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Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo @ Museo di Roma in Trastevere
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Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo @ Museo di Roma in Trastevere | Roma | Lazio | Italia

In occasione del 50° anniversario del 1968, AGI Agenzia Italia ricostruisce l’archivio storico di quell’anno, recuperando il patrimonio di tutte le storiche agenzie italiane e internazionali, organizzando questa affascinante mostra fotografica e multimediale che sarà allestita al Museo di Roma in Trastevere dal 5 maggio al 2 settembre 2018. La mostra a cura di AGI Agenzia Italia, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e con il patrocinio del MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è resa possibile dalle numerose fotografie provenienti dall’archivio storico di AGI e completata con gli altrettanto numerosi prestiti messi a disposizione da AAMOD-Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, AFP Agence France-Presse, AGF Agenzia Giornalistica Fotografica, ANSA, AP Associated Press, Marcello Geppetti Media Company, Archivio Riccardi, Contrasto, Archivio Storico della Biennale di Venezia, LUZ, Associazione Archivio Storico Olivetti, RAI-RAI TECHE, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Stampa, l’Espresso. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. L’iniziativa nasce da un’idea di Riccardo Luna, direttore AGI e curata a quattro mani con Marco Pratellesi, condirettore dell’agenzia, e intende delineare un vero e proprio percorso nell’Italia del periodo: un racconto per immagini e video del Paese di quegli anni per rivivere, ricordare e ristudiare quella storia. Come scrive Riccardo Luna nel testo del catalogo dell’esposizione: “Questa non è una mostra sul passato ma sul futuro. Sul futuro che sognava l’ultima generazione che non ha avuto paura di cambiare tutto per rendere il mondo migliore. Che si è emozionata e mobilitata per guerre lontane; che ha sentito come proprie ingiustizie subite da altri; che ha fatto errori, certo, ha sbagliato, si è illusa, è caduta, ma ha creduto, o meglio, ha capito che la vera felicità non può essere solo un fatto individuale ma collettivo, perché se il tuo vicino soffre non puoi non soffrire anche tu. Nessuno si salva da solo. Quello che ci ha colpito costruendo questa mostra, sfogliando le migliaia di foto che decine di agenzie e archivi ci hanno messo a disposizione con una generosità davvero stupefacente, come se tutti sentissero il dovere di contribuire alla ricostruzione di una storia che riguarda i nostri figli molto più che i nostri genitori; quello che ci ha colpito sono gli sguardi dei protagonisti, l’energia dei loro gesti, le parole nuove che usavano”. Da qui, AGI ha ricreato un archivio storico quanto più completo del ’68 attraverso le immagini simbolo dell’epoca. Non solo occupazioni e studenti, ma anche e soprattutto la dolce vita, la vittoria dei campionati europei di calcio e le altre imprese sportive, il cinema, la vita quotidiana, la musica, la tecnologia e la moda. Un viaggio nel tempo fra 171 immagini, tra le quali più di 60 inedite; 19 archivi setacciati in Italia e all’estero; 15 filmati originali che ricostruiscono più di 210 minuti della nostra storia di cui 12 minuti inediti; 40 prime pagine di quotidiani e riviste riprese dalle più importanti testate nazionali; e inoltre una ricercata selezione di memorabilia: un juke boxe, un ciclostile, una macchina da scrivere Valentine, la Coppa originale vinta dalla Nazionale italiana ai Campionati Europei, la maglia della nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich durante la finale con la Jugoslavia, la fiaccola delle Olimpiadi di Città del Messico. Tutti questi temi verranno raccontati attraverso la cronaca, gli usi, i costumi e le tradizioni in diverse sezioni tematiche, dando vita e facendo immergere il pubblico in questo lungo e intenso racconto nell’Italia del ’68. Ad accogliere i visitatori ci saranno i grandi “sognatori del futuro”; attraverso le figure e le parole di Martin Luther King e Bob Kennedy il pubblico sarà guidato all’interno della cronaca internazionale del ’68: dalla guerra del Vietnam alla segregazione razziale negli USA, dalla presidenza di Nixon alla fine della Primavera di Praga, dalla Grecia dei colonnelli al maggio francese, si ripercorreranno alcuni degli eventi che hanno influenzato e cambiato le sorti della storia del mondo. Le occupazioni, le contestazioni e le rivolte studentesche saranno invece i temi affrontati nella sala “Il movimento fra occupazioni e tazebao – Valle Giulia”; in particolare saranno ripercorsi i tragici scontri tra studenti e forze dell’ordine avvenuti nella famosa “Battaglia di Valle Giulia” (Roma, 1 marzo 1968) e sarà, inoltre, riportato un ciclostile originale dell’epoca, per rievocare i momenti della ribellione per mezzo della stampa di volantini e giornaletti universitari. Figura chiave dei movimenti del ’68 che viene messa in evidenza in questa sezione è Pier Paolo Pasolini con il testo “Vi odio cari studenti” e la poesia “Il PCI ai giovani”. L’esposizione proseguirà nella sala “Le due Italie: dal Belice al Piper”, nella quale saranno contrapposte le immagini delle “due Italie” che hanno, entrambe, cambiato il futuro del nostro Paese. Da un lato si vedrà l’Italia della gente comune e delle famiglie, con uno sguardo particolare al violento terremoto che colpì la Valle del Belice nella Sicilia Occidentale. Si racconterà il Piper Club di Roma, punto d’incontro di alcune famose celebrities nazionali e internazionali come l’attore Sean Connery, il cantante Adriano Celentano, il regista Federico Fellini, l’attore Alberto Sordi, l’attrice Anna Magnani, il cantante Massimo Ranieri, il regista e attore Vittorio Gassman, il cantante Domenico Modugno. Un’altra sezione sarà dedicata alla musica italiana e internazionale e alle grandi imprese sportive del ‘68, come ad esempio la vittoria ai Campionati Europei della Nazionale Italiana a Roma contro la Jugoslavia; in questa sezione il pubblico potrà ammirare dal vivo, grazie al supporto della FIGC – Federazione Italiano Giuoco Calcio, della Fondazione Museo del Calcio e del CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano, la Coppa dei Campionati Europei, la maglia della nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich e la Fiaccola delle Olimpiadi del 1968. Proseguendo nel percorso, nel porticato del Museo, i visitatori saranno catapultati in un ambiente sonoro immersi nelle voci del 1968: dalle urla degli studenti nei cortei ai discorsi dei politici, i suoni e le parole dei personaggi di quell’epoca accompagneranno il pubblico alla riscoperta di quegli anni. Anche l’innovazione tecnologica avrà il suo spazio all’interno della mostra. Sarà presente, infatti, una sezione dedicata al grande fermento tecnologico del 1968 che culminerà con lo sbarco sulla luna di Neil Armstrong del 1969. Al termine del percorso fotografico, all’interno dell’Auditorium del Museo, i visitatori potranno vivere una esperienza immersiva; sarà infatti riprodotto scenograficamente l’ambiente di un’aula universitaria occupata all’interno della quale il pubblico avrà la possibilità di visionare cinegiornali dell’epoca e documenti originali ceduti da AAMOOD e RAI – RAI TECHE. La mostra è inoltre arricchita da un vasto repertorio di memorabilia e materiale d’epoca, tra cui le prime pagine dei quotidiani e delle riviste, il famoso Jukebox, e alcune magliette autografate dei giocatori che hanno vinto l’Europeo. L’esposizione proporrà inoltre un confronto tra la comunicazione giovanile del ’68, fatta di tazebao, assemblee e giornaletti scolastici, e quella contemporanea caratterizzata dall’utilizzo dei social media, delle web radio e dei blog universitari: attraverso le immagini si racconterà come i giovani del ’68 comunicavano con quegli strumenti; in quest’ambito saranno coinvolti direttamente realtà giovanili come il magazine universitario “Scomodo”, Radioimmaginaria, il primo e unico network radiofonico in Europa creato, diretto e condotto da adolescenti, e VoiceBookRadio, webradio gestita interamente dagli studenti di varie scuole secondarie di Roma che sarà anche uno dei media partner della mostra. Nell’ambito della mostra il pubblico stesso sarà coinvolto in prima persona attraverso un’attività social per condividere la foto preferita del ’68, inviandola ad AGI utilizzando l’hashtag #ilmio68; le foto inviate saranno proiettate a turno su un monitor a fine mostra, nel quale si snoderà così un racconto parallelo, un mosaico di storie di quell’anno che crescerà nel corso dei mesi. Oltre all’esposizione l’iniziativa prevede l’organizzazione di un ciclo di eventi e incontri estivi, che si svolgeranno nel Chiostro del Museo, dedicati ai principali momenti musicali, sportivi, politici, culturali e cinematografici che hanno caratterizzato l’Italia nel 1968 con l’obiettivo di coinvolgere un vasto pubblico e il maggior numero di scuole. Obiettivo primario dell’iniziativa è far sì che ciascuno studente, grazie soprattutto alla partecipazione diretta alle proiezioni cinematografiche, ai dibattiti sulla politica, ai concerti musicali nonché ad altre iniziative tematiche, possa conoscere e vivere più da vicino un anno e, soprattutto, un Paese sino ad oggi studiato solamente sui libri di storia. Attraverso il MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca verranno coinvolte direttamente le scuole medie e superiori con l’organizzazione di visite guidate mirate agli studenti. L’evento, realizzato con il contributo di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con SIAE- Società Italiana degli Autori ed Editori e in partnership con la RAI, Sky, la FIGC, la Fondazione Museo del Calcio, il CONI, l’AAMOD-Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio Democratico, Open Polis e il CENSIS, si avvale della collaborazione scientifica ed editoriale dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana “Treccani” con il quale verrà realizzato il catalogo dell’esposizione.

I media partner coinvolti sono Formiche, il Tascabile, magazine digitale di Treccani, Rai Teche, Scomodo, Radioimmaginaria e VoiceBookRadio.

Le immagini che vengono fornite a corredo del comunicato stampa devono riportare nella pubblicazione il titolo della mostra, i credits, e le didascalie complete.

