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settembre – ottobre 2018

set
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2018
COME IN QUICKLY, OTHERWISE I’M AFRAID OF MY HAPPINESS! XENIA AT THE TIME OF WAR di Chto Delat and Babi Badalov
set 18 @ 18:00 – nov 23 @ 19:00
COME IN QUICKLY, OTHERWISE I'M AFRAID OF MY HAPPINESS! XENIA AT THE TIME OF WAR di Chto Delat and Babi Badalov

La legge dell’ospitalità schiude la possibilità di contaminazione in quanto non richiede che un
organo di governo come uno stato sovrano o il padrone di una casa stabilisca leggi e autorità su
un altro soggetto. Lo stato o il master conserva la capacità di essere rovesciato.
Soprattutto, dobbiamo abbracciare l’ospitalità come un’interruzione, un’interruzione del sé.
(da: Interruptions: Derrida and Hospitality di Mark W. Westmoreland)

The Gallery Apart è orgogliosa di presentare Come in quickly, otherwise I’m afraid of my happiness! Xenia at the time of war. A quattro anni dalla loro partecipazione alla mostra Subterfuge, il collettivo pietroburghese Chto Delat (Che fare?), torna ad esporre negli spazi della galleria, questa volta insieme a Babi Badalov, artista nomade attualmente di stanza a Parigi, amico intimo del collettivo che negli anni Novanta ha vissuto a San Pietroburgo condividendo sin da allora importanti ispirazioni artistiche con Chto Delat. Fondato nel 2003 da un gruppo di artisti, critici, filosofi e scrittori impegnati ad affrontare temi attinenti la politologia, l’arte e l’attivismo, Chto Delat mutua il nome dall’omonimo romanzo di Nikolai Chernyshevsky, titolo successivamente adottato anche da Lenin per il suo celebre testo in cui viene delineata la teoria organizzativa e la strategia del partito rivoluzionario del proletariato. In quest’ottica, Chto Delat si propone quale cellula artistica votata a diverse tipologie di attività culturali e di produzione di conoscenza. Il collettivo adotta diversi media, dai video alle rappresentazioni teatrali, ai programmi radiofonici, alle pitture murali. Le loro opere sono caratterizzate dall’uso di effetti spaesanti, da scenari surreali, dall’analisi di casi di studio che coinvolgono concrete battaglie sociali e politiche. Artista visuale e poeta, Babi Badalov si esprime attraverso interventi di poesia visiva, sculture, installazioni e performance. Il suo lavoro è focalizzato sul linguaggio, sui suoi limiti e confini, sulle personali esperienze con lingue straniere scritte e parlate e sulle possibili sovrapposizioni di nessi e significati. Il linguaggio viene altresì indagato da Badalov come strumento attraverso cui enfatizzare grandi
questioni geopolitiche. Come in quickly, otherwise I’m afraid of my happiness! Xenia at the time of war è una riflessione sul concetto di ospitalità, così vicino alla quotidianità di ciascuno e nel contempo ricco di significati profondi e contraddittori con cui arte e filosofia devono confrontarsi, ancor più nell’attuale fase storica di radicalizzazione dell’uso e della stessa definizione di spazio pubblico dovuta alla cosiddetta “crisi dei rifugiati”
Tratta dal romanzo Le leggi dell’ospitalità di Pierre Klossowski, la prima frase del titolo della mostra si accompagna al riferimento a Xenia, l’antico concetto greco di ospitalità intriso di generosità e cortesia.
Chto Delat e Babi Badalov si soffermano sui mutamenti di significato che la parola “ospitalità” sta assumendo in ragione dell’affermarsi delle nuove tecnologie e delle strategie con cui oggi si acquisisce potere e si avanza sulla strada del progresso, strategie che abbandonano le precedenti linee guida e la politica della comunanza. L’unica ospitalità che conosciamo in Occidente è sempre sottoposta a condizioni che fanno riferimento a diritti, doveri, obblighi, ecc. Sorgono continuamente dispute in merito agli aspetti legali e giudiziari e sulle misure militari volte a contenere un fenomeno che i cittadini “comuni”, condizionati dall’isteria collettiva prodotta dai mass media, finiscono per percepire come una minaccia crescente alle loro case, all’ordine pubblico, al rispetto della legge, a ciò che viene chiamato “civiltà”. E in ciò si annida una parziale verità, perché sappiamo dalla filosofia che anche un protocollo di ospitalità strettamente regolamentato comporta inevitabilmente una minaccia di ospitalità incondizionata (chi ospita si apre a una nuova esperienza e, spazzando via tutte le vecchie leggi, diventa ospitato nella sua stessa casa). Ma, allo stesso tempo, si parla sempre meno dell’utopia dei vecchi militanti europei che immaginavano migranti / alieni / ospiti come una forza rivoluzionaria in grado di spazzare via la legge e stabilire un nuovo mondo comunista insieme all’”ospite / padrone” liberato. Pochi oggi sono capaci di ispirarsi a tali visioni; oggi si tratta di preservare i resti di un umanesimo basico per fornire assistenza incondizionata a coloro che ne hanno bisogno. La mostra è un riflesso del momento in cui i resti dell’utopia si mescolano con un amaro senso di perdita. Ed è una riflessione sull’idea di ospitalità, come metafora dell’apertura al nuovo e inesplorato – un’apertura al “virus” che può condurre sia al pericolo che alla salvezza. Nella radicalizzazione di questa idea, la componente teologica della fede – la credenza nella possibilità di trasformazione – è importante. La mostra è costruita attorno a tre film, realizzati da Chto Delat fra il 2011 e il 2016, che riflettono in modo diverso il momento in cui si cerca rifugio, la protezione da una realtà minacciosa. Tutti e tre i film sono tragici a modo loro. Non danno consigli a chi è in cerca di sicurezza, piuttosto affermano realisticamente che siamo privati di questa condizione di sicurezza e che è necessario aprire ad una nuova situazione. Solo di fronte a un conflitto insolubile, siamo in grado di trovare una possibilità di trasformazione. Anche Babi Badalov e Nikolai Oleinikov, con le opere grafiche e tessili, riflettono sugli stessi temi creando spazi autonomi dove interpretare il fenomeno dell’ospitalità tra legge e illegalità.

SCHEDA INFORMATIVA
MOSTRA: Chto Delat e Babi Badalov – Come in quickly, otherwise I’m afraid of my happiness! Xenia at the time of war
LUOGO: The Gallery Apart – Via Francesco Negri, 43, Roma
INAUGURAZIONE: 18/09/2018
DURATA MOSTRA: 19/09/2018 – 23/11/2018
ORARI MOSTRA: dal martedì al venerdì 15,00 – 19,00 e su appuntamento
INFORMAZIONI: The Gallery Apart – tel/fax 0668809863 – info@thegalleryapart.it – www.thegalleryapart.it

CHTO DELAT:
Le attività del collettivo sono coordinate da Tsaplya Olga Egorova (artista), Artiom Magun (filosofor), Nikolay Oleynikov (artista), Natalia Pershina / Glucklya (artista), Alexey Penzin (filosofo), Alexander Skidan (poeta e critico), Oxana Timofeeva (filosofa), Dmitry Vilensky (artista) e Nina Gasteva (coreografa).
PRINCIPALI MOSTRE RECENTI:
MUAC (The Museo Universitario Arte Contemporáneo), Mexico (solo show 2017); KOW BERLIN (solo show 2017) (2015), San Paulo Biennale (2014); Art, Really Useful Knowledge, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2014); Art Turning Left: How Values Changed Making 1789–2013 – Tate Liverpool, Liverpool (2013); FORMER WEST: Documents, Constellations, Prospects,, Haus der Kulturen der Welt, Berlin (2013); 10th Gwangju Biennale, Gwangju (2012); Chto Delat in Baden-Baden, Staatliche Kuntsthalle, Baden-Baden (2011); Chto Delat Perestroika: Twenty Years After: 2011–1991, Kölnischer Kunstverein, Cologne (2011); Ostalgia, New Museum, New York (2011); Study, Study and Act Again, Moderna Galerija, Ljubljana (solo show 2011); The Urgent Need to Struggle, Institute of Contemporary Art, London (2010).
PRINCIPALI COLLEZIONI:
The Museum of Modern Art , New York; Van Abbemuseum, Eindhoven; Museum Reina Sophia, Madrid; Le Centre Pompidou, Paris; MUDAM, Luxemburg; Tretyakov Art Gallery, Moscow; KIASMA, Museum for Contemporary Art, Helsinki; Kadist Art Foundation, San Francisco; Museum of Conteporary Art, Belgrade.

