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Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo @ Museo di Roma in Trastevere
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Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo @ Museo di Roma in Trastevere | Roma | Lazio | Italia

In occasione del 50° anniversario del 1968, AGI Agenzia Italia ricostruisce l’archivio storico di quell’anno, recuperando il patrimonio di tutte le storiche agenzie italiane e internazionali, organizzando questa affascinante mostra fotografica e multimediale che sarà allestita al Museo di Roma in Trastevere dal 5 maggio al 2 settembre 2018. La mostra a cura di AGI Agenzia Italia, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e con il patrocinio del MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è resa possibile dalle numerose fotografie provenienti dall’archivio storico di AGI e completata con gli altrettanto numerosi prestiti messi a disposizione da AAMOD-Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, AFP Agence France-Presse, AGF Agenzia Giornalistica Fotografica, ANSA, AP Associated Press, Marcello Geppetti Media Company, Archivio Riccardi, Contrasto, Archivio Storico della Biennale di Venezia, LUZ, Associazione Archivio Storico Olivetti, RAI-RAI TECHE, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Stampa, l’Espresso. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. L’iniziativa nasce da un’idea di Riccardo Luna, direttore AGI e curata a quattro mani con Marco Pratellesi, condirettore dell’agenzia, e intende delineare un vero e proprio percorso nell’Italia del periodo: un racconto per immagini e video del Paese di quegli anni per rivivere, ricordare e ristudiare quella storia. Come scrive Riccardo Luna nel testo del catalogo dell’esposizione: “Questa non è una mostra sul passato ma sul futuro. Sul futuro che sognava l’ultima generazione che non ha avuto paura di cambiare tutto per rendere il mondo migliore. Che si è emozionata e mobilitata per guerre lontane; che ha sentito come proprie ingiustizie subite da altri; che ha fatto errori, certo, ha sbagliato, si è illusa, è caduta, ma ha creduto, o meglio, ha capito che la vera felicità non può essere solo un fatto individuale ma collettivo, perché se il tuo vicino soffre non puoi non soffrire anche tu. Nessuno si salva da solo. Quello che ci ha colpito costruendo questa mostra, sfogliando le migliaia di foto che decine di agenzie e archivi ci hanno messo a disposizione con una generosità davvero stupefacente, come se tutti sentissero il dovere di contribuire alla ricostruzione di una storia che riguarda i nostri figli molto più che i nostri genitori; quello che ci ha colpito sono gli sguardi dei protagonisti, l’energia dei loro gesti, le parole nuove che usavano”. Da qui, AGI ha ricreato un archivio storico quanto più completo del ’68 attraverso le immagini simbolo dell’epoca. Non solo occupazioni e studenti, ma anche e soprattutto la dolce vita, la vittoria dei campionati europei di calcio e le altre imprese sportive, il cinema, la vita quotidiana, la musica, la tecnologia e la moda. Un viaggio nel tempo fra 171 immagini, tra le quali più di 60 inedite; 19 archivi setacciati in Italia e all’estero; 15 filmati originali che ricostruiscono più di 210 minuti della nostra storia di cui 12 minuti inediti; 40 prime pagine di quotidiani e riviste riprese dalle più importanti testate nazionali; e inoltre una ricercata selezione di memorabilia: un juke boxe, un ciclostile, una macchina da scrivere Valentine, la Coppa originale vinta dalla Nazionale italiana ai Campionati Europei, la maglia della nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich durante la finale con la Jugoslavia, la fiaccola delle Olimpiadi di Città del Messico. Tutti questi temi verranno raccontati attraverso la cronaca, gli usi, i costumi e le tradizioni in diverse sezioni tematiche, dando vita e facendo immergere il pubblico in questo lungo e intenso racconto nell’Italia del ’68. Ad accogliere i visitatori ci saranno i grandi “sognatori del futuro”; attraverso le figure e le parole di Martin Luther King e Bob Kennedy il pubblico sarà guidato all’interno della cronaca internazionale del ’68: dalla guerra del Vietnam alla segregazione razziale negli USA, dalla presidenza di Nixon alla fine della Primavera di Praga, dalla Grecia dei colonnelli al maggio francese, si ripercorreranno alcuni degli eventi che hanno influenzato e cambiato le sorti della storia del mondo. Le occupazioni, le contestazioni e le rivolte studentesche saranno invece i temi affrontati nella sala “Il movimento fra occupazioni e tazebao – Valle Giulia”; in particolare saranno ripercorsi i tragici scontri tra studenti e forze dell’ordine avvenuti nella famosa “Battaglia di Valle Giulia” (Roma, 1 marzo 1968) e sarà, inoltre, riportato un ciclostile originale dell’epoca, per rievocare i momenti della ribellione per mezzo della stampa di volantini e giornaletti universitari. Figura chiave dei movimenti del ’68 che viene messa in evidenza in questa sezione è Pier Paolo Pasolini con il testo “Vi odio cari studenti” e la poesia “Il PCI ai giovani”. L’esposizione proseguirà nella sala “Le due Italie: dal Belice al Piper”, nella quale saranno contrapposte le immagini delle “due Italie” che hanno, entrambe, cambiato il futuro del nostro Paese. Da un lato si vedrà l’Italia della gente comune e delle famiglie, con uno sguardo particolare al violento terremoto che colpì la Valle del Belice nella Sicilia Occidentale. Si racconterà il Piper Club di Roma, punto d’incontro di alcune famose celebrities nazionali e internazionali come l’attore Sean Connery, il cantante Adriano Celentano, il regista Federico Fellini, l’attore Alberto Sordi, l’attrice Anna Magnani, il cantante Massimo Ranieri, il regista e attore Vittorio Gassman, il cantante Domenico Modugno. Un’altra sezione sarà dedicata alla musica italiana e internazionale e alle grandi imprese sportive del ‘68, come ad esempio la vittoria ai Campionati Europei della Nazionale Italiana a Roma contro la Jugoslavia; in questa sezione il pubblico potrà ammirare dal vivo, grazie al supporto della FIGC – Federazione Italiano Giuoco Calcio, della Fondazione Museo del Calcio e del CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano, la Coppa dei Campionati Europei, la maglia della nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich e la Fiaccola delle Olimpiadi del 1968. Proseguendo nel percorso, nel porticato del Museo, i visitatori saranno catapultati in un ambiente sonoro immersi nelle voci del 1968: dalle urla degli studenti nei cortei ai discorsi dei politici, i suoni e le parole dei personaggi di quell’epoca accompagneranno il pubblico alla riscoperta di quegli anni. Anche l’innovazione tecnologica avrà il suo spazio all’interno della mostra. Sarà presente, infatti, una sezione dedicata al grande fermento tecnologico del 1968 che culminerà con lo sbarco sulla luna di Neil Armstrong del 1969. Al termine del percorso fotografico, all’interno dell’Auditorium del Museo, i visitatori potranno vivere una esperienza immersiva; sarà infatti riprodotto scenograficamente l’ambiente di un’aula universitaria occupata all’interno della quale il pubblico avrà la possibilità di visionare cinegiornali dell’epoca e documenti originali ceduti da AAMOOD e RAI – RAI TECHE. La mostra è inoltre arricchita da un vasto repertorio di memorabilia e materiale d’epoca, tra cui le prime pagine dei quotidiani e delle riviste, il famoso Jukebox, e alcune magliette autografate dei giocatori che hanno vinto l’Europeo. L’esposizione proporrà inoltre un confronto tra la comunicazione giovanile del ’68, fatta di tazebao, assemblee e giornaletti scolastici, e quella contemporanea caratterizzata dall’utilizzo dei social media, delle web radio e dei blog universitari: attraverso le immagini si racconterà come i giovani del ’68 comunicavano con quegli strumenti; in quest’ambito saranno coinvolti direttamente realtà giovanili come il magazine universitario “Scomodo”, Radioimmaginaria, il primo e unico network radiofonico in Europa creato, diretto e condotto da adolescenti, e VoiceBookRadio, webradio gestita interamente dagli studenti di varie scuole secondarie di Roma che sarà anche uno dei media partner della mostra. Nell’ambito della mostra il pubblico stesso sarà coinvolto in prima persona attraverso un’attività social per condividere la foto preferita del ’68, inviandola ad AGI utilizzando l’hashtag #ilmio68; le foto inviate saranno proiettate a turno su un monitor a fine mostra, nel quale si snoderà così un racconto parallelo, un mosaico di storie di quell’anno che crescerà nel corso dei mesi. Oltre all’esposizione l’iniziativa prevede l’organizzazione di un ciclo di eventi e incontri estivi, che si svolgeranno nel Chiostro del Museo, dedicati ai principali momenti musicali, sportivi, politici, culturali e cinematografici che hanno caratterizzato l’Italia nel 1968 con l’obiettivo di coinvolgere un vasto pubblico e il maggior numero di scuole. Obiettivo primario dell’iniziativa è far sì che ciascuno studente, grazie soprattutto alla partecipazione diretta alle proiezioni cinematografiche, ai dibattiti sulla politica, ai concerti musicali nonché ad altre iniziative tematiche, possa conoscere e vivere più da vicino un anno e, soprattutto, un Paese sino ad oggi studiato solamente sui libri di storia. Attraverso il MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca verranno coinvolte direttamente le scuole medie e superiori con l’organizzazione di visite guidate mirate agli studenti. L’evento, realizzato con il contributo di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con SIAE- Società Italiana degli Autori ed Editori e in partnership con la RAI, Sky, la FIGC, la Fondazione Museo del Calcio, il CONI, l’AAMOD-Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio Democratico, Open Polis e il CENSIS, si avvale della collaborazione scientifica ed editoriale dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana “Treccani” con il quale verrà realizzato il catalogo dell’esposizione.

I media partner coinvolti sono Formiche, il Tascabile, magazine digitale di Treccani, Rai Teche, Scomodo, Radioimmaginaria e VoiceBookRadio.

Le immagini che vengono fornite a corredo del comunicato stampa devono riportare nella pubblicazione il titolo della mostra, i credits, e le didascalie complete.

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Luogo: MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE
Indirizzo: Piazza S. Egidio 1B – Roma – Lazio
Quando: dal 04/05/2018 – al 02/09/2018
Vernissage: 04/05/2018 su invito
Generi: documentaria
Orari: Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00 La biglietteria chiude un‘ora prima Giorni di chiusura: lunedì, 1 maggio
Biglietti: Tariffe non residenti: Intero: € 6,00; Ridotto: € 5,00. Tariffe residenti: Intero: € 5,00; Ridotto: € 4,00 Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente Salvo integrazione se presente altra mostra
Patrocini: a cura di AGI Agenzia Italia, il Comune di Roma, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, il Museo Di Roma in Trastevere e con il patrocinio del MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Uffici stampa: ZETEMA, CULTURALIA

INFO: http://www.museodiromaintrastevere.it

FLUX Festival Lituano delle arti @ Roma
mag 4 – mag 15 all-day
FLUX Festival Lituano delle arti  @ Roma | Roma | Lazio | Italia

In occasione del centenario della Repubblica Lituana tutta la vivacità e il fermento della scena artistica del Paese baltico arrivano a Roma dal 4 al 15 maggio con FLUX – Festival Lituano delle arti. 3 mostre, 2 rassegne video, 5 concerti, 5 spettacoli – per un totale di 12 giornate di arte, teatro, danza, musica performance, proiezioni, architettura e fotografia, – riempiranno il calendario culturale della Capitale nelle sue sedi più prestigiose: l’Auditorium Parco della Musica, il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, il Teatro Argentina, il Teatro India, Palazzo Braschi e il Museo Baracco. La manifestazione è prodotta dalla Fondazione Musica per Roma con l’Istituto di Cultura Lituano, in collaborazione con il Teatro di Roma-Teatro Nazionale, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, il Comune di Roma, l’Ambasciata della Repubblica Lituana, e sostenuta dal Ministero della Cultura della Repubblica Lituana, grazie alla promozione sul territorio realizzata dal Dipartimento del Turismo della Lituania. FLUX vuole regalare alla città di Roma la possibilità di scoprire e apprezzare la varietà e il dinamismo delle arti lituane nelle sue molteplici diramazioni. Un fluire di creatività libero e ininterrotto, in costante evoluzione, un “flux” appunto: sono questi i caratteri espressivi degli artisti contemporanei del Paese baltico, influenzati tanto delle tecnologie e dai nuovi mezzi di comunicazione, quanto dai grandi maestri del passato e dalle esperienze peculiari della loro terra. Un festival unico, dove sperimentazione e rilettura dei classici si integrano attraverso una visione interdisciplinare ereditata dallo spirito del manifesto del movimento “Fluxus”, pubblicato nel 1963 da George Maciunas. A Roma arriveranno i protagonisti più importanti e riconosciuti della scena culturale lituana insieme a uno straordinario gruppo di giovani artisti, registi e compositori che stanno conquistando un posto di primo piano nella mappa culturale internazionale. Accanto al padre del cinema sperimentale Jonas Mekas, a due nomi leggendari del teatro lituano come Eimuntas Nekrošius e Oskaras Koršunovas, al videoartista di fama mondiale Deimantas Narkevičius, ai tre giganti del jazz Vladimir Tarasov, Liudas Mockūnas e Eugenijus Kanevičius, e ad Anton Lukoszevieze con The Apartment House, pluripremiato ensemble di musica sperimentale di base a Londra, la Capitale ospiterà la giovane direttrice d’orchestra, apprezzata in tutto il mondo Mirga Gražinytė-Tyla, la promettente e anticonformista regista Kamilė Gudmonaitė, la compositrice Justė Janulytė, la poetessa femminista Laima Kreivytė, la danzatrice e perfomer Gintarė Minelgaitė, l’impetuosa compagnia di danza urbana LOW AIR. Vaiva Grainytė, Lina Lapelytė e Rugilė Barzdžiukaitė, autrici della sorprendente “nuova opera” Buona giornata! (Have a Good Day!), arrivano per la prima volta in Italia dopo aver riscosso grandi consensi di pubblico e critica in tutto il mondo. Non mancheranno poi le arti performative con le performance della stessa Lina Lapelytė e di Gintarė Minelgaitė, artista teatrale e metodologa e Andrej Polukord, che utilizza la pittura, le installazioni, e la videoarte per creare ambienti imprevedibili. Grande spazio avranno anche le arti visive con Fast-forwarded (Artapes), selezione di opere video lituane a partire dagli anni ’90, a cura di Ūla Tornau e Asta Vaičiulytė; e due mostre fotografiche: Architettura dell’ottimismo. Kaunas 1918-1940 (Architecture of Optimism), a cura di Marija Drėmaitė, Giedrė Jankevičiūtė, Vaidas Petrulis, e I mimi. Vitas Luckus (Vitas Luckus. Mimes), a cura di Ieva Meilutė-Svinkūnienė.