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Luogo: MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE
Indirizzo: Piazza S. Egidio 1B – Roma – Lazio
Quando: dal 04/05/2018 – al 02/09/2018
Vernissage: 04/05/2018 su invito
Generi: documentaria
Orari: Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00 La biglietteria chiude un‘ora prima Giorni di chiusura: lunedì, 1 maggio
Biglietti: Tariffe non residenti: Intero: € 6,00; Ridotto: € 5,00. Tariffe residenti: Intero: € 5,00; Ridotto: € 4,00 Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente Salvo integrazione se presente altra mostra
Patrocini: a cura di AGI Agenzia Italia, il Comune di Roma, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, il Museo Di Roma in Trastevere e con il patrocinio del MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Uffici stampa: ZETEMA, CULTURALIA

INFO: http://www.museodiromaintrastevere.it

Eurutopia. Fotografie di Luca Canonici @ RomaItaliaLab
mag 4 @ 18:30 – 21:00
Eurutopia. Fotografie di Luca Canonici @ RomaItaliaLab | Roma | Lazio | Italia

Venerdì 4 maggio 2018 alle ore 18.30, RomaItaliaLab presenta, nel nuovo spazio RomaItaliaLab in via dei Marsi, 20 a Roma, Eurutopia, fotografie di Luca Canonici, a cura di Bärbel Reinhard e Marco Signorini, con un testo critico di Walter Guadagnini. Il lavoro Eurutopia di Luca Canonici sul Quartiere EUR di Roma è un progetto su un luogo immaginato e pensato come ideale che l’autore ri-idealizza e rappresenta seguendo il proprio concetto di arte. Le sue fotografie nascono in tensione tra due utopie: l’ideologia politica, che questi spazi in epoca di regime avrebbero dovuto celebrare, e la ricerca di una possibile assoluta bellezza. Canonici coglie, tramite questa relazione storico/estetica, la possibilità di riflettere sulla nostra società fatta immagine e portatrice di idee e forme. Attua una sospensione, rappresenta l’EUR un teatro di scenari metafisici, senza tempo. Esplora questa area urbanistica e monumentale e si muove fra le architetture che variano al variare delle sue visioni. Ci restituisce così una percezione emotiva che si completa per somma di più accostamenti, in modo articolato e vario, ritmico, con inquadrature e formati diversi. Ne scaturisce un montaggio complesso tra tempo storico e contemporaneità. Non è documentazione, per quanto renda sensibili e concreti questi luoghi, ma una restituzione di significati e immaginazioni, appunto utopie. La curatela di Bärbel Reinhard e Marco Signorini è impegnata nel valorizzare il lavoro Eurutopia, composto da più di 60 fotografie in bianco e nero, in allestimenti di esposizioni e progetti editoriali mirati alla lettura di Luca Canonici, non tanto come un autore di genere, architettura piuttosto che paesaggio, ma nel tentativo di mettere in risalto la sua precisa visione dello spazio fra il reale, il simbolico e l’estetico. “Archi, griglie, prospettive, superfici lisce e superfici scabre, l’architettura sembra essere in queste immagini più dettagliate, più attente al singolo particolare, sia esso grafico, costruttivo o spaziale, accarezzata dallo sguardo più che indagata: non c’è in Canonici l’idea di svelare il linguaggio degli architetti attraverso la fotografia (è compito d’altri, questo, e Canonici lo sa bene), vi è invece il desiderio di scoprire un’architettura possibile – non necessariamente reale – creata dagli edifici e dai loro rapporti, oppure dai rapporti interni alle loro forme. Poi, ritmicamente nella sequenza del volume, lo sguardo si apre, ed appare ciò che sta intorno a quelle forme, a quegli spazi e a quelle materie: altre forme, altri spazi, altre materie. La città, intesa come evoluzione della storia intorno a un luogo che in questa visione risulta essere senza tempo; la temporalità reale che ritorna a far sentire la propria presenza, la fotografia che da visione assoluta assume nuovamente il suo carattere relativo, il suo essere un punto inserito nel flusso del tempo, del cui scorrere ci rende avvertiti proprio attraverso il suo arresto. È chiaro qui che le grandi lezioni dei maestri recenti del paesaggio urbano, e in particolare quelle diverse ma egualmente centrali di Gabriele Basilico e Mimmo Jodice, fanno la loro apparizione, rivendicate da Canonici come modelli alti e giustamente inevitabili per chi si avvicini, particolarmente in Italia, a determinati soggetti, secondo una determinata inclinazione, che è appunto quella di una declinazione del linguaggio documentario in una chiave più affettiva, e certo non immemore di una tradizione figurativa secolare.” (dal testo critico di Walter Guadagnini)

Luca Canonici, tenore, direttore artistico, fotografo. Dopo il debutto a Roma nel 1985 in Rigoletto, nel ruolo del Duca di Mantova, ha intrapreso una brillante carriera lirica internazionale che lo ha condotto in alcuni fra i più prestigiosi teatri del mondo fra i quali Teatro alla Scala, Royal Opera House-Covent Garden di Londra, Staatsoper di Vienna, Teatro Comunale di Firenze, Opernhaus di Zurigo, Bayerische Staatsoper di Monaco, Teatro la Fenice di Venezia, Concertgebouw di Amsterdam, Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma, Teatro Regio di Parma, Rossini Opera Festival di Pesaro, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Massimo di Palermo, collaborando,tra gli altri con Direttori d’orchestra del calibro di Bartoletti, Campanella, Chailly, Gardiner, Kuhn, Muti, Oren, Pidò, Renzetti, Sanzogno, Solti, Zedda. Nel 1987 ha sostenuto il ruolo di protagonista nelle riprese del film La bohème diretto da Luigi Comencini, in sostituzione di Josè Carreras. Nel 2012 ha interpretato il ruolo di Mr Grey nel film P.O.E. Poetry of Erie diretto da artisti vari. La sua ricca discografia annovera titoli operistici quali La sonnambula (Nuova Era), Il signor Bruschino (Claves), Don Pasquale (Erato), La grande notte di Verona, La favorita e La cambiale di matrimonio (Ricordi), Linda di Chamounix (Europa Records), Falstaff con Georg Solti (Decca), Messa da requiem con John Eliot Gardiner (Philips). Nel 2006 ha cantato per il cinquecentenario della posa della prima pietra della Basilica di San Pietro in Vaticano. Ha aperto nel 2010 il Giubileo nell’Anfiteatro del Colosseo con una messa di Salvatore Sciarrino. Nel 2014 ha cantato alla Sala Nervi il Magnificat ed il Requiem di Domenico Bartolucci. Con Pupo e Emanuele Filiberto di Savoia, ha partecipato al Festival di Sanremo 2010 con la canzone Italia amore mio, classificandosi 2º posto. Lo stesso anno ha presentato un album pop dal titolo Italia Amore Mio, nel 2016 esce il secondo album dal titolo Lettera d’amore, attualmente sta terminando un nuovo album chiamato Showstoppers composto da celebri melodie internazionali. Nel 2008 ha assunto la carica di Direttore Artistico di OperaFestival, un progetto culturale teso a far risuonare la grande Musica, il Teatro e La Danza nei luoghi più suggestivi di Firenze e della Toscana. Dal 2010 ricopre la carica di Direttore del Museo di Arte Sacra della città di Montevarchi, curando mostre, incontri e pubblicazioni come: Giovanni Martinelli, I Medici a Montevarchi, La Collegiata di San Lorenzo. Dall’ottobre 2010 conduce Valdarno amore mio, un programma che ha lo scopo di far conoscere e rivalutare delle ricchezze del territorio, su Valdarno Channel. Collabora come autore a Romaitalialab, ed ha partecipato come curatore a numerosi libri d’Arte (Giovanni Martinelli, Collegiata di San Lorenzo, I Medici a Montevarchi sono alcuni titoli) e come studioso al catalogo della recente mostra curata da Vittorio Sgarbi: Le stanze segrete da Lotto a Guercino. Le sue fotografie fanno parte delle collezioni del Ministero dell’Interno, del Conservatorio Bellini di Palermo, del Comune di Montevarchi e dell’Accademia del Poggio.Tra i progetti recenti il Calendario 2015 per il Ministero dell’Interno e relativa esposizione, la mostra dal titolo Suggestioni borboniche in Terra di lavoro con relativa pubblicazione, la serie Quel che rimane, lavoro sulla archeologia industriale, ed il progetto espositivo con relativa pubblicazione sul Cimitero degli Inglesi a Firenze dal titolo Animae. In uscita nel 2017 la pubblicazione e, la relativa mostra Eurotopia lavoro monografico basato sul quartiere Eur di Roma. Nel 2017/18/19 esporrà un lavoro sullo scultore Francesco Mochi (1580-1654) pubblicandone il relativo catalogo nelle città di Roma, Montevarchi, Orvieto, Piacenza. Come insegnante ha collaborato con il Conservatorio di Pescara, ed il Conservatorio di Reggio Emilia. Ha ricoperto ruoli di Presidente in Commissioni Ministeriali come il Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli ed in numerosi concorsi di Canto e strumentali. Nel 2017, in collaborazione dell’Amministrazione di Montevarchi, crea e dirige il Festival Arti e Varchi; attualmente ne sta curando l’edizione 2018. www.lucacanonici.com

Bärbel Reinhard (1977, Germania) si è laureata in storia dell’arte e sociologia a Berlino. Di seguito si è diplomata in fotografia professionale alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Accanto al suo lavoro di fotografa, lavora come docente e curatrice. Ha insegnato alla New York University e al Sarah Lawrence College a Firenze ed insegna attualmente alla Kent State University, la Minnesota University e la Fondazione Studio Marangoni. Il suo lavoro è stato esposto in varie mostre in Italia ed all’estero, tra le quali all’European Month of Photography Luxembourg, a Villa La Pietra Firenze, alla Galleria Metronom e alla Fondazione Fotografia di Modena, alla Luova Gallery Helsinki e al Corridoio Brunelleschi. Ha curato diversi progetti espositivi ed editoriali, anche in collaborazione con Marco Signorini. Collabora con case editrice come Danilo Montanari Editore, Gli Ori, Reel Art Press e cura l’archivio di Mario Carnicelli.

Marco Signorini (1962) vive a Firenze. Artista e docente di fotografia, ha curato vari progetti editoriali ed espositivi. Ha lavorato per musei e fondazioni, fra questi la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, Linea di Confine, Imago Mundi-Praestigium Italia di Luciano Benetton, Museo Arte Gallarate. Fra le esposizioni quelle a Metronom di Modena, al Centre d’Art Nei Liicht in Lussemburgo, al Festival Europeo di Fotografia di Reggio Emilia, al Padiglione Toscana al Centro per l’Arte Luigi Pecci di Prato, al Fotomuseum di Winterthur e al SK Stiftung Kultur di Colonia. Ha pubblicato i libri “Echo” e “EarthHeart” con Damiani editore di Bologna. Per la casa editrice Verbavolant ha curato la collana Focus on Italy, libri a tiratura limitata di fotografie di Ghirri, Basilico, Barbieri e Cresci. Collabora con Bärbel Reinhard alla valorizzazione di progetti artistici sia inediti che d’archivio curando mostre e cataloghi come per Palazzo Fabroni a Pistoia, il Museo di antropologia di Roma, Danilo Montanari Editore di Ravenna e Reel Art Press di Londra.

 

INFO

Eurutopia
Fotografie di Luca Canonici
A cura di Bärbel Reinhard e Marco Signorini
Testo critico di Walter Guadagnini

Inaugurazione 4 maggio 2018 ore 18.30

RomaItaliaLab
Via dei Marsi 20 – Roma

Fino al 29 giugno 2018

RomaItaliaLab
redazione@romaitalialab.it
https://www.romaitalialab.it/

lug
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ven
2018
Paesaggi Attivi @ Cataforìo
lug 27 – set 14 all-day
Paesaggi Attivi @ Cataforìo  | Cataforio | Calabria | Italia

L’associazione culturale reggina Catartica Care, che dal 2016 si occupa di arti contemporanee lavorando in stretta sinergia col territorio, torna quest’anno con una nuova serie di eventi – disseminati nel centro e nella provincia cittadina – incentrati su una riflessione ampia, trasversale e interdisciplinare sul valore e il concetto stesso di Paesaggio. Fulcro delle iniziative saranno le giornate dal 5 all’8 agosto che si svolgeranno come di consueto nel borgo di Cataforìo (RC), precedute da uno speciale incontro preliminare il 27 luglio tra la ricca biodiversità del Parco Botanico e Villa Comunale ‘Umberto I’ di Reggio Calabria, per poi proseguire a settembre presso l’Ipogeo di Piazza Italia e il Castello Aragonese e con altri appuntamenti fino ad una ‘chiusura dei lavori’ a dicembre 2018. Inteso come “il complesso di elementi caratteristici di una zona determinata” oppure “porzione di territorio considerata con un senso affettivo cui può associarsi anche un’esigenza di ordine artistico ed estetico”, il paesaggio stimola una serie di meditazioni, spunti e punti di osservazione, che coinvolgono i suoi aspetti sia ambientali che culturali ed estetici, sociali e geopolitici. Forse in questo momento storico più che mai risulta evidente una forte necessità di riflettere sui paesaggi (culturali, fisici, virtuali) che abitiamo. Paesaggi che vogliamo Attivi. Paesaggi Attivi è il titolo che convoglierà una serie di iniziative culturali e artistiche legate ai linguaggi contemporanei: mostre, installazioni site specific, progetti di arte partecipativa, produzioni creative grafiche ed editoriali, incontri e laboratori collettivi, talk tematici, proiezioni cinematografiche e concerti. Per questa edizione gli eventi si svilupperanno oltre che nel borgo di Cataforìo – luogo natale e base operativa di Catartica – anche nel centro cittadino con incursioni-lampo in alcuni dei più importanti e significativi beni culturali e ambientali della città di Reggio Calabria: la Villa Comunale e Parco Botanico ‘Umberto I’, l’Ipogeo di piazza Italia e il Castello Aragonese. Con il progetto Paesaggi Attivi, Catartica Care intende affrontare il suo focus sul paesaggio, con uno sguardo che va da uno specifico contesto territoriale di appartenenza ad un’apertura oltre i suoi confini fisici e/o culturali, per riscoprirlo di fatto fertile, meticcio, vitale.