BABI BADALOV:
Nato aLerik, Azerbaijan, nel 1959. Vive a Parigi.
PRINCIPALI MOSTRE RECENTI:
New Museum St. Petersbourg (solo show 2018); <rotor> Center for Contemporary Art Graz (2018); 17th Tallin Print Triennale, Contemporary Art Meseum EKKM, Tallin (2018); MUSAC – Museum of Contemporary Art Leon (E) (solo show 2017), 4 th Ural Industrial Biennial (2017); Centre d’Art Contemporain Villa Arson Nice (2017); Tensta Konsthall Stokholm (solo show 2016), Palais de Tokyo Paris (solo show 2016), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato (2016); 5th Rennes Biennial (2016); 11th Gwangju Biennial (2016); Museum of Contemporary Art Vojvodina, Novi Sad (2016); Middlesbrough Institute of Modern Art (2016); Kunstraum Munich (solo show 2015), 6th Moscow Biennial (2015); Museo de la Immigracion, Buenos Aires (2015); Garage Center for Contemporary Art Moscow (2014); New Museum New York (2014); 15th Jakarta Biennial (2013); Museum of Contemporary Art Antwerp (2013 e 2010); Kunstmuseum Bern (2014); 54th Venice Biennale (collateral event 2011); Manifesta 8 (2010).

ott
3
mer
2018
Andy Warhol @ Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, Roma
ott 3 all-day
Andy Warhol @ Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, Roma | Roma | Lazio | Italia

Il 3 ottobre apre i battenti a Roma, negli spazi del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, un’esposizione interamente dedicata al mito di Warhol, realizzata in occasione del novantesimo anniversario della sua nascita. Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e con il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale, la mostra Andy Warhol è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl e curata da Matteo Bellenghi. Una mostra che parte dalle origini artistiche della Pop Art: nel 1962 il genio di Pittsburgh inizia a usare la serigrafia e crea la serie Campbell’s Soup, minestre in scatola che Warhol prende dagli scaffali dei supermercati per consegnarli all’Olimpo dell’arte. Seguono le serie su Elvis, su Marilyn, sulla Coca-Cola. A colpire Warhol sono quegli oggetti che abbattono il divario tra ricchi e poveri: una Coca-Cola se la può permettere chiunque e, per quanto sia enorme il potere d’acquisto di un milionario, la sua Coca-Cola non sarà più buona di quella di chiunque altro. È in questi anni che comincia a dire che ognuno ha diritto a 15 minuti di celebrità, quella celebrità da cui è ossessionato da sempre e di cui nel percorso espositivo non mancano le testimonianze. Warhol diventa in quegli anni il centro catalizzatore della cultura newyorchese, frequenta i locali più ambiti del momento, come lo Studio 54 o il Max’s Kansas City dove si fa fotografare, tra gli altri, con Liza Minnelli, Debbie Harry, Paloma Picasso, Truman Capote. Nel ‘63 si trasferisce a lavorare in uno studio sulla quarantasettesima est, etichettato in breve tempo “Silver Factory”, la fabbrica d’argento, per l’aspetto che Billy Name – fotografo e grande amico di Warhol – riuscì a darne riempiendo i muri di carta stagnola. Come si evince dalle numerose opere a questo dedicate in mostra, i frequentatori della Factory erano moltissimi: Bob Dylan, Truman Capote, John Lennon, Mick Jagger, Jack Kerouac, Salvador Dalì, Tennessee Williams, Rudolf Nureyev, Montgomery Clift. Chiunque poteva entrare nel magico mondo di Andy. I ritratti di alcuni di loro spiccano sulle pareti del Vittoriano, così come le copertine degli album realizzate da Warhol raffiguranti immagini e simboli passati alla storia come la banana di The Velvet Underground & Nico del 1967, i jeans di Sticky Fingers (1971) dei Rolling Stones e molte altre. Nel 1969 fonda Interview, un magazine interamente dedicato alle celebrità, forse l’unica vera, grande fissazione di Warhol. Dipinge incessantemente nella metà degli anni ’70, usando come base le polaroid scattate dai tanti personaggi che continuano a popolare la Factory: Liz Taylor, Sylvester Stallone, John Wayne, Liza Minnelli, Valentino, Armani, Caroline di Monaco e Michael Jackson. Sono gli anni ’70 e ’80 a incoronarlo come il più prolifico e noto artista vivente, un’icona dalla vita straordinaria, tra i più grandi rivoluzionari del linguaggio artistico e culturale di tutti i tempi. Nel pieno della fama e della popolarità, il 22 febbraio del 1987 Warhol muore sotto i ferri di una semplicissima operazione alla cistifellea, lasciando il mondo orfano di un personaggio che, come pochi altri, ha cambiato il corso della storia. Un artista che diceva di non volersi occupare di politica, ma che condizionava le masse; che sosteneva di non ricercare alcun messaggio impegnato nelle sue opere, ma che intercettava la concezione moderna del pensiero. Un artista i cui 15 minuti di celebrità non sono ancora cessati.

3 ottobre 2018 – 3 febbraio 2019
Complesso del Vittoriano – Ala Brasini
Roma

Orario apertura
dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30
Venerdì e sabato 9.30 – 22.00
Domenica 9.30 – 20.30
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Informazioni e prenotazioni gruppi
T. + 39 06 8715111

Biglietti
Intero € 13,00 (audioguida inclusa)
Ridotto € 11,00 (audioguida inclusa)

Hashtag ufficiale
#MostraAndyWarhol

ott
4
gio
2018
Spring Attitude – Festival Internazionale di Musica Elettronica e Cultura Contemporanea – IX edizione @ MATTATOIO | EX-DOGANA
ott 4 – ott 6 all-day
Spring Attitude - Festival Internazionale di Musica Elettronica e Cultura Contemporanea - IX edizione @ MATTATOIO | EX-DOGANA

Se la primavera è un’attitudine, allora può essere primavera in qualsiasi momento dell’anno, anche in autunno. “Fall is the new Spring” è infatti il claim della IX edizione di Spring Attitude che, per la prima volta nella sua storia, sposta il consueto appuntamento invitando a Roma dal 4 al 6 ottobre la tribù dei clubbers e il pubblico più attento ai linguaggi del contemporaneo per contrastare la malinconia dell’autunno con una ritrovata euforia primaverile. Fra il Mattatoio di Testaccio e l’Ex-Dogana di San Lorenzo, il Festival Internazionale di Musica Elettronica e Cultura Contemporanea si prepara ad ospitare più di 40 artisti provenienti da tutto il mondo per tre giorni di suoni, visioni, performance multimediali e puro divertimento. L’opening del 4 ottobre inaugura la collaborazione con una delle più importanti realtà culturali sul piano internazionale, il Romaeuropa Festival: Digital Attitude, al Mattatoio di Testaccio, sarà una serata dedicata alle performance multimediali di artisti internazionali ed emergenti come Kamilia Kard, Marco Donnarumma con Margherita Pevere, Quiet Ensemble e Roly Porter con MFO. Il 5 e 6 ottobre ci si sposta all’Ex Dogana, che ospiterà i 4 palchi del festival: lo Spring Attitude Stage, il nuovissimo Italian Attitude Stage by Molinari, altra grande novità del festival concepita ad hoc per ospitare le migliori realtà musicali italiane, il Jungle Stage e The 270° Experience di Red Bull Music, dove gli artisti saranno accompagnati da visual proiettati a 270° intorno al pubblico per un’esperienza sensoriale unica. Musica gratuita nel pomeriggio di sabato 6 ottobre: a partire dalle 16,30 si alternano sul palco i più freschi talenti italiani. Alessio Vitelli, visual artist e illustratore, sarà inoltre il protagonista di un workshop gratuito riservato ai più piccoli. A formare la line up di questa edizione il meglio del panorama musicale contemporaneo: star della consolle del calibro della coreana trapiantata a Berlino Peggy Gou o di Max Cooper, che torna con la promessa di ricreare la stessa potente magia. Pezzi di storia musicale come i Casino Royale, insieme alla regina mascherata e il giovane brillante re della nuova scena italiana M¥SS KETA e Frah Quintale. L’originale incontro fra Iran e Cuba si fonde negli Ariwo; e l’energia esplosiva della scena afropunk parigina arriva con il duo Thsegue, in collaborazione con La Francia in Scena. Dall’Austria atterra il giovanissimo talento Mavi Phoenix, mentre di base a Berlino sale sul palco Laurel Halo con il suo mix di influenze da Detroit, Regno Unito e Germania. Dall’Inghilterra il viaggio AV oscuro ed esoterico di Demdike Stare (il progetto di Sean Canty e Miles Whittaker) insieme al visual artist Michael England, mentre porta bandiera italiana l’elettronica trascendentale di Lorenzo Senni. Tra gli artisti più attesi anche i Nu Guinea, protagonisti della nuova scena napoletana; il rap poetico e feroce di Gemello; le giovani promesse elettroniche Makai, Cristalli Liquidi e Maiole e l’intensità sonora del veneziano Yakamoto Kotzuga; l’italo-disco di Bruno Belissimo; il tocco inconfondibile del salentino Populous e il sovrano delle notti del Primavera Sound Dj Coco. Ancora: Odeon, Capofortuna, Hugo Sanchez, Kassiel, Daniele Sciolla, Giorgio Gigli & Bichord, Deena Abdelwahed, Jeremy Underground, Lorenzo Bitw, Rrose, The Maghreban e Raffica Soundsystem, a testimonianza di un cartellone guidato da ricerca, gusto e stile, con uno sguardo sempre vigile sulle nuove tendenze e in grado di intercettare le novità più fresche ed eleganti. Una programmazione da sempre molto attenta alle geografie reinventate dalla musica, in cui si fondono e si incontrano le sonorità di diverse parti del mondo. Un mix fra world music e club culture che è il suono più autentico e significativo dei nostri tempi, in barba alla recrudescenza drammatica dei nuovi nazionalismi.

