Frank Sinatra

Frank Sinatra

Potresti parlarmi delle tue grandi paure, di cosa ti mette in agitazione o ti concilia il sonno; di quella volta che hai baciato un cadavere o sei stato a mignotte; del fatto che nei tuoi sogni ricorrenti c’è tua madre o il tuo pediatra o perfino della tua dichiarazione dei redditi e del rapporto col tuo meccanico, ma io tanto non ti ascolterei. Ti guarderei fisso negli occhi, con la  testa di lato sorridendo, così dicono di fare, per assecondarti e farti sentire importante. Sperando tu non riesca a cogliere nel mio sguardo la mia totale mancanza di interesse nelle tue parole, penserei al prezzemolo che  mi sono mangiata a pranzo sperando non sia ancora lì incastrato, e di conseguenza mi verrebbe fame. Ti chiederei di mangiare insieme, ma ti interromperei bruscamente e così facendo mi giocherei male la carta dell’interessata e oltretutto c’è una grande possibilità che mi colerebbe dell’olio sul mento se veramente lo facessimo, così  rimango qui in silenzio; così come piace a te, lasciandoti cullare dalla luce ad occhio di bue intorno a te e dal tuo egocentrismo che potrebbe anche piacermi se solo non pensassi di averti già inquadrato. E non sto facendo niente di straordinario: quando di sottofondo al brusio nella mia testa sento il tuo tono  di voce che cala mi concentro un secondo, capisco di cosa stai parlando, e butto sul tavolo una domanda generica riallacciandomi alla tua ultima frase e tu ricominci. Vedo i tuoi occhi brillare, ti sto servendo una conversazione piacevole  con te stesso, una meravigliosa intervista che nessuno ti ha mai fatto, mentre sproloqui io ringrazio segretamente la mia insonnia che faceva l’amore appassionata con Marzullo di notte, che mi  ha portata qui, carica di grandi domande da fare e pronta sul come muovere i capelli. E non preoccuparti, non soffro come lui della sindrome del  “nessuno mi  chiede mai come sto”. Non pensarci neanche un secondo di star parlando troppo. Questo rende me meno vulnerabile e te trionfante su quel piedistallo; goditi questo momento di gloria.

Questo potrebbe sembrarti arrogante, questo mio cinismo, questo mio finto interesse. La realtà è che già mi avevi conquistato, quando non sapevi di dover piacere, quando non ti eri già gonfiato del riflesso che ti sto ridonando.
Ora ti guardo e faccio delle  grandi considerazioni dentro di me sui bozzi sulla tua fronte o sul tic del tuo occhio sinistro o sul fatto che il tuo dito indice della mano con cui fumi è giallo di nicotina. Guarda come ti pavoneggi! Se solo avessi capito quanto vuoto misto a pensieri sparsi c’è ora nei miei programmi. Sto già pensando a quello che scriverò di questo innamoramento, senza averlo in realtà vissuto. Mi sto perdendo tutto quello che stai dicendo, vedo che sei concitato in quello che racconti e penso solo al fatto che forse potrei un giorno stirarti una camicia. Se mi versi un altro bicchiere di vino perderò tutto questo controllo. Mi trovi interessante perché credi che io ti trovi interessante, il tuo ego mi sta spianando la strada, hai messo il pilota automatico e mi basterebbe così poco per fartelo  capire, per farti vedere tutto il mio lato peggiore. Non versare altro vino,  continua a parlare. Parla parla: Raccontami delle tua vita, dei luoghi in cui sei stato, delle stramaledette ambizioni che ti ossessionano, di quali libri hai letto e dei tuoi film preferiti.
Se solo ci fosse uno specchio sopra la mia testa che ti rivolgesse i miei pensieri, capiresti l’intensità della mia unica intenzione.
Vorrei poter essere così sfrontata da pensarti nel mio letto distrutto e spaventato e vedere la tua faccia attonita mentre ti racconto le mie più depravate fantasie sessuali, ma ho avuto un’infanzia felice.
Vorrei poter essere comune, e pensarci a spasso con dei pargoli e magari un cane, ma non ho avuto un’infanzia così felice.
Vorrei poter essere audace e ottimista e vederci nello stesso ospizio a leggerci (se la cataratta ce lo permetterà) un libro ad alta voce, ma sto facendo di tutto per morire giovane.
Vorrei infine poter essere meno pragmatica e sperare con tutta me stessa che tu sia immune dalla microcitemia per poter scopare e procreare senza problemi, ma so che ci sarebbero molti, troppi, tumulti interiori dettati dalla mia solitudine cronica per poter pensare anche solo al domani.
Ed invece quello che rimane è solo del povero romanticismo, che nasce e muore in questo tavolo, in queste tue conversazioni, in queste ore.
Perché da quando ti sei seduto il mio cervello ha iniziato a gracchiare come un vecchio grammofono e nella mia testa rimbombava una musica che non potevo fare a meno di ascoltare e c’era una sola immagine, e poi ti ho visto in bianco e in nero mentre mi facevi ballare una canzone di Frank Sinatra.

Ogni riferimento a fatti o a persone è puramente casuale (ad eccezione di Marzullo)

Giovanna Santirocco – FuckYouLove