Curating_ Mira, Morsa, corpo, macchina: i dispositivi alla base del lavoro di Serj

Curating_ Mira, Morsa, corpo, macchina: i dispositivi alla base del lavoro di Serj

Continua l’esplorazione del panorama artistico emergente italiano! Ancora una volta siamo a Roma e più precisamente in via di Pietralata, luogo nevralgico del concentramento di studi d’artista dove incontriamo Serj, bergamasco, classe 1985, che, dopo aver condotto i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida di Gianfranco Notargiacomo, ha deciso di eleggere la Capitale come base per lo sviluppo della sua ricerca artistica.
Tale ricerca muove i primi passi proprio a partire dalla pittura, che l’artista conosce in maniera analitica e di cui esplora soprattutto l’aspetto generativo quale campo di forze attive in grado di produrre segni; questa prima esplorazione conduce in particolare alla produzione di opere che negano l’aspetto rappresentativo e al contrario dimostrano la capacità evocativa dell’universo pittorico. Superfici monocrome si aprono all’accadimento di lievi interruzioni corpuscolari, generando quella tensione tra elementi che è il requisito fondativo di ogni pratica pittorica.

1.Serj_Stringhe_2013_28x21, tecnica mista su carta_courtesy Operativa Arte Contemporanea

1.Serj_Stringhe_2013_28x21, tecnica mista su carta_courtesy Operativa Arte Contemporanea

Questa analisi spinta fino al midollo, lo conduce successivamente all’elaborazione delle carte di vario formato in cui lo sguardo si sofferma su tutta la serie di procedimenti che in particolare nell’antichità precedevano il disegno e la stesura del colore nella realizzazione dei grandi affreschi. L’artista identifica in griglie e schemi, un tempo utilizzate nella tecnica dello spolvero per ottenere rappresentazioni di grande formato, un sistema di riferimento a priori che nonostante la sua apparente inalienabilità si dimostra invece il luogo in cui il linguaggio, giungendo alla sua più sintetica espressione, riesce a rivolgere lo sguardo al di là della propria riconoscibilità.
Tutto avviene però sempre nel campo della visibilità, del corpo a corpo tra elementi di diversa natura; attraverso l’attrito o ancor meglio, attraverso l’equilibrio, ogni organo di questo linguaggio si manifesta come requisito imprescindibile della messa in opera.

2.Serj_Morsa (pinsa)_2014_ferro, morse, oggetti

2.Serj_Morsa (pinsa)_2014_ferro, morse, oggetti

Proprio l’equilibrio sembra essere il filo conduttore delle installazioni, significativamente intitolate dall’artista Morse, esse consistono in sottili barre di ferro dalle dimensioni ambientali che, tenute in verticale unicamente grazie alla pressione di comuni morse da lavoro, scendono verso il pavimento, talvolta incontrando altri oggetti di diversa natura che ne modificano in maniera tattile la percezione. Morsa (pinza), ad esempio, tra i più riusciti esperimenti in questo senso, è un’installazione costituita da tre elementi, in ognuno di essi una morsa tiene assieme due barre di ferro che a loro volta, attraverso la forza esercitata dall’alto, sono in grado di trattenere piccoli oggetti: una biglia, una lastra di vetro e un cubo di resina contenente un insetto.

3.Serj_Mira del distacco_2014_ferro, morsa, ripetitore audio, cavi, audio loop

3.Serj_Mira del distacco_2014_ferro, morsa, ripetitore audio, cavi, audio loop

La semplicità disarmante con la quale questi elementi si sostengono reciprocamente è il punto di forza di un discorso volto a eleggere la contingenza come materia privilegiata della coscienza poetica. Ulteriori dettagli contribuiscono a rendere la complessità e allo stesso tempo l’efficacia dell’opera come il trattamento delle superficie delle barre che negli intenti dell’artista assume specifici valori pittorici o l’uso di oggetti la cui suggestione simbolica ha più un potere reagente che un preciso intento discorsivo. In altri casi, a complicare la dinamica degli equilibri, contribuiscono dei ripetitori acustici che, emettendo suoni a bassa frequenza generano un movimento oscillatorio delle barre, è il caso di Mira del distacco. La materia sonora, pur nella sua impalpabilità, diviene il segno di demarcazione tra le due barre e ne genera il movimento.

4.SERJ_MACCHINE (lavagne)
stampe su vetro 210x70, 2014

4.SERJ_MACCHINE (lavagne)
stampe su vetro 210×70, 2014

Questi dispositivi, certamente eredi delle macchine duchampiane, ne condividono la capacità di divenire corpi autonomi, in grado di stimolare costantemente forme di esperienza; Serj, ben consapevole di questa eredità, riporta in Macchine (lavagne) le mappe concettuali alla base di questi dispositivi e non a caso sceglie il vetro come supporto in grado di rendere la molteplicità della cornice contestuale entro cui le macchine operano. Queste macchine desideranti, per dirla in termini deleuziani, sono attivate dalla percezione dell’individuo: ogni elemento dialoga con gli altri su un piano di intensità che è proprio della dimensione estetica, il mondo può dirsi chiuso entro i suoi limiti, ma la coscienza ne permette una continua ridefinizione, questi dispositivi fungono da catalizzatori di questa esperienza racchiudendone al contempo complessità e semplicità.

Daniela Cotimbo

www.serj.it