GLI EVENTI

A inaugurare il Festival il 4 maggio, alle 19.00, in Auditorium Arte, il videoartista Deimantas Narkevičius, tra i più noti e riconosciuti artisti lituani, due volte alla Biennale di Venezia, che arriva per la prima volta a Roma per presentare 20 luglio 2015, con la curatela di Anna Cestelli Guidi. Una doppia video installazione che riprende la rimozione delle ultime statue socialiste rimaste nella città di Vilnius. Una dismissione dai risvolti grotteschi che diventa metafora dello smantellamento dell’intero sistema socialista. Il lavoro sarà in mostra fino al 18 giugno. L’inaugurazione del Festival prosegue alle 20.30 con un concerto diretto da Mirga Gražinytė-Tyla, per la Stagione Sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia. Classe 1986, la prima donna a essere nominata direttore della City of Birmingham Symphony Orchestra, dopo Sakari Oramo e Sir Simon Rattle. In seguito a un’apparizione folgorante ai PROMS di Londra nel 2017, la stampa inglese la ritiene una delle personalità musicali più influenti del momento. Dopo il MET di New York, la Kammerorchester di Vienna e l’Orchestre de Radio France, Mirga debutterà con l’Orchestra di Santa Cecilia (Sala Santa Cecilia) in un omaggio a Debussy di cui dirigerà La mer, il brano in cui il compositore riversò tutto il suo amore per il mare e le suggestioni che questo gli suscitava e una selezione di Preludi. Nell’ambito della serata verrà eseguito il Concerto per pianoforte e orchestra n. 27 di Mozart interpretato da Francesco Piemontesi, rinomato per le sue esecuzioni di Mozart e del repertorio del Classicismo viennese. Repliche il 5 e il 6 maggio alle 18.00.

Il 5 maggio la giornata inizia alle 11.30 al MAXXI, con Fast-forwarded (Artapes), rassegna di video arte lituana introdotta da un talk cui parteciperanno le curatrici Ūla Tornau, Asta Vaičiulytė, l’artista Deimantas Narkevičius e Anna Cestelli Guidi. Un’occasione imperdibile per conoscere l’evoluzione di questo linguaggio dagli anni ‘90 a oggi. I video di artisti come Eglė Budvytytė, CAC TV, CORO Collective, Kipras Dubauskas, Dalia Dūdėnaitė, Laura Garbštienė, G-Lab (Arturas Bumšteinas e Laura Garbštienė), Arūnas Gudaitis, Donatas Jankauskas, Evaldas Jansas, Ieva Kabašinskaitė, Dainius Liškevičius, Gintaras Makarevičius, Deimantas Narkevičius, Robertas Narkus e Jokūbas Čižikas, Marija e Petras Olšauskai, Artūras Raila, Darius Žiūra saranno in visione fino al 6 maggio.

Due mostre fotografiche e itineranti, per la prima volta in Italia, inaugurano nel Foyer Sinopoli in Auditorium il 5 maggio alle 19.00: Architettura dell’ottimismo. Kaunas 1918-1940 (Architecture of Optimism), a cura di Marijja Drėmaitė, Giedrė Jankevičiūtė, Vaidas Petrulis e I Mimi. Vitas Luckus (Vitas Luckus. Mimes), a cura di Ieva Meilutė-Svinkūnienė. La prima, già esposta a Parigi nella sede Unesco, racconta l’eccezionale sviluppo architettonico e urbanistico di Kaunas, capitale della neonata Repubblica di Lituania, in pieno ottimismo modernista. La seconda, nata dal recente recupero dell’opera di Vitas Luckus, “principe della fotografia sovietica”, come lo ha definito il New York Times, riguarda un ciclo di sperimentazioni realizzate tra il 1968 e il 1972 in cui alcuni mimi e i loro corpi diventano centro formale della composizione fotografica.

Spazio anche ai suoni più sperimentali con Anton Lukoszevieze and The Apartment House, noti per le loro particolari esecuzioni di musica contemporanea, che il 7 maggio interpreteranno Musica per chiunque (Music For Everyman), di George Maciunas alle 21.00, in Auditorium Teatro Studio. Fino al 31 maggio inoltre, presso il “Sound Corner” dell’Auditorium sarà possibile ascoltare l’installazione sonora Psalms (Salmi) della compositrice e performer Justė Janulytė (1982): musica monocromatica per flauti, ispirata al suono della lettura di salmi e alla recita corale di preghiere.

Lo spessore e la vivacità della scena musicale e teatrale sono rappresentate da artiste come Vaiva Grainytė (1984), Lina Lapelytė (1984), Rugilė Barzdžiukaitė (1983), autrici dell’opera contemporanea Buona giornata! (Have a good day!) messa in scena dalla compagnia Operomanija di Vilnius l’8 maggio, alle 21.00 al Teatro Argentina. “Un’opera intelligente e sovversiva”, ha decretato il New York Times. Protagoniste dieci donne con storie diverse alle spalle, accomunate però dalla meccanicità del servizio che svolgono, da quel costante sorriso artificiale che maschera i loro volti e da tutte quelle frasi di circostanza che si ritrovano a recitare ogni giorno – «Buongiorno!», «Grazie», «Buona giornata!». Il libretto dell’opera mescola linguaggio parlato e lingua letteraria, entrambi calati nell’attualità del quotidiano. In sottofondo il continuo «bip» dei prodotti scansionati.

Il 9 maggio si torna al Teatro Studio dell’Auditorium per l’incredibile commistione tra danza urbana e arti visive della giovane compagnia LOW AIR / Teatro danza della città di Vilnius, che porta sul palco Fine dei giochi (Game Over), visionario e magico balletto ispirato a Julio Cortázar: un elogio della fantasia come soluzione per affrontare i problemi della vita quotidiana.

Il 10 maggio alle 19.00 un appuntamento memorabile: Jonas Mekas, ultranovantenne poeta e filmmaker lituano, fondatore del New American Cinema Group negli anni ’60, in collegamento Skype da Brooklyn con il duo di curatori Francesco Urbano Ragazzi, introdurrà all’Auditorium quattro dei suoi folgoranti cortometraggi sulla sua esperienza di rifugiato a New York: scene dalla vita di Andy Warhol, Yoko Ono, John Lennon, Jackie Kennedy e George Maciunas si susseguono in un caleidoscopico diario visivo accompagnato dalle riflessioni dell’artista sulla felicità e l’amicizia. In primo piano il fermento culturale di Fluxus e della Factory di cui Mekas è stato protagonista e testimone, sullo sfondo la condizione solitaria di un esule sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale.

La programmazione continua nel solco della rivisitazione dei classici. Alle 21.00, in Sala Petrassi all’Auditorium, Eimuntas Nekrošius, massimo esponente del teatro lituano, dirigerà Franz Kafka: Un digiunatore. La storia è quella di un artista che grazie ai suoi digiuni prolungati riesce ad attirare l’ammirazione di folle di spettatori. Tuttavia, nonostante abbia aggiunto l’apice della fama, si trova a morire solo e dimenticato da tutti. La compagnia Meno Fortas, tra le più affermate in Europa, interpreta il canovaccio kafkiano toccando le corde più profonde dello spettatore e facendolo sorridere al tempo stesso. Diverse performance di arte e danza animeranno Palazzo Braschi e il Museo Baracco l’11 maggio: Lina Lapelytė, coautrice di Buona giornata! presenterà Pirouette, performance e lavoro sonoro sui cicli della vita; Gintarė Minelgaitė con Self-Fles ironica e surreale mise-en-scène, mentre Andrej Polukord, classe 1990, presenterà Chez Andre per la prima volta a Roma. Il ciclo, a cura di Claudio Libero Pisano, prosegue il 12 maggio con la performance itinerante della poetessa femminista Laima Kreivytė in alcuni spazi pubblici della città. Il 13 maggio alle ore 21.00 al Teatro Studio sarà la volta di una straordinaria jam session frutto dell’incontro sul palco fra tre nomi fondamentali del panorama jazz lituano e non solo: Vladimir Tarasov (percussioni), Liudas Mockūnas (sassofono) e Eugenijus Kanevičius (bassi ed elettronica). Il trio presenterà Intuitus, ultimo lavoro pubblicato per la NoBusiness Records. Un altro pilastro del teatro lituano, Oskaras Koršunovas, dirigerà il 14 maggio alle 21.00 nel Teatro Studio dell’Auditorium una tra le sue migliori performance: la pluripremiata rilettura dei Bassifondi di Maksim Gorkij elaborata insieme alla sua compagnia OKT / Teatro della città di Vilnius. Uno struggente lavoro sui personaggi, ben oltre la lettura sociale portante dell’opera. Fondamentale è infatti l’incontro tra l’attore come persona reale e il personaggio da lui inventato. Lo spettacolo è completamente “nudo”, ossia privo di scenografie, luci e persino di quella che potremmo definire la linea narrativa del dramma. In questo modo si favorisce un incontro tra attori e pubblico che non è condizionato dai ben noti artifici del teatro.

L’Oskaras Koršunovas Theatre si esibirà anche in una sessione sperimentale scritta a più mani: Trans Trans Trance in prima nazionale il 15 maggio alle 18.00 al Teatro India. Un lavoro corale e autobiografico, diretto dalla giovanissima e anticonformista Kamilė Gudmonaitė (1992), che chiude l’ultima giornata del Festival con una riflessione sui temi della sessualità, della femminilità e del genere. Un atto unico sull’identità sessuale e la femminilità in relazione alle convenzioni che la riguardano.

Il Festival ha ottenuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica di Lituania e l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. Inoltre è finanziato dal Ministero della Cultura della Repubblica lituana e organizzato e promosso dalla fertile collaborazione di diverse istituzioni italiane e lituane: Fondazione Musica per Roma, Istituto di Cultura Lituana, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, Comune di Roma, CAC – Centro di Arte Contemporanea (Lituania), Commissione Nazionale Lituana per l‘UNESCO, Associazione Fotografi Lituani Dipartimento di Kaunas, Centro di Fotografia Vitas Luckus, LOW AIR / Teatro danza della città di Vilnius, Meno Fortas teatro, OKT / Teatro della città di Vilnius, Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana, Dipartimento del Turismo della Lituania.

Per info

www.lithuanianculture.lt

www.auditorium.com

www.santacecilia.it

www.teatrodiroma.net

www.fondazionemaxxi.it

www.lithuania.travel

Ufficio stampa Flux
Giulia Di Giovanni – GDG press: gdgpress@gmail.com Cell. 3341949036

Ufficio Comunicazione Auditorium Parco della Musica
Lucia Ritrovato: l.ritrovato@musicaperroma.it Cell. 339.7864187

Eurutopia. Fotografie di Luca Canonici @ RomaItaliaLab
mag 4 @ 18:30 – 21:00
Eurutopia. Fotografie di Luca Canonici @ RomaItaliaLab | Roma | Lazio | Italia

Venerdì 4 maggio 2018 alle ore 18.30, RomaItaliaLab presenta, nel nuovo spazio RomaItaliaLab in via dei Marsi, 20 a Roma, Eurutopia, fotografie di Luca Canonici, a cura di Bärbel Reinhard e Marco Signorini, con un testo critico di Walter Guadagnini. Il lavoro Eurutopia di Luca Canonici sul Quartiere EUR di Roma è un progetto su un luogo immaginato e pensato come ideale che l’autore ri-idealizza e rappresenta seguendo il proprio concetto di arte. Le sue fotografie nascono in tensione tra due utopie: l’ideologia politica, che questi spazi in epoca di regime avrebbero dovuto celebrare, e la ricerca di una possibile assoluta bellezza. Canonici coglie, tramite questa relazione storico/estetica, la possibilità di riflettere sulla nostra società fatta immagine e portatrice di idee e forme. Attua una sospensione, rappresenta l’EUR un teatro di scenari metafisici, senza tempo. Esplora questa area urbanistica e monumentale e si muove fra le architetture che variano al variare delle sue visioni. Ci restituisce così una percezione emotiva che si completa per somma di più accostamenti, in modo articolato e vario, ritmico, con inquadrature e formati diversi. Ne scaturisce un montaggio complesso tra tempo storico e contemporaneità. Non è documentazione, per quanto renda sensibili e concreti questi luoghi, ma una restituzione di significati e immaginazioni, appunto utopie. La curatela di Bärbel Reinhard e Marco Signorini è impegnata nel valorizzare il lavoro Eurutopia, composto da più di 60 fotografie in bianco e nero, in allestimenti di esposizioni e progetti editoriali mirati alla lettura di Luca Canonici, non tanto come un autore di genere, architettura piuttosto che paesaggio, ma nel tentativo di mettere in risalto la sua precisa visione dello spazio fra il reale, il simbolico e l’estetico. “Archi, griglie, prospettive, superfici lisce e superfici scabre, l’architettura sembra essere in queste immagini più dettagliate, più attente al singolo particolare, sia esso grafico, costruttivo o spaziale, accarezzata dallo sguardo più che indagata: non c’è in Canonici l’idea di svelare il linguaggio degli architetti attraverso la fotografia (è compito d’altri, questo, e Canonici lo sa bene), vi è invece il desiderio di scoprire un’architettura possibile – non necessariamente reale – creata dagli edifici e dai loro rapporti, oppure dai rapporti interni alle loro forme. Poi, ritmicamente nella sequenza del volume, lo sguardo si apre, ed appare ciò che sta intorno a quelle forme, a quegli spazi e a quelle materie: altre forme, altri spazi, altre materie. La città, intesa come evoluzione della storia intorno a un luogo che in questa visione risulta essere senza tempo; la temporalità reale che ritorna a far sentire la propria presenza, la fotografia che da visione assoluta assume nuovamente il suo carattere relativo, il suo essere un punto inserito nel flusso del tempo, del cui scorrere ci rende avvertiti proprio attraverso il suo arresto. È chiaro qui che le grandi lezioni dei maestri recenti del paesaggio urbano, e in particolare quelle diverse ma egualmente centrali di Gabriele Basilico e Mimmo Jodice, fanno la loro apparizione, rivendicate da Canonici come modelli alti e giustamente inevitabili per chi si avvicini, particolarmente in Italia, a determinati soggetti, secondo una determinata inclinazione, che è appunto quella di una declinazione del linguaggio documentario in una chiave più affettiva, e certo non immemore di una tradizione figurativa secolare.” (dal testo critico di Walter Guadagnini)