Il festival si avvale quest’anno della partnership con Rai Radio2, una preziosa collaborazione che supporterà la manifestazione con la diretta del concerto dei Casino Royale e il commento di Pier Ferrantini, per una puntata speciale di Radio2 Live direttamente dal palco dell’Ex Dogana, su Rai Radio2 e la nuova radio digitale Rai Radio2 Indie.

Altra media partnership di rilievo quella con Radio Sonica, che trasmetterà in diretta i principali momenti del 5 e 6 ottobre.

LINE UP COMPLETA:

Giovedì 4 ottobre in occasione dell’opening DIGITALIVE in collaborazione con Romaeuropa Festival: KAMILIA KARD vr experience; MARCO DONNARUMMA in collaboration with MARGHERITA PEVERE; QUIET ENSEMBLE performing “back Symphony”; ROLY PORTER feat MFO VISUALS a/v live.

Venerdì 5 ottobre: ARIWO; CRISTALLI LIQUIDI; DEENA ABDELWAHED; DEMDIKE STARE & MICHAEL ENGLAND a/v Live; DJ COCO; FRAH QUINTALE; GEMELLO; JEREMY UNDERGROUND; LORENZO BITW; MAIOLE; NU GUINEA presents NUOVA; NAPOLI LIVE BAND; RROSE a/v live; THE MAGHREBAN e TSHEGUE.

Sabato 6 ottobre pomeriggio: BRUNO BELISSIMO; HUGO SANCHEZ; KASSIEL; MAKAI e RAFFICA SOUNDSYSTEM.

Sabato 6 ottobre sera: CASINO ROYALE; CAPOFORTUNA; DANIELE SCIOLLA; GIORGIO GIGLI & BICHORD; LAUREL HALO; LORENZO SENNI; MAVI PHOENIX; MAX COOPER; MYSS KETA; ODEON; PEGGY GOU; POPULOUS; YAKAMOTO KOTZUGA.

ORARI E PREZZI

 

Prevendite Online www.vivaticket.it

Weekend Pass 30 € + d.p. in prevendita (per tutti gli spettacoli di venerdì 5 e sabato 6 ottobre)

 

Giovedì 04 ottobre | dalle 19 alle 23.30| 12 € + d.p. in prevendita – 12 € al botteghino

Venerdì 05 ottobre | dalle 22.30 alle 06.00| 18 € + d.p. in prevendita – 18 € al botteghino

Sabato 06 ottobre DAY | dalle 16.00 alle 21.30 | Ingresso Gratuito

Sabato 06 ottobre NIGHT dalle 22.30 alle 06.00|18 € + d.p. in prevendita – 18 € al botteghino

Info

www.springattitude.it

www.facebook.com/Springattitude/?fref=ts

RE:HUMANISM – Il primo premio dedicato al rapporto arte e Intelligenza Artificiale
ott 4 @ 13:15 – nov 20 @ 12:00
RE:HUMANISM - Il primo premio dedicato al rapporto arte e Intelligenza Artificiale

Al via il primo premio italiano destinato ad artisti provenienti da tutto il mondo e dedicato al complesso rapporto tra arte contemporanea ed intelligenza artificiale.
L’azienda Alan Advantage, con sede a Roma e Boston e leader nel settore della consulenza e dell’innovazione bandisce un concorso destinato a giovani artisti contemporanei professionisti e operanti nel settore dell’arte attraverso mostre, premi e residenze.
Dieci saranno i selezionati per partecipare ad un’importante mostra su Roma tra cui i primi tre riceveranno premi economici in denaro così ripartiti:
● 1 ° posto – 5.000,00 €
● 2 ° posto – 3.000,00 €
● 3 ° posto – un programma di residenza – supporto economico del valore economico di 2.000,00 € e la possibilità di sviluppare il progetto direttamente in azienda e supportato da un team di esperti nel campo delle tecnologie di Intelligenza Artificiale
La partecipazione al Premio è gratuita e destinata a progetti che tengano conto del complesso rapporto tra uomo e algoritmo cercando di far emergere attraverso l’analisi critica una visione propositiva del futuro a venire.
Il concorso è aperto a tutte le forme d’arte, in particolare, il destinatario del premio residenza avrà l’opportunità di sviluppare, attraverso l’ausilio di tecnici specializzati, opere che prevedano il coinvolgimento diretto di tecnologie nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale.
Agli artisti verrà anche data la possibilità di sviluppare progetti complessi mediante l’utilizzo dei FabLab messi a disposizione dai partner dell’iniziativa, previa consultazione del regolamento delle singole istituzioni:
● Venezia – Università Ca ‘Foscari: www.delfablab.it
● Roma – Lazio Innova: www.laziofablab.it
Tutti gli interessati potranno inviare, entro e non oltre le 12.00 CEST del 20 novembre 2018 , le proprie proposte complete di tutte le informazioni richieste, della scheda di partecipazione e dell’autorizzazione al trattamento dati all’indirizzo: info@re-humanism.com .
Non verranno accettate domande incomplete e che non rispondano ai requisiti del bando.

ANGELA MARIA PIGA Approdo @ MAC Maja Arte Contemporanea
ott 4 @ 18:00 – 21:00
ANGELA MARIA PIGA Approdo @ MAC Maja Arte Contemporanea | Roma | Lazio | Italia

La MAC Maja Arte Contemporanea è lieta di ospitare la prima personale della scultrice Angela Maria Piga, presentando per la prima volta al pubblico una selezione di opere inedite in ceramica realizzate tra il 2017 e il 2018. Nata a Roma nel 1968, Angela Maria Piga giunge all’arte visiva attraverso un percorso di tipo letterario e curatoriale. Dapprima gallerista d’arte quindi giornalista nel settore di arte e architettura oltre che autrice, dopo più di venti anni spesi nell’osservazione continua e costante dei fenomeni e delle forme artistiche, nel 2017 decide di “passare dall’osservazione all’azione” dando il via ad un’intensa attività attraverso il lavoro con la ceramica. Osserva l’artista: “Se nella scrittura la narrazione crea forme immaginarie, nella scultura la forma crea narrazioni. Opposto il procedimento, simile l’esito: dalla parola scritta alla forma plasmata si creano mondi a sé stanti. I mondi da cui provengono le mie sculture e i gruppi di sculture possono essere letti attraverso lenti letterarie quali le Maschere nude pirandelliane, i paradossi tragi-comici di Gogol e lo straniamento kafkiano ma, se evocano un’affinità col senso del paradosso e dell’assurdo, restano pur sempre confinati in un contesto drammatico, volti o corpi emersi da un sostrato quasi sub-umano in cui esseri afoni e incompiuti tentano una loro riconciliazione con il mondo alfabetizzato e relazionale della realtà.” La bocca gioca un ruolo importantissimo in questo lavoro, “è l’elemento generatore, il minutissimo, concentrato big bang di ogni scultura”, annota Marco Di Capua in catalogo. “All’improvviso da una fessura dell’argilla si crea un cenno, un segno che diventa segnale, una feritoia che rivela una ferita, smorfia dell’esistenza individuale, come la fessura della bocca, molte volte comincio da lì” – racconta l’artista – “veicolo per creature in cerca di parola e suono, ed ecco affiorare repentina una personalità, un’affermazione, il personaggio è nato e incalza per emergere dalla materia. Io lo aiuto a fare il prima possibile: un approdo dalla materia, e alla materia.” Sempre Di Capua: “C’è qualcosa di mite e arcaico in queste piccole figure che non vanamente aprono bocca e in coro spargono nell’aria silenziosissimi canti e voci, non è la bocca disperata sul pontile di Edvard Munch, né quella che la seguì come un’eco furibonda, dai volti dei Papi ingabbiati da Francis Bacon, ma quella dell’uomo che canta di Ernst Barlach, quella pace lì mi viene in mente, quella tenacia, addirittura autoironica, di un’azione inevitabile, che vuole svolgersi a dispetto di tutto. Perché canti? Perché sì!” Da dove sono venuti questi esseri che l’artista definisce a volte come ominidi, altre come “il mio esercito”, altre ancora come “il villaggio”? “[...] ognuno potrà dire la sua” – prosegue Di Capua – “ed evocare ciò che d’istinto gli suggerisce la vista di queste così magiche presenze. A me sembrano scaturite da un mondo liquido, che insomma abbiano a che fare con esso: lava raffreddata (con un grazie ancora per tutto, a Leoncillo e al primo Fontana), piccoli, puntuti scogli, una barriera corallina (è una questione di splendore cromatico, oltreché di questa loro ramificazione biomorfica, che mi ci fanno pensare) composta da elementi fisicamente minuti ma tacitamente alleati gli uni con gli altri, in grado di concatenarsi facilmente voglio dire, frammenti di un (potenzialmente infinito) discorso amorosamente scultoreo…” I colori hanno un ruolo essenziale nel qualificare ciascuna personalità; nondimeno i titoli, come evidenzia infine Di Capua: “Ma che personaggi, e che attori che sono: eccoli qui, mentre ci presentano le loro credenziali: Il Cavaliere Azzurro, lo Sciamano, il Pugile, L’uomo che ride (da Victor Hugo), un Re David risolutamente antimichelangiolesco, L’inquilino (del terzo piano, di Roman Polanski), e una Pietà; ma abbiamo anche il Contabile, il Giudice, con riflessi da Pirandello ma anche da Le anime morte di Gogol o da una qualche tellurica Spoon River… E quanto si atteggiano e simulano queste maschere, come sono consapevoli della loro teatralità [...] Perciò, ora, non meno fantasticamente di come li avrebbe incitati Alberto Savinio: narrate (piccoli grandi) uomini, la vostra storia.”

