Dynamica_approccio non convenzionale

Dynamica_approccio non convenzionale

Il 17-18-19 maggio si è svolta Dynamica.
Dynamica è una tre giorni di performance del gruppo Dynamis.

Il gruppo Dynamis ha sede a Roma, si occupa di teatro partecipato, organizza laboratori nelle scuole superiori e laboratori permanenti presso il Teatro Vascello (Roma). Le performances del gruppo circuitano in diversi festival italiani interrogandosi sulle modalità partecipative e sulle questioni contenutistiche del lavoro.
Abbiamo deciso di approfondire il lavoro del gruppo Dynamis in maniera non convenzionale.

Primo approccio_puliamo lo spazio 

Ho assistito a una data del laboratorio annuale che tiene il gruppo Dynamis a Roma.

Parole chiave:

Indeterminatezza
Improvvisazione strutturata
Partecipazione attiva

Teatro Vascello ore 10:00. Giornata particolare, tutti i membri del gruppo Dynamis sono sparsi per la città per organizzare gli spazi dove avverranno le performance.
Incontro A. e G. che mi introducono brevemente al lavoro fatto in questo laboratorio.
Caffè e scendiamo nella sala.
Mi seggo, prendo il quaderno, la penna, alzo gli occhi, i partecipanti e i coordinatori del lavoro sono tutti seduti a terra in cerchio, silenzio. Poi qualcuno rompe l’incanto e inizia una condivisione. Non capisco di cosa parlino ma seguo il discorso.

La struttura del lavoro cambia sotto i miei occhi.
Rottura. del cerchio.

Cambio.

V. e D. (guide di oggi del lavoro) prendono i secchi, li riempiono d’acqua, immergono degli strofinacci, e via a vasche di tre in tre.
Si pulisce e asciuga lo spazio.
In questa pratica cosa emerge? Nella pulizia dello spazio (non necessario, la sala è già pulita) si allena la collaborazione di gruppo, la preparazione del corpo e del suo vigore fisico, la responsabilità individuale che ricade sul vicino.

Cambio.

(coordinatore del lavoro) propone una pratica a coppie che attraversa diverse modulazioni partendo sempre da una regola fisica ben definita.

Con A. e G. abbiamo parlato della coordinazione del lavoro, del ruolo del corpo e dell’importanza della partecipazione attiva.
Da questa conversazione emerge chiaramente l’intento del gruppo di lavorare il corpo come potenziale espressivo andando alla ricerca costante del suo coinvolgimento, integrando intuizione, istinto, caratteristiche individuali. Il gioco è una strategia che Dynamis utilizza spesso come porta d’accesso al lavoro, osservando istantaneamente dove porti e modulandone gentilmente la direzione.
La partecipazione e la collaborazione sono dogmi e domande fondamentali da cui parte il lavoro.
Quale distanza assumo nei confronti di ciò che accade attorno a me? Quale condizione assorbo nella società odierna? Come partecipo?
Rompere la distanza siderale dell’osservatore e del partecipante come interrogazione nella struttura del pensiero del gruppo e la conseguente messa in atto di questo interrogativo attraverso le strategie compositive.

Cambio.

D. mostra una piccola sequenza di movimento con un sorriso malizioso sul viso, i partecipanti seguono.
Non c’è bisogno di parole. Ci sono delle regole tacite che strutturano lo svolgimento delle due ore, tutto scorre per chi esegue e per chi osserva.

Cambio.

A. (coordinatore) porta i partecipanti a un lavoro di improvvisazione istantanea e li guida nelle loro relazioni.
La voce fuori campo è una caratteristica, dello svolgimento laboratoriale che si ritrova inevitabilmente nei lavori presentati al pubblico.

Situazione.
Reazione.
Rotazione.

I corpi si muovono da un momento all’altro con agio. Esistono chiaramente delle regole prestabilite e condivise che contengono il lavoro, lo modellano. Il partecipante  aderisce completamente alla struttura godendosi il contenuto con gusto.

id

Nello specifico_secondo approccio_ID 

Entro in una stanza piccola con cuffie alle orecchie e inizia il lavoro performativo ID.

parole chiave:

partecipazione
condivisione
riconoscimento

Una voce fuori campo mi guida, mi accoglie e mi posiziona.
Davanti a me una donna.
La voce fuori campo inizia una serie di misurate domande.
In ordine io rispondo, poi lei risponde.
Dalla conversazione emergono dettagli disordinati.
Nell’atto dell’entrata in questa piccola stanza si annida tutto l’imbarazzo di ritrovarsi con una persona sconosciuta a meno di un metro di distanza, dopo pochi minuti l’imbarazzo si trasforma in curiosità e inaspettato riguardo verso il tuo compagno di esperienza.
L’innesco della conoscenza sfonda l’imbarazzo dell’ignoto e apre le porte a una riflessione comune. La condivisione di un momento vergine in un luogo neutro seguendo le fila di un gioco qualunque.
Cosa ci aspettiamo di sapere sulla vita che stiamo incontrando? Con quale distanza ci poniamo verso l’ignoto?

ID sembra voler mettere in luce questi interrogativi, tentando di sfondare le barriere del non conosciuto per rendere più umilmente umano l’approccio verso il casuale interlocutore. Non sono necessarie categorizzazioni di fronte ai dettagli che livellano le esperienze quotidiane. Siamo tutti nella stessa melma, o nello stesso paradiso, dipende dai punti di vista.
ID indaga in maniera diretta la consapevolezza di chi si è. Ha la volontà di trattare il tema, oggi definito delicato, della riconquista dell’identità di fronte a una società che rinnega la possibilità di osservare chi ci si trova davanti se non attraverso il semplicistico meccanismo di categorizzare, far rientrare il soggetto in canoni sicuramente non scelti da lui. Siamo tutti dentro questo meccanismo. ID azzarda una riflessione su questo.

ID è un lavoro basato sull’indagine identitaria e tutto quello che essa rappresenta.

Nello specifico_terzo approccio_M2

Il terzo approccio con il gruppo Dynamis durante Dynamica è il lavoro M2.
Avevo già assistito a M2 l’anno passato.

Parole chiave:

Partecipazione

Collaborazione
Conclusione

M2 è un gioco proposto agli spettatori del lavoro che previa adesione sono i protagonisti del lavoro assieme alle guide del progetto.

M2 lavora sulla vivibilità di un corpo in uno spazio condiviso. La regola è rimanere all’interno del riquadro imposto dalla regia in un numero elevato di corpi.
Attraverso diversi giochi i partecipanti devono necessariamente trovare la modalità di convivere, mantenendo la vivibilità individuale e adempiendo alle istruzioni dall’alto.

La partecipazione e la collaborazione si rendono chiavi di accesso necessarie. Il partecipante fa esperienza della pratica, l’osservatore si immedesima nel partecipante.

Il lavoro si conclude con un riflessione sulla disumanità della condizione umana riguardante la libertà dello spazio d’azione. Fisicamente, umanamente e politicamente.
Masse di corpi trasportati come bestiame. Siamo troppo abituati a fruire queste informazioni senza più comprenderne la tragedia.

L’esperienza giocosa del lavoro e la partecipazione attiva di corpi inizialmente ignari dell’esperienza che stanno facendo spezza drasticamente il pensiero o l’immaginazione altra da sé, e lo porta nella drammatica sensazione del reale.

Il corpo diviene in questo caso un canale di riflessione. Corpo alla memoria e mente frizzante sono l’augurio di questo gioco un po’ leggero e un po’ profondo.

testo e registrazioni audio a cura di Marta Olivieri

dynamica