Luca Canonici, tenore, direttore artistico, fotografo. Dopo il debutto a Roma nel 1985 in Rigoletto, nel ruolo del Duca di Mantova, ha intrapreso una brillante carriera lirica internazionale che lo ha condotto in alcuni fra i più prestigiosi teatri del mondo fra i quali Teatro alla Scala, Royal Opera House-Covent Garden di Londra, Staatsoper di Vienna, Teatro Comunale di Firenze, Opernhaus di Zurigo, Bayerische Staatsoper di Monaco, Teatro la Fenice di Venezia, Concertgebouw di Amsterdam, Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma, Teatro Regio di Parma, Rossini Opera Festival di Pesaro, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Massimo di Palermo, collaborando,tra gli altri con Direttori d’orchestra del calibro di Bartoletti, Campanella, Chailly, Gardiner, Kuhn, Muti, Oren, Pidò, Renzetti, Sanzogno, Solti, Zedda. Nel 1987 ha sostenuto il ruolo di protagonista nelle riprese del film La bohème diretto da Luigi Comencini, in sostituzione di Josè Carreras. Nel 2012 ha interpretato il ruolo di Mr Grey nel film P.O.E. Poetry of Erie diretto da artisti vari. La sua ricca discografia annovera titoli operistici quali La sonnambula (Nuova Era), Il signor Bruschino (Claves), Don Pasquale (Erato), La grande notte di Verona, La favorita e La cambiale di matrimonio (Ricordi), Linda di Chamounix (Europa Records), Falstaff con Georg Solti (Decca), Messa da requiem con John Eliot Gardiner (Philips). Nel 2006 ha cantato per il cinquecentenario della posa della prima pietra della Basilica di San Pietro in Vaticano. Ha aperto nel 2010 il Giubileo nell’Anfiteatro del Colosseo con una messa di Salvatore Sciarrino. Nel 2014 ha cantato alla Sala Nervi il Magnificat ed il Requiem di Domenico Bartolucci. Con Pupo e Emanuele Filiberto di Savoia, ha partecipato al Festival di Sanremo 2010 con la canzone Italia amore mio, classificandosi 2º posto. Lo stesso anno ha presentato un album pop dal titolo Italia Amore Mio, nel 2016 esce il secondo album dal titolo Lettera d’amore, attualmente sta terminando un nuovo album chiamato Showstoppers composto da celebri melodie internazionali. Nel 2008 ha assunto la carica di Direttore Artistico di OperaFestival, un progetto culturale teso a far risuonare la grande Musica, il Teatro e La Danza nei luoghi più suggestivi di Firenze e della Toscana. Dal 2010 ricopre la carica di Direttore del Museo di Arte Sacra della città di Montevarchi, curando mostre, incontri e pubblicazioni come: Giovanni Martinelli, I Medici a Montevarchi, La Collegiata di San Lorenzo. Dall’ottobre 2010 conduce Valdarno amore mio, un programma che ha lo scopo di far conoscere e rivalutare delle ricchezze del territorio, su Valdarno Channel. Collabora come autore a Romaitalialab, ed ha partecipato come curatore a numerosi libri d’Arte (Giovanni Martinelli, Collegiata di San Lorenzo, I Medici a Montevarchi sono alcuni titoli) e come studioso al catalogo della recente mostra curata da Vittorio Sgarbi: Le stanze segrete da Lotto a Guercino. Le sue fotografie fanno parte delle collezioni del Ministero dell’Interno, del Conservatorio Bellini di Palermo, del Comune di Montevarchi e dell’Accademia del Poggio.Tra i progetti recenti il Calendario 2015 per il Ministero dell’Interno e relativa esposizione, la mostra dal titolo Suggestioni borboniche in Terra di lavoro con relativa pubblicazione, la serie Quel che rimane, lavoro sulla archeologia industriale, ed il progetto espositivo con relativa pubblicazione sul Cimitero degli Inglesi a Firenze dal titolo Animae. In uscita nel 2017 la pubblicazione e, la relativa mostra Eurotopia lavoro monografico basato sul quartiere Eur di Roma. Nel 2017/18/19 esporrà un lavoro sullo scultore Francesco Mochi (1580-1654) pubblicandone il relativo catalogo nelle città di Roma, Montevarchi, Orvieto, Piacenza. Come insegnante ha collaborato con il Conservatorio di Pescara, ed il Conservatorio di Reggio Emilia. Ha ricoperto ruoli di Presidente in Commissioni Ministeriali come il Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli ed in numerosi concorsi di Canto e strumentali. Nel 2017, in collaborazione dell’Amministrazione di Montevarchi, crea e dirige il Festival Arti e Varchi; attualmente ne sta curando l’edizione 2018. www.lucacanonici.com

Bärbel Reinhard (1977, Germania) si è laureata in storia dell’arte e sociologia a Berlino. Di seguito si è diplomata in fotografia professionale alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Accanto al suo lavoro di fotografa, lavora come docente e curatrice. Ha insegnato alla New York University e al Sarah Lawrence College a Firenze ed insegna attualmente alla Kent State University, la Minnesota University e la Fondazione Studio Marangoni. Il suo lavoro è stato esposto in varie mostre in Italia ed all’estero, tra le quali all’European Month of Photography Luxembourg, a Villa La Pietra Firenze, alla Galleria Metronom e alla Fondazione Fotografia di Modena, alla Luova Gallery Helsinki e al Corridoio Brunelleschi. Ha curato diversi progetti espositivi ed editoriali, anche in collaborazione con Marco Signorini. Collabora con case editrice come Danilo Montanari Editore, Gli Ori, Reel Art Press e cura l’archivio di Mario Carnicelli.

Marco Signorini (1962) vive a Firenze. Artista e docente di fotografia, ha curato vari progetti editoriali ed espositivi. Ha lavorato per musei e fondazioni, fra questi la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, Linea di Confine, Imago Mundi-Praestigium Italia di Luciano Benetton, Museo Arte Gallarate. Fra le esposizioni quelle a Metronom di Modena, al Centre d’Art Nei Liicht in Lussemburgo, al Festival Europeo di Fotografia di Reggio Emilia, al Padiglione Toscana al Centro per l’Arte Luigi Pecci di Prato, al Fotomuseum di Winterthur e al SK Stiftung Kultur di Colonia. Ha pubblicato i libri “Echo” e “EarthHeart” con Damiani editore di Bologna. Per la casa editrice Verbavolant ha curato la collana Focus on Italy, libri a tiratura limitata di fotografie di Ghirri, Basilico, Barbieri e Cresci. Collabora con Bärbel Reinhard alla valorizzazione di progetti artistici sia inediti che d’archivio curando mostre e cataloghi come per Palazzo Fabroni a Pistoia, il Museo di antropologia di Roma, Danilo Montanari Editore di Ravenna e Reel Art Press di Londra.

 

INFO

Eurutopia
Fotografie di Luca Canonici
A cura di Bärbel Reinhard e Marco Signorini
Testo critico di Walter Guadagnini

Inaugurazione 4 maggio 2018 ore 18.30

RomaItaliaLab
Via dei Marsi 20 – Roma

Fino al 29 giugno 2018

RomaItaliaLab
redazione@romaitalialab.it
https://www.romaitalialab.it/

mag
10
gio
2018
La Francia in Scena
mag 10 @ 08:00 – 09:00
La Francia in Scena

L’identità e la convivenza, le migrazioni, l’Europa e il Mediterraneo come spazio di ricchezza culturale e di confronto, i cambiamenti climatici, il futuro dell’Africa: il mondo e le sue trasformazioni sono al centro della IV edizione della Francia in scena che dal 10 maggio al 26 novembre presenta al pubblico italiano tutta la diversità e la vitalità della scena artistica francese fra musica, danza, teatro, performance, architettura, arti visive, circo, la programmazione speciale pensata per il pubblico più giovane e il progetto speciale Bibliothèques vivantes che ritorna anche quest’anno dopo il successo della scorsa edizione e che nel 2018 vedrà come protagonista il disegnatore François Olislaeger, firma della campagna di questa edizione. 73 proposte artistiche e 5 progetti espositivi per un totale di 220 date in 27 città italiane lungo 6 mesi di una programmazione segnata da 2 importanti eventi internazionali: la Biennale d’Architettura di Venezia e la presenza francese alla 12° edizione di Manifesta, la Biennale d’Arte Contemporanea che quest’anno si svolge a Palermo, Capitale Italiana della Cultura 2018. “La Francia in scena”, stagione artistica dell’Institut français Italia, è realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut français e del Ministère de la Culture e della Fondazione Nuovi Mecenati. Una stagione multidisciplinare che si apre il 10 maggio alla Stazione Leopolda di Firenze con Radhouane El Meddeb in occasione della 25° edizione del Festival Fabbrica Europa. Il grande coreografo franco-tunisino presenterà A mon père, une dernière danse et un premier baiser, la prima di 13 proposte artistiche che rientrano nel Focus Young Mediterranean and Middle East Choreographers, frutto del lavoro in rete di 14 festival di danza che presentano performance e workshop in 14 città italiane con 9 artisti provenienti da Libano, Tunisia, Marocco, Siria e Iran, sostenuti, scoperti o prodotti in Francia. Parole d’ordine: scambio interculturale e mobilità artistica.  L’obiettivo è ancora una volta quello di offrire al pubblico italiano uno sguardo sui fermenti della scena contemporanea di quei paesi, nella convinzione che la vitalità di questa scena testimoni la ricchezza culturale delle società arabe spesso ignorata a causa delle tensioni, dei conflitti geopolitici ed etnico-religiosi che affliggono queste aree del mondo. La programmazione della danza emergente dei paesi arabi e mediterranei costituisce una parte importante del Festival Fabbrica Europa di Firenze che nei mesi di maggio e giugno, fra la Stazione Leopolda e la Palazzina ex Fabbri presenta le creazioni di coreografi come Leila Ka, Xuan Le, Bassam Abou Diab con Jacopo Jenna, Shira Eviatar con Evyatar Said e Sina Saberi, coreografa iraniana che con il suo Prelude to Persianian Mysteries, riflessione sui 40 anni di oblìo della danza in Iran, sarà in scena l’1 giugno (dopo le 2 date precedenti al Cross Festival di Verbania il 28 maggio e a Interplay a Torino il giorno seguente), prima di fare tappa a La Strada Festival di Brescia, Inequilibrio di Castiglioncello, La Mama di Spoleto e Corpografie di Pescara. Sina Saberi sarà presente con una seconda coreografia, Damnoosh, a Fabbrica Europa, Inequilibrio e a Inteatro di  Polverigi. 5 sono invece le date, fra maggio e settembre, in cui il coreografo siriano rifugiato in Francia Mithkal Alzghair presenterà a Torino, Pescara, Bologna, Potenza e Roma il suo Displacement, indagine sulle trasformazioni dell’identità e del corpo in un paese, la Siria, segnato da un conflitto devastante. Data unica l’8 giugno a La Strada Festival di Brescia invece per il coreografo libanese Bassam Abou Diab con As I Remember, performance sui rituali di nascita e morte della comunità drusa. Radouan Mriziga, Seifeddine Manai, Jadd Tank/Nora Alami, Tommaso Monza, Giovanna Rovedo, Shady Abdelrahman, Ibrahim Abdo sono gli altri coreografi selezionati dal Focus Young Mediterranean and Middle East Choreographers e che presenteranno le loro creazioni nei vari appuntamenti de La Francia in scena. Il 10 maggio alla Triennale di Milano invece Olivier Dubois, considerato fra i migliori danzatori al mondo, con la sua nuova creazione My body of coming forth by day aprirà la proposta della Rete I. N. Italia, nata dall’esperienza pluriennale di Finestate, network dedito all’internazionalizzazione e alla cooperazione nell’ambito delle arti performative. Dubois tornerà poi a settembre al Teatro Metastasio di Prato. Strategico negli anni è stato il rapporto tra il network e l’Institut français Italia, l’Institut français di Parigi, il Ministero della Cultura francese e la Fondazione Nuovi Mecenati per favorire la circolazione e la promozione di tanti artisti francesi. Nel 2018, oltre alla creazione di Dubois, il network presenterà: Gala di Jérôme Bel, spettacolo con danzatori non professionisti al festival romano Short Theatre; Le tour du monde des danses urbaines en 10 villes, il progetto didattico-performativo sulla danza di strada di Ana Pi, Cecilia Bengolea e François Chaignaud in settembre a Roma sempre per Short Theatre e poi a Terni, Prato e Cagliari; l’installazione Les thermes firmata da Amicale de production, il concerto del duo franco-israeliano Winter Family e Faits et Gestes di Noé Soulier, al Teatro Metastasio di Prato per Contemporanea Festival il 26 settembre. Nel segno della ricerca di un nuovo rapporto con il pubblico e nella costruzione di nuovi formati si iscrive invece la performance del camerunense Zora Snake all’Altofest di Napoli a luglio: preceduta da una residenza presso spazi privati di comuni cittadini napoletani, Au-delà de l’humain tira fuori gli aspetti rituali di un atto artistico facendo dialogare la tradizione Bamilékés con la danza Butoh. Allo stesso modo, per il Festival di Santarcangelo, la coreografa Panagiota Kallimani presenterà il 7 e l’8 luglio Arrêt sur image, frutto di una residenza creativa insieme a studenti fra i 7 e i 14 anni. In prima nazionale a Bolzano Danza il 23 luglio sarà la volta invece del celebre danzatore e coreografo Boris Charmatz con 10000 gestes, spettacolo che coinvolge 24 ballerini attenti a non ripetere mai lo stesso gesto sul palcoCome ogni anno, si rafforza il prezioso dialogo con Romaeuropa Festival: 11 sono i progetti inseriti nel cartellone artistico della Francia in scena a partire dallo spettacolo inaugurale del REf18: Kirina, viaggio tra Africa e Occidente firmato dal coreografo Serge Aimé Coulibaly, dalla musicista e cantante Rokia Traoré e dallo scrittore e studioso Felwine Sarr, in scena al Teatro Argentina dal 19 al 22 settembre. La collaborazione prosegue il 29 e 30 settembre in Auditorium Parco della Musica con Saigon, spettacolo della giovane regista Caroline Guiela Nguyen che con la sua compagnia les Hommes Approximatifs ricostruisce un vero e proprio ristorante in cui s’incontrano attori francesi, francesi di origine vietnamita e vietnamiti alla ricerca di radici cancellate dalla storia. Sempre in Auditorium, dal 3 al 6 ottobre, lo spericolato duo Tsirihaka Harrivel & Vimala Pons approda per la prima volta a Roma con Grande -, ironico, adrenalinico “music hall” costruito attraverso folli acrobazie, musica dal vivo e poesia. Dall’11 al 20 ottobre al Teatro Vittoria il maestro Peter Brook porta in scena, insieme a Marie Hélène Estienne, The Prisoner affrontando il tema della giustizia e della prigionia. Alla dancehall giamaicana s’ispirano invece l’argentina Cecilia Bengolea e il francese François Chaignaud (già protagonisti del progetto didattico-performativo itinerante) nel loro DFS, inusuale accostamento tra questa danza di “resistenza” e la polifonia dei madrigali, in scena al Teatro Vascello il 23 e 24 novembre. La collaborazione con Romaeuropa prosegue anche con REf kids + family nell’ambito della Generation Belle Saison, la sezione dedicata ai più piccoli. Per questa occasione, il Mattatoio si trasformerà in uno spazio interamente dedicato al giovanissimo pubblico tra spettacoli, installazioni, talk e playground. Sono protagonisti di questa sezione il duo visionario Clédat & Petitpierre in scena il 10 e 11 novembre con gli spettacoli Ermitologie e Il sogno di Antonio, oltre che con Parade Moderne, parata di personaggi fantastici ispirati alle più grandi opere dell’arte moderna che si articolerà al ritmo coinvolgente di una fanfara all’interno del Mercato di Testaccio; il musicista Jacques Tellitocci con il suo C’est Parti Mon Kiki dal 9 all’11 novembre e Thèâtre des Tarabates con La Brouille, dal 16 al 18 novembre. Torino Danza sarà invece l’occasione per assistere alla creazione di Salia Sanou, frutto di un lavoro svolto in un campo profughi del Burkina Faso mentre dall’altra parte della Penisola, al Teatro Libero di Palermo arriverà la pioniera dell’hip hop francese Bintou Dembélé con S/T/R/A/T/E/S, in prima italiana. A rappresentare la Francia alla 16° Biennale Architettura di Venezia a partire dal 26 maggio ci sarà il progetto espositivo di 400 mq Lieux infinis che fra fotografie, mappe urbanistiche, film, plastici e disegni riunisce 10 luoghi di creazione e partecipazione che svolgono un ruolo da protagonista in zone un tempo abbandonate, dal Centquatre di Parigi al Tri Postal di Avignone. Luoghi dall’esistenza precaria o occupati in modo transitorio in cui l’architetto interviene prescindendo dalla struttura per creare legami, storie e possibili sviluppi. Luoghi non finiti e al tempo stesso senza limiti, come suggerisce il titolo. Il progetto espositivo, curato da Encore Heureux, sarà inaugurato il 26 maggio da una conferenza stampa cui prenderà parte l’archistar Jean Nouvel. Il 16 giugno si viaggia invece in direzione di Palermo, Capitale Italiana della Cultura 2018, per l’apertura di Manifesta, la Biennale d’Arte Contemporanea itinerante fondata nel 1996 con l’obbiettivo di esplorare i paesaggi culturali di città significative dal punto di vista storico, geografico e artistico. Palermo, città ricchissima di storia e cultura al centro del Mediterraneo, incubatore di condizioni globali diverse, nonché luogo simbolo delle contraddizioni ma soprattutto del dialogo interculturale e delle potenzialità di sviluppo dell’Europa Mediterranea in dialogo con Medio Oriente e Nord Africa, inaugurerà Manifesta 2018 con il progetto Il Giardino Planetario: un progetto di riqualificazione del paesaggista Gilles Clément, teorico del mondo come un giardino in cui le diverse specie coesistono grazie all’egida del giardiniere, cioè l’umanità. Sempre a Palermo, un evento collaterale di Manifesta, Le Syndrome d’Ulysse, installazione sonora immaginata da The Soundwalk Collective a cura di Massimo Torrigiani farà ascoltare voci venute da tutte le frontiere del Mediterraneo mentre lo scrittore marsigliese François Beaune darà forma, dopo una residenza di tre settimane accompagnato da tre complici - Lina Issa, artista-performer libanese, Hind Meddeb, regista tunisino/marocchino/francese e Gabrio Bevilacqua, musicista palermitano – a delle storie vere di Palermo. Con l’apertura di Manifesta, il 16 giugno a Palermo si celebra anche 1000 Giovani per la Festa della Musica di Palermo: nella straordinaria cornice di Piazza Magione sul palco salirà Tshegue, duo francese afropunk originario di Kinshasa, pronto a travolgere il pubblico con la sua energia ipnotica e tribale in un concerto unico e imperdibile in collaborazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Comune di Palermo, SIAE, Associazione Italiana per la Promozione della Festa della Musica, Meeting delle Etichette Indipendenti e Manifesta 12 Palermo. La tournée del Cirque Bidon in Emilia-Romagna, a partire dal festival Artisti in Piazza di Pennabili che ospiterà la storica carovana dall’11 al 17 giugno, apre la “Génération Belle Saison”, sezione della Francia in scena dedicata al pubblico più giovane. Un’iniziativa fortemente voluta dal Ministero della cultura francese che proseguirà in autunno con un network che mette in collegamento la programmazione di New Generations – Segni d’infanzia a Mantova, il REF Kids del Romaeuropa Festival e il Teatro Koreja di Lecce. Dopo il successo dello scorso anno torna “Bibliothèques vivantes”, il programma che punta a far incontrare lo spettacolo dal vivo e la performance con l’universo del libro. Protagonista di questa edizione sarà il disegnatore, fumettista e artista François Olislaeger (Charlie Hebdo, Libération, Les Inrockuptibles, Internazionale) che insieme al versatile violoncellista Gaspar Claus presenterà Ce qui tremble et brille au fond de la nuit noire, suggestiva live performance multimediale sulla notte, le stelle, il vento, la vita, che cambia continuamente davanti agli occhi dello spettatore in base alle reazioni del pubblico. Il 4 ottobre a Villa Medici a Roma, poi il 9 all’Institut francais di Napoli e l’11 ottobre a Firenze. L’Institut français Italia accompagna il network di coproduzione in Italia che lega il Teatro di Roma – Teatro Nazionale, il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, l’Emilia Romagna Teatro Fondazione e la Fondazione Teatro Metastasio – Prato che quest’anno, co-producono La Maladie de la Mort, una produzione del Théâtre des Bouffes du Nord con la regia di Katie Mitchell con Laetitia Dosch e Irène Jacob in tournée con 12 rappresentazioni sul territorio italiano a Torino, Roma, Bologna e Prato. Ispirato a un testo di Marguerite Duras, lo spettacolo è un’esplorazione dell’intimità, del genere, della pornografia e del sesso. Sul fronte musicale, si rinnova il dialogo con il festival internazionale Spring Attitude a Roma che quest’anno sposta la programmazione in autunno e presenta Tshegue e Jeremy Underground, alfiere della deep house. Sempre in autunno, la 27° edizione del Festival Milano Musica si prepara a ricevere l’Ensemble orchestral contemporain, Le Cris de Paris e due concerti eccezionali di Pierre-Laurent Aimard con l’Orchestra Sinfonica della Rai. Fra luglio e settembreinvece il Festival franco-italiano di jazz Una striscia di terra feconda presenta 18 concerti franco-italiani e una residenza. Nella prospettiva di una sempre più fertile attività di cooperazione bilaterale e di un forte rinnovamento del pubblico, La Francia in Scena è costruita grazie al dialogo serrato con le più importanti istituzioni culturali italiane e con le principale reti artistiche della penisola: Fabbrica Europa, Met Fondazione Metastasio, Contemporanea Festival, Triennale Teatro dell’Arte di Milano, Festival internazionale di Terni, Short Theater, Romaeuropa Festival, Altofest Festival di Napoli, Bolzano Danza, Torino Danza, Spring Attitude, Milano Musica, il Festival di Jazz Una Striscia di Terra feconda ma anche la rete I.N ITALIA, il Focus Young Mediterranean and Middle East Choreographers e Fabulamundi Playwriting Europe. Quest’ultimo network internazionale di cooperazione coinvolge teatri, festival e organizzazioni culturali provenienti da 10 paesi europei (Italia, Francia, Germania, Spagna, Romania, Austria, Belgio, Regno Unito, Polonia e Repubblica Ceca) con l’obiettivo di creare una rete di sostegno e di promozione alla drammaturgia contemporanea che possa favorire il consolidamento e il potenziamento delle attività e degli artisti operanti nel settore, offrendo ai drammaturghi orizzonti di circuitazione, di dialogo, di scambio internazionale. Tra le attività programmate da Fabulamundi per il 2018, la Francia e i suoi autori spiccano nell’ambito delle nuove produzioni con ben due spettacoli. Si tratta di Les Époux di David Lescot, con la traduzione di Attilio Scarpellini e la regia e l’interpretazione della compagnia romana Frosini/Timpano, un progetto nato anche grazie al sostegno dell’Institut Français e che debutterà il prossimo autunno presso il Teatro di Roma. E Extremophile di Alexandra Badea, con la traduzione di Rossana Jemma e la regia e l’interpretazione della compagnia Nastro di Moebius, uno spettacolo che sancisce l’importante collaborazione con il festival di drammaturgia contemporanea Primavera dei Teatri di Castrovillari e che lì debutterà il prossimo 1° giugno. Infine, Fabulamundi Playwriting Europe presenterà dal 12 al 14 settembre a Roma nell’ambito di Short Theatre Mob Pro, programma internazionale di mobilità che condurrà la selezione degli autori francesi nei paesi partner del network per una serie di incontri con gli operatori di settore.

