Alisia Cruciani, Paolo Chiacchiera & Giovanni Cristino, Bamboo Felt Emersions, installazione ambientale e performance musicale, bamboo e copertura in feltro, Montecassiano, Svicolando, 2013

Dialoghi site-specific

La programmazione di Palazzo Lucarini Contemporary a Trevi (PG) dà spazio, da ormai due anni, al progetto Galleria Cinica, dedicato alla presentazione di artisti emergenti. Uno spazio in uno spazio, ed è da qui che si vuole partire per annunciare la programmazione del 2015, dedicata al tema del site-specific. Come sguardo consapevole sul presente artistico, la ricerca intrapresa da Galleria Cinica è orientata a esplorare nello specifico un concetto controverso e mira a evidenziarne le varie interpretazioni.

Il site-specific è concepito non solo come approccio specifico allo spazio di Galleria Cinica, ma piuttosto come risultato di un “incontro” e confronto tra l’artista – impegnato a investigarne le dinamiche come parte del processo stesso di realizzazione del proprio lavoro – e il pubblico. Il museo, in particolare, è di per sé contenitore di vari aspetti legati alla comunità, ed è qui inteso sia come site, spazio fisico e territoriale, sia nella sua accezione storica, sociale e culturale, vale a dire context.

La pratica del site-specific mira a creare un rapporto di partecipazione tra l’artista, colui che ne concepisce il meccanismo, e l’audience, protagonista dell’opera d’arte che rende quest’ultima il prodotto tangibile di esigenze umane e collettive. In una società globalizzata, che basa considerevolmente le proprie relazioni sociali su scambi virtuali in rete, questo tipo di arte assume diverse forme e tende a coinvolgere una realtà astratta, instabile e mutevole, come quella di internet, riportando l’attenzione su dinamiche concrete, sensibili.

In questo contesto, l’intervento dell’artista si conforma ai vincoli fisici della situazione stessa. Il site, inteso come luogo fisico, in situ, diventa fattore determinante nel risultato formale dell’opera. Nel contempo, il luogo può anche non incorporare uno spazio fisico. In questo caso funge da processo, un territorio astratto attraverso cui l’artista stesso riflette sulla propria opera.

(Come) Achille The worst way in the worst place. Il modo peggiore sul terreno peggiore, 2014, Galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi (PG)

(Come) Achille The worst way in the worst place. Il modo peggiore sul terreno peggiore, 2014, Galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi (PG)

Note dai curatori:

La natura di questo luogo: Galleria Cinica

CARLA: “L’arte non può essere che incontro”, diceva Alberto Garutti in una delle sue interviste; essa nasce dal bisogno di relazionarsi con le persone e con la vita. In una società come la nostra caratterizzata dalla smaterializzazione non solo dell’arte ma anche e soprattutto dei rapporti umani, dei luoghi – che diventano sempre più virtuali – l’opera d’arte site-specific recupera proprio l’idea di spazio reale e si espone alla vita sociale della collettività che lo abita. Galleria Cinica è parte di Palazzo Lucarini Contemporary (Ex Flash Art Museum), che da sempre è stato centro propulsore di arte, oltre che presenza costante nella memoria locale proprio per la sua storia: dapprima residenza d’epoca, poi collegio, fino a diventare museo e successivamente associazione culturale. Le personalità che hanno contribuito alla sua durata hanno avuto esperienze dirette specialmente con il contesto. Ed è proprio per la natura site-specific dello spazio che è venuto naturale pensare ad una programmazione nella quale l’aspetto relazionale fosse alla base delle attività. Fin dall’inizio del suo percorso, Galleria Cinica ha rispecchiato in pieno il carattere dell’intero Palazzo, rinforzandone la sua vocazione di terreno di scambio libero e reciproco tra gli artisti, i curatori e il pubblico. La sua dimensione laboratoriale sarà di certo una buona condizione di lavoro per la nuova stagione.

MICHELE: Personalmente vedo Galleria Cinica come una sorta di zona neutra, una porzione di un luogo – Palazzo Lucarini – fortemente connotato, con una storia d’uso ben precisa e immerso in un contesto urbano molto interessante e tutt’altro che neutro. Credo che lo spazio di Galleria Cinica possa presentarsi come una zona franca nella quale – e per la quale – gli artisti interessati potranno sviluppare una riflessione che parta da lì, per estendersi poi al di fuori di Palazzo Lucarini, rivolgendosi direttamente allo spettatore, ma anche al borgo, alla quotidianità cittadina, alle nostre vite. La mia maggiore aspettativa è di aiutare gli artisti ad ideare progetti che non siano compiaciute prove della loro bravura e che soprattutto non comunichino opinioni e visioni strettamente personali. Vorrei che il mio lavoro curatoriale stimolasse l’artista verso forme di condivisione, di relazione e d’empatia con il luogo e con le persone. Mi piace pensare che Galleria Cinica possa diventare un’officina d’idee, di stimoli per un’alterità di pensiero diffusa e veramente democratica anche solo per la breve durata di una visita.