L’evento è inserito tra le attività programmate dall’amministrazione comunale di Reggio Calabria nell’ambito del cartellone dell’Estate Reggina 2018.

*GLI EVENTI DA LUGLIO A SETTEMBRE:
27 luglio, Villa Comunale e Parco Botanico ‘Umberto I’ (RC): ‘Biodiversità in città. Anteprima Paesaggi Attivi’ con Salvatore Borruto (architetto del paesaggio), è una passeggiata collettiva aperta a tutti – cittadini, turisti, curiosi e appassionati, senza limiti di età – e vuole essere un invito e un’occasione per riscoprire la preziosa varietà del patrimonio botanico del parco con specie provenienti da tutto il mondo, modello di sincretismo di culture e specchio di un territorio, come quello mediterraneo, ricco di mescolanze.
5/8 agosto, Cataforìo: Mostra personale di Roberto Giriolo, ‘Diario di un Vecchio’ dal progetto ‘La Deriva dei Continenti’. / Esposizione audio-visiva ‘Le vacche sono anime del purgatorio’ dell’etnomusicologo Valentino Santagati e del fotografo Carlo Mangiola. / Omaggio dedicato al progetto di arte partecipativa ‘A Blue Love Connection’ ideato dalla curatrice Elena Forin: il progetto nasce dalla tragica scomparsa del cugino venticinquenne Luca Russo, tra le vittime dell’attentato terroristico di Barcellona dell’agosto 2017. È dedicato a Luca e a tutte le vittime dell’odio, basandosi sul valore fondamentale della pace, contro qualsiasi tipo di violenza verso le persone, le culture e il paesaggio. L’azione universalmente proposta da ‘A Blue Love Connection’ è quella di piantare qualsiasi tipo di fiore di colore blu, il colore degli occhi di Luca. A Cataforìo, Catartica vuole farsi promotrice del progetto e donare il suo contributo piantando e dedicando un’aiuola di fiori blu alla comunità e a Luca Russo.
6 agosto, Cataforìo: Presentazione di ‘Squisito: non erbario visionario’, una produzione visiva a cura della graphic designer Martina Mauro realizzata in seguito a una ricerca delle erbe spontanee, eduli e non, tipiche della Vallata del Sant’Agata. Il progetto sarà raccontato dall’autrice con il contributo delle signore di Cataforìo che hanno partecipato attivamente alle ricerche sulle erbe del territorio. / Tavola rotonda con l’etnomusicologo Valentino Santagati sul progetto ‘Le vacche sono anime del purgatorio’, in mostra nel borgo di Cataforìo e condiviso con il fotografo Carlo Mangiola.
7 agosto, Cataforìo: Tavola rotonda sulla fotografia di paesaggio con Alessandro Mallamaci ed Elena Trunfio, soci fondatori dell’associazione e centro di formazione fotografica Il Cerchio dell’immagine, con la presentazione in anteprima delle prime due tappe del progetto di ricerca visuale ‘Racconti dallo Stretto’, focalizzatesi nello specifico sull’area grecanica e la Vallata del Sant’Agata. / Spettacolo musicale di Davide Ambrogio dal titolo ‘Evocazioni e Invocazioni’ in cui chitarra, lire, fiati e percussioni sono messi a disposizione della voce contribuendo a creare un ambiente sonoro dove riemerge la forza evocativa e invocativa del canto. / Degustazione gratuita di birra artigianale locale a cura di Birrificio Reggino.
8 agosto, Cataforìo: Tavola rotonda per un dialogo e scambio di vedute insieme a una giovane ma già importante realtà operante nel settore culturale in Calabria, con uno sguardo rivolto allo studio e alla rivalutazione e rigenerazione di un paesaggio periferico, tra progetti editoriali e azioni collettive: A Di Città (Rosarno – RC) con Angelo Carchidi. / Reading di poesie e proiezione del film Le Corbusier in Calabria “una suite visiva per otto suite musicali” (2009) di Fabio Badolato e Jonny Costantino. L’incontro, a cura di Michele Tarzia, è titolato Il paesaggio immaginato: una visione introspettiva del paesaggio dell’anima, osservato e letto attraverso i sentimenti della natura e delle sue evocazioni. È il paesaggio che viviamo, che indaghiamo, che cerchiamo di cambiare. Attraverso la poesia e il cinema il nostro punto d’osservazione cambia e con esso anche il nostro modo di vivere, di vedere e percepire delle emozioni.

10/14 settembre, Ipogeo di piazza Italia e Castello Aragonese (RC): Installazioni sonore e interattive del compositore e sound artist cosentino Costantino Rizzuti. Un’installazione instaurerà un dialogo con le antiche mura dell’Ipogeo di piazza Italia, paesaggio sotterraneo fuori dal tempo ma indissolubilmente nella storia urbanistica e culturale cittadina con le sue radici magno-greche; l’altra, sul terrazzo della torre cilindrica del Castello Aragonese – monumento emblematico delle varie dominazioni storiche intercorse nella città di Reggio e delle modifiche strutturali operate sia dai fenomeni naturali che dai successivi progetti urbanistici – dialogherà con la città dall’alto, con un paesaggio fatto anche di cielo, di mare e di vento.

*Per luoghi e orari consultare il programma completo sui canali social di Catartica Care
**Le successive iniziative saranno comunicate in itinere > stay tuned!

Info:
+39 3495347650 // +39 3298981591
info.catartica@gmail.com
www.facebook.com/catarticacare
www.infocatartica.tumblr.com

set
14
ven
2018
Gianfranco Baruchello. Doux comme saveur (A partire dal dolce) @ MATA – Ex Manifattura Tabacchi | Modena
set 14 @ 11:00 – set 16 @ 12:00
Gianfranco Baruchello. Doux comme saveur (A partire dal dolce) @ MATA – Ex Manifattura Tabacchi | Modena | Modena | Emilia-Romagna | Italia

FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE è lieta di presentare Doux comme saveur (A partire dal dolce), una videoinstallazione di Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924) esposta al pubblico dal 14 al 16 settembre 2018, in concomitanza con il festivalfilosofia, realizzata in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e la Fondazione Baruchello, Roma. I video che compongono l’installazione, proiettati negli spazi del MATA – Ex Manifattura Tabacchi per la prima volta dopo il recente restauro delle pellicole originali, sono parte di un progetto dell’artista sul sapore dolce, con interviste a filosofi, critici, poeti e artisti della cultura francese. Sabato 15 settembre alle ore 18.30 l’artista Gianfranco Baruchello incontrerà il pubblico e discuterà il progetto con Carla Subrizi (Presidente della Fondazione Baruchello, Roma, e Professore Associato di Storia dell’arte contemporanea presso la Sapienza Università di Roma) e Gianfranco Maraniello (Direttore Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto). Nel 1978 Baruchello concepisce un progetto che prevedeva la realizzazione di un libro in copia unica e un film di interviste sul tema del sapore dolce. Il libro-oggetto prende forma attraverso la raccolta, in fotocopia, da parte dell’artista, di disegni, ritagli di riviste e giornali, appunti: circa 150 pagine, rilegate con una copertina in cartone spesso. Un anno dopo, a Parigi, il libro costituisce il punto di partenza per una lunga serie di interviste. Le conversazioni condotte dallo stesso Baruchello, prendono avvio da riflessioni sul dolce e sulla dolcezza: dal latte materno alle favole (la casa di marzapane di Hänsel e Gretel), dal ricordo del sapore dolce al mito, tra simbolo e realtà, cultura, antropologia e società. Gli intervistati erano sia operai, immigrati e pasticceri, sia importanti esponenti del mondo della cultura tra cui filosofi, scrittori e psicoanalisti del calibro di Jean-François Lyotard, Félix Guattari, David Cooper, Pierre Klossowski, Alain Jouffroy, Paul Virilio, Gilbert Lascault e Noëlle Châtelet. Mentre i primi furono ripresi in esterni o all’interno del proprio posto di lavoro, i secondi erano intervistati nelle loro case o nei loro studi. Le interviste, partite dunque da temi legati al cibo, arrivarono ben presto a concentrarsi su questioni filosofiche intorno alla maternità, alla morte, soprattutto animale e destinate al cibo, all’erotismo e alla memoria. Il carattere informale delle interviste costruisce l’ambientazione del film: tutto è improvvisato, amichevole, senza allestimenti tecnici di registrazione, con talvolta rumori di fondo. Per le riprese Baruchello si avvalse della collaborazione del cineasta sperimentale Alberto Grifi.

Gianfranco Baruchello nasce a Livorno nel 1924. La sua prima formazione avviene tra Roma, Parigi, New York. Sin dall’inizio tutti i linguaggi, pittura, scrittura, happening, oggetto, performance, cinema, fanno parte di una ricerca che lui stesso definisce “in solitario”, ostile alle mode e alle strategie del mercato. Tra le mostre personali recenti, quelle al Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto a cura di Gianfranco Maraniello (2018), Villa Arson di Nizza a cura di Nicolas Bourriaud (2018), Raven Row di Londra a cura di Luca Cerizza (2017), Triennale di Milano a cura di Alessandro Rabottini (2015), ZKM/Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe a cura di Andreas Beitin e Peter Weibel (2014-2015), Deichtorhallen di Amburgo a cura di Dirk Luckow (2014), Palais des Beaux-Arts di Parigi a cura di Nicolas Bourriaud (2013), Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma a cura di Achille Bonito Oliva in collaborazione con Carla Subrizi (2011). Ha partecipato a numerose edizioni della Biennale di Venezia (l’ultima nel 2013) e a documenta di Kassel nel 1977 e nel 2012. Tra le mostre personali recenti più significative ospitate in gallerie private quelle presso Massimo De Carlo (Milano, 2017; Hong Kong, 2017; Londra, 2015) e Galleria Greta Meert (Bruxelles, 2009).

La Fondazione Baruchello nasce nel 1998 per volontà di Gianfranco Baruchello e Carla Subrizi nella ex casa-studio dell’artista a Roma. È il risultato della donazione costituita da circa cinquecento opere che l’artista ha posto alla base di un’impresa culturale destinata al sostegno e alla sperimentazione dell’arte contemporanea. Alla prima sede, in Via di Santa Cornelia, che comprende una biblioteca aperta al pubblico composta da oltre quarantamila volumi oltre agli archivi dell’artista e altri fondi storici, nel 2016 si è aggiunta una seconda sede nel cuore di Roma, in via del Vascello, utilizzata prevalentemente come spazio espositivo e sede di seminari, incontri e presentazioni al pubblico.

