carla Capodimonti

www.artifariti.org; www.afterthefuture.care
www.joseiglesiasgarenal.com
www.guirigai.com