NOTE BIOGRAFICHE
Angela Maria Piga
Angela Maria Piga nasce nel 1968 a Roma, dove attualmente vive e lavora. Si laurea in Letteratura Francese alla Università di Roma La Sapienza. Dal 1990 fino al 2006 è gallerista d’arte a Roma, specializzandosi in arte contemporanea della Polonia e Ungheria. Nel 2003 pubblica il suo primo romanzo La sindrome di Salomone. Dal 2006 al 2009 scrive e conduce programmi radiofonici su arte e cultura per Rai International. Dal 2009 scrive articoli e saggi su arte e architettura per riviste e cataloghi di mostre. Nel 2015 si trasferisce a Düsseldorf dove resta fino al 2017 e dove comincia a creare le sue sculture.

a cura di Daina Maja Titonel
testo critico di Marco Di Capua
4 ottobre – 17 novembre 2018
INAUGURAZIONE Giovedì 4 OTTOBRE 2018, ore 18
via di Monserrato, 30 – Roma

MAC Maja Arte Contemporanea
via di Monserrato 30 – 00186 Roma
+ 39 06 68804621 | + 39 338 5005483

http://www.majartecontemporanea.com/ | info@majartecontemporanea.com

La mostra partecipa alla 14ma edizione della Giornata del Contemporaneo organizzata da AMACI e alla terza edizione della Rome Art Week.

Red Fish – opere di Luo Guixia @ PARTY - l’arte da ricevere
ott 4 @ 18:30 – 21:00
Red Fish - opere di Luo Guixia @ PARTY - l’arte da ricevere | Roma | Lazio | Italia

Non ha paura la bambina vestita di bianco. Ha accanto a sé un grande pesce rosso che l’accompagna, tra alghe e pinne fluttuanti, increspature e onde, ma anche montagne che si innalzano come scenari di teatro, arbusti e boschi, cielo e nuvole, poi aperture improvvise sul quotidiano di piccole stanze. Perché l’acquario è una scatola trasparente che contiene acque profonde in cui si possono depositare i ricordi, o forse i sogni dei sogni. Ma fuori del tempo, nella dimensione simbolica di una discontinuità specchiante e vibrante come l’acqua. Spazi di illusione percorsi da immagini nomadi di forte immediatezza quelli che Luo Guixia presenta per questa mostra, presso la home gallery PARTY – l’arte da ricevere, quadri su carta e su tela realizzati con una materia pittorica corposa e vivida, sostanza evocativa fatta di pennellate e tocchi, colori accesi e striature, sovrapposizioni e fusioni. Una pittura che sembra voler indicare un’identificazione tra la terra, l’aria e l’acqua, la natura comune a tutte le cose, anche ai pigmenti con cui si dipinge. Un mondo fiabesco? Certamente la metafora di un modo di stare nel mondo come condizione liminare tra luoghi diversi, tra un continente e l’altro, tra linguaggi distanti, colori e sapori e odori, percezioni e sensazioni, che costituiscono gli elementi di un microcosmo vagabondo. Così si racconta Luo, artista sensibile e raffinata che sa come indagare le erranze tra il ricordare, il vedere e il rappresentare.

Sono un Pesce Rosso che è in viaggio (Luo Guixia)

Da otto anni vivo in Italia come straniera, in questi otto anni, mangio, vivo con gli italiani, ma la mia pelle, il mio volto sono sempre quelli di una asiatica. Amo essere straniera, la lingua il modo di vivere diverso dalle mie origini, mi permette di pensare sempre. Il Pesce Rosso per me è un simbolo del mio paese, la Cina. Come gli occhi a mandorla sono un simbolo, oltre che una caratteristica etnica. Mio padre possiede un acquario di pesci rossi, ogni volta che torno in Cina, guardo quei pesci rossi, penso sempre se sanno di essere pesci di un acquario, o no? Vivono nell’acqua ma non ne percepiscono l’esistenza, percepiscono l’esistenza dell’acqua solo quando sono fuori dall’acqua. Mi immagino di essere un Pesce Rosso anche io nell’acquario dell’universo. Il mio mondo dove posso vivere e muovermi, è questa Terra. Nell’acquario di chi? Sono dentro l’acquario di chi? L’acquario del padre di qualcuno? Chi mi sta osservando? Sono sincera, qualcuno mi sta osservando, perché la mia vita non è solo mia.

01.07.2018 San Leonardo (Amelia)

 

Luo Guixia, nasce nel 1990 a Shan Dong, attualmente vive ad Amelia. Il 5 marzo 2010 arriva all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino. Si diploma nel 2010 in lingua Italiana presso l’Università per Stranieri di Perugia. Nel 2011 fonda in Italia l’Associazione Culturale Fenghuang per la diffusione dell’arte e della cultura cinese.  Nel 2016 si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, vince una borsa di studio come collaboratrice agli studenti per l’attività di supporto tecnico ai laboratori della scuola di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2017 collabora con l’Accademia di Belle Arti di Roma come interprete di lingua cinese.Nel 2017 partecipa alla collettiva ” Fatti Di Terra ” a cura di Beppe Sebaste Galleria La Stanza Narni.

Nel 2018

- organizza e partecipa al Festival dell’Arte Contemporanea SENTIERI di Amelia;

- viene selezionata al concorso FICLU – Premio Carrara Città Creativa Forum Internazionale di Giovani Scultori del Marmo a Carrara

- vince il primo premio della Sezione Internazionale del PREMIO CARRARA CITTA’ CREATIVA, al Forum Internazionale di Giovani Scultori del Marmo a Carrara.

Nel corso della mostra dal 4 ottobre al 4 novembre la mostra si trasformerà in proscenio di alcuni eventi: Venerdì 19 ottobre alle 20.30 concerto di di musica tradizionale cinese: Wang Xiaoxu suonerà il Gu Zheng, strumento antico che fa parte della famiglia delle cetre; Yu Dawei suonerà lo Xun, il più antico strumento musicale cinese che ha approssimativamente settemila anni; In occasione della settimana di Rome Art Week martedì 23 ottobre apertura pomeridiana e con degustazione di tè cinesi e cerimonia del tè. Il tè cinese può essere classificato in cinque categorie: bianco, verde, oolong, nero e postfermentato. Alcuni aggiungono altre categorie per tè profumati e pressati. Tutti questi tipi vengono dalle varietà della pianta della Camellia sinensis. La maggior parte dei tè cinesi è consumata in Cina e non viene esportata, tranne che per le comunità cinesi che risiedono all’estero. Il tè verde è la varietà più consumata in Cina. L’attico con vista su S. Giovanni in Laterano che ospiterà la mostra, e le serate di musica in casa, accoglie periodicamente gli eventi ideati da PARTY – l’arte da ricevere: un format che promuove un modo di vivere l’esperienza dell’Arte, all’interno di spazi domestici, contaminati dalla presenza di chi li abita.