CELESTE: Galleria Cinica è sì progetto legato a Palazzo Lucarini Contemporary, ma allo stesso tempo va intesa come un progetto curatoriale autonomo. Questi è inserito ovviamente nel contesto locale in cui nasce, ma parte della sua natura è proprio quella di investigare altre realtà artistiche che non necessariamente abbiano contatti diretti con il territorio. Quest’approccio, aperto verso diverse contaminazioni artistico-culturali, permette uno scambio, che è la formula essenziale su cui si basa la nostra curatela. Carla ha gettato le basi di quest’apertura, chiedendo ad altri due giovani curatori di mettersi in gioco insieme a lei e pensare una programmazione che si legasse alla precedente linea curatoriale ma che allo stesso tempo apportasse dei contributi nuovi. Lo spazio di Galleria Cinica è da intendersi come extra-territoriale, punto di congiunzione tra varie realtà artistiche. Lo scopo è di ricercare, presentare e favorire uno scambio. Ciò sottintende possibili collaborazioni e sperimentazioni, anche al di fuori dello spazio di Palazzo Lucarini – che rimane sede principale dei vari appuntamenti – al fine di creare delle relazioni artistiche durature che abbiano come punto di riferimento il territorio umbro.

How to Cure Our Soul, Conversation, inkjet photo on paper, 26 x 19 cm, 2014

How to Cure Our Soul, Conversation, inkjet photo on paper, 26 x 19 cm, 2014

Nuova programmazione

CARLA: Proprio su queste riflessioni nasce quindi l’idea di dedicare l’intera programmazione 2015 alla pratica del site-specific, quasi per un’esigenza critica. Gli artisti che parteciperanno al programma saranno attori in un processo di rigenerazione di narrazioni reali; oggi più che mai il “campo allargato” di cui parlava la Krauss consiste nell’aprirsi ai ritmi esterni, osservarne le dinamiche, condividerne il linguaggio e acquisire una collocazione sociale.

MICHELE: Abbiamo pensato a una programmazione che consideri lo spazio a disposizione come una sorta di piattaforma nella quale artisti, curatori e visitatori possano approdare per condividere riflessioni e spunti su una tematica – quella del site-specific – molto vasta ed indagata, ma che facilita, basandosi sul contesto, forme e prassi di ricerca sempre rinnovate. Vogliamo che sia uno spazio aperto, tanto nei contenuti quanto nelle tecniche artistiche, per il quale i giovani artisti che si avvicenderanno nei differenti appuntamenti possano sviluppare un linguaggio ed un percorso in piena libertà, senza vincoli formali ed espressivi.

CELESTE: Negli ultimi decenni l’arte, rispondendo a un ambiente sempre più mutevole, ha progressivamente espanso i propri confini. Il modo di comprendere il discorso artistico contemporaneo, pluralista e contingente, non è più legato a un’estetica tradizionale, ma piuttosto si concentra su idee, concetti e temi specifici, tramite i quali l’artista esplora i componenti stessi di cui la realtà sociale è formata. La linea curatoriale proposta per Galleria Cinica emerge da questo contesto, concentrandosi  su una tematica precisa che verrà indagata e approfondita con approcci diversi. La programmazione del 2015, basata sul tema del site-specific, coinvolgerà diverse personalità e gruppi artistici, una pluralità di voci che contribuiranno criticamente alla ricerca. Lo scopo è di creare delle situazioni di ricerca e sperimentazione.

- How to Cure Our Soul, Tabula Rasa_II Silence, Full HD Video, 2011-2012 (frame 1)

– How to Cure Our Soul, Tabula Rasa_II Silence, Full HD Video, 2011-2012 (frame 1)

Il primo appuntamento

CARLA: Il duo audio-visivo How To Cure Our Soul (composto da Marco Marzuoli e Alessandro Sergente) è il primo ospite del 2015. Questa mostra è il frutto di un rapporto di collaborazione nato circa un anno fa tra di noi. Il lavoro che presentano per l’occasione consiste in un’installazione che invade completamente lo spazio espositivo con una serie di proiezioni alternate e accompagnate da un sound ricco di ripetizioni campionate, composto da alcune registrazioni lo-fi di manipolazioni di vecchi vinili, basse frequenze e suoni ambientali, o che provengono da oggetti, da vari luoghi, dalla vita di tutti i giorni, dalle persone con le quali interagiscono.

Testo a cura di Carla Capodimonti, Michele Gentili e Celeste Ricci
Curatori del programma 2015 di Galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary

Galleria Cinica
Palazzo Lucarini

Foto in copertina: Alisia Cruciani, Paolo Chiacchiera & Giovanni Cristino, Bamboo Felt Emersions, installazione ambientale e performance musicale, bamboo e copertura in feltro, Montecassiano, Svicolando, 2013