Helmut Newton. White Women, Sleepless Nights, Big Nudes

Helmut Newton. White Women, Sleepless Nights, Big Nudes

Il 14 settembre ha inaugurato presso la sede di Palazzo Ducale a Genova la mostra di uno dei grandi autori della fotografia mondiale: Helmut Newton. L’esposizione dal titolo White Women – Sleepless Nights – Big Nudes, a cura di Denis Curti e Matthias Harder, è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Helmut Newton di Berlino, aperta nel 2003 per volontà della moglie, poco prima della morte dell’autore, e alla quale è stata fatta una importante donazione delle sue immagini. Questo bellissimo percorso espositivo, nato grazie all’impegno di Jane Newton, presenta una selezione di fotografie estratte dai primi tre volumi pubblicati dal fotografo e dai quali l’esposizione ha preso il titolo.
I tre libri in questione si collocano cronologicamente tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, momento di particolare fervore per le riviste di moda che hanno sancito la nascita di vere e proprie icone e star delle passerelle. L’allestimento della mostra è stato pensato per ospitare tre sezioni corrispondenti ai volumi scelti in rispetto della scansione cronologica, della loro realizzazione e successiva pubblicazione. L’intento di questo importante appuntamento con la fotografia d’autore a Genova è quello di far conoscere al grande pubblico una fotografia particolare, uno stile unico e inconfondibile che vede in Newton il grande maestro della sensualità e dell’erotismo fotografico.
Si tratta di una scelta coraggiosa ma vincente quella di Palazzo Ducale, che, dopo aver ospitato alcune importanti esposizioni di autori della Magnum e le belle mostre di Steve McCurry e Sebastiao Salgado, ha deciso di lanciare al pubblico della sua città una nuova sfida. La particolarità del tema scelto inoltre rivela l’atteggiamento del fotografo nei riguardi della progettazione del proprio lavoro; dal momento che non sempre le redazioni delle riviste rispecchiavano compiutamente le sue idee, le immagini sono state selezionate personalmente dall’autore e conseguentemente impaginate secondo il proprio pensiero.

Newton 1

Helmut Newton, from the series Big Nudes

La prima sezione della mostra dal titolo White Women raccoglie scatti realizzati dal fotografo per un libro pubblicato nel 1975; erano state selezionate per l’occasione 81 immagini di cui 42 a colori e 39 in bianco e nero. Fu questa la prima occasione nella quale è emerso uno spiccato erotismo, dove la fotografia non è concepita solo ed esclusivamente in qualità di strumento di registrazione del mondo, ma come “occhio” capace di dare vita alle più incredibili visioni creative dell’autore. Le grandi immagini che presentano corpi nudi di donne accanto a modelle-manichino, dalle caratteristiche androgine, mostrano tutta la loro raffinatezza ed eleganza facendosi portatrici di uno sguardo curioso, che indaga la donna e il suo potenziale erotico.
La moda contemporanea ha assunto così caratteristiche nuove; Newton è riuscito a parlare degli abiti senza mostrarli. Ha avuto la capacità di costruire un diverso modo di indagare e trasmettere il senso della moda fotografando i corpi nudi delle modelle, oppure, mostrandole in un immaginario doppio, della modella e della sua copia; il suo manichino alter-ego.
Non è mancato tuttavia nella sua personale ricerca un particolare e spiccato interesse per la storia dell’arte, come mostrano alcune delle sue fotografie più note tra le quali si citano gli scatti ispirati alla Maya Desnuda e alla Maya Vestida del pittore Francisco Goya; ma importanti riferimenti sono stati anche per lui le opere del pittore Diego Velazques, così come altre immagini che hanno giocato sul tema della Vanitas. La presenza di teschi e gioielli, infatti, caratterizza immagini che trovano le proprie radici iconografiche nella pittura fiamminga e nella riflessione sulla vanità delle cose terrene. A ogni elemento corrisponde un particolare simbolo e significato attribuito al passare del tempo, alla finitezza della vita e della vanità della bellezza, per citarne alcuni, lo specchio e il suo gioco di riflessi, i gioielli e le collane … e inoltre libri, salotti e sfarzose decorazioni barocche, che spesso ospitano scene di languida morbidezza, lascivi momenti di forte sensualità portano con sé misteriose sensazioni di morte.