Informazioni generali

Mostra Gianfranco Baruchello. Doux comme saveur (A partire dal dolce)

Sede MATA – Ex Manifattura Tabacchi
Via della Manifattura dei Tabacchi, 83
Modena

Periodo 14-16 settembre 2018

Conversazione con l’artista sabato 15 settembre 2018, ore 18.30

Orari
Venerdì 14 settembre, ore 9-23
Sabato 15 settembre, ore 9-24
Domenica 16 settembre, ore 9-21

Ingresso libero

In occasione di festivalfilosofia

In collaborazione con
Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
Fondazione Baruchello, Roma

Informazioni
Tel. +39 059 4270657
www.fondazionefotografia.org

Ufficio stampa
Irene Guzman | T. +39 349 1250956 | Email i.guzman@fmav.org

Immagine: Gianfranco Baruchello, Doux comme saveur (A partire dal dolce), 1978, Memorex MRX 716 e Sony Video tape HD, b/n, con suono. Durata: 22 ore. Courtesy Fondazione Baruchello, Roma

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La Collezione San Patrignano. WORK IN PROGRESS. @ MAXXI
set 26 all-day
La Collezione San Patrignano. WORK IN PROGRESS. @ MAXXI | Roma | Lazio | Italia

Dal 26 settembre al 7 ottobre 2018, il MAXXI ospita la seconda tappa della mostra itinerante “La collezione San Patrignano. WORK IN PROGRESS”, raccolta di opere di artisti contemporanei donate alla Comunità di recupero nel 40° anno dalla sua fondazione da collezionisti, gallerie e dagli artisti stessi. La collezione – che sarà esposta nello Spazio Extra MAXXI – nasce per volontà della Fondazione San Patrignano che nel celebrare la storia del centro fondato da Vincenzo Muccioli nel 1978, ne intende garantire il futuro attuando uno strumento di sostenibilità innovativo. In Italia si tratta del primo episodio di endowment sul modello anglosassone che permetterà a San Patrignano di avere una risorsa patrimoniale in caso di futuri investimenti strutturali. La collezione, protagonista di una presentazione itinerante, dopo la mostra dello scorso marzo presso la Triennale di Milano, giunge ora al Museo MAXXI di Roma. Questa seconda esposizione è un’ulteriore conferma di un vivace percorso nato da un’intuizione che reinventa il rapporto tra pubblico e privato sociale che diviene un sistema virtuoso a beneficio dell’individuo. La mostra sarà aperta gratuitamente al pubblico. Ad accompagnarla, un catalogo che raccoglie testi di Letizia Moratti, Andrea Gnassi, Giovanna Melandri e una breve introduzione del critico d’arte, pittore e filosofo Gillo Dorfles. L’esposizione presenterà un’ampia selezione dell’intera raccolta, con opere di Vanessa Beecroft, Alessandro Busci, Giorgio Griffa, Agnes Martin, Davide Monaldi, Yan Pei Ming, Michelangelo Pistoletto, Julian Schnabel, Sandro Chia, Enzo Cucchi e altri, con alcuni lavori non precedentemente esposti in Triennale, tra cui una nuova opera prestata dall’artista Silvio Wolf. Dalla prima mostra milanese, infatti, la collezione vanta nuove donazioni, tra cui appunto l’opera dell’artista Giorgio Griffa – messa a disposizione da lui personalmente – e auspicabilmente sarà ancora arricchita in futuro da ulteriori donazioni, in sintonia con i valori di San Patrignano che attraverso l’arte potranno essere irradiati negli anni a venire. La collezione approderà definitivamente presso il nascente museo di Rimini nel 2019, dove l’intento sarà quello di evidenziare i contenuti delle opere attraverso speciali attività dedicate, Il nuovo museo sarà realizzato nel cuore della città, in due monumentali edifici di grande rilevanza storica e artistica, ma anche altamente simbolici: il Duecentesco Palazzo dell’Arengo e il Trecentesco Palazzo del Podestà, quest’ultimo per secoli luogo istituzionale della funzione pubblica. Il restauro e il riadeguamento funzionale sono stati affidati allo Studio AR.CH.IT di Luca Cipelletti.  “In questi anni è stato fatto moltissimo da San Patrignano nella direzione della sostenibilità economica della Comunità e della sua gestione, sostenibilità che è anche strumentale ai fini della sua missione sociale – ha commentato Letizia Moratti, co-fondatrice della Fondazione San Patrignano, aggiungendo – Con questo nuovo progetto abbiamo però inteso fare un ulteriore passo avanti pensando a possibili investimenti di natura straordinaria, così importanti per lo sviluppo delle attività e per il mantenimento delle attuali strutture, che già oggi accolgono gratuitamente oltre 1300 giovani in percorso. Per questo ispirandoci alle grandi fondazioni anglosassoni abbiamo intrapreso la via della collezione di opere d’arte contemporanea come riserva patrimoniale e coinvolto artisti, galleristi e collezionisti che hanno creduto e credono nel progetto e che apprezzano il lavoro svolto dalla comunità. Le relazioni tra gli artisti stanno dando vita anche ad attività di collaborazione tra gli artisti stessi e i ragazzi e le ragazze di San Patrignano. Inoltre, in una prospettiva di comune condivisione e sensibilità, le opere affrontano i temi al cuore della comunità di San Patrignano: l’emarginazione, il disagio sociale, l’accoglienza, la rinascita”. La Presidente della Fondazione MAXXI, Giovanna Melandri, sostiene: “Possiamo tutti gioire se molti autori, galleristi e collezionisti hanno via via arricchito lo scrigno di opere donate alla Comunità di San Patrignano e se questa le ha offerte alla città di Rimini. Perché l’accostarsi di artisti e istituzioni pubbliche e private si rivela, ancora una volta, una scelta fertile per sostenere e ampliare politiche culturali lungimiranti. Il MAXXI, come noto, è sotto tale punto di vista un avamposto che ha saputo realizzare progetti alternativi battendo e ribattendo con tenacia le vie dell’innovazione, cercando di costruire un’ipotesi aperta al rapporto con altri poli espositivi, in Italia e fuori d’Italia”. larice Pecori Giraldi, che della Collezione ha la responsabilità del coordinamento culturale, ha detto: “Abbiamo raccolto oltre 40 opere in questi primi mesi, da quando nel 2017 abbiamo lanciato questo progetto, unico nel panorama italiano. Un progetto di sostenibilità, di valorizzazione, di progettualità comune tra il pubblico e il privato. La risposta di collezionisti, galleristi e artisti non si è fatta attendere e la famosa milanesità del dare si è allargata ad altre regioni. Il senso di partecipazione non ha confini, come non li ha l’arte. Il fil rouge delle opere qui raccolte è la molteplicità di linguaggi, l’ampiezza dell’espressione. Esattamente l’aria che si respira a San Patrignano dove ciascuno è spronato ad esprimersi con le proprie capacità. È stato un dono avere l’opportunità di poter raccontare ad artisti, galleristi e collezionisti questo disegno, sogno di poter garantire l’accoglienza di San Patrignano per altri 40 anni. Questo è il secondo momento di presentazione, continueremo a portare questo racconto in giro ad altri collezionisti, galleristi ed artisti e condividere l’obiettivo”. Andrea Gnassi, sindaco di Rimini, sottolinea l’importanza della condivisione generata dall’arte: “Una delle armi più formidabili per combattere paure e abbattere barriere di ogni tipo si chiama arte. Il suo linguaggio è universale, un esperanto di emozione, sensibilità, visione del mondo, creatività, capace di creare infinite connessioni in ogni epoca. Un’opera d’arte non ha tempo né spazio, non vi si appiccica sopra una data di scadenza o un indirizzo. Il senso del ‘passaggio’ al MAXXI della straordinaria collezione della fondazione San Patrignano scaturisce proprio dal messaggio di cui è portatrice e custode l’arte: i confini non esistono. Non esistono i confini mentali, non esistono i confini fisici. Anche quando sarà definitivamente a Rimini, nelle sale antiche che il Comune sta rigenerando per ospitare questa meravigliosa raccolta, la collezione di opere non finirà di parlare all’ingresso del museo. Il suo messaggio passerà oltre i muri, i confini amministrativi, avrà il dono dell’ubiquità e si sentirà a Rimini come a Roma o New York. E ad amplificare il suono della creatività e della libertà sarà il contesto che intorno sta creando la nostra città, rigenerando il teatro verdiano e la piazza sull’acqua del Ponte di Tiberio, insieme all’apertura del Museo internazionale Federico Fellini. Quello del MAXXI è un ‘rito di passaggio’ che lascerà traccia oltre le due settimane di esposizione. Sarà per sempre e prima, durante e dopo”. Il 40° anniversario della fondazione rappresenta una ricorrenza importante nella quale San Patrignano immette nuova energia nel percorso verso la piena sostenibilità finanziaria, per proseguire permanentemente la propria attività a servizio di chi ha più bisogno. Una lunga via che, in questa occasione celebrativa, ha incrociato la finalità dell’Amministrazione Comunale di Rimini impegnata già da anni nella valorizzazione del patrimonio cittadino. Si è così aperto un percorso sinergico per definire un progetto armonico che, attraverso la leva della cultura e dell’arte, alimenti un modello sperimentale di collaborazione tra pubblico e privato per promuovere lavoro, sviluppo economico, riqualificazione urbana nel nome e per conto dell’innovazione, della qualità, della responsabilità sociale, della partecipazione allargata.

26 settembre – 7 ottobre 2018
Spazio Extra MAXXI

Ingresso libero

SPAZIO EXTRA MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Via Guido Reni, 4 A – Roma
Ingresso gratuito
Orari di apertura
Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e domenica 11.00- 19.00
Sabato 11.00 – 22.00, chiuso il lunedì
Ingresso consentito fino un’ora prima della chiusura del museo

INFO: http://www.maxxi.art/

Contatti per la stampa
PCM Studio di Paola C. Manfredi
Via Carlo Farini, 70 – 20159 Milano
www.paolamanfredi.com
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Ufficio Stampa MAXXI
+39 06 324861 press@fondazionemaxxi.it

La collezione di San Patrignano

La collezione San Patrignano a oggi riunisce le opere di: Mario Airò, Vanessa Beecroft, Bertozzi e Casoni, Domenico Bianchi, Alessandro Busci, Maurizio Cannavacciuolo, Loris Cecchini, Sandro Chia, Roberto Coda Zabetta, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Gianluca Di Pasquale, Flavio Favelli, Giuseppe Gallo, Alberto Garutti, Giorgio Griffa, Shilpa Gupta, Emilio Isgrò, William Kentridge, Claudia Losi, Agnes Martin, Igor Mitoraj, Davide Monaldi, Mimmo Paladino, Yan Pei Ming, Tullio Pericoli, Achille Perilli, Diego Perrone, Luca Pignatelli, Michelangelo Pistoletto, Gianni Politi, Pierluigi Pusole, Pietro Ruffo, Mario Schifano, Julian Schnabel, Elisa Sighicelli, Ettore Spalletti, Velasco Vitali, Silvio Wolf.

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CASTELNUOVO FOTOGRAFIA – VI EDIZIONE @ Rocca Colonna - Castelnuovo di Porto
set 28 – set 30 all-day
CASTELNUOVO FOTOGRAFIA - VI EDIZIONE @ Rocca Colonna - Castelnuovo di Porto | Castelnuovo di Porto | Lazio | Italia

«Confine», diceva il cartello.
Cercai la dogana. Non c’era.
Non vidi, dietro il cancello,
ombra di terra straniera.