 

giovedì 4 ottobre 2017 – opening della mostra delle opere di Luo Guixia dalle 18.30 alle 21.00

venerdì 19 ottobre 2017 – concerto di musica tradizionale cinese con Wang Xiaoxu e Yu Dawei dalle 19.30 (solo su prenotazione)

martedì 23 ottobre 2017 – apertura pomeridiana della mostra e degustazione di tè cinesi con cerimonia del tè dalle ore 17.00

domenica 4 novembre 2017 – finissage con musica di Damiano Tata – Partitura autogenerativa per specie ittiche dalle ore 17.00

settimo piano di  via Santa Croce in Gerusalemme, 91 – Roma

 

La mostra RED FISH proseguirà fino al 4 novembre su appuntamento.

La mostra è stata sostenuta da TIN HOUSE chinese and japanise cuisine, che offrirà anche una degustazione dei suoi piatti.

In occasione del vernissage della mostra, Casale del Giglio, azienda vitivinicola, fondata nel 1967 da Dino Santarelli, offrirà una degustazione dei propri vini.

L’iniziativa rientra nella settimana di Rome Art Week 2018 in cui la mostra sarà visitabile in alcuni giorni negli orari pomeridiani e martedì 23 ottobre ospiterà un evento con degustazione di tè cinesi e cerimonia del tè

 

 

Contatti PARTY – l’arte da ricevere:

architetto Francesca Bertuglia 348 3223031 – 06 64851122

Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile @ GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
ott 4 @ 19:00 – 21:00
Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile @ GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo | Bergamo | Italia

Dal 4 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019 la GAMeC presenta Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, prima mostra di un ambizioso ciclo espositivo triennale dedicato al tema della materia, ideato da Lorenzo Giusti e sviluppato insieme a Sara Fumagalli, con la consulenza scientifica del fisico Diederik Sybolt Wiersma e la partecipazione di BergamoScienza. Attivando un dialogo con la storia delle scoperte scientifiche e tecnologiche e un confronto con lo sviluppo delle teorie estetiche, Black Hole rivolge lo sguardo al lavoro di quegli artisti che hanno indagato l’elemento materiale nella sua più intrinseca valenza, laddove il concetto stesso di “materiale” si infrange per aprirsi a un’idea più profonda di “materia” come elemento originario, come sostanza primordiale costituente il tutto. In particolare, l’esposizione intende raccontare questa dimensione attraverso tre diverse restituzioni: quella di chi ha guardato all’elemento materiale, concreto, come a un’entità originaria, precedente o alternativa alla forma; quella di chi ha interpretato la natura umana come parte di un più ampio discorso materiale e quella di chi, nel processo di penetrazione della materia, si è spinto nel profondo, ai confini della materialità stessa, cogliendone la dimensione infinitesimale ed energetica. Attraverso una ricca selezione di opere realizzate tra la fine dell’Ottocento e i giorni nostri, il percorso espositivo illustra, all’interno di un’unica visione integrata, questa preziosa dialettica, oscillante tra la materialità dell’Informe e la materialità dell’Invisibile, poli soltanto apparentemente antitetici e in realtà coesistenti e complementari.

Sezione 1 – Informe
Le acquisizioni della scienza – dal principio di indeterminazione di Heisenberg alla metodologia quantistica – e la loro circolazione culturale, che le ha rese a noi familiari, hanno profondamente influenzato la visione degli artisti, al punto da condizionarne non soltanto la percezione delle cose e del mondo, ma anche la più profonda sostanza del loro operare. In dialogo con lo sviluppo di queste scoperte, le opere presenti all’interno della prima sezione rifuggono dunque dal rappresentare il mondo e utilizzano materiali, sia tradizionali sia inusuali, non come elementi da plasmare con l’intento di creare nuove forme, ma in virtù della loro valenza intrinseca, del loro presentarsi come “elementi in sé”. Configurazioni materiche che, per la loro indeterminatezza, restituiscono un’idea della realtà come sostanza in continuo mutamento. Si collocano all’origine di questo percorso le ricerche di Jean Fautrier, con le sue concrezioni di colore stratificato, e di Lucio Fontana, con le sue Nature di materia incisa, la quale, penetrata e lacerata, animandosi si fa opera. Una linea di ricerca che prosegue – tra gli altri – con le superfici grumose intessute di fenditure e lacerazioni di Antoni Tàpies, la densità bituminosa delle Combustioni e dei Cretti di Alberto Burri, presente anche nei primi lavori di Piero Manzoni, e, decenni più tardi, i Big Clay “senza forma” di Urs Fischer, le statue “colanti” di Cameron Jamie, le eteree astrazioni screpolate di Ryan Sullivan.

Sezione 2 – Uomo-Materia
La materia che permea l’universo e che tutto crea e compone definisce anche la natura umana. Questo lasciano intendere i lavori degli artisti presenti nella seconda sezione della mostra, dove, all’interno di un percorso articolato e trasversale, sono messe a confronto le opere di autori di generazioni diverse contraddistinte da una forte componente materica e allo stesso tempo da una presenza, più o meno manifesta, dell’elemento antropomorfo. Lavori in cui il corpo umano è dunque in primis un “corpo materico” e in cui la figura, accennata o scomposta, si fa veicolo di una visione integrata del mondo, tenuta assieme dal principio stesso della materia. Le sintesi plastiche di Auguste Rodin e Medardo Rosso, con le loro immagini di volti e corpi affioranti da blocchi indistinti, costituiscono un significativo precedente storico per la ricerca di una serie di artisti che, in forme diverse, hanno fatto convergere dentro un’unica visione creativa il discorso sulla materia e l’indagine sull’uomo. Ne è un esempio Alberto Giacometti, con le sue figure “intrappolate”, “sempre a mezza via fra l’essere e il non essere”, per citare Jean-Paul Sartre, così come lo scultore svizzero Hans Josephsohn, con le sue caratteristiche teste monolitiche, imprigionate dentro blocchi di materia compatta. Volto e materia, prettamente pittorica, ritornano nei primi dipinti informali di Enrico Baj, nelle Dame di Jean Dubuffet degli inizi degli anni Cinquanta così come nei lavori di Karel Appel e Asger Jorn, storici membri del gruppo Cobra, caratterizzati dall’utilizzo di colori brillanti, violente pennellate e figure umane distorte. A questi maestri della modernità sono affiancati lavori di artisti contemporanei, da William Tucker, con i suoi agglomerati di materia a metà tra la roccia e il corpo umano, a Florence Peake, con le sue sculture informali, esito di performance collettive in cui corpo e materia sembrano cercare una sintesi dinamica.

Sezione 3 – Invisibile
Diversamente da quelle della prima e della seconda sezione, testimoni di una relazione fisica con la materia – incisa, spatolata, graffiata, bruciata, colata, e pur sempre materia “in sé” – le opere presenti nella terza sezione guardano agli aspetti più nascosti della materia, invisibili ai nostri occhi, in dialogo con la dimensione atomistica e subatomica. Punto di partenza di un discorso in evoluzione che trova ampio sviluppo nei linguaggi della contemporaneità sono le celebri Tessiturologie di Jean Dubuffet, visioni ravvicinate, microscopiche, di un generico “elemento materiale”, di cui si restituisce visivamente l’idea dell’incessante brulichio interno. Una ricerca che trova eco nelle esplosioni di “materia-luce” di Tancredi Parmeggiani, o ancora nelle composizioni degli artisti del Movimento Arte Nucleare – fondato nel 1951 da Enrico Baj e Sergio Dangelo, con l’aggiunta, un anno dopo, di Joe Colombo – che rielaborano in forma visiva le suggestioni provocate dall’esplosione della bomba atomica alla fine del secondo conflitto mondiale. Dal dopoguerra alla contemporaneità, gli artisti creano nuove immagini di ciò che le teorie scientifiche suggeriscono, ma che parole e illustrazioni non riescono descrivere. La nozione classica di “materia”, valida dal familiare livello degli oggetti visibili fino al livello molecolare e atomico, sfuma ai livelli subatomici, abbracciando il concetto di energia. Così, lavorando a stretto contatto con i Laboratori Nazionali del Gran Sasso – tra i più importanti istituti di ricerca a livello mondiale per lo studio dei neutrini – Jol Thomson crea un dialogo fra scienza e arte, indagando i territori dell’ignoto materiale, dell’intangibile e del non-ottico. Su questa linea di ricerca si muovono anche le performance di Hicham Berrada, che invita lo spettatore a fare esperienza diretta delle energie e delle forze che emergono dalla materia, e i Photograms di Thomas Ruff, le cui composizioni astratte nascono dalla consapevolezza dell’esistenza di un universo microscopico, oltre la dimensione tangibile delle cose. Nella loro diversità di approcci, i lavori presentati in questa sezione testimoniano la medesima urgenza di interrogarsi sulle implicazioni filosofiche, percettive e conoscitive delle rivoluzionarie scoperte scientifiche della nostra epoca.

