Dimmi che c’entra l’uovo, di Fabio Napoli – “Precario è il mondo”

Dimmi che c’entra l’uovo, di Fabio Napoli – “Precario è il mondo”

Vi trovate dentro un frigorifero. Lo sportello del frigorifero è chiuso, voi siete un uovo, alla vostra destra avete una scatola di carciofini, alla vostra sinistra un pezzo di formaggio, davanti a voi il ripiano con la busta del latte. Come fate per uscire?

Lo ha cantato Daniele Silvestri in una canzone dal titolo più che evocativo. E forse Fabio Napoli, un ragazzo di 27 anni cresciuto a Dragoncello, un quartiere in provincia di Roma, prima di scriverne lo ha vissuto sulla pelle come tanti suoi coetanei. Certo, quando gliel’ho chiesto di persona, Fabio mi ha confermato che la storia narrata in Dimmi che c’entra l’uovo, la sua opera prima che è approdata tra i primi dieci finalisti del premio Calvino 2009, non è autobiografica. Ma sfido chiunque a non vederci dentro, se non l’esperienza diretta, almeno una rabbiosa solidarietà verso chi ha fatto e continua a fare i conti con il male di questo secolo: il precariato.

Fabio Napoli

La scena, nel romanzo, è tutta occupata da un giovane laureato, Roberto Milano, che per campare fa tre lavori contemporaneamente: comparsa nei film porno, insegnante privato, e pizza express. Li perde tutti e tre nel giro di nemmeno 48 ore. Quello che gli resta – ma per poco – è il ruolo di barista part time in un locale frequentato solo da pensionati. L’ultima illusione di un posto ‘migliore’ e più stabile si infrange di fronte ad un’assurda domanda sull’uovo di un test attitudinale affrontato durante un colloquio di lavoro in un fast food. Un’occasione irrimediabilmente perduta che apre a Roberto la strada dell’amore – anch’esso precario – con Marianna, una giovane come lui, e di un’improbabile nuova ‘carriera’ insieme come rapinatori di bar nella neonata banda dei precari. Scelta sofferta, unica alternativa per conquistarsi un barlume di felicità, che naufraga in un nuovo fast food, quello scelto per l’ultima, grande, definitiva rapina.

La mente che ha creato questa storia coinvolgente, dalla scrittura disinvolta e disinibita, capace di farsi divorare tutta in una sera, è quella di Fabio Napoli, che di mestiere fa il giornalista presso un’agenzia di stampa e percorre Roma in lungo e in largo – quando può – in sella alla sua fidata bicicletta. A guardarlo, un ragazzo sensibile e volenteroso come tanti. A sentirlo parlare, nonostante la lieve balbuzie che dona un ritmo più lento e pacato al suo modo di conversare, un uomo determinato che sogna di cimentarsi nella cronaca nera, pungola i ministri da intervistare per l’agenzia, e si divide tra più lavori per rincorrere la propria indipendenza.

A ben vedere – checché ne dica il suo stesso autore – Roberto Milano ricalca molti aspetti del suo creatore. A partire dal cognome ‘cittadino’ di entrambi, dalla simbiosi con la propria bici (anche il protagonista del romanzo è un ciclista spericolato), e dalla nuda e cruda volontà di ritagliarsi un proprio posto nel mondo.

Fabio l’ho incontrato in un bar. «Questo libro è semplicemente un romanzo – mi ha confessato di fronte ad una tazza di caffè – Lo scopo per cui l’ho scritto era quello di acchiappare il lettore, e raccontare la precarietà usando un tono più ironico di quello con cui se ne parla di solito. Se poi tra una pagina e l’altra ci si trova anche a riflettere sulla storia, oltre che a divertirsi leggendola, ben venga». Obiettivo pienamente raggiunto, almeno per quanto riguarda la sottoscritta. Ma il quesito rimane ancora lì, pressante: giovani precari come uova chiuse in un frigo, voi come farete ad uscire?

Simona Di Michele

Copertina Dimmi che c'entra l'uovo

AUTORE: Fabio Napoli

TITOLO: Dimmi che c’entra l’uovo

CASA EDITRICE: Del Vecchio Editore

PAGINE: 155

ANNO: 2012

PREZZO: 14€