Da deposito di carrozze a spazio espositivo: AlbumArte|Project space

Da deposito di carrozze a spazio espositivo: AlbumArte|Project space

Il quartiere Flaminio, ormai destinato a elevarsi a centro propulsore della cultura contemporanea, ospita un nuovo spazio espositivo, AlbumArte|Project Space, nato grazie all’impegno di AlbumArte, associazione no-profit già attiva nel campo artistico con precedenti esperienze sia in Italia che all’estero quali Anteprima, programma di residenze d’artisti sperimentato in diverse città europee.

Il nuovo spazio si inserisce nella vecchia rimessa Poniatowsky, ambiente prima destinato al deposito di carrozze per il trasporto pubblico, e intende inaugurare un programma prospero di progetti espositivi, performance, workshop e azioni artistiche itineranti, tutte esperienze volte a lanciare la nuova galleria come un laboratorio sperimentale non solo rivolto all’ambito dell’arte visiva.

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Christine Rebet, Meltingsun, 2014_Ph Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

Dell’ambiente colpiscono alcuni dettagli strutturali, come il mantenimento delle travi di legno a vista, le quali sembrano suggerire l’intenzione di non alterare drammaticamente la morfologia originaria del luogo, e raccontare così un piccolo pezzo della sua storia. Con ciò anche AlbumArte ci dimostra di come luoghi originariamente impensabili all’uso culturale possano essere convertiti a funzionalità di questo tipo valorizzando talvolta le stesse potenzialità fisiche di cui dispongono.

L’apertura ha avuto come data il 7 ottobre, con l’esposizione di Meltingsun, progetto che incarna la fase conclusiva della residenza a Roma, promossa sempre dall’associazione, dell’artista francese Christine Rebet.
Un lavoro che prende le basi “da un’affinità” tra l’artista, il duo curatoriale Francesco Urbano Ragazzi e la direttrice artistica, Maria Rosa Sossai, e che ha avuto il suo seguito grazie a una lunga attività di confronto e di ricerca tra i vari componenti iniziata a Parigi e terminata nella città capitolina.

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Christine Rebet, Meltingsun, 2014_Ph Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

Una serie di disegni, un lavoro in calco, diversi strumenti metallici e piccole e grandi scultura popolano gli ambienti della galleria con principi solo apparentemente lontani tra loro: in realtà le differenti tecniche, nel processo mentale e creativo dell’artista, vivono tra loro di un legame profondo e vitale.
Il gioiello è il soggetto preso in esame, e la ricerca dell’artista si focalizza in particolare sulle parures regali di Mellerio, la più antica e importante impresa di gioielli, nota per rivolgersi a una clientela di alto rango fin dai tempi più remoti. L’evocazione a tratti rudimentale dello spazio trova complicità negli stessi lavori della Rebet; i monili difatti vengono ripresi assumendo in tutti i casi fattezze più funzionali che estetiche, primitive. Meltingsun, è il sole artificiale che da vita ai disegni traslandoli in una dimensione corporea che arriva a conferire loro anche dimensioni monumentali, come viene palesato dalla scultura in ferro e legno che riprende stilisticamente le sembianze di una antica colonna.

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Christine Rebet, Meltingsun, 2014_Ph Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

Il richiamo al passato risulta ridondante ma non sfarzoso, e il contesto seppur formalizzato non eccede nel solo valore descrittivo. Bozzetti preparatori che rendono testimonianza di questi oggetti dal forte valore estetico, specchio del lusso e della ricchezza, vengono spogliati dall’artista e trapiantati a tridimensionalità ancora più sottili e minimali, vittime di una revisione travagliata delle forme, e rievocanti quasi tipici oggetti woodoo o armature non più appartenenti a questo tempo.
La voce registrata dell’artista sembra voler riportare consistenza all’ambiente, e come un’eco sensuale scandisce i titoli dei singoli oggetti, volendo come riportare in vita una loro pregnanza comunicativa.

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Christine Rebet, Meltingsun, 2014_Ph Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

L’artista, in parte probabilmente condizionata dalla sua crescita formativa nel campo dell’animazione, in questo suo lavoro di ridefinizione dei contesti storici attraverso significati e forme, indaga sulle possibilità spaziali del disegno, che anziché identificare nella pittura il suo punto di approdo ritrova corpo e movimento in altre innumerevoli evoluzioni espressive all’interno del mondo del reale.

 

Giulia Zamperini