TUTTI GLI APPUNTAMENTI SU ROMA:

Si apre il 22 giugno con l’inaugurazione della mostra African Metropolis. Una città immaginaria al MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, curata da Simon Njami e Elena Motisi, la programmazione romana della Francia in scena, la stagione artistica dell’Institut français Italia, realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut français e del Ministère de la Culture, della Fondazione Nuovi Mecenati, che da maggio a novembre presenta al pubblico italiano tutta la diversità e la vitalità della scena artistica francese. Al centro di questa edizione, le grandi sfide del contemporaneo: l’identità e la convivenza, la questione della mobilità e delle migrazioni, l’Europa e il Mediterraneo come spazio di ricchezza culturale e di confronto, l’apertura verso l’Africa, i cambiamenti climatici. Dal 30 luglio al 22 settembre invece si potrà assistere alla programmazione dei 18 concerti del festival jazz Una striscia di terra feconda che segna un importante momento di cooperazione franco italiana. Fra l’Auditorium Parco della Musica, Villa D’Este a Tivoli, il Castello Savelli di Palombara Sabina e la Casa del Jazz (che ospiterà il concerto finale, frutto di una residenza creativa), si alterneranno i migliori nomi del panorama jazz francese e italiano fra cui Médéric Collignon, François Couturier, Vincent Courtois, Danilo Rea e Michele Rabbia. Parte a settembre la programmazione che riguarda la danza, il teatro e la performance. Il 9 e 10 settembre al Teatro Argentina per il festival Short Theatre arriva Gala di Jérôme Bel, spettacolo con danzatori non professionisti in cui il coreografo francese offre la scena a coloro che generalmente ne sono esclusi. Sempre a Short Theatre, ma questa volta a La Pelanda, il 12 settembre appuntamento con il concerto del duo franco-israeliano Winter Family. Entrambi gli eventi rientrano nella programmazione della Rete I.N. Italia mentre del programma Fabulamundi – Playwriting Europe fa parte la presentazione a Short Theatre di Mob Pro, programma internazionale di mobilità che condurrà la selezione degli autori francesi nei paesi partner del network per una serie di incontri con gli operatori di settore. Ultimo evento della Francia in scena a Short Theatre, il 15 settembre alla Pelanda con il progetto didattico performativo sulla danza di strada di Ana Pi, Cecilia Bengolea e François Chaignaud dal titolo Le tour du monde des danses urbaines en 10 villes. Come ogni anno, si rafforza il prezioso dialogo con Romaeuropa Festival: 11 sono i progetti inseriti nel cartellone artistico della Francia in scena a partire dallo spettacolo inaugurale del REf18: Kirina, viaggio tra Africa e Occidente firmato dal coreografo Serge Aimé Coulibaly, dalla musicista e cantante Rokia Traoré e dallo scrittore e studioso Felwine Sarr, in scena al Teatro Argentina dal 19 al 22 settembre. La collaborazione prosegue il 29 e 30 settembre in Auditorium Parco della Musica con Saigon, spettacolo della giovane regista Caroline Guiela Nguyen che con la sua compagnia les Hommes Approximatifs ricostruisce un vero e proprio ristorante in cui s’incontrano attori francesi, francesi di origine vietnamita e vietnamiti alla ricerca di radici cancellate dalla storia. Sempre in Auditorium, dal 3 al 6 ottobre, lo spericolato duo Tsirihaka Harrivel & Vimala Pons approda per la prima volta a Roma con Grande -, ironico, adrenalinico “music hall” costruito attraverso folli acrobazie, musica dal vivo e poesia. Dall’11 al 20 ottobre al Teatro Vittoria il maestro Peter Brook porta in scena, insieme a Marie Hélène Estienne, The Prisoner affrontando il tema della giustizia e della prigionia. Alla dancehall giamaicana si ispirano invece l’argentina Cecilia Bengolea e il francese François Chaignaud nel loro DFS, inusuale accostamento tra questa danza di “resistenza” e la polifonia dei madrigali, in scena al Teatro Vascello il 23 e 24 novembre. La collaborazione con Romaeuropa prosegue anche con REf kids + family nell’ambito della Generation Belle Saison, la sezione dedicata ai più piccoli. Per questa occasione, il Mattatoio si trasformerà in uno spazio interamente dedicato al giovanissimo pubblico tra spettacoli, installazioni, talk e playground. Sono protagonisti di questa sezione il duo visionario Clédat & Petitpierre in scena il 10 e 11 novembre con gli spettacoli Ermitologie e Il sogno di Antonio, oltre che con Parade Moderne, parata di personaggi fantastici ispirati alle più grandi opere dell’arte moderna che si articolerà al ritmo coinvolgente di una fanfara all’interno del Mercato di Testaccio; il musicista Jacques Tellitocci con il suo C’est Parti Mon Kiki dal 9 all’11 novembre e Théâtre des Tarabates con La Brouille, dal 16 al 18 novembre. Nel dialogo con Romaeuropa, infine, rientra anche il progetto, nato dalla collaborazione tra Lucia Ronchetti e i solisti dell’Ensemble InterContemporain, Le Avventure di Pinocchio, rilettura musicale dedicata a un pubblico di tutte le età della celebre favola, in scena dal 22 al 25 novembre all’Aula Ottagona (ex Planetario) in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma. Nell’ambito del Focus Young Mediterranean and Middle East Choreographers dedicato alla danza contemporanea emergente dei paesi arabi e del Mediterraneo, il 27 settembre a Teatri di Vetro verrà presentata la creazione di Saifeddine Manai dal titolo Shine my blind waySi apre da Roma il 4 ottobre a Villa Medici il progetto speciale “Bibliothèques vivantes”, il programma che punta a far incontrare lo spettacolo dal vivo e la performance con l’universo del libro che nel 2018 vede la collaborazione dell’Accademia di Francia a Roma. Protagonista di questa edizione sarà il disegnatore, fumettista e artista François Olislaeger (Charlie Hebdo, Libération, Les Inrockuptibles, Internazionale) che insieme al versatile violoncellista Gaspar Clauspresenterà Ce qui tremble et brille au fond de la nuit noire, suggestiva live performance multimediale sulla notte, le stelle, il vento, la vita, che cambia continuamente davanti agli occhi dello spettatore in base alle reazioni del pubblico. Il 15 novembre invece, sempre a Villa Medici, tornano alle origini la disegnatrice Catherine Meurisse e la coreografa DD Dorvillier con Vois-tu celle-là qui s’enfuit. A dispetto del nome, quest’anno, Spring Attitude, il festival internazionale di musica elettronica si sposta in autunno e la presenza francese nella line up è, naturalmente, di tutto rispetto: il 5 ottobre l’ex Dogana verrà travolta dall’energia ipnotica e tribale di Tshegue, duo francese originario di Kinshasa che mescola radici afro, punk ed elettronica, e da uno dei maestri europei della deep house, Jeremy Underground.

