Leeza Hooper Untitled, trip. 2015. Digital painting.

DISlimite_Leeza Hooper e lo spazio percepito

DISlimite

DISlimite è uno spazio dedicato agli artisti. Un luogo dove il confine tra esperienza e visione si perde in favore di un più diretto coinvolgimento nel processo di assimilazione dell’arte. Qui l’artista esprime il suo punto di vista attraverso dialoghi, racconti e riflessioni. Uno sguardo trasversale in grado di amplificare la nostra conoscenza sull’arte e le sue dinamiche.
Inauguriamo questa rubrica proponendovi un testo di Enrico Pitzianti, giovane artista sardo, di cui abbiamo più volte avuto modo di parlarvi il quale a sua volta ha scelto di parlare del lavoro di un’altro artista: Leeza Hooper.

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Il panorama artistico contemporaneo deve fare i conti con la fruizione on-line. Che sia una performance, arte pubblica, una scultura futurista riprodotta 3D e introdotta in uno spazio museale a Brussels, video o net-art il risultato non cambia: molte delle fruizioni – delle “visualizzazioni” – di quel lavoro avverranno attraverso uno schermo, uno smart-phone o un altro dei black mirror.

Per quanto galleristi, curatori e lavoratori del settore artistico si lamentino principalmente della scarsa presenza fisica, e quindi sociale, agli opening e alle mostre; per quanto il problema percepito dalla comunità artistica sia quello delle gallerie vuote (di persone, perché di opere lo sono già), il problema vero sembra essere invece interno al meccanismo di percezione dell’opera e del lavoro dell’artista. Il punto è che per quanta tridimensionalità, FullHD, blu-ray o tecnologia al plasma si utilizzi per la riproduzione di immagini (e idem per i suoni) rimarrà comunque un unico e intramontabile veto alla percezione del discorso artistico contemporaneo: quello dello spazio.

Non esiste idea dello spazio che possa essere percepita attraverso schermi e riproduzioni se non attraverso qualche stratagemma in sede di enunciazione di cui dirò tra un attimo. L’idea di spazio (di grandezza/piccolezza) si basa su due banali idee di relazioni: la relazione dell’oggetto osservato con noi stessi, cioè quanto l’opera è grande o piccola (o spessa o fine) rispetto a noi e al nostro proprio corpo; la seconda è la relazione che l’opera stabilisce con l’ambiente. La Guernica picassiana è grandissima rispetto a un umano, quasi insignificante rispetto al Reina Sophia che la contiene.

La Guernica sul tablet però, non me ne voglia SkyArteHD, non è una Guernica e non è nemmeno la foto di una Guernica (che implicherebbe una presenza diretta o indiretta in loco), ma un semplice file immagine che si adatta perfettamente al mio schermo in salotto.
Le strategie per ricreare l’idea percettiva di dimensionalità di un’opera si esauriscono essenzialmente col metterci davanti una figura umana, un oggetto comune o qualsiasi altra cosa possa funzionare da appiglio utile a permettere la comparazione.

3)

Leeza Hooper, Untitled, 3 x 24 x 29 cm, mixed media on millimeter paper and transparent plastic film. 2014

Nella street-art la cosa è bella che risolta. Opzione uno, l’arte acchiappa un pezzo di contesto urbano e lo fa proprio (Blu che non disegna gli occhi dei suoi personaggi, usa le finestre del palazzo su cui dipinge). Permettendo così al fruitore di un’eventuale immagine che non contenga il contesto urbano in cui l’opera è inserita, di comprenderne comunque le dimensioni e leggere l’opera murale per quello che è: grande. Opzione due, il making off dell’opera include passanti, ignari cani passeggianti al parco e la gru usata dal writer per fare su e giù nell’enorme muro. Entrambe le opzioni non devono sorprendere per semplicità, l’obiettivo è far capire al web che quel muro è davvero enorme e i metodi non possono essere eccessivamente raffinati se strumentali a un proposito che non lo è.

C’è una terza via. Negli anni mi è passata sotto gli occhi parecchie volte con i lavori di Leeza Hooper e pensandoci bene è esteticamente – e quindi artisticamente – più onesta e adeguata al discorso contemporaneo, animata da un approccio che va all’inverso rendendo ciò che non è altro che mera misurazione, e operazione di contestualizzazione di tale misurazione, appunto, nient’altro che mera, semplice e schematica misurazione. Rapporto con la misura e le unità che la rendono possibile attraverso la scelta della carta millimetrata.

Leeza Hooper Untitled, trip. 2015. Digital painting.

Leeza Hooper Untitled, trip. 2015. Digital painting.

Leeza Hooper è un artista che ha fatto della composizione e della riflessione sui meccanismi compositivi, insieme con un certo gusto per il segno e il tratto grezzo, la sua principale caratteristica. Ma c’è da sottolineare, per onestà, il lavoro fatto proprio sulla riflessione dei modi di percezione dell’arte contemporanea perché è qui che Hooper ha messo a segno un colpo silenzioso e, mettiamola così, meta-artistico. Le rosee carte millimetrate di Hooper sono il segno che piuttosto che sfuggire e nascondendosi alla “sparizione dello spazio” in epoca contemporanea è preferibile affrontarla a viso aperto e costruirci il proprio gioco.

I rapporti con lo spazio interno all’opera poi sono un altro sintomo di un certo rapporto dell’artista con lo spazio e la percezione delle dimensioni. Elementi microscopici, eterogenei per forma e provenienza stilistica, si scontrano e si assemblano a comporre composizioni più o meno articolate. Il tratto, spesso inchiostro, è inteso come un agente esterno “perimetralizzante” rispetto agli elementi: un gioco di confini che somiglia a quello di un esploso, ma la cui logica non si legge nella successione temporale del discostamento dei pezzi del puzzle bensì nel loro rapporto simbolico.

2)

Leeza Hooper Untitled, trip. 2015. Digital painting

Lavorare sui millimetri utilizzandoli, non farsi usare dai metri. Far viaggiare gli elementi della composizione nello spazio della carta rimandando innanzitutto alla provenienza simbolica degli elementi. Tutto ciò posto in relazione con un’ottica estetica raziocinante e onesta, la stessa ottica generale che permette riflessione sulla composizione e contemporaneamente l’onestà necessaria a seguirne e valutarne l’economia interna e i suoi equilibri.

Etica estetica e riflessione sul metodo compositivo quindi, entrambe parte di un vero e proprio ragionamento sul visibile. Niente di meglio in un contesto come quello della cosiddetta società dell’immagine contemporanea; caratteristiche che valgono per davvero un salto in galleria.

Enrico Pitzianti

Immagine di copertina: Leeza Hooper, Untitled, 3 x 24 x 29 cm, mixed media on millimeter paper and transparent plastic film. 2014