(Giorgio Caproni)

Dai versi di Giorgio Caproni (da Il muro della terra, 1975) l’ispirazione al tema della sesta edizione del festival: lo sguardo rivolto al paesaggio di frontiera, confine e dogana. Al limite posto all’accesso, le mura, l’ostacolo, la soglia; la rappresentazione dello spazio concesso e l’immaginazione dello spazio negato. Rivolgiamo l’attenzione ai confini invisibili della città, delle case. Alle montagne, margine naturale come confine antropico. Torna dal 28 al 30 settembre nella splendida Rocca Colonna e nel borgo medievale di Castelnuovo di Porto, immerso nell’atmosfera della campagna romana e nelle suggestioni etrusco – romane del parco di Veio, Castelnuovo Fotografia, festival dedicato alla fotografia e al paesaggio nelle sue innumerevoli declinazioni e contaminazioni. Chi arriverà nel borgo medievale alle porte di Roma sarà coinvolto in un programma ricco di eventi che si apriranno nel castello cinquecentesco per diffondersi nelle stradine del borgo: mostre, letture portfolio, laboratori, incontri, performance, proiezioni video e presentazioni editoriali. Nato nel 2013 da un’idea di Elisabetta Portoghese, architetto, paesaggista e curatrice di eventi legati alla fotografia, affiancata da un comitato scientifico di alto livello, il festival si muove per confronto reciproco tra le arti, oltrepassando i confini tra architettura, fotografia, paesaggio, arte contemporanea, design, cinema, danza e letteratura, attraversandone i margini indefiniti, facendoli diventare vie di incontro e di scambio. Il festival si pone come obiettivo un’ampia analisi ed una riflessione sulle trasformazioni e le criticità del paesaggio contemporaneo attraverso lo sguardo di maestri della fotografia e di giovani fotografi emergenti. Un intero paese coinvolto in un progetto di fotografia; CASTELNUOVO FOTOGRAFIA pur essendo un festival a vocazione internazionale, continua a produrre laboratori e progetti fotografici in stretto rapporto con il territorio circostante, che documentano aspetti legati alla trasformazione del paesaggio naturale, urbano, umano e sociale ai margini di una grande metropoli come Roma. Numerose le presentazioni editoriali e le proiezioni nella sala cento passi tra cui Cake, libro di ricette palestinesi nato dalla collaborazione tra una cooperativa di donne di Nablus e numerosi artisti internazionali a cura della giornalista Manuela De Leonardis. Dall’incontro con esperti sul concetto dello spazio chiuso/negato collegato alle mostre allestite dai laboratori di fotografia svoltisi nei penitenziari di Rebibbia e Bolzano, alle coreografie del maestro Aurelio Gatti, al futuro e alla rigenerazione dei boghi italiani con l’architetto Sandro Polci, al cinema di Wim Wenders, ai documentari delle giovani leve del fotogiornalismo internazionale sui temi delle frontiere, confini e dogane numerose le occasioni di approfondimento sui temi del festival. Tra gli appuntamenti da non mancare l’incontro con il fotografo Tano d’Amico e Marino Bisso e in collaborazione con la Rete #NOBAVAGLIO – Liberi di essere informati e la conversazione a cura di Chiara Capodici (Libreria Leporello) con i fotografi Pietro D’Agostino, Giorgio di Noto e Federico Grandicelli. In programma le presentazioni di: Un Mondo di Libri di Luciano Zuccaccia, (Postcart 2018). Til Nordus: verso nord, il progetto di Andrea Roversi e Linda Pezzano. I Borghi Avvenire, di Sandro Polci, (Il Lavoro Editoriale 2017). Iran di Giorgio Cosulich de Pecine, 14&15 Mobile Photographers. Il Grande Cretto di Massimo Siragusa, (Postcart 2018). Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western tradition. Progetto no profit a sostegno di Bait al Karama Women Center di Nablus (Palestina), Postcart Edizioni 2013 a cura di Manuela De Leonardis. E ancora, l’incontro Lo Sguardo che libera, talk a cura di Lina Pallotta e Michela Becchis sul laboratorio di fotografia all’interno del carcere di Rebibbia.Gli incontri Scatti di Cronaca. Dialoghi e riflessioni con Tano D’Amico, a cura del giornalista de La Repubblica Marino Bisso e in collaborazione con la Rete #NOBAVAGLIO- Liberi di essere informati. Oltre l’immagine: il dispositivo fotografico come luogo dell’esperienza. Fotografie di Pietro D’Agostino, Giorgio Di Noto, Federico Grandicelli, a cura di Chiara Capodici e la libreria Leporello. Sono previste le letture portfolio in piazza con alcuni professionisti del settore: Carlo Gallerati, gallerista. Chiara Capodici, curatrice e fondatrice della libreria Leporello. Lina Pallotta, docente e fotografa. Mario Peliti, editore e gallerista. Michele Corleone, filmmaker, fotografo e gallerista. Luisa Briganti, docente e fotografa. Niccolò Fano, gallerista. Tommaso Parrillo, editore indipendente. Immancabile anche in questa edizione il FOTO BOOKSHOP di Castelnuovo Fotografia, spazio collettivo dedicato all’editoria fotografica e alle fanzine. Il marchio LEICA, sponsor tecnico, realizzerà 4 photowalk gratuiti dando la possibilità ai partecipanti di utilizzare le macchine LEICA CL e LEICA SL. I workshop saranno condotti dal Leica ambassador Alessandro Mallamaci, fotografo di paesaggio e del team LEICA. Le passeggiate fotografiche son o previste nelle giornate di sabato 29/09 e domenica 30/09) con un talk sulla fotografia di paesaggio (nella sera di sabato 29/09). Anche quest’anno torna il concorso CDPZINE, dedicato ai fotografi che sperimentano nuovi linguaggi attraverso la realizzazione di fanzine fotografiche e autoproduzioni e che vede in palio come premio la produzione della mostra del progetto vincitore durante la prossima edizione del festival.

#fotografareilpaesaggio Sei pronto a raccontarci la tua idea di paesaggio? Il festival intende coinvolgere tutto il pubblico di Castelnuovo Fotografia, basta pubblicare una foto con l’hashtag indicato e citando il festival, il vincitore della foto con più like sarà premiato con un buono per attrezzatura fotografica. Saranno prese in considerazioni le foto pubblicate dal 30 agosto al 29 settembre 2018. Anche quest’anno, dopo le tre precedenti edizioni, in collaborazione con l’Associazione Camera 21, si svolgerà il laboratorio BOX 21 – Ritratti in Piazza, a cura di Simona Filippini, realizzato con il Comune di Castelnuovo di Porto e i ragazzi ospiti del CARA di Castelnuovo di Porto. Il progetto prevede la partecipazione attiva dei residenti che si lasceranno ritrarre dai fotografi dell’associazione insieme ai fotografi africani, siriani e afgani ospiti del centro di accoglienza richiedenti asilo. Uno scambio di posizioni e un ribaltamento di punti di vista necessari per narrare la complessità della realtà in cui viviamo.

18 sono le mostre in programma, che saranno esposte nelle sale del Palazzo ducale con la partecipazione dell’ Accademia Britannica (The British School at Rome, BSR) e di numerose gallerie di arte e fotografia contemporanea, tra cui la galleria Gallerati, la galleria Máteria, la galleria Interzone, la galleria Acta international, la galleria Stal Gallery di Muscat (Oman), la galleria Curva Pura e lo studio bibliografico Marini e la libreria Leporello.
BORDERLIGHT di Gaetano de Crecchio, a cura di Michele Corleone e della Galleria Interzone. Il lavoro è parte di un progetto a lungo termine che indaga il paesaggio come Confine. Una paesaggistica dell’Animo Umano, dell’interiore, del profondo, del silenzioso. Fotografie che spesso sono la risultante di scatti che si accavallano fra loro, che “confinano” e allo stesso tempo destrutturano e ricompongono le “frontiere” stesse dell’immagine.

CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western tradition a cura di Manuela De Leonardis. Per la prima volta saranno esposte le prove di stampa del libro pubblicato da Postcart nel 2013, progetto non profit a sostegno di Bait al Karama, Nablus (Palestina), prima scuola di Cucina Palestinese e presidio Slow Food in Palestina. Il libro contiene i testi di Manuela De Leonardis e dell’enogastronomo Antonio Marcianò, ricette in arabo e francese del ricettario originale di un’anonima donna libanese, acquistato in un “charity shop” di Londra e le opere di 19 artisti internazionali (Hassan Al-Meer, Paolo Angelosanto, Yto Barrada, Beatrice Catanzaro, Maimuna Feroze-Nana, Parastou Forouhar, Maïmouna Patrizia Guerresi, Susan Harbage Page, Reiko Hiramatsu, Uttam Kumar Karmaker, Silvia Levenson, Loredana Longo, MAD_Angela Ferrara e Dino Lorusso, Şükran Moral, Ketna Patel, Pushpamala N, Anton Roca, Jack Sal e Larissa Sansour) che hanno affrontare diverse tematiche esistenziali attraverso il cibo: dalla memoria personale a quella collettiva. Questo viaggio tra sapore e sapere, in cui la contaminazione di linguaggi diventa un atto di resistenza, è nato dalla collaborazione con Marimo – brandlife designers che per il progetto grafico ha vinto l’European Design Awards (silver award) nella categoria 07 Book Layout 2014 e M.Th.I. Music Theatre International con il sostegno di LuBo Fund/ Atlanta, Piece of Cake Inc/ Atlanta, Panella – L’Arte del Pane/ Roma e Cantine Menhir/ Minervino e la partecipazione di Enrico Caputo – CaroselloLab (fotografie), Ihab Husni Mohammad Hashem, Licena Lazzara, Jack Sal (traduzioni), Cerealia/ Roma, Doozo/ Roma, OltreDimore/ Bologna, White Box/ New York, art a part of cult(ure).

CASALINGHE di Liliana Barchiesi, a cura di Simona Filippini. “Lasciavo un biglietto d’invito nelle portinerie dei palazzi milanesi, domandando ai custodi di diffonderlo, ripassavo dopo qualche giorno e raccoglievo le adesioni.” Racconta l’autrice e aggiunge ”non conoscevo le donne che avrei fotografato, per me era importante che fossero eterogenee per età ed estrazione sociale”. Così la fotogiornalista Liliana Barchiesi ha realizzato sul finire degli anni ‘70 la serie dei bellissimi ritratti delle Casalinghe.
In mostra nella Loggia del Castello Colonna una selezione di dieci stampe ai sali d’argento tratte da questa straordinaria serie, un lavoro che ci aiuta a riflettere sulla rappresentazione della condizione femminile nell’Italia di quegli anni, realizzato, non senza ironia, da un’autrice in continua militanza.

EAUX ET MONTAGNES, FLEURS di Karine Maussière, a cura di Carlo Gallerati. L’artista francese Karine Maussière, girovaga fuori dal tempo, è una fotografa. Scatta immagini istantanee con una piccola fotocamera Instax, con tutto quanto ciò comporta in termini di unicità, imprevedibilità, casualità. Crea dei polittici utilizzando sequenze su pellicola istantanea, ciascuna incastonata nelle classiche orlature bianche.