 

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lug
27
ven
2018
Paesaggi Attivi @ Cataforìo
lug 27 – set 14 all-day
Paesaggi Attivi @ Cataforìo  | Cataforio | Calabria | Italia

L’associazione culturale reggina Catartica Care, che dal 2016 si occupa di arti contemporanee lavorando in stretta sinergia col territorio, torna quest’anno con una nuova serie di eventi – disseminati nel centro e nella provincia cittadina – incentrati su una riflessione ampia, trasversale e interdisciplinare sul valore e il concetto stesso di Paesaggio. Fulcro delle iniziative saranno le giornate dal 5 all’8 agosto che si svolgeranno come di consueto nel borgo di Cataforìo (RC), precedute da uno speciale incontro preliminare il 27 luglio tra la ricca biodiversità del Parco Botanico e Villa Comunale ‘Umberto I’ di Reggio Calabria, per poi proseguire a settembre presso l’Ipogeo di Piazza Italia e il Castello Aragonese e con altri appuntamenti fino ad una ‘chiusura dei lavori’ a dicembre 2018. Inteso come “il complesso di elementi caratteristici di una zona determinata” oppure “porzione di territorio considerata con un senso affettivo cui può associarsi anche un’esigenza di ordine artistico ed estetico”, il paesaggio stimola una serie di meditazioni, spunti e punti di osservazione, che coinvolgono i suoi aspetti sia ambientali che culturali ed estetici, sociali e geopolitici. Forse in questo momento storico più che mai risulta evidente una forte necessità di riflettere sui paesaggi (culturali, fisici, virtuali) che abitiamo. Paesaggi che vogliamo Attivi. Paesaggi Attivi è il titolo che convoglierà una serie di iniziative culturali e artistiche legate ai linguaggi contemporanei: mostre, installazioni site specific, progetti di arte partecipativa, produzioni creative grafiche ed editoriali, incontri e laboratori collettivi, talk tematici, proiezioni cinematografiche e concerti. Per questa edizione gli eventi si svilupperanno oltre che nel borgo di Cataforìo – luogo natale e base operativa di Catartica – anche nel centro cittadino con incursioni-lampo in alcuni dei più importanti e significativi beni culturali e ambientali della città di Reggio Calabria: la Villa Comunale e Parco Botanico ‘Umberto I’, l’Ipogeo di piazza Italia e il Castello Aragonese. Con il progetto Paesaggi Attivi, Catartica Care intende affrontare il suo focus sul paesaggio, con uno sguardo che va da uno specifico contesto territoriale di appartenenza ad un’apertura oltre i suoi confini fisici e/o culturali, per riscoprirlo di fatto fertile, meticcio, vitale.

L’evento è inserito tra le attività programmate dall’amministrazione comunale di Reggio Calabria nell’ambito del cartellone dell’Estate Reggina 2018.

*GLI EVENTI DA LUGLIO A SETTEMBRE:
27 luglio, Villa Comunale e Parco Botanico ‘Umberto I’ (RC): ‘Biodiversità in città. Anteprima Paesaggi Attivi’ con Salvatore Borruto (architetto del paesaggio), è una passeggiata collettiva aperta a tutti – cittadini, turisti, curiosi e appassionati, senza limiti di età – e vuole essere un invito e un’occasione per riscoprire la preziosa varietà del patrimonio botanico del parco con specie provenienti da tutto il mondo, modello di sincretismo di culture e specchio di un territorio, come quello mediterraneo, ricco di mescolanze.
5/8 agosto, Cataforìo: Mostra personale di Roberto Giriolo, ‘Diario di un Vecchio’ dal progetto ‘La Deriva dei Continenti’. / Esposizione audio-visiva ‘Le vacche sono anime del purgatorio’ dell’etnomusicologo Valentino Santagati e del fotografo Carlo Mangiola. / Omaggio dedicato al progetto di arte partecipativa ‘A Blue Love Connection’ ideato dalla curatrice Elena Forin: il progetto nasce dalla tragica scomparsa del cugino venticinquenne Luca Russo, tra le vittime dell’attentato terroristico di Barcellona dell’agosto 2017. È dedicato a Luca e a tutte le vittime dell’odio, basandosi sul valore fondamentale della pace, contro qualsiasi tipo di violenza verso le persone, le culture e il paesaggio. L’azione universalmente proposta da ‘A Blue Love Connection’ è quella di piantare qualsiasi tipo di fiore di colore blu, il colore degli occhi di Luca. A Cataforìo, Catartica vuole farsi promotrice del progetto e donare il suo contributo piantando e dedicando un’aiuola di fiori blu alla comunità e a Luca Russo.
6 agosto, Cataforìo: Presentazione di ‘Squisito: non erbario visionario’, una produzione visiva a cura della graphic designer Martina Mauro realizzata in seguito a una ricerca delle erbe spontanee, eduli e non, tipiche della Vallata del Sant’Agata. Il progetto sarà raccontato dall’autrice con il contributo delle signore di Cataforìo che hanno partecipato attivamente alle ricerche sulle erbe del territorio. / Tavola rotonda con l’etnomusicologo Valentino Santagati sul progetto ‘Le vacche sono anime del purgatorio’, in mostra nel borgo di Cataforìo e condiviso con il fotografo Carlo Mangiola.
7 agosto, Cataforìo: Tavola rotonda sulla fotografia di paesaggio con Alessandro Mallamaci ed Elena Trunfio, soci fondatori dell’associazione e centro di formazione fotografica Il Cerchio dell’immagine, con la presentazione in anteprima delle prime due tappe del progetto di ricerca visuale ‘Racconti dallo Stretto’, focalizzatesi nello specifico sull’area grecanica e la Vallata del Sant’Agata. / Spettacolo musicale di Davide Ambrogio dal titolo ‘Evocazioni e Invocazioni’ in cui chitarra, lire, fiati e percussioni sono messi a disposizione della voce contribuendo a creare un ambiente sonoro dove riemerge la forza evocativa e invocativa del canto. / Degustazione gratuita di birra artigianale locale a cura di Birrificio Reggino.
8 agosto, Cataforìo: Tavola rotonda per un dialogo e scambio di vedute insieme a una giovane ma già importante realtà operante nel settore culturale in Calabria, con uno sguardo rivolto allo studio e alla rivalutazione e rigenerazione di un paesaggio periferico, tra progetti editoriali e azioni collettive: A Di Città (Rosarno – RC) con Angelo Carchidi. / Reading di poesie e proiezione del film Le Corbusier in Calabria “una suite visiva per otto suite musicali” (2009) di Fabio Badolato e Jonny Costantino. L’incontro, a cura di Michele Tarzia, è titolato Il paesaggio immaginato: una visione introspettiva del paesaggio dell’anima, osservato e letto attraverso i sentimenti della natura e delle sue evocazioni. È il paesaggio che viviamo, che indaghiamo, che cerchiamo di cambiare. Attraverso la poesia e il cinema il nostro punto d’osservazione cambia e con esso anche il nostro modo di vivere, di vedere e percepire delle emozioni.

10/14 settembre, Ipogeo di piazza Italia e Castello Aragonese (RC): Installazioni sonore e interattive del compositore e sound artist cosentino Costantino Rizzuti. Un’installazione instaurerà un dialogo con le antiche mura dell’Ipogeo di piazza Italia, paesaggio sotterraneo fuori dal tempo ma indissolubilmente nella storia urbanistica e culturale cittadina con le sue radici magno-greche; l’altra, sul terrazzo della torre cilindrica del Castello Aragonese – monumento emblematico delle varie dominazioni storiche intercorse nella città di Reggio e delle modifiche strutturali operate sia dai fenomeni naturali che dai successivi progetti urbanistici – dialogherà con la città dall’alto, con un paesaggio fatto anche di cielo, di mare e di vento.

*Per luoghi e orari consultare il programma completo sui canali social di Catartica Care
**Le successive iniziative saranno comunicate in itinere > stay tuned!

Info:
+39 3495347650 // +39 3298981591
info.catartica@gmail.com
www.facebook.com/catarticacare
www.infocatartica.tumblr.com

set
5
mer
2018
SHORT THEATRE 2018: “PROVOCARE REALTÀ” XIII edizione
set 5 – set 15 all-day
SHORT THEATRE 2018: "PROVOCARE REALTÀ" XIII edizione

Con 6 prime assolute, 9 prime nazionali, 2 produzioni originali, 4 co-produzioni, 2 progetti in residenza, 9 laboratori e 2 progetti site-specific, torna a Roma dal 5 al 15 settembre Short Theatre, uno dei più importanti appuntamenti sul piano internazionale con le performing arts e la creazione contemporanea, giunto alla sua XIII edizione. In 10 giorni, fra La Pelanda, il Teatro Argentina, il Teatro India, le Biblioteche di Roma e alcuni spazi urbani, le creazioni di 55 fra artisti, gruppi e compagnie nazionali e internazionali con oltre 250 artisti presenti per un totale di 120 appuntamenti e uno spazio, decisamente ampio, dedicato alla formazione. Un programma multidisciplinare che spazia dal teatro alla danza, dalla performance alle installazioni audio-video, dai concerti ai dj set e che si apre a progetti “fuori formato”, dispositivi multimediali, incontri, workshop e alcune importanti novità come il focus Panorama Roma, la programmazione musicale di Controra e la sezione Tempo Libero dedicata ai laboratori e ai percorsi formativi. Non un semplice festival ma una preziosa occasione di incontro fra artisti, pubblico, critici e operatori che creano ogni anno una vera e propria comunità e attivano un sistema di relazioni virtuose. Short Theatre 2018 è ideato e organizzato da AREA06 con la direzione artistica di Fabrizio Arcuri, la direzione generale e co-curatela di Francesca Corona, è realizzato con il sostegno di MiBAC e Regione Lazio, con il patrocinio di Roma Capitale ed è promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Azienda Speciale Palaexpo. Si svolge in collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale e con il supporto di Institut Français Italia, Istituto Svizzero Roma, Accademia di Spagna Roma, Istituto Cervantes Roma, Instituto Camões, Accademia di Romania, Istituto Confucio dell’Università Sapienza di Roma. “Provocare Realtà” è il titolo di questa edizione: più che un tema definito e imposto, una chiave con la quale invitare il pubblico a leggere tra le righe del programma, ritrovandone le tematiche e le sfumature di senso. “Provocare realtà” esprime la rinnovata volontà del festival di accogliere al suo interno percorsi artistici che sappiano interrogare il reale e il suo racconto, osservandone i meccanismi, mettendone in discussione le rappresentazioni, ponendo l’accento sulla capacità che i linguaggi del contemporaneo hanno nel generare delle “nuove oggettività”. A quali storie non stiamo prestando attenzione? Quali le forze che premono a cui non stiamo dando parola? Modificare la realtà attraverso la scena, riscrivere la narrazione del futuro, rivedere la relazione con gli spazi urbani, riflettere sul corpo e sulle sue implicazioni politiche e sociali sono le traiettorie principali attraverso le quali si può provare a rispondere a queste domande. Fra gli appuntamenti principali di questa edizione, l’anteprima il 5 settembre al Teatro India con Tiago Rodrigues che presenterà in prima assoluta l’esito finale dell’École des maitres 2018 e, nei 2 giorni successivi, 6 e 7 settembre alla Pelanda in prima nazionale, Antonio e Cleopatra, spettacolo che ha segnato l’edizione 2016 del Festival d’Avignone. Attore, regista, produttore e direttore del Teatro Nacional D. Maria II di Lisbona, Rodrigues mette in scena una riflessione su amore e politica fra echi shakesperiani e ricordi del colossal hollywoodiano di Joseph L. Mankiewicz con Liz Taylor e Richard Burton. Tiago Rodrigues terrà anche una masterclass gratuita e aperta al pubblico il 7 settembre alla Pelanda. Doppia replica anche per Gala di Jérôme Bel in prima nazionale il 9 e 10 settembre al Teatro Argentina: dopo aver coinvolto nei 2 precedenti spettacoli i disabili mentali e il pubblico comune, il coreografo francese torna a sovvertire le gerarchie costruendo uno spettacolo di danza che coinvolge chi normalmente è escluso dal dispositivo dello spettacolo dal vivo istituzionalizzato, ovvero dilettanti e corpi non conformi. Gala è presentato in co-realizzazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale – nell’ambito di Grandi Pianure – Gli spazi sconfinati della danza contemporanea, la rassegna che lo Stabile capitolino dedica alla coreografia contemporanea a cura di Michele Di Stefano – e nell’ambito de La Francia in scena, la stagione artistica dell’Institut français Italia e dell’Ambasciata di Francia in Italia. La collaborazione di Short Theatre con La Francia in scena prosegue con un’altra prima nazionale: il 15 settembre alla Pelanda la coreografa, danzatrice e ricercatrice di origini brasiliane Ana Pi, con Le tour du monde des danses urbaines en dix villes accompagnerà il pubblico attraverso 10 città del mondo in una conferenza-spettacolo concepita con Cecilia Bengolea e François Chaignaud, rivolta a un pubblico di adulti e bambini a partire dagli 8 anni, che ripercorre i diversi stili di danza urbana, mettendo in relazione la costruzione dei corpi e delle identità urbane con i movimenti politici e le lotte sociali. La realtà indagata attraverso la danza è la prospettiva dentro la quale si inserisce anche Hope Hunt (and the ascension of Lazarus) della coreografa di Belfast Oona Doherty, in scena il 7 e l’8 settembre. Inoltre, Markus Öhrn – artista svedese di base a Berlino, restituisce un inconsueto sguardo sul colonialismo e sulla diversità nelle prospettive culturali con Bergman in Uganda, un’installazione dal doppio punto di vista, che seziona la borghesia bianca narrata da Bergman nel film Persona del ’66 attraverso la voce del veejay che accompagna le proiezioni dei classici del cinema nelle baraccopoli in Uganda, sempre il 7 e 8 settembre alla Pelanda. In co-realizzazione con Romaeuropa è invece The Quiet Volume, la performance, che unisce ascolto e letteratura, di Ant Hampton e Tim Etchells (fondatore della compagnia Forced Entertainment) che dal 10 al 15 settembre, per essere poi ripresa dal 20 al 29 settembre al Romaeuropa Festival 2018, sarà ospitata in alcune biblioteche romane: al centro della performance riservata a 2 spettatori per volta, la lettura come gesto intimo e quotidiano. Fra arti visive, performance e letteratura si muove anche la belga Sarah Vanhee, rivelazione delle ultime edizioni del Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles. In Oblivion, in prima nazionale il 14 e 15 settembre alla Pelanda, la Vanhee mette in scena una sorta di “negativo” della propria vita privata e professionale, attraverso l’archiviazione dei rifiuti che l’artista stessa ha conservato per un anno. Questo tentativo di riscrivere la realtà investe anche i drammi attuali come nel caso di The Art of a Culture of Hope, progetto ad ampio respiro del duo Jessica Huber e James Leadbitter (The Vacuum Cleaner), che intende rigenerare gli immaginari del futuro. In collaborazione con Baobab. Experience, i 2 artisti svolgeranno un laboratorio con un gruppo di richiedenti asilo nel tentativo di scrivere una nuova narrazione rispetto a una questione dominata oggi da paura e rassegnazione. L’esito verrà presentato l’11 settembre alla Pelanda in prima nazionale. Frutto di una residenza artistica e produzione originale di Short Theatre sono i 2 progetti presentati in prima assoluta il 13 e 14 settembre alla Pelanda da Bogdan Georgescu e Mihaela Michailov, 2 autori rumeni selezionati nell’ambito di Fabulamundi – Playwriting Europe: il primo lavora sull’influenza che i media italiani hanno esercitato nell’immaginario dei cittadini rumeni mentre la Michailov si concentra sulle testimonianze di alcune donne rumene che vivono a Roma. Prima assoluta è anche Combattimento, la nuova creazione dei Muta Imago che debutta il 13 e 14 settembre alla Pelanda: esplorazione dei concetti di amore e desiderio ispirata dalla musica di Monteverdi e sviluppata attraverso il filtro del corteggiamento nel mondo animale. Ancora alla Pelanda e sempre in prima assoluta, dall’11 al 15 settembre si potrà assistere a Leave The Kids Alone, installazione/performance dedicata al delicato tema del bullismo firmata da VicoQuartoMazzini, compagnia vincitrice del bando di PAV, Short Theatre e Teatro i nell’ambito di Fabulamundi – Playwriting Europe. Proseguendo fra prime assolute e prime nazionali, l’installazione Little Fun Palace della compagnia OHT, in residenza a Short così come Bad Peace, artefici di un concerto e di un progetto radiofonico fuori formato ispirato al “bed in” di John Lennon e Yoko Ono; la performance In between of what is no longer and what is not yet dello spagnolo Juan Dominguez; e quella di Claudio Stellato, 7, frutto del progetto di cooperazione europea SOURCE che vede coinvolti il Théâtre National di Bruxelles, il Festival di Avignone e il Trafo di Budapest; e i progetti site specific che raccontano gli spazi urbani (L’uomo che cammina di DOM-, una produzione di PAV nell’ambito dell’Estate Romana, e The End del collettivo milanese Strasse), fino ad arrivare all’opera di live expanded cinema Sanctuary di Carlos Casas, alla Pelanda in prima nazionale il 12 e 13 settembre. Artista visivo e filmaker spagnolo, Casas conduce lo spettatore in un viaggio onirico che segue attraverso le immagini e il suono – curato da uno dei più grandi sound designer e sound recorder internazionali Chris Watson – il destino di un gruppo di elefanti. A completare il quadro di una programmazione così densa, le creazioni fra danza, teatro e performance di alcune delle realtà più importanti del panorama italiano come Annamaria Ajmone e Alberto Ricca Bienoise (To Be Banned from Rome), Babilonia Teatri (Calcinculo), Claudia Castellucci e Chiara Guidi (Il regno profondo. Perché sei qui?), Claudia Catarzi (A Set of Timings), Filippo Michelangelo Ceredi (Between Me and P.), Fortebraccio Teatro (Sei. E dunque perché si fa meraviglia di noi?), Jacopo Jenna (If, If, If, Then), Sotterraneo (Overload). Saranno i Ninos du Brasil insieme a Carlos Casas (live visual) invece a inaugurare il 6 settembre Controra, la programmazione musicale di Short Theatre 2018. In programma anche Gegen, storica serata dell’underground berlinese in collaborazione con il Festival di Santarcangelo, il concerto del duo pop-wave franco-israeliano Winter Family (nell’ambito della Francia in scena), il live set della taiwanese Jing, prima anticipazione del progetto Soniche – le signore dell’elettronica che prenderà il via la prossima primavera, il dj set della producer londinese Debonair in collaborazione con Spring Attitude, la serata – fra musica e letteratura – dedicata all’arab futurism realizzata in collaborazione con Nero e i dj set di Lady Maru, St. Robot, Ubi Broki del collettivo Strasse e Martina Ruggeri ed Erika Z. Galli della compagnia Industria Indipendente. Fra le novità di questa edizione, le sessioni di lavoro di Panorama Roma. Nell’ottica di un consolidamento del dialogo fra i protagonisti della scena romana, artisti e autori come Alessandra Di Lernia, Federica Santoro, Giorgina Pi, Industria Indipendente, Artisti Innocenti, Timpano/Frosini, Salvo Lombardo, Dynamis si confronteranno il 9 settembre sulle rispettive ricerche a partire dai materiali di lavoro delle loro nuove creazioni.