MERU ART*SCIENCE RESEARCH PROGRAM
La mostra si avvarrà del contributo della Fondazione Meru – Medolago Ruggeri per la ricerca biomedica, che nell’ambito della “Trilogia della materia”, e quale parte del programma del festival BergamoScienza, ha dato vita a un nuovo progetto di ricerca – Meru Art*Science Research Program – finalizzato alla realizzazione di interventi “site specific” dedicati al rapporto arte-scienza. Coordinato da Anna Daneri, insieme ad Alessandro Bettonagli e Lorenzo Giusti, il programma vede, per questa prima edizione, la partecipazione degli artisti Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand, che per lo Spazio Zero della GAMeC hanno progettato un’installazione ambientale capace di declinare sul piano visivo l’interazione di due buchi neri attraverso un cunicolo spazio-temporale (wormhole), laddove cioè la materia dell’universo collassa su se stessa per rigenerarsi.

Opening: 4 ottobre 2018, ore 19:00

INFORMAZIONI E CONTATTI
GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Via San Tomaso, 53
24121 Bergamo
Tel. +39 035 270272
gamec.it

Ufficio Stampa
Lara Facco P&C
Viale Gian Galeazzo, 25
20136 Milano
Tel. +39 02 36565133 | +39 349 2529989
E-mail: press@larafacco.com

Storie di Moda Campari e lo stile @ HQs Campari Group
ott 4 @ 19:30 – 21:00
Storie di Moda Campari e lo stile @ HQs Campari Group | Sesto San Giovanni | Lombardia | Italia

Galleria Campari presenta la mostra Storie di Moda. Campari e lo stile. Il nuovo progetto espositivo, aperto al pubblico da venerdì 5 ottobre 2018 a sabato 9 marzo 2019, è dedicato all’esplorazione di una delle anime che compongono l’universo Campari: la profonda relazione tra il marchio e il mondo della moda, intesa come espressione di arte e costume. Dalla mostra emerge la capacità del brand di raccontarsi e di raccontare la propria contemporaneità in oltre 150 anni di storia con un approccio sofisticato, coerente nei decenni e insieme al passo coi tempi. Il potere evocativo e suggestivo dell’immagine è del resto sempre stato il principale mezzo di comunicazione di Campari. Una scelta che, attraverso le grafiche, la cartellonistica, gli spot, il rapporto con il mondo dell’arte e del cinema, ha fatto del marchio un unicum. Davide Campari ebbe il merito di essere tra i primi industriali italiani a comprendere le potenzialità della pubblicità, avviando una filosofia basata su importanti sinergie con i più grandi artisti e designer del suo tempo. La curatrice Renata Molho struttura un percorso in cui i concetti di “stile” e “stili”, di cui la comunicazione Campari si è fatta testimone, sono declinati attraverso bozzetti pubblicitari, fotografie, grafiche, abiti, riviste e accessori. Divisa in quattro sezioni tematiche, Elegance; Shape and Soul; Futurismi e Lettering, la mostra mette in dialogo opere provenienti dall’archivio di Galleria Campari con prestiti da case di moda, musei e fondazioni. Tra rimandi estetici e di significato, accostamenti formali e cromatici, la mostra propone, tra le altre, opere originali pensate e realizzate per Campari da Fortunato Depero, Bruno Munari, Marcello Dudovich, Franz Marangolo, accostate e integrate alle creazioni e ai bozzetti dalla Fondazione Gianfranco Ferré e agli abiti scultura dalla Fondazione Roberto Capucci. L’allestimento presenta, attraverso cortocircuiti cronologici, manifesti della Belle Époque, bozzetti e abiti di Giorgio Armani, lavori pubblicitari Campari in pieno stile Sixties, un abito e accessori della linea “Balmoda” di Laura Biagiotti, omaggio al maestro futurista Giacomo Balla; e ancora, la moda di Raffaella Curiel, che nel 1986 è stata ispirata ai disegni di Fortunato Depero per Campari e infine capi vintage di grandi stilisti in prestito da A.N.G.E.L.O. Vintage Archive. La mostra rimarca anche lo storico legame tra Campari e il mondo del cinema, raccontato attraverso molti dei progetti in mostra: dai bozzetti pubblicitari che Franz Marangolo realizza per Campari negli anni Sessanta, veri e propri omaggi ispirati alle figure di Brigitte Bardot e Audrey Hepburn raffigurate in pieno stile dell’epoca; alle eleganti fotografie di Giovanni Gastel, in cui si palesano le vicinanze tra cinema e moda; fino alle copertine di riviste fashion (Vogue, W Magazine, Vanity Fair…) rivisitate in chiave pop da Ana Strumpf: nelle rielaborazioni coloratissime della designer brasiliana compaiono, tra le altre, Audrey Hepburn e Tilda Swinton. Il legame con la settima arte è presente anche in una serie di accessori disegnati da grandi stilisti per personaggi e occasioni cinematografiche, come le scarpe che Salvatore Ferragamo realizza per Judy Garland, o gli stivali cuissard, iconicamente rossi, di Fendi, indossati da Zoe Saldana in The Legend of Red Hand, cortometraggio firmato dal regista Stefano Sollima per Campari per il progetto Red Diaries 2018. La visione della mostra conferma che sin dalle origini il marchio Campari si è presentato attraverso le nuove forme espressive che si sono susseguite nel tempo, mantenendo costantemente un elevato standard intellettuale in coerenza con la propria identità, partendo dall’intuizione che questo “prodotto” raffinato e unico, è intimamente legato allo stile di vita, alla gestualità, alla musica che si ascolta, all’abito che si indossa. Storie di moda è un percorso che intende suscitare emozioni e riflessioni in grado di riportare al concetto sostanziale che lo stile è atemporale e che l’eleganza è pensiero, forma ed esercizio intellettuale.

Renata Molho
Nata in Africa, vive a Milano. Giornalista e saggista. Critica del costume e della moda per il quotidiano Il Sole 24 Ore dal 1991 al 2012. È stata caporedattore de L’Uomo Vogue ed editor at large de L’Uomo Vogue, Vogue Italia e Casa Vogue. Docente di giornalismo di moda, è autrice tra l’altro della prima e unica biografia di Giorgio Armani, Essere Armani (2006 e 2015, Baldini & Castoldi, tradotta in dieci lingue) e delle monografie 21 – Costume National (2007, Assouline) ed Etro (2014, Rizzoli).

Galleria Campari
La Galleria Campari, nata nel 2010 in occasione dei 150 anni di vita dell’azienda, è un museo aziendale di nuovissima concezione: uno spazio dinamico, interattivo e multimediale, interamente dedicato al rapporto tra il marchio Campari e la sua comunicazione attraverso l’arte e il design. Il progetto nasce nell’ambito della riscrittura architettonica e funzionale dello storico stabilimento di Sesto San Giovanni, fondato da Davide Campari nel 1904. Tra il 2007 e il 2009 il complesso è stato interamente trasformato, con un progetto dell’architetto Mario Botta, per la realizzazione dei nuovi Headquarters del Gruppo Campari e del museo aziendale. La Galleria Campari deve la propria forza all’unicità e alla ricchezza dell’Archivio storico, vero e proprio giacimento culturale trasversale, che raccoglie oltre 3.000 opere su carta, soprattutto affiche originali della Belle Époque, ma anche manifesti e grafiche pubblicitarie dagli anni ‘30 agli anni ‘90, firmate da importanti artisti come Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Fortunato Depero, Franz Marangolo, Guido Crepax e Ugo Nespolo; caroselli e spot di noti registi come Federico Fellini e Singh Tarsem; oggetti firmati da affermati designer come Matteo Thun, Dodo Arslan, Markus Benesch e Matteo Ragni. Quella di Campari è una storia fatta di brillanti intuizioni, di campagne pubblicitarie raffinate, di una strategia comunicativa all’avanguardia che ha vestito il prodotto di arte e design e ha saputo associarlo alla cultura e alla creatività italiane: la visita alla Galleria Campari è una totale immersione sensoriale nei principi di vitalità e proiezione verso il futuro che da sempre hanno caratterizzato il marchio. Le opere sono esposte sia in originale sia in versione multimediale, rielaborate da giovani Interaction Designer (Cogitanz) utilizzando modalità digitali quali un video-wall con 15 schermi dedicati ai caroselli dagli anni ‘50 agli anni ‘70, 8 proiettori in alta definizione che proiettano su una parete di 32 metri manifesti d’epoca animati, video dedicati ad artisti, immagini tratte dai calendari Campari e spot pubblicitari dagli anni ‘80 a oggi. Infine un tavolo interattivo con 12 schermi touch screen consente di fruire gran parte del vasto patrimonio artistico dell’azienda.
Galleria Campari ha da poco lanciato un’APP per smartphone che consente ai visitatori e al pubblico in generale, di poter fruire di approfondimenti sui contenuti in esposizione, di ulteriori contenuti aggiuntivi e di informazioni sempre aggiornate. La Galleria offre servizi di prestito a musei ed esposizioni; di consulenza storico-critica a sostegno dei progetti curatoriali che includano materiale della collezione Campari; di visite guidate per privati, studenti ed esperti del settore.
La Galleria Campari è uno spazio suggestivo ma anche un centro di ricerca e produzione culturale, che riassume in sé molto di ciò che ha fatto grande Milano e il nostro Paese: l’arte, il design e la capacità di fare impresa, dove l’innovazione poggia sulle solide basi offerte dalla tradizione.