GIOCANDO CON L’IDENTITÀ: ARTISTI CONTEMPORANEI DELL’OMAN. Hassan Al Meer & Muzna Al Musafir, a cura di Manuela De Leonardis. L’abito civile, culturale e giuridico di un popolo si esprime nella voce “identità culturale”. Un’identità che va difesa dalla globalizzazione, ma anche dai pregiudizi, dalle chiusure e dall’autoreferenzialità. A stimolare un’interessante riflessione sull’argomento ci pensano i due artisti omaniti che presentano il loro lavoro per la prima volta in Italia, raccontando la loro contemporaneità attraverso il paradosso, l’ironia e una genuina vena di umorismo.

HARAKET di Valerio Muscella, a cura di Laura Carnemolla . Haraket è una parola turca che indica movimento, inteso sia come spostamento fisico che come libertà di pensiero. Dall’inizio della rivoluzione nel 2011, circa sei milioni di persone hanno lasciato la Siria generando una enorme crisi umanitaria. Secondo le stime del Governo Turco, sono circa 3 milioni e 500 mila i rifugiati siriani registrati in Turchia, di cui solo il 3% vive negli insediamenti formali preposti dalle istituzioni.
IL GRANDE CRETTO di Massimo Siragusa. A 50 anni dal terremoto del Belice, Massimo Siragusa, fotografo siciliano, è andato a fotografare il Cretto di Burri, che prese il posto della città di Gibellina, rasa al suolo dal sisma. Con l’intervento dell’artista le macerie del centro abitato della cittadina originale furono cementificate e trasformate nell’opera di land-art più grande del mondo. L’approccio del fotografo è quello di un viaggiatore, di un uomo in cammino che ascolta il proprio respiro: ne troviamo l’emozione nel racconto dell’esperienza che ne fa lui stesso, un viaggio attraverso la materia, magia, il dolore, il tempo.
LESSICO ROMANO fotografie di Sandro Becchetti, a cura di Manuela De Leonardis e Elisabetta Portoghese. Volti famosi di una Roma perduta, gli interni e le borgate, gli spazi aperti delle periferie romane con i protagonisti delle lotte per la casa e per il lavoro: Sandro Becchetti non è stato solo un fotografo a caccia di storie, era un poeta, un affabulatore. A partire dagli anni ‘60 i suoi scatti hanno documentato con autentica partecipazione emotiva la realtà sociale, politica e culturale italiana.
LO SGUARDO CHE LIBERA, fotografie scattate dai ragazzi del carcere di Rebibbia, a cura di Lina Pallotta Oltre quel muro esiste una realtà fatta di desiderio di raccontarsi e sperare in quel riscatto che li separa dalla libertà. Le ore che si sono susseguite settimanalmente, da novembre 2017 a maggio 2018, con le insegnanti e i volontari dell’Associazione Nessuno tocchi Caino, hanno creato una sinergia tra persone recluse e persone libere con la passione per la fotografia. Il risultato è stato un seminario interattivo basato sullo scambio d’idee, visualizzazione di immagini e propositi, trasformazione della nostalgia in sguardi positivi.
OBLIVION di Fiorenza Triassi, a cura di Niccolò Fano. Che cosa significa vivere alle pendici di uno dei vulcani più pericolosi al mondo? Nel lavoro la giovane fotografa racconta il legame profondo che prova nei confronti delle sue radici attraverso la rappresentazione del Vesuvio.

OLTRE L’IMMAGINE a cura di Chiara Capodici/Leporello. In mostra: Se fossi cosa cosa sarei di Pietro D’Agostino. The Icerberg, selezione di opere e libro di Giorgio di Noto e, una selezione del lavoro Equivalenze e libro d’artista Feeling As Source of Information di Federico Grandicelli. Filo conduttore di quelle che si possono considerare tre variazioni della cameraless photography è la luce e il suo aspetto fisico, ambivalente, al confine fra visibile e invisibile. Attraverso un contatto con l’ambiente, che riporta l’oggetto visivo alla terza dimensione-il dialogo con la scultura-e una relazione attiva con lo spettatore che interagisce, e si muove intorno alla cosa, all’oggetto che pone questioni.

PANTA RHEI a cura del Circolo Fotografico Il Bianco e Nero di Castelnuovo di Porto. Tema difficile ma accettato con passione dai partecipanti che si sono messi in gioco, cercando di trovare dentro di loro la risposta al concetto del divenire inteso come mutamento, movimento, scorrere senza fine della realtà; perenne nasce e morire delle cose.

PASTA E PATATE di Antonia Messineo, a cura di Valentina Sestieri e Baco About Photographs. In questo progetto che si è aggiudicato il CDPzine contest 2017 l’autrice esplora il rapporto con la nonna materna. Vengono fuori affascinanti racconti della sua vita, in parte sospesi in una dimensione di mistero. La raccolta fotografica si compone di foto d’archivio e foto scattate nella quotidianità. Le fanzine è stata realizzata a quattro mani, dalla fotografa e la nonna che si è occupata della rilegatura a macchina.

PIETRE NERE PER IL LAGO SOFIA di Alberto Timossi. Proposta di intervento site specific del progetto già installato sul ghiacciaio del Calderone nel Gran Sasso d’Italia. La serie delle pietre nere sarà appoggiata a terra e a parete ci saranno delle fotografie dell’installazione in situ. Un’installazione che tratta del cambiamento dell’ambiente in relazione al riscaldamento globale.

PRISON PHOTOGRAPHY. INMATES OF THE BOLZANO-BOZEN PENAL INSTITUTION a cura di Nicolò Degiorgis, edizioni Rorhof 2017. Il progetto è un compendio di fotografie in bianco e nero, scattate dal 2013 al 2017 dagli studenti del corso di fotografia, detenuti dell’Istituto Penale di Bolzano. Il libro d’artista, vincitore del Premio Marco Bastianelli 2018 per il miglior libro fotografico dell’anno, è diviso in più capitoli, dedicati a diversi motivi fotografici, e assume un duplice ruolo di riflessione sulla fotografia stessa e di tentativo di evadere dalla monotonia della vita carceraria.

ROBACCIA – le immagini del riciclo. Come predicare il contenimento invece dell’incontinenza di Luisa Briganti e Katia Rossi. Le opere sono l’effetto di un atteggiamento mentale e il rintracciare materiali nel riciclaggio del quotidiano e dare loro la possibilità di sopravvivenza culturale non è certo una novità nel mondo dell’arte. Beuys, Broodthaers, Duchamp, Johns, Manzoni, Man Ray, Rauscenberg, Schwitters, Twombly, Warhol, per citare solo i più noti. Il materiale prelevato dal quotidiano che le autrici manipolano è lo scarto del processo fotografico; carte scadute, carte mal esposte, macchiate, provinature errate, negativi irrimediabilmente compromessi.
SUD ETRURIA SURVEY di John Bryan Ward-Perkins, in collaborazione con la British School at Rome, un’ indagine archeologica sull’Etruria meridionale negli anni ‘50 e ‘60. Immagini dall’archivio fotografico dell’Accademia Britannica a Roma di cui Ward-Perkins fu direttore dal 1946 al 1974. Un’impresa archeologica e topografica quella di Ward-Perkins, che doveva durare oltre 20 anni. Quasi tutta la campagna a nord di Roma fu sottoposta a ricognizione, più di duemila siti archeologici vennero censiti e furono intrapresi molti scavi. “Con Ward-Perkins può dirsi nata l’archeologia dei paesaggi come disciplina nel senso moderno” (F. Cambi – N. Terrenato, Introduzione all’archeologia dei paesaggi).
WALLS OF INDIFFERENCE di Ugo Piccioni, a cura di Michela Becchis e in collaborazione con la galleria Curva Pura di Roma. Una mostra che si articola tra la cella e la sala a essa adiacente della rocca di Castelnuovo e una performance che si svolgerà nella piazza antistante. La cella è il luogo per eccellenza del limite, dell’impossibilità all’oltrepassamento. Lo scranno di un tribunale con sopra scritto LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI è il luogo dove prende corpo la legge, non sempre la giustizia.
Ugo Piccioni illumina questi luoghi con la parola e con la luce che dal λόγος promana. Una luce che può accecare chi ha la presunzione di poter vedere sempre con chiarezza, indifferente alla relazione. Ma esiste anche una luce che chiede di poter recare conoscenza a chi luce non vede, non perché cieco, piuttosto
adattandosi alla propria indifferenza. In piazza con il coinvolgimento di chi vorrà mettersi alla prova, Piccioni renderà visibile una sorta di
spavento della constatazione. Realizzare che l’abbattimento di un muro crea un turbamento, ma che l’attesa di quel turbamento dona liberazione quanto il più riuscito dei sogni è spesso quanto di più difficile si riesca a pensare.

Direzione artistica: Elisabetta Portoghese
Comitato scientifico: Michela Becchis, Storica, Critica dell’arte e curatrice. Manuela De Leonardis, giornalista, curatrice. Simona Filippini, fotografa, docente di fotografia.
Ufficio Stampa: Sasha Taormina
Grafico e Art Director: Simone D’Angelo
Videomaker: Andrea Arena
Organizzazione tecnica: Tommaso Bastianelli

Sede Rocca Colonna e borgo medievale
Città Castelnuovo di Porto (RM)
Data evento Dal 28 al 30 settembre 2018
Apertura straordinaria per la Quattordicesima Giornata del Contemporaneo AMACI con MAECI e MIBACT sabato 13 ottobre 2018
Orari Venerdì 28 settembre dalle 17:00 alle 19:00
Sabato 29 settembre dalle 10:30 alle 13:30-15:30 alle 20:30
Domenica 30 settembre dalle 10:30 alle 13:30-15:30 alle 20:30

Comunicazione
www.castelnuovofotografia.it
facebook https://www.facebook.com/cdp.fotografia/
instagram https://www.instagram.com/castelnuovo_fotografia/

Contatti
castelnuovofotografia@gmail.com
ufficio stampa
press.castelnuovofotografia@gmail.com | +39 3394359322

Con il Contributo della Regione Lazio e del Comune di Castelnuovo di Porto.
Progetto e realizzazione: associazione culturale DIECIQUINDICI

 

Giocando con l’identità: artisti contemporanei dell’Oman Hassan – Al Meer & Muzna Al Musafir
set 28 – set 30 all-day
Giocando con l’identità: artisti contemporanei dell’Oman Hassan - Al Meer & Muzna Al Musafir