Infine, si svolgeranno al Teatro India i laboratori di Giorgia Ohanesian Nardin, Hugo Sanchez, Teatro e Critica, Da.Re, Modulo Arti – Master in studi di genere dell’Università di Roma3 e Dominio Pubblico Summer Moving 2018, a ribadire l’importanza della formazione nel complesso ambito dei linguaggi del contemporaneo.

ANA PI/CECILIA BENGOLEA/FRANCOIS CHAIGNAUD • ANNAMARIA AJMONE/ALBERTO RICCA_BIENOISE • ANT HAMPTON/TIM ETCHELLS • BABILONIA TEATRI • BAD PEACE/FANFULLA 5a • BOGDAN GEORGESCU • CARLOS CASAS • CLAUDIA CASTELLUCCI/CHIARA GUIDI • CLAUDIA CATARZI • CLAUDIO STELLATO • DOM- • ÉCOLE DES MAITRES • FILIPPO MICHELANGELO CEREDI • FORTEBRACCIO TEATRO • GEGEN • GIORGIA OHANESIAN NARDIN • JACOPO JENNA • JEROME BEL • JESSICA HUBER&JAMES LEADBITTER • JING • JUAN DOMINGUEZ • LADY MARU/ST.ROBOT • MARKUS ÖHRN • MIHAELA MICHAILOV • MUTA IMAGO • NINOS DU BRASIL • OHT • OONA DOHERTY • PANORAMA ROMA • TEATRO DELLE ALBE • SARAH VANHEE • SOTTERANEO • DEBONAIR • STRASSE • TIAGO RODRIGUES • TROPICANTESIMO • UBI BROKI/INDUSTRIA INDIPENDENTE • VICOQUARTOMAZZINI • WINTER FAMILY

La Pelanda – Mattatoio di Roma, Piazza Orazio Giustiniani 4

Teatro India, Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina, 52

Biblioteche di Roma:

Biblioteca Renato Nicolini, Via Marino Mazzacurati, 76

Biblioteca Biblioteca Enzo Tortora, Via Nicola Zabaglia, 27/b

 

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Ufficio stampa

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foto: Sotterraneo (Overload) credit: Filipe Ferreira

set
14
ven
2018
Gianfranco Baruchello. Doux comme saveur (A partire dal dolce) @ MATA – Ex Manifattura Tabacchi | Modena
set 14 @ 11:00 – set 16 @ 12:00
Gianfranco Baruchello. Doux comme saveur (A partire dal dolce) @ MATA – Ex Manifattura Tabacchi | Modena | Modena | Emilia-Romagna | Italia

FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE è lieta di presentare Doux comme saveur (A partire dal dolce), una videoinstallazione di Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924) esposta al pubblico dal 14 al 16 settembre 2018, in concomitanza con il festivalfilosofia, realizzata in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e la Fondazione Baruchello, Roma. I video che compongono l’installazione, proiettati negli spazi del MATA – Ex Manifattura Tabacchi per la prima volta dopo il recente restauro delle pellicole originali, sono parte di un progetto dell’artista sul sapore dolce, con interviste a filosofi, critici, poeti e artisti della cultura francese. Sabato 15 settembre alle ore 18.30 l’artista Gianfranco Baruchello incontrerà il pubblico e discuterà il progetto con Carla Subrizi (Presidente della Fondazione Baruchello, Roma, e Professore Associato di Storia dell’arte contemporanea presso la Sapienza Università di Roma) e Gianfranco Maraniello (Direttore Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto). Nel 1978 Baruchello concepisce un progetto che prevedeva la realizzazione di un libro in copia unica e un film di interviste sul tema del sapore dolce. Il libro-oggetto prende forma attraverso la raccolta, in fotocopia, da parte dell’artista, di disegni, ritagli di riviste e giornali, appunti: circa 150 pagine, rilegate con una copertina in cartone spesso. Un anno dopo, a Parigi, il libro costituisce il punto di partenza per una lunga serie di interviste. Le conversazioni condotte dallo stesso Baruchello, prendono avvio da riflessioni sul dolce e sulla dolcezza: dal latte materno alle favole (la casa di marzapane di Hänsel e Gretel), dal ricordo del sapore dolce al mito, tra simbolo e realtà, cultura, antropologia e società. Gli intervistati erano sia operai, immigrati e pasticceri, sia importanti esponenti del mondo della cultura tra cui filosofi, scrittori e psicoanalisti del calibro di Jean-François Lyotard, Félix Guattari, David Cooper, Pierre Klossowski, Alain Jouffroy, Paul Virilio, Gilbert Lascault e Noëlle Châtelet. Mentre i primi furono ripresi in esterni o all’interno del proprio posto di lavoro, i secondi erano intervistati nelle loro case o nei loro studi. Le interviste, partite dunque da temi legati al cibo, arrivarono ben presto a concentrarsi su questioni filosofiche intorno alla maternità, alla morte, soprattutto animale e destinate al cibo, all’erotismo e alla memoria. Il carattere informale delle interviste costruisce l’ambientazione del film: tutto è improvvisato, amichevole, senza allestimenti tecnici di registrazione, con talvolta rumori di fondo. Per le riprese Baruchello si avvalse della collaborazione del cineasta sperimentale Alberto Grifi.

Gianfranco Baruchello nasce a Livorno nel 1924. La sua prima formazione avviene tra Roma, Parigi, New York. Sin dall’inizio tutti i linguaggi, pittura, scrittura, happening, oggetto, performance, cinema, fanno parte di una ricerca che lui stesso definisce “in solitario”, ostile alle mode e alle strategie del mercato. Tra le mostre personali recenti, quelle al Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto a cura di Gianfranco Maraniello (2018), Villa Arson di Nizza a cura di Nicolas Bourriaud (2018), Raven Row di Londra a cura di Luca Cerizza (2017), Triennale di Milano a cura di Alessandro Rabottini (2015), ZKM/Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe a cura di Andreas Beitin e Peter Weibel (2014-2015), Deichtorhallen di Amburgo a cura di Dirk Luckow (2014), Palais des Beaux-Arts di Parigi a cura di Nicolas Bourriaud (2013), Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma a cura di Achille Bonito Oliva in collaborazione con Carla Subrizi (2011). Ha partecipato a numerose edizioni della Biennale di Venezia (l’ultima nel 2013) e a documenta di Kassel nel 1977 e nel 2012. Tra le mostre personali recenti più significative ospitate in gallerie private quelle presso Massimo De Carlo (Milano, 2017; Hong Kong, 2017; Londra, 2015) e Galleria Greta Meert (Bruxelles, 2009).

La Fondazione Baruchello nasce nel 1998 per volontà di Gianfranco Baruchello e Carla Subrizi nella ex casa-studio dell’artista a Roma. È il risultato della donazione costituita da circa cinquecento opere che l’artista ha posto alla base di un’impresa culturale destinata al sostegno e alla sperimentazione dell’arte contemporanea. Alla prima sede, in Via di Santa Cornelia, che comprende una biblioteca aperta al pubblico composta da oltre quarantamila volumi oltre agli archivi dell’artista e altri fondi storici, nel 2016 si è aggiunta una seconda sede nel cuore di Roma, in via del Vascello, utilizzata prevalentemente come spazio espositivo e sede di seminari, incontri e presentazioni al pubblico.

Informazioni generali

Mostra Gianfranco Baruchello. Doux comme saveur (A partire dal dolce)

Sede MATA – Ex Manifattura Tabacchi
Via della Manifattura dei Tabacchi, 83
Modena

Periodo 14-16 settembre 2018

Conversazione con l’artista sabato 15 settembre 2018, ore 18.30

Orari
Venerdì 14 settembre, ore 9-23
Sabato 15 settembre, ore 9-24
Domenica 16 settembre, ore 9-21

Ingresso libero

In occasione di festivalfilosofia

In collaborazione con
Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
Fondazione Baruchello, Roma

Informazioni
Tel. +39 059 4270657
www.fondazionefotografia.org

Ufficio stampa
Irene Guzman | T. +39 349 1250956 | Email i.guzman@fmav.org

Immagine: Gianfranco Baruchello, Doux comme saveur (A partire dal dolce), 1978, Memorex MRX 716 e Sony Video tape HD, b/n, con suono. Durata: 22 ore. Courtesy Fondazione Baruchello, Roma

set
28
ven
2018
CASTELNUOVO FOTOGRAFIA – VI EDIZIONE @ Rocca Colonna - Castelnuovo di Porto
set 28 – set 30 all-day
CASTELNUOVO FOTOGRAFIA - VI EDIZIONE @ Rocca Colonna - Castelnuovo di Porto | Castelnuovo di Porto | Lazio | Italia

«Confine», diceva il cartello.
Cercai la dogana. Non c’era.
Non vidi, dietro il cancello,
ombra di terra straniera.

(Giorgio Caproni)

