Due chiacchiere con Cecilia Casorati sulla mostra di Solmaz Vilkachi per la rassegna “Oltre la soglia  ovvero la città intorno a casa nostra”

Due chiacchiere con Cecilia Casorati sulla mostra di Solmaz Vilkachi per la rassegna “Oltre la soglia ovvero la città intorno a casa nostra”

Dai numerosi argomenti proposti intorno al tema della casa/dimora è nata la rassegna ospitata nel maggio 2014 dalla galleria La Nube di Oort, intitolata You can’t go home again. Essa, consisteva in una serie di tre mostre di Leila Mirzakhani, Donatella Spaziani e Adelaide Cioni, ognuna con un’installazione inedita. A conclusione delle tre mostre, Golrokh Nafisi (artista iraniana) ha presentato una sua performance.

Nel giugno 2016 la rassegna ha ripreso con due performance appartenenti a un secondo ciclo intitolato Due buone ragioni per uscire di casa. Il primo era con artisti§innocenti che hanno presentato  case da viaggio, e il secondo appuntamento presentava un duetto tra Dèspina Charitonidi e Robberto Atzori e la performance No-body (Nessuno / Nessun corpo).

Nel giugno 2017 la rassegna ripropone il tema della casa questa volta vista come elemento costitutivo della città. Questo terzo appuntamento, Oltre la soglia ovvero la città intorno a casa nostra, indaga gli elementi che pur nelle differenze ci accomunano nel rapporto con la casa, e soprattutto con i suoi dintorni: la città. Il ciclo di quest’anno ha inaugurato con la collettiva di Marco Bernardi, Paola Gandolfi, Ovidiu Leuce e Laura Palmieri che, con varie storie e mezzi espressivi, hanno toccato la soglia della dimora interna-estrena.

Cecilia Casorati e Solmaz Vilkachi

Cecilia Casorati e Solmaz Vilkachi

Il secondo appuntamento della rassegna ha inaugurato il 26 giugno 2017 con l’installazione “l’altro lato” di Solmaz Vilkachi ed è visitabile fino il 5 luglio 2017. Le riflessioni dell’artista per questo lavoro partono da uno stimolo creativo il giorno in cui si imbatte in un mucchio di sanpietrini. Per la scultrice la sfida con il materiale durissimo diventa una lotta fisica, la metafora del lavoro doloroso che si fa per scalfire le proprie placche rigide, che si formano nella psiche. Da ogni pietra viene fuori un volto diverso, su una faccia diversa del parallelepipedo. Bisogna scavarli i sanpietrini e non abbandonarli alla spersonalizzazione, all’oblio indifferenziato. Vilkachi gioca con il lato nascosto degli accadimenti del suo passato, ri-proiettandolo sotto le pietre della città dove oggi cammina. Sceglie un elemento urbano, il sanpietrino, di per se colmo di significati per i romani, e con esso cerca dei modi di soggettivazione.

A chiudere l’appuntamento di quest’anno ci saranno due eventi: il giorno 6 luglio 2017, dalle ore 17.30. Una performance “finestre sul cortile” degli artisti§innocenti,  che mettono in campo un cortile piccolo, ma non microscopico, antiteticamente speculare a quello vero della Nube di Oort, in una sorta di capovolta mise en abyme. Mentre Carlo Infante ci accompagnerà per l’occasione in un suo Walkabout specifico per l’Esquilino. (http://www.urbanexperience.it/eventi/walkabout-oltre-la-soglia/)

Al finissage del giorno 6 luglio 2017 sarà presentato il catalogo della mostra.

Solmaz Vilkachi, l'altro lato [dettaglio] , 2016 -2017

Solmaz Vilkachi, l’altro lato [dettaglio] , 2016 -2017

Intervista

Solmaz Vilkachi è nata a Tehran (Iran) e dal 2009 vive e lavora a Roma dove si laurea in Scultura all’Accademia di Belle Arti. Negli anni trascorsi in Italia, oltre alle mostre negli spazi espositivi istituzionali e privati e vari premi vinti, ha realizzato diverse installazioni scultoree esposte in luoghi pubblici. Ricordiamo, nel Parco Regionale Valle del Treja, a Calcata, nel Parco Castiglione, a Palombara Sabina, nella Villa Comunale di Cassino, nel Parco della Magliana di Roma, nel porto turistico di Cetraro Marina e lungo la via Francigena a Palombara. Per l’occasione della mostra, abbiamo parlato con Cecilia Casorati, la sua professoressa, curatrice di di alcune mostre collettive e relatrice della sua tesi del biennio all’Accademia. ) http://www.solmazvilkachi.com/(

Helia Hamedani: Io ti stimo tantissimo perché sei una professoressa che trova gli spazi per i suoi studenti oltre l’accademia, non solo nei musei che rendi finalmente attivi, ma anche nelle personali in galleria. Sei la relatrice/mentore di Solmaz Vilkachi che ha seguito il progetto “l’altro lato” dall’inzio. Quale è il punto di forza in questa opera a tuo giudizio?

Cecilia Casorati: Con un gioco di parole direi che la sua forza risiede nello sforzo. È un’opera che mostra palesemente la fatica della realizzazione, dove i volti sembrano condividere questa fatica e di fronte alla quale anche allo spettatore è richiesto lo sforzo di abbassarsi per riuscire a vedere ciò che a distanza si intuisce soltanto.

[H.H]: Secondo te in quest’installazione, Solmaz supera la categoria della scultura?

[C. C.]: Non credo che la scultura sia una categoria, un linguaggio o una tecnica; è piuttosto un modo di pensare che dipende principalmente da come si guarda il mondo e se stessi in relazione al mondo. Solmaz ha uno sguardo profondo che si confronta costantemente con la tradizione e con la memoria personale; uno sguardo che non ama la superficie. La scultura, forse, è un destino.

[H.H]: Come descriveresti la scelta combinata di incontro/scontro con l’icona del sanpietrino?

[C. C.]: L’incontro/scontro con l’icona sampietrino mi fa pensare alle manifestazioni del ’77 quando i sampietrini erano l’arma più comune – di più facile reperibilità, dato che la potevi incontrare facilmente durante gli scontri – per rispondere alla cariche della polizia.  Credo che l’incontro tra Solmaz e i sampietrini sia stato casuale; nel giardino dell’Accademia a Campo Boario ce ne sono centinaia ammucchiati negli angoli. Stava lavorando sulla memoria, sulla fatica di cancellare i ricordi ma anche sullo sforzo di farli riaffiorare e quei blocchetti , che probabilmente fino a quel momento non aveva neppure notato, sono diventati come le pagine di un diario che quotidianamente aveva bisogno di riempire.

Intervista a cura di Helia Hamedani