Di quel mondo che l’occhio non vede e l’orecchio non sente. Electrosmogs di Jean-Pierre Aubé.

Di quel mondo che l’occhio non vede e l’orecchio non sente. Electrosmogs di Jean-Pierre Aubé.

Immersi nel caos cittadino, possiamo comprendere a fondo la realtà che ci circonda, inquadrarla in maniera netta, precisa?
Nei gesti quotidiani, nelle abitudini scorrono le giornate. Lavori che ci tengono attaccati al computer, legati alle chiamate, agli impegni.
Solo infine la boccata di quell’aria d’inizio sera, fuori dal portone, dove tutto si calma.
Uno sguardo al cielo, senza romanticismi, ma con un sano desiderio di perdersi un po’ con la mente, di liberarsi dalle corde del dover fare.
Anche la città si ovatta per quell’istante, pure se, bisogna ammetterlo, di una mera illusione si tratta.

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Sono pensieri che mi prendono la mente da quando ho conosciuto Jean-Pierre Aubé.
Aubé è un artista del Quebec, il cui lavoro si caratterizza per la rappresentazione sonora e visiva delle basse frequenze e delle frequenze radio.
Artista esploratore, munito di antenne insolite, ricevitori radio, programmi di sua creazione e dispositivi informatici vari, attua questa serie di captazioni e ne rappresenta i dati per mezzo di diagrammi, fotografie, registrazioni audio e video.

Negli spazi di RAM radioartemobile la ricerca di Aubé si mostra attraverso due progetti che viaggiano paralleli, estremamente diversi l’uno dall’altro, nonostante lo strettissimo rapporto che li lega.
Entriamo nella galleria e subito, nel buio dell’ingresso, troviamo un dispositivo, composto di un’antenna yagi e un piccolo monitor, uno degli strumenti che l’artista usa nelle sue captazioni.
Nella prima stanza una proiezione che occupa tutta una parete: due orizzonti che sembrano unirsi, ma sono leggermente sfasati l’uno dall’altro. V.L.F Natural Radio è un progetto realizzato in Finlandia, Scozia e Quebec, alla ricerca di luoghi non toccati dalla presenza umana; in questi orizzonti di suoni e immagini, ci vengono presentate le basse frequenze emanate dai fenomeni naturali, come le aurore boreali, i fulmini o le tempeste solari. Queste very low frequencies si percepiscono all’ascolto come qualcosa di fortemente radicato in natura, pur essendo il frutto di captazioni radio; natura e artificio qui si confondono.

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Continuando il percorso della mostra si passa alla serie Electrosmogs. Questo lavoro, come dicevamo, è strettamente connesso al primo. La ricerca di una frequenza naturale si rivela per Aubé pressoché impossibile. Questa consapevolezza lo colpisce al punto tale da rielaborare all’opposto la propria ricerca. Dai confini del mondo ecco che l’artista s’inabissa quindi nella confusione delle città tra le più popolate. Il procedimento è lo stesso, il risultato completamente differente; il sovrapporsi dei dati raccolti, sommati gli uni agli altri, diventano caos, inquietudine. Montreal, San Francisco, Mumbai, Hong Kong, Istanbul, Berlino, Venezia e Roma si raccontano allo spettatore con toni fagocitati, insistenti.

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Siamo innanzi a una serie di scenari sorprendenti, che rapiscono per il carico d’informazioni che portano in sé, d’altra parte ci mettono di fronte ad una triste constatazione. Non siamo mai liberi, mai. Siamo inviluppati in una gigantesca macchina di controllo, partendo dai nostri cellulari, passando per i radiotrasmettitori. Il cielo che osserviamo è un cielo saturo. Dice Louise Déry, curatrice della mostra:

“In tutti i tempi, gli artisti hanno osservato il cielo. Vedo Jean-Pierre Aubé come un erede della grande tradizione romantica, che in piedi davanti allo spazio sidereo, ascoltandolo ed osservandolo, capace di evocarne la dismisura, ci porta a riflettere davanti alla sua immensità ingombrata dagli effetti di una impronta tecnologica ineludibile. In un’epoca in cui il cielo si vende a pezzi per accomodare la domanda di comunicazione e dove poteri terribili sono esercitati al fine di nascondere o spiare il contenuto delle trasmissioni, il lavoro di Jean-Pierre introduce ampie considerazioni sul rispetto e l’abuso del pianeta e di ciò che lo circonda e sugli effetti che ne derivano per ogni essere umano”.

Sono paesaggi che la nostra percezione non ci permette di cogliere nel quotidiano. Qui si traducono in un’immagine di sublime che, pur spaventandoci, ci attira.

Barbara Nardacchione

Jean-Pierre Aubé
Electrosmogs
a cura di
Louise Déry
Dal 14.05.2015 al 27.06.2015
RAM radioartemobile

Via Conte Verde 15
Roma

https://vimeo.com/jpaube
http://www.radioartemobile.it/evento/electrosmogs_jean-pierre-aube/
https://galerie.uqam.ca/en/venice.html
http://esse.ca/fr/jean-pierre-aube-electrosmogs-ram-radioartemobile-rome