HQs Campari Group
Sesto S. Giovanni | Viale Gramsci, 161

5 ottobre 2018 – 9 marzo 2019
Press Preview giovedì 4 ottobre, ore 12.00
Opening giovedì 4 ottobre, ore 19.30

Informazioni

Visite guidate gratuite e su prenotazione
Dal martedì al venerdì Ore 10.00, 11.30, 14.00, 15.30 e 17.00
Ogni secondo sabato del mese Ore 10.00, 11.30, 14.00, 15.30 e 17.00

Aperture serali ore 20.00: 6 novembre; 4 dicembre
Opzione 1) Visita gratuita, su prenotazione.
Opzione 2) Art&Mixology. Visita guidata condotta da uno storico dell’arte e da un mixologist + cocktail experience. Su prenotazione | 25€ a persona.

Galleria Campari
HQs Campari Group
Viale Antonio Gramsci 161,
Sesto S. Giovanni (MI).
T. 02 62251
galleria@campari.com
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CONTATTI PER LA STAMPA
PCM STUDIO | Via C. Farini 70 – 20159 Milano
Paola C. Manfredi | press@paolamanfredi.com | 02 36769480
immagine: Roberto Capucci, Abito Fluorite, 1995, Foto di Fiorenzo Niccoli
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STUDIO AZZURRO ESPLORAZIONI, AMBIENTE PER ELEMENTI NATURALI, SUONO E IMMAGINI IN MOVIMENTO Installazione interattiva dedicata al progetto Arte-Natura @ Spazio Matta - Pescara
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STUDIO AZZURRO ESPLORAZIONI, AMBIENTE PER ELEMENTI NATURALI, SUONO E IMMAGINI IN MOVIMENTO Installazione interattiva dedicata al progetto Arte-Natura @ Spazio Matta - Pescara | Pescara | Abruzzo | Italia

Un progetto promosso e finanziato da Fondazione ARIA grazie al contributo dei propri sponsor e soci in partenariato con Artisti per il Matta e in collaborazione con Associazione Arte-Natura e Fondazione Museo delle Genti D’Abruzzo.

Patrocini: Comune di Pescara, Comune di Chieti, Università D’annunzio, Accademia di Belle Arti di L’Aquila.

Dal 5 al 21 ottobre la città di Pescara, grazie alla Fondazione Aria, ospiterà presso due dei suoi spazi più prestigiosi, lo Spazio Matta ed il Museo delle Genti d’Abruzzo, un evento di eccellenza per la Regione Abruzzo: l’installazione interattiva del collettivo artistico di fama internazionale Studio Azzurro “Esplorazioni, ambiente per elementi naturali, suono e immagini in movimento” dedicato all’esperienza Arte-Natura. Oltre la produzione artistica di Studio Azzurro il programma di mostre ed eventi, curato da Valentina Valentini, una delle massime esperte in Italia di arti performative e video arte, prevederà un allestimento delle opere dell’artista Abruzzese recentemente scomparso Sebastiano De Laurentiis, un percorso espositivo a cura di Stefano Scipioni di Zucreativelab “Documentalia – percorsi, documenti, tracce, testimonianze del progetto Arte e Natura” attraverso il quale si potrà entrare dento il pionieristico progetto di interventi site specific portato avanti tra il 1996 ed il 2006 dall’Associazione Arte-Natura capitanata da De Laurentiis. A corollario del progetto vi sarà la mostra delle opere di Lucilla Candeloro l’artista abruzzese che attraverso le sue opere si occupa di esplorare la natura della nostra terra proseguendo proprio quel tracciato di valorizzazione del rapporto arte e natura iniziato da Sebastiano e dagli artisti da lui coinvolti. Le parole di Valentina Valentini ci spiegano il significato di questa operazione; “Le iniziative in programma nascono dall’intento di valorizzare le installazioni di alcuni artisti (De Laurentiis, Brancato, Nunzio, Parrino, Pirri, Barzagli, Albanese, Carrino, Grcic, Varotsos, Giuliani, Renzogallo), realizzate nel contesto delle Biennali Arte-Natura (1996-2006) in vari luoghi (il parco naturale di Serranella, Roccascalegna, Pizzoferrato, Montenerodomo e altri) della provincia di Chieti. Valorizzare significa innanzitutto promuoverne la conoscenza, raccogliendo la documentazione e condividendola sul web (www.artenatura.fondazionearia.it) far rivivere il fascino della relazione fra arte e natura, attraverso l’esplorazione che ci offre l’ambiente interattivo realizzato da Studio Azzurro; richiamare l’attenzione su un patrimonio di valore artistico che si sta negli anni degradando per assenza di manutenzione e, ancor più grave, per ignoranza della sua esistenza”. Alessandro Di Loreto, Presidente della Fondazione Aria, che ha promosso e finanziato attraverso i suoi mecenati questa importante iniziativa di produzione di arte contemporanea, racconta come nasce l’idea del progetto:” con De Laurentiis si è convenuto il programma generale di questo progetto ARIA, ovvero di “valorizzazione” degli interventi realizzati, perché utile anche ai fini di una continuazione dell’attività e del progetto Arte-Natura. Questo non è un progetto di catalogazione (ci sono ottimi cataloghi realizzati in occasione delle mostre) o di guida turistica alle opere ed al territorio. Si è scelto invece di realizzare un’opera artistica sulle opere d’arte esistenti e sulla natura. Si potrebbe dire “fare arte sull’arte”.

STUDIO AZZURRO
ESPLORAZIONI, AMBIENTE PER ELEMENTI NATURALI, SUONO E IMMAGINI IN MOVIMENTO
Installazione interattiva dedicata al progetto Arte-Natura

5-21 Ottobre 2018
Spazio Matta – Pescara
Aperture: tutti i giorni dalle 17 alle 21 – INGRESSO GRATUITO
Ideazione e direzione artistica Fabio Cirifino, Laura Marcolini

Un frammento di roccia e uno raccolto dalle argille scagliose. Su di essi piccole proiezioni che il visitatore è invitato ad attraversare con la propria mano, per toccare la roccia di gesso e la terra delle crete. Toccare le materie di cui è fatto il territorio dà origine al racconto video su una grande proiezione frontale.
La terra porta con sé piccoli animali e i racconti dei luoghi in cui gli artisti di Arte-Natura hanno depositato le loro opere, modificando il paesaggio e inserendo in esso nuove narrazioni.
La roccia porta con sé le tracce arcane di antichi insediamenti umani e le tracce naturali di quella soglia che è la Val di Sangro tra biogeografie altrimenti lontane.
Per raggiungere le opere realizzate per le Biennali Arte-Natura, si attraversano scenari di grande respiro e rari ecosistemi, si scoprono località inattese e, nel viaggiare, si cuciono percorsi tra un insediamento e una riserva naturale, tra un’opera e un borgo storico.
Si collezionano punti sparsi per itinerari possibili.

http://www.studioazzurro.com/

 

PROIEZIONI FILM E VIDEO DI STUDIO AZZURRO
Le produzioni di video e film realizzati dal 1982 fino al nuovo secolo, sono ricche di temi e modi espressivi che connotano la sperimentazione audiovisuale di Studio Azzurro e offrono la possibilità di conoscere una parte integrante del loro lavoro, articolato in territori contigui ma variati: videoinstallazioni, film, spettacoli di teatro e di danza, videoarte, fotografia, documentazioni, installazioni interattive e musei di narrazione.