newton2

Helmut Newton, from the series Sleepless Nights

La seconda sezione della mostra dal titolo Sleepless Nights presenta fotografie tratte dal volume omonimo pubblicato nel 1978. Questa pubblicazione aveva raccolto un totale di 69 fotografie (31 a colori e 38 in bianco e nero) realizzate su commissione per importanti riviste di moda, tra le quali la più conosciuta è certamente VOGUE. Per via della sua grande diffusione e dell’ampio pubblico di lettori, Vogue ha costruito e trasmesso, codificandolo, lo stile fotografico di Newton inteso come icona della fashion photography, un primato che il fotografo berlinese ha mantenuto fino agli anni Novanta e che ancora oggi esercita un indiscutibile fascino e interesse tra professionisti del settore e appassionati di fotografia.
Si assiste con il sopraggiungere degli anni Ottanta ad un cambiamento nella scelta dei soggetti, per lo più ritratti o corpi rinchiusi in “appendici” artificiali (bustini, stampelle, corsetti ortopedici ecc…) – è un momento in cui Newton fa indossare alle sue modelle indumenti che ricordano immaginari sadomaso, dalla forte carica erotica e trasgressiva. Gli atteggiamenti di queste donne spavalde sono provocanti e il formato di grandi dimensioni delle fotografie accentua la partecipazione dello spettatore alla scena, nonché il suo coinvolgimento emotivo.
La serie di fotografie che costituiscono Sleepless Nights mostrano un’altra particolarità dello stile fotografico di Helmut Newton: la costruzione di storie alle quali solo lo spettatore può attribuire un finale e, in alcuni casi, progettate con uno stile inquietante e sinistro vicino alle moderne scene del crimine a metà tra la staged e la street photography, sul confine tra qualcosa di costruito e qualcosa di estremamente naturale e realistico.

newton6

Helmut Newton, from the series Big Nudes

La terza e ultima sezione della mostra è dedicata alle fotografie raccolte nel volume Big Nudes che risale al 1981. Si tratta di un gruppo di immagini certamente tra le più conosciute della sua intera produzione, poiché è con questi scatti che il fotografo è stato consacrato come protagonista della storia dell’immagine del secondo Novecento. Il periodo di lavoro nel quale Newton si dedica alla realizzazione di queste immagini si colloca nel momento di grande diffusione delle gigantografie fotografiche, un genere che aveva riscontrato grande interesse da parte delle gallerie e dei musei diffondendosi rapidamente anche tra i collezionisti.
La scelta del grande formato non fu ovviamente casuale; vi sono ragioni tecniche e culturali che vanno ben oltre il momento di diffusione e di “moda” del mercato dell’arte: le grandi dimensioni permettono di entrare direttamente nella scena con la sensazione di vedere e vivere “da protagonisti” ciò che ha ispirato il fotografo. L’imbarazzo suscitato dallo sguardo ammiccante delle modelle deriva proprio dalla vicinanza e dal diretto contatto che il fotografo ha saputo instaurare tra la donna e l’osservatore.
I Big Nudes sono un capolavoro compositivo e tecnico; gli scatti furono infatti realizzati interamente in studio con l’ausilio di una macchina fotografica di medio formato che gli permise di realizzare stampe di alta qualità e definizione a grandezza naturale. Le modelle immortalate dal suo occhio curioso, che si insinua tra i contrasti delle luci e delle ombre dei corpi scolpiti, sembra restituire all’osservatore l’immagine di una scultura, un senso di eroismo che sottolinea la potenza e la monumentalità delle figure. La donna diventa simbolo di sicurezza, padrona di sé, del proprio cammino e del proprio corpo; lei sola gestisce il gioco di sguardi con l’osservatore, lo sfida nella contemplazione silenziosa del suo corpo con spavalderia e decisione, quasi a voler provocare mentalmente e fisicamente colui (o colei) che osserva.
I Big Nudes sono quindi alla base della costruzione di una nuova immagine della donna e della sua femminilità, una donna provocatrice e dominatrice, saffica nel suo essere continuamente femminile e delicata, protagoniste di schietti ritratti conturbanti o parte di un equivoco e torbido gioco di intese.