Dai versi di Giorgio Caproni (da Il muro della terra, 1975) l’ispirazione al tema della sesta edizione del festival: lo sguardo rivolto al paesaggio di frontiera, confine e dogana. Al limite posto all’accesso, le mura, l’ostacolo, la soglia; la rappresentazione dello spazio concesso e l’immaginazione dello spazio negato. Rivolgiamo l’attenzione ai confini invisibili della città, delle case. Alle montagne, margine naturale come confine antropico. Torna dal 28 al 30 settembre nella splendida Rocca Colonna e nel borgo medievale di Castelnuovo di Porto, immerso nell’atmosfera della campagna romana e nelle suggestioni etrusco – romane del parco di Veio, Castelnuovo Fotografia, festival dedicato alla fotografia e al paesaggio nelle sue innumerevoli declinazioni e contaminazioni. Chi arriverà nel borgo medievale alle porte di Roma sarà coinvolto in un programma ricco di eventi che si apriranno nel castello cinquecentesco per diffondersi nelle stradine del borgo: mostre, letture portfolio, laboratori, incontri, performance, proiezioni video e presentazioni editoriali. Nato nel 2013 da un’idea di Elisabetta Portoghese, architetto, paesaggista e curatrice di eventi legati alla fotografia, affiancata da un comitato scientifico di alto livello, il festival si muove per confronto reciproco tra le arti, oltrepassando i confini tra architettura, fotografia, paesaggio, arte contemporanea, design, cinema, danza e letteratura, attraversandone i margini indefiniti, facendoli diventare vie di incontro e di scambio. Il festival si pone come obiettivo un’ampia analisi ed una riflessione sulle trasformazioni e le criticità del paesaggio contemporaneo attraverso lo sguardo di maestri della fotografia e di giovani fotografi emergenti. Un intero paese coinvolto in un progetto di fotografia; CASTELNUOVO FOTOGRAFIA pur essendo un festival a vocazione internazionale, continua a produrre laboratori e progetti fotografici in stretto rapporto con il territorio circostante, che documentano aspetti legati alla trasformazione del paesaggio naturale, urbano, umano e sociale ai margini di una grande metropoli come Roma. Numerose le presentazioni editoriali e le proiezioni nella sala cento passi tra cui Cake, libro di ricette palestinesi nato dalla collaborazione tra una cooperativa di donne di Nablus e numerosi artisti internazionali a cura della giornalista Manuela De Leonardis. Dall’incontro con esperti sul concetto dello spazio chiuso/negato collegato alle mostre allestite dai laboratori di fotografia svoltisi nei penitenziari di Rebibbia e Bolzano, alle coreografie del maestro Aurelio Gatti, al futuro e alla rigenerazione dei boghi italiani con l’architetto Sandro Polci, al cinema di Wim Wenders, ai documentari delle giovani leve del fotogiornalismo internazionale sui temi delle frontiere, confini e dogane numerose le occasioni di approfondimento sui temi del festival. Tra gli appuntamenti da non mancare l’incontro con il fotografo Tano d’Amico e Marino Bisso e in collaborazione con la Rete #NOBAVAGLIO – Liberi di essere informati e la conversazione a cura di Chiara Capodici (Libreria Leporello) con i fotografi Pietro D’Agostino, Giorgio di Noto e Federico Grandicelli. In programma le presentazioni di: Un Mondo di Libri di Luciano Zuccaccia, (Postcart 2018). Til Nordus: verso nord, il progetto di Andrea Roversi e Linda Pezzano. I Borghi Avvenire, di Sandro Polci, (Il Lavoro Editoriale 2017). Iran di Giorgio Cosulich de Pecine, 14&15 Mobile Photographers. Il Grande Cretto di Massimo Siragusa, (Postcart 2018). Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western tradition. Progetto no profit a sostegno di Bait al Karama Women Center di Nablus (Palestina), Postcart Edizioni 2013 a cura di Manuela De Leonardis. E ancora, l’incontro Lo Sguardo che libera, talk a cura di Lina Pallotta e Michela Becchis sul laboratorio di fotografia all’interno del carcere di Rebibbia.Gli incontri Scatti di Cronaca. Dialoghi e riflessioni con Tano D’Amico, a cura del giornalista de La Repubblica Marino Bisso e in collaborazione con la Rete #NOBAVAGLIO- Liberi di essere informati. Oltre l’immagine: il dispositivo fotografico come luogo dell’esperienza. Fotografie di Pietro D’Agostino, Giorgio Di Noto, Federico Grandicelli, a cura di Chiara Capodici e la libreria Leporello. Sono previste le letture portfolio in piazza con alcuni professionisti del settore: Carlo Gallerati, gallerista. Chiara Capodici, curatrice e fondatrice della libreria Leporello. Lina Pallotta, docente e fotografa. Mario Peliti, editore e gallerista. Michele Corleone, filmmaker, fotografo e gallerista. Luisa Briganti, docente e fotografa. Niccolò Fano, gallerista. Tommaso Parrillo, editore indipendente. Immancabile anche in questa edizione il FOTO BOOKSHOP di Castelnuovo Fotografia, spazio collettivo dedicato all’editoria fotografica e alle fanzine. Il marchio LEICA, sponsor tecnico, realizzerà 4 photowalk gratuiti dando la possibilità ai partecipanti di utilizzare le macchine LEICA CL e LEICA SL. I workshop saranno condotti dal Leica ambassador Alessandro Mallamaci, fotografo di paesaggio e del team LEICA. Le passeggiate fotografiche son o previste nelle giornate di sabato 29/09 e domenica 30/09) con un talk sulla fotografia di paesaggio (nella sera di sabato 29/09). Anche quest’anno torna il concorso CDPZINE, dedicato ai fotografi che sperimentano nuovi linguaggi attraverso la realizzazione di fanzine fotografiche e autoproduzioni e che vede in palio come premio la produzione della mostra del progetto vincitore durante la prossima edizione del festival.

#fotografareilpaesaggio Sei pronto a raccontarci la tua idea di paesaggio? Il festival intende coinvolgere tutto il pubblico di Castelnuovo Fotografia, basta pubblicare una foto con l’hashtag indicato e citando il festival, il vincitore della foto con più like sarà premiato con un buono per attrezzatura fotografica. Saranno prese in considerazioni le foto pubblicate dal 30 agosto al 29 settembre 2018. Anche quest’anno, dopo le tre precedenti edizioni, in collaborazione con l’Associazione Camera 21, si svolgerà il laboratorio BOX 21 – Ritratti in Piazza, a cura di Simona Filippini, realizzato con il Comune di Castelnuovo di Porto e i ragazzi ospiti del CARA di Castelnuovo di Porto. Il progetto prevede la partecipazione attiva dei residenti che si lasceranno ritrarre dai fotografi dell’associazione insieme ai fotografi africani, siriani e afgani ospiti del centro di accoglienza richiedenti asilo. Uno scambio di posizioni e un ribaltamento di punti di vista necessari per narrare la complessità della realtà in cui viviamo.

18 sono le mostre in programma, che saranno esposte nelle sale del Palazzo ducale con la partecipazione dell’ Accademia Britannica (The British School at Rome, BSR) e di numerose gallerie di arte e fotografia contemporanea, tra cui la galleria Gallerati, la galleria Máteria, la galleria Interzone, la galleria Acta international, la galleria Stal Gallery di Muscat (Oman), la galleria Curva Pura e lo studio bibliografico Marini e la libreria Leporello.
BORDERLIGHT di Gaetano de Crecchio, a cura di Michele Corleone e della Galleria Interzone. Il lavoro è parte di un progetto a lungo termine che indaga il paesaggio come Confine. Una paesaggistica dell’Animo Umano, dell’interiore, del profondo, del silenzioso. Fotografie che spesso sono la risultante di scatti che si accavallano fra loro, che “confinano” e allo stesso tempo destrutturano e ricompongono le “frontiere” stesse dell’immagine.

CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western tradition a cura di Manuela De Leonardis. Per la prima volta saranno esposte le prove di stampa del libro pubblicato da Postcart nel 2013, progetto non profit a sostegno di Bait al Karama, Nablus (Palestina), prima scuola di Cucina Palestinese e presidio Slow Food in Palestina. Il libro contiene i testi di Manuela De Leonardis e dell’enogastronomo Antonio Marcianò, ricette in arabo e francese del ricettario originale di un’anonima donna libanese, acquistato in un “charity shop” di Londra e le opere di 19 artisti internazionali (Hassan Al-Meer, Paolo Angelosanto, Yto Barrada, Beatrice Catanzaro, Maimuna Feroze-Nana, Parastou Forouhar, Maïmouna Patrizia Guerresi, Susan Harbage Page, Reiko Hiramatsu, Uttam Kumar Karmaker, Silvia Levenson, Loredana Longo, MAD_Angela Ferrara e Dino Lorusso, Şükran Moral, Ketna Patel, Pushpamala N, Anton Roca, Jack Sal e Larissa Sansour) che hanno affrontare diverse tematiche esistenziali attraverso il cibo: dalla memoria personale a quella collettiva. Questo viaggio tra sapore e sapere, in cui la contaminazione di linguaggi diventa un atto di resistenza, è nato dalla collaborazione con Marimo – brandlife designers che per il progetto grafico ha vinto l’European Design Awards (silver award) nella categoria 07 Book Layout 2014 e M.Th.I. Music Theatre International con il sostegno di LuBo Fund/ Atlanta, Piece of Cake Inc/ Atlanta, Panella – L’Arte del Pane/ Roma e Cantine Menhir/ Minervino e la partecipazione di Enrico Caputo – CaroselloLab (fotografie), Ihab Husni Mohammad Hashem, Licena Lazzara, Jack Sal (traduzioni), Cerealia/ Roma, Doozo/ Roma, OltreDimore/ Bologna, White Box/ New York, art a part of cult(ure).

CASALINGHE di Liliana Barchiesi, a cura di Simona Filippini. “Lasciavo un biglietto d’invito nelle portinerie dei palazzi milanesi, domandando ai custodi di diffonderlo, ripassavo dopo qualche giorno e raccoglievo le adesioni.” Racconta l’autrice e aggiunge ”non conoscevo le donne che avrei fotografato, per me era importante che fossero eterogenee per età ed estrazione sociale”. Così la fotogiornalista Liliana Barchiesi ha realizzato sul finire degli anni ‘70 la serie dei bellissimi ritratti delle Casalinghe.
In mostra nella Loggia del Castello Colonna una selezione di dieci stampe ai sali d’argento tratte da questa straordinaria serie, un lavoro che ci aiuta a riflettere sulla rappresentazione della condizione femminile nell’Italia di quegli anni, realizzato, non senza ironia, da un’autrice in continua militanza.

EAUX ET MONTAGNES, FLEURS di Karine Maussière, a cura di Carlo Gallerati. L’artista francese Karine Maussière, girovaga fuori dal tempo, è una fotografa. Scatta immagini istantanee con una piccola fotocamera Instax, con tutto quanto ciò comporta in termini di unicità, imprevedibilità, casualità. Crea dei polittici utilizzando sequenze su pellicola istantanea, ciascuna incastonata nelle classiche orlature bianche.

GIOCANDO CON L’IDENTITÀ: ARTISTI CONTEMPORANEI DELL’OMAN. Hassan Al Meer & Muzna Al Musafir, a cura di Manuela De Leonardis. L’abito civile, culturale e giuridico di un popolo si esprime nella voce “identità culturale”. Un’identità che va difesa dalla globalizzazione, ma anche dai pregiudizi, dalle chiusure e dall’autoreferenzialità. A stimolare un’interessante riflessione sull’argomento ci pensano i due artisti omaniti che presentano il loro lavoro per la prima volta in Italia, raccontando la loro contemporaneità attraverso il paradosso, l’ironia e una genuina vena di umorismo.

HARAKET di Valerio Muscella, a cura di Laura Carnemolla . Haraket è una parola turca che indica movimento, inteso sia come spostamento fisico che come libertà di pensiero. Dall’inizio della rivoluzione nel 2011, circa sei milioni di persone hanno lasciato la Siria generando una enorme crisi umanitaria. Secondo le stime del Governo Turco, sono circa 3 milioni e 500 mila i rifugiati siriani registrati in Turchia, di cui solo il 3% vive negli insediamenti formali preposti dalle istituzioni.
IL GRANDE CRETTO di Massimo Siragusa. A 50 anni dal terremoto del Belice, Massimo Siragusa, fotografo siciliano, è andato a fotografare il Cretto di Burri, che prese il posto della città di Gibellina, rasa al suolo dal sisma. Con l’intervento dell’artista le macerie del centro abitato della cittadina originale furono cementificate e trasformate nell’opera di land-art più grande del mondo. L’approccio del fotografo è quello di un viaggiatore, di un uomo in cammino che ascolta il proprio respiro: ne troviamo l’emozione nel racconto dell’esperienza che ne fa lui stesso, un viaggio attraverso la materia, magia, il dolore, il tempo.
LESSICO ROMANO fotografie di Sandro Becchetti, a cura di Manuela De Leonardis e Elisabetta Portoghese. Volti famosi di una Roma perduta, gli interni e le borgate, gli spazi aperti delle periferie romane con i protagonisti delle lotte per la casa e per il lavoro: Sandro Becchetti non è stato solo un fotografo a caccia di storie, era un poeta, un affabulatore. A partire dagli anni ‘60 i suoi scatti hanno documentato con autentica partecipazione emotiva la realtà sociale, politica e culturale italiana.
LO SGUARDO CHE LIBERA, fotografie scattate dai ragazzi del carcere di Rebibbia, a cura di Lina Pallotta Oltre quel muro esiste una realtà fatta di desiderio di raccontarsi e sperare in quel riscatto che li separa dalla libertà. Le ore che si sono susseguite settimanalmente, da novembre 2017 a maggio 2018, con le insegnanti e i volontari dell’Associazione Nessuno tocchi Caino, hanno creato una sinergia tra persone recluse e persone libere con la passione per la fotografia. Il risultato è stato un seminario interattivo basato sullo scambio d’idee, visualizzazione di immagini e propositi, trasformazione della nostalgia in sguardi positivi.
OBLIVION di Fiorenza Triassi, a cura di Niccolò Fano. Che cosa significa vivere alle pendici di uno dei vulcani più pericolosi al mondo? Nel lavoro la giovane fotografa racconta il legame profondo che prova nei confronti delle sue radici attraverso la rappresentazione del Vesuvio.

OLTRE L’IMMAGINE a cura di Chiara Capodici/Leporello. In mostra: Se fossi cosa cosa sarei di Pietro D’Agostino. The Icerberg, selezione di opere e libro di Giorgio di Noto e, una selezione del lavoro Equivalenze e libro d’artista Feeling As Source of Information di Federico Grandicelli. Filo conduttore di quelle che si possono considerare tre variazioni della cameraless photography è la luce e il suo aspetto fisico, ambivalente, al confine fra visibile e invisibile. Attraverso un contatto con l’ambiente, che riporta l’oggetto visivo alla terza dimensione-il dialogo con la scultura-e una relazione attiva con lo spettatore che interagisce, e si muove intorno alla cosa, all’oggetto che pone questioni.

PANTA RHEI a cura del Circolo Fotografico Il Bianco e Nero di Castelnuovo di Porto. Tema difficile ma accettato con passione dai partecipanti che si sono messi in gioco, cercando di trovare dentro di loro la risposta al concetto del divenire inteso come mutamento, movimento, scorrere senza fine della realtà; perenne nasce e morire delle cose.

PASTA E PATATE di Antonia Messineo, a cura di Valentina Sestieri e Baco About Photographs. In questo progetto che si è aggiudicato il CDPzine contest 2017 l’autrice esplora il rapporto con la nonna materna. Vengono fuori affascinanti racconti della sua vita, in parte sospesi in una dimensione di mistero. La raccolta fotografica si compone di foto d’archivio e foto scattate nella quotidianità. Le fanzine è stata realizzata a quattro mani, dalla fotografa e la nonna che si è occupata della rilegatura a macchina.

PIETRE NERE PER IL LAGO SOFIA di Alberto Timossi. Proposta di intervento site specific del progetto già installato sul ghiacciaio del Calderone nel Gran Sasso d’Italia. La serie delle pietre nere sarà appoggiata a terra e a parete ci saranno delle fotografie dell’installazione in situ. Un’installazione che tratta del cambiamento dell’ambiente in relazione al riscaldamento globale.

PRISON PHOTOGRAPHY. INMATES OF THE BOLZANO-BOZEN PENAL INSTITUTION a cura di Nicolò Degiorgis, edizioni Rorhof 2017. Il progetto è un compendio di fotografie in bianco e nero, scattate dal 2013 al 2017 dagli studenti del corso di fotografia, detenuti dell’Istituto Penale di Bolzano. Il libro d’artista, vincitore del Premio Marco Bastianelli 2018 per il miglior libro fotografico dell’anno, è diviso in più capitoli, dedicati a diversi motivi fotografici, e assume un duplice ruolo di riflessione sulla fotografia stessa e di tentativo di evadere dalla monotonia della vita carceraria.