Tutte le proiezioni si tengono presso Sala Museo del Gusto del Museo delle Genti d’Abruzzo – Pescara

Venerdì 5 2018 ore 21.00 – Sabato 13 ottobre 2018 ore 18.00
Il Mnemonista (2000)

Sabato 6 – sabato 20 ottobre ore 18.00
Facce da Festa (1980)
Lato D (1980-1982)
Dov’ è Yankel (1985- 1988- 1994)

Domenica 7 – domenica 21 ottobre ore 18.00
L’osservatorio nucleare del signor Nanof
La variabile Felsen (1988)

NEL CORPO DELLA CITTÀ, mostra diffusa di Gea Casolaro. @ Museo Laboratorio della Mente
ott 5 @ 18:00 – 21:00
NEL CORPO DELLA CITTÀ, mostra diffusa di Gea Casolaro. @ Museo Laboratorio della Mente | Roma | Lazio | Italia

La mostra diffusa Nel corpo della città. Percorsi di inclusione sociale e trasformazioni urbane dell’artista Gea Casolaro, attraverso lo sguardo poetico dell’arte contemporanea percorre alcuni spazi significativi per la storia sociale della città di Roma: il Villaggio Olimpico e le strutture delle Olimpiadi del 1960, l’ex Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà e l’Ospedale Santo Spirito in Saxia. Questi spazi seppur differenti tra loro hanno la caratteristica di essere stati pianificati appositamente per accogliere specifiche comunità che al loro interno hanno condiviso pratiche e condizioni di vita. Sono luoghi fortemente connotati e la stessa struttura architettonica rispecchia la necessità di dare forma alla vita che accolgono, così come la distanza o l’inclusione rispetto al tessuto urbano che li circonda racconta la storia della città, della sua evoluzione e delle sue trasformazioni. Sono spazi che cambiano nel tempo come cambiano le rappresentazioni dei corpi che li attraversano conferendogli nuove identità e funzioni. Efficace metafora per indagare queste realtà è il corpo, quello fisico del soggetto che ne entra a far parte e quello immaginato e percepito dalla società; quelli di atleti e pazienti sono corpi disciplinati, corpi indagati, corpi controllati, curati, mostrati o al contrario nascosti. Ma il corpo è anche quello della città, quello reso visibile dalla sua cartografia, dal modo in cui ingloba o tiene a margine questi spazi e le vite che li abitano. Gea Casolaro ha scandagliato le memorie di questi luoghi che, custodite in musei, archivi e biblioteche, costituiscono risorse preziose per ricostruire le vicende di queste istituzioni e delle comunità che ospitavano, vicende che rimandano, su un piano più ampio, alle storie della città e dei suoi continui cambiamenti. Le testimonianze dell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà sono raccolte presso il Museo Laboratorio della Mente e la Biblioteca Cencelli, che, insieme alla Biblioteca Lancisiana, con i suoi documenti relativi al Santo Spirito in Saxia, sono oggi parte della ASL Roma 1. Per quello che riguarda le Olimpiadi e i luoghi dello sport un fondamentale centro di documentazione è costituito dalla Biblioteca Sportiva Nazionale del Coni, mentre la ricerca sulle connessioni tra questi spazi e un più ampio ambito cittadino ha come riferimento la Biblioteca Romana dell’Archivio Storico Capitolino, afferente alla Sovrintendenza Capitolina di Roma Capitale. L’obiettivo del progetto è anche quello di attivare uno scambio tra i centri di documentazione che conservano le memorie di questi spazi, di aprirli al pubblico mettendone in rilievo la ricchezza del patrimonio che custodiscono. Nel corso di otto mesi Gea Casolaro ha lavorato esplorando archivi, depositi, cataloghi e raccolte di questi spazi, alla ricerca di connessioni poetiche. Il suo lavoro rivela un inaspettato legame tra le forme di oggetti e documenti che svela altre possibili interpretazioni della storia. La mostra avrà luogo contemporaneamente in tre sedi, alla proiezione dell’opera di Gea Casolaro, espressamente realizzata per questo progetto, si accompagnerà un’esposizione di opere, testi e materiali di archivio utilizzati dall’artista nel suo lavoro e provenienti dai diversi istituti culturali. Inoltre nel corso della mostra si terranno tre incontri di approfondimento in cui, in maniera libera e informale, si potrà dialogare con l’artista e alcuni ospiti invitati a portare un loro contributo sul tema: antropologi, architetti, filosofi, giornalisti, sociologi, storici dell’arte, urbanisti.

Calendario degli incontri:
5 ottobre 2018, 18.30 – Museo Laboratorio della Mente
11 ottobre 2018, ore 17.30 – Biblioteca Sportiva Nazionale del CONI
23 ottobre 2018, ore 17.30 – Archivio Storico Capitolino

Il progetto è stato finanziato con la legge regionale 23 Ottobre 2009, n. 26 – Avviso pubblico “La Cultura fa Sistema”.

Gea Casolaro, da venticinque anni indaga attraverso la fotografia, il video e la scrittura, l’istallazione, il nostro rapporto con le immagini, l’attualità, la società, la storia. La sua ricerca mira ad attivare un dialogo permanente tra le esperienze e le persone, per ampliare la capacità di analisi e di conoscenza della realtà attraverso i punti di vista altrui. Tra i suoi progetti degli ultimi anni ricordiamo Still here sul rapporto tra cinema e vita quotidiana nella capitale francese dove Gea Casolaro è stata in residenza nove mesi nel 2009 presso la Cité Internationale des Arts per trasferirsi poi stabilmente. Nel 2011, in occasione della LIV Biennale di Venezia, Padiglione italiano nel mondo, ha esposto presso l’Istituto Italiano di Cultura di Strasburgo una serie di opere sul tema delle frontiere. Nel 2012 ha partecipato al Festival Images di Vevey, in Svizzera. Nel 2013 Gea Casolaro è stata in residenza per tre mesi presso l’Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba in Etiopia, realizzando un lavoro collettivo con un gruppo di studenti della Alle School of Fine Arts and Design dal titolo Sharing Gazes. Nello stesso anno ha realizzato due missioni fotografiche commissionate: la prima nel Principato di Monaco (il lavoro Forever Monte-Carlo è stato esposto presso The Forbes Galleries a New York); la seconda in Lussemburgo al CNA Centre nationale de l’audiovisuel, dove ha realizzato un ritratto delle complesse sfaccettature del Paese attraverso una mostra di mail-art-relazionale, intitolata Send Me a Postcard, a site aside, inside, in between, away. Nel 2015 è stata in residenza per oltre due mesi presso l’Istituto Italiano di Cultura di Lima per un progetto di arte partecipativa ispirato al lavoro del fotografo andino Martín Chambi, realizzato con un gruppo di fotografi professionisti e amatoriali presso il Centro de la Imagen. Nel 2016 è stata l’artista vincitrice del bando di concorso del Comune di Casale Monferrato per la realizzazione di un monumento di arte pubblica per il “Parco Eternot” nato sul sito dove sorgeva la tristemente famosa fabbrica Eternit. È del 2017 la sua grande personale Con lo sguardo dell’altro, presso il Macro, Museo di arte contemporanea di Roma. www.thegalleryapart.it/casolaro/casolaro-eng.aspx

Opening 5 Ottobre, ore 18 Museo Laboratorio della Mente

5 Ottobre – 31 Ottobre 2018
Ingresso gratuito

Museo Laboratorio della Mente

Padiglione 6, Piazza Santa Maria della Pietà 5, Roma
Lunedì – Sabato dalle 9 alle 17
0668352858
museodellamente@aslroma1.it
www.museodellamente.it

Archivio Storico Capitolino
Piazza dell’Orologio 4, Roma
Lunedì – Venerdì dalle 9 alle 16
0667108100
archivio.capitolino@comune.roma.it
www.archiviocapitolino.it

Scuola dello Sport – Biblioteca Sportiva Nazionale del CONI
Largo Giulio Onesti 1, Roma
Martedì – Mercoledì – Giovedì dalle 9.30 alle 13 – 13.30 alle 16.30
0632729174
bsn@coni.it
www.scuoladellosport.coni.it

UFFICIO STAMPA
Dott.ssa Roberta Mochi
roberta.mochi@aslroma1.it
www.aslroma1.it
0668352053

ott
6
sab
2018
ALLA SCOPERTA DI TESTACCIO L’ARCHEOLOGIA IN UN RIONE STORICO DI ROMA @ Mercato di Testaccio
ott 6 all-day
ALLA SCOPERTA DI TESTACCIO L’ARCHEOLOGIA IN UN RIONE STORICO DI ROMA @ Mercato di Testaccio | Roma | Lazio | Italia

In occasione della manifestazione di Assaggi di Storia, il 6 ottobre la Soprintendenza Speciale di Roma apre i suoi spazi nel rione di Testaccio con visite guidate e laboratori.
Le aree archeologiche della Porticus Æmilia, dell’Emporium, e l’area archeologica del Mercato di Testaccio saranno accessibili con visite guidate a cura dell’associazione culturale CCPAS dalle ore 10 fino alle 21.
Nello spazio ludico didattico per bambini Sottosopra l’associazione culturale M’Arte proporrà alle 18.30 il laboratorio Apprendista archeologo, per far toccare con mano l’archeologia ai più piccoli.
La manifestazione Assaggi di Storia, è dedicata al gusto, alla cultura e alla socialità, con particolare attenzione al legame tra il patrimonio enogastronomico e il paesaggio culturale e ambientale di Testaccio, fin dall’antichità sede di un grande mercato che riforniva la capitale dell’impero romano.

Laboratorio Apprendista archeologo dello spazio Sottosopra, costo 8 euro.
Prenotazioni sottosopra.testaccio@gmail.com
Prenotazioni per le visite guidate nelle aree archeologiche del Mercato di Testaccio, della Porticus Æmilia e dell’Emporiun: http://www.mercatoditestaccio.it/area-archeologica