!HUSTON 4498-9

Helmut Newton, Autoritratto con moglie e modella, 1981

Le sue atmosfere sono al contempo moderne e retrò, parlano del presente mantenendo una certa continuità con sguardi e profumi impalpabili, appartenenti ad un’epoca indefinita e indefinibile, del tutto a-temporale. Le strade che fanno da sfondo a molte fotografie sono quelle di città notturne che amano svelare lentamente i propri segreti; le donne sono immagini fantasmatiche e simboliche, emblemi del desiderio. Dall’alto dei tacchi a spillo, elemento caro e particolarmente ricorrente nelle immagini di Newton, queste femmine dominano la scena, incuranti di chi le osserva e le scruta con fare curioso, mai indiscreto, sempre attento e rispettoso. Lo sguardo di Newton non fa nulla che le donne non possano controllare, orientare a proprio piacimento; partecipando a loro discrezione, quando e come desiderano.
Il complesso gioco di relazioni che queste immagini sono capaci di creare ancora oggi permettono di collocare la fotografia di questo grande interprete della complessità dell’universo femminile e della psiche umana, in uno spazio indefinito, senza tempo, così come il suo modo di raccontare la moda facendo del corpo il solo abito eterno che ha ispirato nuove generazioni di fotografi.
La costruzione dei suoi scatti è stata spesso pensata con l’ausilio della macchina Polaroid, impiegata come strumento di riflessione e studio finalizzato alla predisposizione dell’ambientazione e dei soggetti per lo scatto finale. Le Polaroid non sono esposte in questo contesto ma vale la pena citare il bel volume pubblicato da Taschen nel 2011 dal titolo POLAROIDS che permette di entrare nel pieno delle fasi creative del fotografo grazie ad un ricco repertorio di immagini, molte delle quali mostrano anche gli appunti personali del fotografo fornendo preziose informazioni sulle fasi di progettazione creativa. Molte fotografie presenti all’esposizione di Palazzo Ducale sono inoltre visibili in una ulteriore pubblicazione, edita dalla casa editrice Taschen nel 2009, dal titolo SUMO, un maxi volume con riproduzioni di grande qualità dei grandi capolavori di Helmut Newton.
L’esposizione, proprio per la specificità del tema, mostra per la prima volta al pubblico genovese un aspetto meno conosciuto della fotografia di nudo e del lavoro fotografico di un grande autore come Newton. Chi scrive crede di poter considerare in modo molto positivo l’interesse che in città è stato suscitato da questa proposta, che speriamo possa essere considerata la prima di una serie di fortunati appuntamenti con la grande fotografia d’autore e con temi sofisticati ma al contempo … intriganti!
Per chi fosse interessato e avesse modo di passare da Genova, la mostra è visitabile fino al 22 gennaio nella bella cornice dell’appartamento del Doge a Palazzo Ducale.

Martina Massarente

Nota biografica

Helmut Newton (Berlino, 1920) studia all’American School e inizia la sua carriera come fotografo affianco ad Elsa Simons, raggiungendo il successo negli anni Settanta in seguito grazie a collaborazioni con rinomate riviste tra le quali “Stern”; “Marieclaire”; “Elle”; “Playboy”.
Durante la seconda guerra mondiale, per sfuggire al Nazismo, si sposta a Singapore dove lavora per il “Singapore Straits Times”. Successivamente si trasferisce in Australia dove prende la cittadinanza. Nel 1958 si sposta a Parigi città nella quale rimane per 25 anni per poi spostarsi definitivamente a Montecarlo. Muore all’età di 83 anni il 23 gennaio del 2004.

www.palazzoducale.genova.it
www.helmutnewton.com

In copertina: Helmut Newton, from the series Sleepless Nights