ROBACCIA – le immagini del riciclo. Come predicare il contenimento invece dell’incontinenza di Luisa Briganti e Katia Rossi. Le opere sono l’effetto di un atteggiamento mentale e il rintracciare materiali nel riciclaggio del quotidiano e dare loro la possibilità di sopravvivenza culturale non è certo una novità nel mondo dell’arte. Beuys, Broodthaers, Duchamp, Johns, Manzoni, Man Ray, Rauscenberg, Schwitters, Twombly, Warhol, per citare solo i più noti. Il materiale prelevato dal quotidiano che le autrici manipolano è lo scarto del processo fotografico; carte scadute, carte mal esposte, macchiate, provinature errate, negativi irrimediabilmente compromessi.
SUD ETRURIA SURVEY di John Bryan Ward-Perkins, in collaborazione con la British School at Rome, un’ indagine archeologica sull’Etruria meridionale negli anni ‘50 e ‘60. Immagini dall’archivio fotografico dell’Accademia Britannica a Roma di cui Ward-Perkins fu direttore dal 1946 al 1974. Un’impresa archeologica e topografica quella di Ward-Perkins, che doveva durare oltre 20 anni. Quasi tutta la campagna a nord di Roma fu sottoposta a ricognizione, più di duemila siti archeologici vennero censiti e furono intrapresi molti scavi. “Con Ward-Perkins può dirsi nata l’archeologia dei paesaggi come disciplina nel senso moderno” (F. Cambi – N. Terrenato, Introduzione all’archeologia dei paesaggi).
WALLS OF INDIFFERENCE di Ugo Piccioni, a cura di Michela Becchis e in collaborazione con la galleria Curva Pura di Roma. Una mostra che si articola tra la cella e la sala a essa adiacente della rocca di Castelnuovo e una performance che si svolgerà nella piazza antistante. La cella è il luogo per eccellenza del limite, dell’impossibilità all’oltrepassamento. Lo scranno di un tribunale con sopra scritto LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI è il luogo dove prende corpo la legge, non sempre la giustizia.
Ugo Piccioni illumina questi luoghi con la parola e con la luce che dal λόγος promana. Una luce che può accecare chi ha la presunzione di poter vedere sempre con chiarezza, indifferente alla relazione. Ma esiste anche una luce che chiede di poter recare conoscenza a chi luce non vede, non perché cieco, piuttosto
adattandosi alla propria indifferenza. In piazza con il coinvolgimento di chi vorrà mettersi alla prova, Piccioni renderà visibile una sorta di
spavento della constatazione. Realizzare che l’abbattimento di un muro crea un turbamento, ma che l’attesa di quel turbamento dona liberazione quanto il più riuscito dei sogni è spesso quanto di più difficile si riesca a pensare.

Direzione artistica: Elisabetta Portoghese
Comitato scientifico: Michela Becchis, Storica, Critica dell’arte e curatrice. Manuela De Leonardis, giornalista, curatrice. Simona Filippini, fotografa, docente di fotografia.
Ufficio Stampa: Sasha Taormina
Grafico e Art Director: Simone D’Angelo
Videomaker: Andrea Arena
Organizzazione tecnica: Tommaso Bastianelli

Sede Rocca Colonna e borgo medievale
Città Castelnuovo di Porto (RM)
Data evento Dal 28 al 30 settembre 2018
Apertura straordinaria per la Quattordicesima Giornata del Contemporaneo AMACI con MAECI e MIBACT sabato 13 ottobre 2018
Orari Venerdì 28 settembre dalle 17:00 alle 19:00
Sabato 29 settembre dalle 10:30 alle 13:30-15:30 alle 20:30
Domenica 30 settembre dalle 10:30 alle 13:30-15:30 alle 20:30

Comunicazione
www.castelnuovofotografia.it
facebook https://www.facebook.com/cdp.fotografia/
instagram https://www.instagram.com/castelnuovo_fotografia/

Contatti
castelnuovofotografia@gmail.com
ufficio stampa
press.castelnuovofotografia@gmail.com | +39 3394359322

Con il Contributo della Regione Lazio e del Comune di Castelnuovo di Porto.
Progetto e realizzazione: associazione culturale DIECIQUINDICI

 

Giocando con l’identità: artisti contemporanei dell’Oman Hassan – Al Meer & Muzna Al Musafir
set 28 – set 30 all-day
Giocando con l’identità: artisti contemporanei dell’Oman Hassan - Al Meer & Muzna Al Musafir

L’abito civile, culturale e giuridico di un popolo si esprime nella voce “identità culturale”. Un’identità che va difesa dalla globalizzazione, ma anche dai pregiudizi, dalle chiusure e dall’autoreferenzialità. A stimolare un’interessante riflessione sull’argomento ci pensano i due artisti omaniti Hassan Al Meer e Muzna Al Musafir che presentano il loro lavoro per la prima volta in Italia, raccontando la loro contemporaneità attraverso il paradosso, l’ironia e una genuina vena di umorismo. “Giocando con l’identità” è il titolo-manifesto della mostra, in cui il termine stesso di giocare allude alla benefica leggerezza della forma con cui viene espresso il contenuto. Geograficamente l’Oman si trova nell’Asia sud-occidentale, nell’angolo sud-orientale della Penisola Arabica – tra lo Yemen e gli Emirati Arabi Uniti – e si affaccia sull’Oceano Indiano; dal punto di vista politico è un sultanato. Qābūs ibn Sa‛īd è il sultano che regna dal 1970, a cui si deve la totale indipendenza del paese dal regime di semi protettorato inglese, seguita dalla sua progressiva modernizzazione che, tuttavia, è stata promotrice solo parzialmente dell’emancipazione della donna. Il forte legame con il passato è visto come “identità culturale” anche attraverso segni esteriori, come indossare la dishdasha (la tunica con le maniche lunghe, prevalentemente bianca e con il tassello imbevuto di franchincenso) per gli uomini che è interdetta agli stranieri e alle donne con il cappello islamico chiamato kuma. Mentre le donne, pur non avendo l’obbligo di indossare il niqab (altrove chiamato chador e burqa), sfoggiano abiti occidentali sotto l’abaya e hanno per lo più il capo coperto. A questi aspetti della tradizione, nel suo continuo confronto con l’occidente, si riferiscono sia Hassan Al Meer con la serie fotografica Ambiguity (2005) che Muzna Al Musafir con il video Niqab (2010) e gli stills. Entrambi esprimono la complessità e le contraddizioni di questo confronto ricorrendo all’autorappresentazione. Il paradosso con cui gli artisti, nella loro inquieta ricerca esistenziale, devono fare i conti si rivela nello sdoppiamento di Al Meer che contemporaneamente indossa sia l’abito occidentale (giacca e pantaloni neri) che quello tradizionale (dishdasha bianca e kuma). Un dialogo tra sé e sé che si svolge davanti ad un tavolo su cui sono poggiati un piatto vuoto e un piatto pieno di carbone. Al centro un pesciolino nuota “libero” nel vaso di vetro trasparente. L’Io sussurra nell’orecchio dell’artista: il nero carbone (che non è certamente commestibile) rimanda per la sua natura fossile ad un’idea di stratificazione, ma anche di energia. Dal lato opposto c’è un pesciolino dorato, simbolo del femminile, che lo stesso protagonista osserva attentamente. Due aspetti che convivono nella struttura dell’individuo tra compromessi e conflittualità. Analogamente Muzna Al Musafir, come davanti ad uno specchio, è una giovane donna che interpreta tanti personaggi femminili. E’ romantica, maliziosa, aggressiva, emancipata, conservatrice. Al ruolo simbolico della maschera è demandato il riferimento esplicito al gioco delle parti. Anche il velo nero ha un ruolo chiave: assorbe la sua figura inghiottendola nel buio più assoluto. Immagini ambigue che inquadrano personaggi pirandelliani sicuri di sé nell’esprimere il dubbio, così fragili e allo stesso tempo sempre più forti.

La mostra Giocando con l’identità: artisti contemporanei dell’Oman. Hassan Al Meer & Muzna Al Musafir, a cura di Manuela De Leonardis, è realizzata in collaborazione con Castelnuovo Fotografia 2018, galleria Acta International di Roma e Stal gallery di Muscat (Oman).

Hassan Al-Meer è nato nel 1972 a Muscat (Oman), dove vive e lavora. Nel 1999 si è laureato in Media Art al Savannah College of Art and Design di Savannah (Stati Uniti), conseguendo il master nel 2000. Nel 2012 è stato artista in residenza alla Delfina Foundation di Londra. E’ promotore di vari eventi con cui ha promosso ed incoraggiato l’arte contemporanea in Oman: Circle (2005), City & street (2007), Oryx Caravan (2010) e Ibex Caravan (2013). Attualmente è il direttore artistico della Stal Gallery & studio di Muscat. Il suo lavoro Cake-project (2012) è pubblicato nel libro CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western traditions (Postcart 2013) Il suo lavoro Looking at sweet confusion (2012) è pubblicato nel libro CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western tradition (Postcart 2013). Tra le mostre più recenti: 2016 – Reflection of the Other, Stal Gallery, Muscat (Oman); Do it Arab, Sharjah art Museum; 2015 – There Are Too Many Walls But Not Enough Bridges, Kunst(Zeug)Haus Rapperswil (Svizzera); 2014 – View from Inside – FOTOFEST 2014, Houston (USA); 2012 – 25 years of arab creativity, Institut du monde arabe, Parigi; Arab Express, Mori Museum, Tokyo; Work marry remember, AB Gallery, Zurigo; 2011 -Roaming Images, Macedonian Museum of Greece Contemporary Art, Biennale di Thessaloniki; VIDEO: VISIONS, Venezia/New York/Berlin; 2010 – Menasart Fair Libano; Memory lines, Al-Markya Gallery (Qatar); Once Upon a Time, Bait Muzna Gallery, Muscat (Oman); 2009 – Contemporary Oman Art, AB Gallery Lucerna/Zurigo; Bangladeshi Biennale, Dakha (Bangladesh); Faces of the Unknown, Bait Muzna Gallery, Muscat (Oman); Jordan Festival Amman (Giordania); 2007 – Art Paris-Abu Dhabi (UAE); 8th Biennale Internazionale di Sharjah.
Muzna Al musafir è nata nel 1987 a Muscat (Oman), dove vive e lavora. Si è laureata all’Università del Kuwait specializzandosi in Comunicazione di Massa. Nel 2011 ha frequentato corsi di cinema svedese e cultura televisiva all’Università di Stoccolma. Il suo primo cortometraggio Niqab (2010) è stato il vincitore della competizione studentesca al Gulf Film Festival di Dubai. Il secondo, Cholo (2014), è stato premiato all’Abu Dhabi Film Festival e proiettato in varie rassegne, tra cui lo Smithsonian Institute, National Museum of African Art di Washington e Institute du Mond Arabe di Parigi. Ha partecipato a varie mostre collettive, tra cui alla Stal Gallery di Muscat, Place of silence (2015) e Reflection of the Other (2016). E’ membro del consiglio direttivo dell’Oman Film Society.

a cura di Manuela De Leonardis
VI edizione – Castelnuovo Fotografia 2018
Rocca Colonna, Castelnuovo di Porto (Roma) 29-30 settembre 2018

***
Acta International, Roma 11 – 31 ottobre 2018
inaugurazione alla presenza degli artisti giovedì 11 ottobre – ore 18.30

29-30 settembre 2018
CASTELNUOVO FOTOGRAFIA
Direzione: Elisabetta Portoghese
piazza Vittorio Veneto – 00060 Castelnuovo di Porto (Roma)
press.castelnuovofotografia@gmail.com
www.castelnuovofotografia.it

11-31 ottobre 2018
ACTA INTERNATIONAL
direzione: Giovanna Pennacchi
via Panisperna, 82-83 – 00184 Roma
dal martedì al sabato ore 15.30 – 19.30
info@actainternational.it
www.actainternational.it

 

ott
6
sab
2018
David Rubinger @ Museo di Roma in Trastevere
ott 6 @ 18:00 – 21:00
David Rubinger @ Museo di Roma in Trastevere | Roma | Lazio | Italia

In occasione del settantesimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele e a un anno dalla scomparsa di David Rubinger (29 giugno 1924 – 2 marzo 2017), Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la Comunità Ebraica di Roma e l’Ambasciata di Israele in Italia promuovono una mostra dedicata al fotografo di fama internazionale curata da Edvige Della Valle e ospitata dal Museo di Roma in Trastevere dal 7 settembre al 4 novembre 2018, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Per i possessori della nuova MIC Card – che al costo di soli 5 euro consente a residenti e studenti
l’ingresso illimitato per 12 mesi nei Musei Civici – l’ingresso alla mostra è gratuito. La mostra prevede l’esposizione di oltre settanta fotografie in bianco e nero e a colori di dimensioni diverse. Con una particolare sensibilità artistica e umana Rubinger è riuscito, attraverso il suo occhio-obiettivo, a raccontare i grandi eventi della storia contemporanea, fatti di persone e di luoghi significativi per la memoria dello Stato ebraico. Alcuni di questi scatti possono definirsi iconici, come la celebre fotografia ritraente tre paracadutisti in primo piano ripresi davanti il Kotel (Muro del pianto), il 7 giugno 1967, un’immagine che ha contribuito a definire la coscienza nazionale dello Stato d’Israele. Tutta la produzione fotografica di Rubinger arriva al cuore e alla coscienza delle persone per la forte spontaneità. Evitando ogni artificio egli è stato capace di restituirci immagini reali raccontate nella loro semplicità, a fare una cronaca puntuale dei successi, dei traguardi e delle sfide che Israele ha affrontato in questi decenni, mostrando la verità senza edulcorazioni. Perché la storia è fatta dagli uomini, sembra dirci Rubinger. Uomini, donne e bambini comuni, ma anche personaggi che hanno saputo cambiare il corso degli eventi, sono le stesse persone che il fotografo ha catturato nei momenti di vita privata con particolare sensibilità artistica e umana, da Moshe Dayan a Yitzhak Rabin, da Ben Gurion a Golda Meir.  Le opere di Rubinger sono state esposte per la prima volta in Italia all’interno della Sala Spadolini del Senato nel 2008 e successivamente, nel 2010, nello Spazio Multimediale S. Francesco a Civitanova Marche. David Rubinger è nato a Vienna nel 1924 ed è emigrato in Palestina nel 1939 per sfuggire alle persecuzioni naziste. Ha scoperto la fotografia mentre, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, prestava servizio nella Brigata Ebraica dell’esercito britannico.

Rubinger è stato fotoreporter per HaOlam HaZeh dal 1951, dove lavorò per due anni. Quindi si unì allo staff di Yedioth Aharonoth, e poi a quello di The Jerusalem Post. Nel 1954 iniziò a collaborare con Time-Life, dove ha poi lavorato per più di 50 anni. Era l’unico fotografo autorizzato a entrare e scattare nella mensa della Knesset, il Parlamento israeliano. Nel 1997 è stato insignito della più alta onorificenza di Israele, il Premio Israele. È mancato a Gerusalemme nel 2017.

Info:

David Rubinger
Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1/b Roma
Apertura al pubblico 7 settembre – 4 novembre 2018
Inaugurazione 6 settembre 2018 ore 18.00

Orario Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00;
la biglietteria chiude alle ore 19.00;
24 e 31 dicembre ore 10.00 – 14.00.
Chiuso lunedì, 25 dicembre e 1 gennaio

Biglietti Tariffe non residenti:
Intero: € 6,00 Ridotto: € 5,00
Tariffe residenti:
Intero: € 5,00 Ridotto: € 4,00
Acquistando la MIC Card, al costo di € 5,00 ingresso illimitato per 12 mesi
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
Salvo integrazione se presente altra mostra.

Promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Comunità Ebraica di Roma
Ambasciata d’Israele in Italia

A cura di Edvige Della Valle

Organizzazione e comunicazione Centro di Cultura Ebraica

Media Partner Mostra Shalom Magazine

Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9:00 – 19:00),
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