L’abito civile, culturale e giuridico di un popolo si esprime nella voce “identità culturale”. Un’identità che va difesa dalla globalizzazione, ma anche dai pregiudizi, dalle chiusure e dall’autoreferenzialità. A stimolare un’interessante riflessione sull’argomento ci pensano i due artisti omaniti Hassan Al Meer e Muzna Al Musafir che presentano il loro lavoro per la prima volta in Italia, raccontando la loro contemporaneità attraverso il paradosso, l’ironia e una genuina vena di umorismo. “Giocando con l’identità” è il titolo-manifesto della mostra, in cui il termine stesso di giocare allude alla benefica leggerezza della forma con cui viene espresso il contenuto. Geograficamente l’Oman si trova nell’Asia sud-occidentale, nell’angolo sud-orientale della Penisola Arabica – tra lo Yemen e gli Emirati Arabi Uniti – e si affaccia sull’Oceano Indiano; dal punto di vista politico è un sultanato. Qābūs ibn Sa‛īd è il sultano che regna dal 1970, a cui si deve la totale indipendenza del paese dal regime di semi protettorato inglese, seguita dalla sua progressiva modernizzazione che, tuttavia, è stata promotrice solo parzialmente dell’emancipazione della donna. Il forte legame con il passato è visto come “identità culturale” anche attraverso segni esteriori, come indossare la dishdasha (la tunica con le maniche lunghe, prevalentemente bianca e con il tassello imbevuto di franchincenso) per gli uomini che è interdetta agli stranieri e alle donne con il cappello islamico chiamato kuma. Mentre le donne, pur non avendo l’obbligo di indossare il niqab (altrove chiamato chador e burqa), sfoggiano abiti occidentali sotto l’abaya e hanno per lo più il capo coperto. A questi aspetti della tradizione, nel suo continuo confronto con l’occidente, si riferiscono sia Hassan Al Meer con la serie fotografica Ambiguity (2005) che Muzna Al Musafir con il video Niqab (2010) e gli stills. Entrambi esprimono la complessità e le contraddizioni di questo confronto ricorrendo all’autorappresentazione. Il paradosso con cui gli artisti, nella loro inquieta ricerca esistenziale, devono fare i conti si rivela nello sdoppiamento di Al Meer che contemporaneamente indossa sia l’abito occidentale (giacca e pantaloni neri) che quello tradizionale (dishdasha bianca e kuma). Un dialogo tra sé e sé che si svolge davanti ad un tavolo su cui sono poggiati un piatto vuoto e un piatto pieno di carbone. Al centro un pesciolino nuota “libero” nel vaso di vetro trasparente. L’Io sussurra nell’orecchio dell’artista: il nero carbone (che non è certamente commestibile) rimanda per la sua natura fossile ad un’idea di stratificazione, ma anche di energia. Dal lato opposto c’è un pesciolino dorato, simbolo del femminile, che lo stesso protagonista osserva attentamente. Due aspetti che convivono nella struttura dell’individuo tra compromessi e conflittualità. Analogamente Muzna Al Musafir, come davanti ad uno specchio, è una giovane donna che interpreta tanti personaggi femminili. E’ romantica, maliziosa, aggressiva, emancipata, conservatrice. Al ruolo simbolico della maschera è demandato il riferimento esplicito al gioco delle parti. Anche il velo nero ha un ruolo chiave: assorbe la sua figura inghiottendola nel buio più assoluto. Immagini ambigue che inquadrano personaggi pirandelliani sicuri di sé nell’esprimere il dubbio, così fragili e allo stesso tempo sempre più forti.

La mostra Giocando con l’identità: artisti contemporanei dell’Oman. Hassan Al Meer & Muzna Al Musafir, a cura di Manuela De Leonardis, è realizzata in collaborazione con Castelnuovo Fotografia 2018, galleria Acta International di Roma e Stal gallery di Muscat (Oman).

Hassan Al-Meer è nato nel 1972 a Muscat (Oman), dove vive e lavora. Nel 1999 si è laureato in Media Art al Savannah College of Art and Design di Savannah (Stati Uniti), conseguendo il master nel 2000. Nel 2012 è stato artista in residenza alla Delfina Foundation di Londra. E’ promotore di vari eventi con cui ha promosso ed incoraggiato l’arte contemporanea in Oman: Circle (2005), City & street (2007), Oryx Caravan (2010) e Ibex Caravan (2013). Attualmente è il direttore artistico della Stal Gallery & studio di Muscat. Il suo lavoro Cake-project (2012) è pubblicato nel libro CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western traditions (Postcart 2013) Il suo lavoro Looking at sweet confusion (2012) è pubblicato nel libro CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western tradition (Postcart 2013). Tra le mostre più recenti: 2016 – Reflection of the Other, Stal Gallery, Muscat (Oman); Do it Arab, Sharjah art Museum; 2015 – There Are Too Many Walls But Not Enough Bridges, Kunst(Zeug)Haus Rapperswil (Svizzera); 2014 – View from Inside – FOTOFEST 2014, Houston (USA); 2012 – 25 years of arab creativity, Institut du monde arabe, Parigi; Arab Express, Mori Museum, Tokyo; Work marry remember, AB Gallery, Zurigo; 2011 -Roaming Images, Macedonian Museum of Greece Contemporary Art, Biennale di Thessaloniki; VIDEO: VISIONS, Venezia/New York/Berlin; 2010 – Menasart Fair Libano; Memory lines, Al-Markya Gallery (Qatar); Once Upon a Time, Bait Muzna Gallery, Muscat (Oman); 2009 – Contemporary Oman Art, AB Gallery Lucerna/Zurigo; Bangladeshi Biennale, Dakha (Bangladesh); Faces of the Unknown, Bait Muzna Gallery, Muscat (Oman); Jordan Festival Amman (Giordania); 2007 – Art Paris-Abu Dhabi (UAE); 8th Biennale Internazionale di Sharjah.
Muzna Al musafir è nata nel 1987 a Muscat (Oman), dove vive e lavora. Si è laureata all’Università del Kuwait specializzandosi in Comunicazione di Massa. Nel 2011 ha frequentato corsi di cinema svedese e cultura televisiva all’Università di Stoccolma. Il suo primo cortometraggio Niqab (2010) è stato il vincitore della competizione studentesca al Gulf Film Festival di Dubai. Il secondo, Cholo (2014), è stato premiato all’Abu Dhabi Film Festival e proiettato in varie rassegne, tra cui lo Smithsonian Institute, National Museum of African Art di Washington e Institute du Mond Arabe di Parigi. Ha partecipato a varie mostre collettive, tra cui alla Stal Gallery di Muscat, Place of silence (2015) e Reflection of the Other (2016). E’ membro del consiglio direttivo dell’Oman Film Society.

a cura di Manuela De Leonardis
VI edizione – Castelnuovo Fotografia 2018
Rocca Colonna, Castelnuovo di Porto (Roma) 29-30 settembre 2018

***
Acta International, Roma 11 – 31 ottobre 2018
inaugurazione alla presenza degli artisti giovedì 11 ottobre – ore 18.30

29-30 settembre 2018
CASTELNUOVO FOTOGRAFIA
Direzione: Elisabetta Portoghese
piazza Vittorio Veneto – 00060 Castelnuovo di Porto (Roma)
press.castelnuovofotografia@gmail.com
www.castelnuovofotografia.it

11-31 ottobre 2018
ACTA INTERNATIONAL
direzione: Giovanna Pennacchi
via Panisperna, 82-83 – 00184 Roma
dal martedì al sabato ore 15.30 – 19.30
info@actainternational.it
www.actainternational.it

 

ott
6
sab
2018
David Rubinger @ Museo di Roma in Trastevere
ott 6 @ 18:00 – 21:00
David Rubinger @ Museo di Roma in Trastevere | Roma | Lazio | Italia

In occasione del settantesimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele e a un anno dalla scomparsa di David Rubinger (29 giugno 1924 – 2 marzo 2017), Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la Comunità Ebraica di Roma e l’Ambasciata di Israele in Italia promuovono una mostra dedicata al fotografo di fama internazionale curata da Edvige Della Valle e ospitata dal Museo di Roma in Trastevere dal 7 settembre al 4 novembre 2018, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Per i possessori della nuova MIC Card – che al costo di soli 5 euro consente a residenti e studenti
l’ingresso illimitato per 12 mesi nei Musei Civici – l’ingresso alla mostra è gratuito. La mostra prevede l’esposizione di oltre settanta fotografie in bianco e nero e a colori di dimensioni diverse. Con una particolare sensibilità artistica e umana Rubinger è riuscito, attraverso il suo occhio-obiettivo, a raccontare i grandi eventi della storia contemporanea, fatti di persone e di luoghi significativi per la memoria dello Stato ebraico. Alcuni di questi scatti possono definirsi iconici, come la celebre fotografia ritraente tre paracadutisti in primo piano ripresi davanti il Kotel (Muro del pianto), il 7 giugno 1967, un’immagine che ha contribuito a definire la coscienza nazionale dello Stato d’Israele. Tutta la produzione fotografica di Rubinger arriva al cuore e alla coscienza delle persone per la forte spontaneità. Evitando ogni artificio egli è stato capace di restituirci immagini reali raccontate nella loro semplicità, a fare una cronaca puntuale dei successi, dei traguardi e delle sfide che Israele ha affrontato in questi decenni, mostrando la verità senza edulcorazioni. Perché la storia è fatta dagli uomini, sembra dirci Rubinger. Uomini, donne e bambini comuni, ma anche personaggi che hanno saputo cambiare il corso degli eventi, sono le stesse persone che il fotografo ha catturato nei momenti di vita privata con particolare sensibilità artistica e umana, da Moshe Dayan a Yitzhak Rabin, da Ben Gurion a Golda Meir.  Le opere di Rubinger sono state esposte per la prima volta in Italia all’interno della Sala Spadolini del Senato nel 2008 e successivamente, nel 2010, nello Spazio Multimediale S. Francesco a Civitanova Marche. David Rubinger è nato a Vienna nel 1924 ed è emigrato in Palestina nel 1939 per sfuggire alle persecuzioni naziste. Ha scoperto la fotografia mentre, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, prestava servizio nella Brigata Ebraica dell’esercito britannico.

Rubinger è stato fotoreporter per HaOlam HaZeh dal 1951, dove lavorò per due anni. Quindi si unì allo staff di Yedioth Aharonoth, e poi a quello di The Jerusalem Post. Nel 1954 iniziò a collaborare con Time-Life, dove ha poi lavorato per più di 50 anni. Era l’unico fotografo autorizzato a entrare e scattare nella mensa della Knesset, il Parlamento israeliano. Nel 1997 è stato insignito della più alta onorificenza di Israele, il Premio Israele. È mancato a Gerusalemme nel 2017.

Info:

David Rubinger
Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1/b Roma
Apertura al pubblico 7 settembre – 4 novembre 2018
Inaugurazione 6 settembre 2018 ore 18.00

Orario Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00;
la biglietteria chiude alle ore 19.00;
24 e 31 dicembre ore 10.00 – 14.00.
Chiuso lunedì, 25 dicembre e 1 gennaio

Biglietti Tariffe non residenti:
Intero: € 6,00 Ridotto: € 5,00
Tariffe residenti:
Intero: € 5,00 Ridotto: € 4,00
Acquistando la MIC Card, al costo di € 5,00 ingresso illimitato per 12 mesi
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
Salvo integrazione se presente altra mostra.

Promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Comunità Ebraica di Roma
Ambasciata d’Israele in Italia

A cura di Edvige Della Valle

Organizzazione e comunicazione Centro di Cultura Ebraica

Media Partner Mostra Shalom Magazine

Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9:00 – 19:00),
www.museodiromaintrastevere.it;
www.museiincomuneroma.it;

SPONSOR SISTEMA MUSEI CIVICI
Con il contributo tecnico di Ferrovie dello Stato Italiane
Media Partner Il Messaggero
Servizi museali Zètema Progetto Cultura

Ufficio Stampa: Martina Di Nepi
Tel. +39 380 6854738
martina.dinepi@gmail.com

ott
9
mar
2018
Giocando con l’identità: artisti contemporanei dell’Oman Hassan – Al Meer & Muzna Al Musafir
ott 9 – ott 11 all-day
Giocando con l’identità: artisti contemporanei dell’Oman Hassan - Al Meer & Muzna Al Musafir

L’abito civile, culturale e giuridico di un popolo si esprime nella voce “identità culturale”. Un’identità che va difesa dalla globalizzazione, ma anche dai pregiudizi, dalle chiusure e dall’autoreferenzialità. A stimolare un’interessante riflessione sull’argomento ci pensano i due artisti omaniti Hassan Al Meer e Muzna Al Musafir che presentano il loro lavoro per la prima volta in Italia, raccontando la loro contemporaneità attraverso il paradosso, l’ironia e una genuina vena di umorismo. “Giocando con l’identità” è il titolo-manifesto della mostra, in cui il termine stesso di giocare allude alla benefica leggerezza della forma con cui viene espresso il contenuto. Geograficamente l’Oman si trova nell’Asia sud-occidentale, nell’angolo sud-orientale della Penisola Arabica – tra lo Yemen e gli Emirati Arabi Uniti – e si affaccia sull’Oceano Indiano; dal punto di vista politico è un sultanato. Qābūs ibn Sa‛īd è il sultano che regna dal 1970, a cui si deve la totale indipendenza del paese dal regime di semi protettorato inglese, seguita dalla sua progressiva modernizzazione che, tuttavia, è stata promotrice solo parzialmente dell’emancipazione della donna. Il forte legame con il passato è visto come “identità culturale” anche attraverso segni esteriori, come indossare la dishdasha (la tunica con le maniche lunghe, prevalentemente bianca e con il tassello imbevuto di franchincenso) per gli uomini che è interdetta agli stranieri e alle donne con il cappello islamico chiamato kuma. Mentre le donne, pur non avendo l’obbligo di indossare il niqab (altrove chiamato chador e burqa), sfoggiano abiti occidentali sotto l’abaya e hanno per lo più il capo coperto. A questi aspetti della tradizione, nel suo continuo confronto con l’occidente, si riferiscono sia Hassan Al Meer con la serie fotografica Ambiguity (2005) che Muzna Al Musafir con il video Niqab (2010) e gli stills. Entrambi esprimono la complessità e le contraddizioni di questo confronto ricorrendo all’autorappresentazione. Il paradosso con cui gli artisti, nella loro inquieta ricerca esistenziale, devono fare i conti si rivela nello sdoppiamento di Al Meer che contemporaneamente indossa sia l’abito occidentale (giacca e pantaloni neri) che quello tradizionale (dishdasha bianca e kuma). Un dialogo tra sé e sé che si svolge davanti ad un tavolo su cui sono poggiati un piatto vuoto e un piatto pieno di carbone. Al centro un pesciolino nuota “libero” nel vaso di vetro trasparente. L’Io sussurra nell’orecchio dell’artista: il nero carbone (che non è certamente commestibile) rimanda per la sua natura fossile ad un’idea di stratificazione, ma anche di energia. Dal lato opposto c’è un pesciolino dorato, simbolo del femminile, che lo stesso protagonista osserva attentamente. Due aspetti che convivono nella struttura dell’individuo tra compromessi e conflittualità. Analogamente Muzna Al Musafir, come davanti ad uno specchio, è una giovane donna che interpreta tanti personaggi femminili. E’ romantica, maliziosa, aggressiva, emancipata, conservatrice. Al ruolo simbolico della maschera è demandato il riferimento esplicito al gioco delle parti. Anche il velo nero ha un ruolo chiave: assorbe la sua figura inghiottendola nel buio più assoluto. Immagini ambigue che inquadrano personaggi pirandelliani sicuri di sé nell’esprimere il dubbio, così fragili e allo stesso tempo sempre più forti.

La mostra Giocando con l’identità: artisti contemporanei dell’Oman. Hassan Al Meer & Muzna Al Musafir, a cura di Manuela De Leonardis, è realizzata in collaborazione con Castelnuovo Fotografia 2018, galleria Acta International di Roma e Stal gallery di Muscat (Oman).

Hassan Al-Meer è nato nel 1972 a Muscat (Oman), dove vive e lavora. Nel 1999 si è laureato in Media Art al Savannah College of Art and Design di Savannah (Stati Uniti), conseguendo il master nel 2000. Nel 2012 è stato artista in residenza alla Delfina Foundation di Londra. E’ promotore di vari eventi con cui ha promosso ed incoraggiato l’arte contemporanea in Oman: Circle (2005), City & street (2007), Oryx Caravan (2010) e Ibex Caravan (2013). Attualmente è il direttore artistico della Stal Gallery & studio di Muscat. Il suo lavoro Cake-project (2012) è pubblicato nel libro CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western traditions (Postcart 2013) Il suo lavoro Looking at sweet confusion (2012) è pubblicato nel libro CAKE. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente / The dessert culture between Arabic and Western tradition (Postcart 2013). Tra le mostre più recenti: 2016 – Reflection of the Other, Stal Gallery, Muscat (Oman); Do it Arab, Sharjah art Museum; 2015 – There Are Too Many Walls But Not Enough Bridges, Kunst(Zeug)Haus Rapperswil (Svizzera); 2014 – View from Inside – FOTOFEST 2014, Houston (USA); 2012 – 25 years of arab creativity, Institut du monde arabe, Parigi; Arab Express, Mori Museum, Tokyo; Work marry remember, AB Gallery, Zurigo; 2011 -Roaming Images, Macedonian Museum of Greece Contemporary Art, Biennale di Thessaloniki; VIDEO: VISIONS, Venezia/New York/Berlin; 2010 – Menasart Fair Libano; Memory lines, Al-Markya Gallery (Qatar); Once Upon a Time, Bait Muzna Gallery, Muscat (Oman); 2009 – Contemporary Oman Art, AB Gallery Lucerna/Zurigo; Bangladeshi Biennale, Dakha (Bangladesh); Faces of the Unknown, Bait Muzna Gallery, Muscat (Oman); Jordan Festival Amman (Giordania); 2007 – Art Paris-Abu Dhabi (UAE); 8th Biennale Internazionale di Sharjah.
Muzna Al musafir è nata nel 1987 a Muscat (Oman), dove vive e lavora. Si è laureata all’Università del Kuwait specializzandosi in Comunicazione di Massa. Nel 2011 ha frequentato corsi di cinema svedese e cultura televisiva all’Università di Stoccolma. Il suo primo cortometraggio Niqab (2010) è stato il vincitore della competizione studentesca al Gulf Film Festival di Dubai. Il secondo, Cholo (2014), è stato premiato all’Abu Dhabi Film Festival e proiettato in varie rassegne, tra cui lo Smithsonian Institute, National Museum of African Art di Washington e Institute du Mond Arabe di Parigi. Ha partecipato a varie mostre collettive, tra cui alla Stal Gallery di Muscat, Place of silence (2015) e Reflection of the Other (2016). E’ membro del consiglio direttivo dell’Oman Film Society.

a cura di Manuela De Leonardis
VI edizione – Castelnuovo Fotografia 2018
Rocca Colonna, Castelnuovo di Porto (Roma) 29-30 settembre 2018

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Acta International, Roma 11 – 31 ottobre 2018
inaugurazione alla presenza degli artisti giovedì 11 ottobre – ore 18.30

29-30 settembre 2018
CASTELNUOVO FOTOGRAFIA
Direzione: Elisabetta Portoghese
piazza Vittorio Veneto – 00060 Castelnuovo di Porto (Roma)
press.castelnuovofotografia@gmail.com
www.castelnuovofotografia.it

11-31 ottobre 2018
ACTA INTERNATIONAL
direzione: Giovanna Pennacchi
via Panisperna, 82-83 – 00184 Roma
dal martedì al sabato ore 15.30 – 19.30
info@actainternational.it
www.actainternational.it

 

ott
16
mar
2018
Piero Tosi. Esercizi sulla bellezza. Gli anni del CSC. 1988-2016 @ Palazzo delle Esposizioni
ott 16 all-day
Piero Tosi. Esercizi sulla bellezza.  Gli anni del CSC. 1988-2016 @  Palazzo delle Esposizioni | Roma | Lazio | Italia

Dal 16 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019 sarà aperta, al Palazzo delle Esposizioni di Roma (via Nazionale 194) la mostra “Piero Tosi. Esercizi sulla bellezza. Gli anni del CSC, 1988-2016”, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, organizzata dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale presieduto da Felice Laudadio, in collaborazione con la Festa del Cinema di Roma. La mostra è curata da Stefano Iachetti con Giovanna Arena, Virginia Gentili e Carlo Rescigno, e documenta il lavoro del grande artista presso la scuola di cinema di via Tuscolana, nella quale è stato docente per quasi trent’anni. Piero Tosi, nato a Sesto Fiorentino nel 1927, è il più grande creatore di costumi nella storia del cinema italiano ed è un artista che ha ispirato costumisti, attori e cineasti di tutto il mondo. Trasferitosi a Roma giovanissimo sulla spinta dell’amico Franco Zeffirelli, ha stabilito fin dagli anni ’50 un ferreo sodalizio creativo con Luchino Visconti, per il quale ha creato i costumi di Senso, di Rocco e i suoi fratelli, di Il Gattopardo, di Morte a Venezia e di tanti altri capolavori. Tosi ha lavorato assiduamente anche con Mauro Bolognini e con il citato Zeffirelli, e nel corso di una lunga carriera ha collaborato con Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Lina Wertmuller, Liliana Cavani, Gianni Amelio e tantissimi altri registi del cinema italiano. Nel 1988, chiamato da Lina Wertmuller, ha iniziato l’attività di docente di Costume presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. In quasi trent’anni di insegnamento, Tosi ha creato un modulo didattico originale e seminale: i seminari di costume, trucco e acconciatura, ciascuno dedicato a un preciso momento storico della moda e della cultura italiana. Partendo dal Rinascimento e arrivando fino al Novecento, Tosi ha realizzato – con il decisivo apporto di collaboratori illustri, a cominciare da Luca Costigliolo e dalla Sartoria Tirelli – una serie di costumi “d’epoca” che, aggiunti a un prezioso lavoro sul trucco e sulla pettinatura, hanno creato veri e propri “personaggi” incarnati, di volta in volta, dagli allievi e soprattutto dalle allieve dei corsi di Recitazione. Nei seminari di Tosi hanno lavorato allieve del Csc poi divenute famose, come Carolina Crescentini, Paola Minaccioni, Claudia Zanella, Alba Rohrwacher e tante altre. La mostra documenta questo lavoro, ospitando anche quattro abiti di allievi di Costume – tutti diplomati al Csc con Tosi – che oggi proseguono una tradizione di eccellenza del cinema italiano anche a livello internazionale: Daniela Ciancio, Massimo Cantini Parrini, Andrea Cavalletto e Andrea Sorrentino. Durante la mostra, la sala cinematografica del Palazzo delle Esposizioni ospiterà una rassegna di film che Piero Tosi ha arricchito con il proprio lavoro e il proprio talento. La rassegna si intitola “Il Senso del cinema” e il primo film, il 24 ottobre 2018, sarà proprio Senso di Luchino Visconti. Seguiranno Bellissima, Il padrone sono me, Le notti bianche e tanti altri titoli. Le proiezioni saranno sempre alle 21, a ingresso gratuito. In occasione della mostra il Centro Sperimentale di Cinematografia e Edizioni Sabinae propongono al pubblico due prestigiose pubblicazioni: il volume Esercizi sulla bellezza curato da Stefano Iachetti, che in una serie di stupende fotografie ricostruisce il lavoro di Tosi, degli allievi del Csc e di tutti i suoi collaboratori nel corso dei seminari; e un numero speciale della rivista Bianco e nero dedicato all’attività di Tosi in campo cinematografico, con scritti e testimonianze di Claudia Cardinale, Gabriella Pescucci, Maurizio Millenotti, Gianni Amelio, Ottavia Piccolo, Massimo Ranieri, Rita Pavone, Liliana Cavani e molti altri.

Palazzo delle Esposizioni di Roma

dal 16 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019

info: https://www.palazzoesposizioni.it/

 

Ufficio Stampa Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale

ufficiostampa@fondazionecsc.it