Henry Moore. Sculture archetipiche, tra organicità e astrazione

Henry Moore. Sculture archetipiche, tra organicità e astrazione

C’è una carica ancestrale e dirompente nelle forme dello scultore britannico Henry Moore (Castelford, Yorkshire 1898-Much Hadham, 1986): linee fluide e morbide definiscono volumetrie maestose ed essenziali, contraddistinte da una spiccata pulizia visiva che colpisce fin dal primo colpo d’occhio. Il richiamo costante alla dimensione umana e  lo sguardo rivolto alla realtà fenomenica, colta nelle sue varie manifestazioni, vengono declinati e trasposti in una chiave astratta e rigorosamente nitida, che mostra anche un anelito spirituale. Allo stesso tempo, il rapporto con la materia rimane una costante ancorata saldamente alla sfera terrena e altrettanto profondamente radicata nell’animo dell’artista. Questa componente è in parte riconducibile alle sue origini ed esperienze, in parte alla sua formazione.

Henry Moore_veduta percorso mostra

Henry Moore_veduta percorso mostra

Nato in una famiglia di minatori e agricoltori, inizia ben presto a lavorare il legno e l’argilla presso la Secondary School della nativa Castelford; un giovane Moore prende le armi durante la Prima guerra mondiale, da cui farà ritorno nel 1917, intossicato dal gas.  Questa partecipazione lascia una traccia evidente in alcune opere che mostrano una morfologia per certi versi meno coesa e più “spezzata”, come è ben evidenziato nell’apposita sezione Guerra e pace. In occasione degli attacchi aerei nazisti su Londra, tra il 1940 e il 1941, realizza disegni su carta come  Prospettiva di un ricovero antiaereo  (1941, grafite, inchiostro, pastello a cera e acquarello) dove, all’interno di un lungo tunnel scuro, sono disposte decine di corpi stesi ai lati, quasi a perdita d’occhio. Questi disegni, più o meno definiti, si rivelano interessanti nell’intero percorso espositivo, specie quando posti in relazione alle sculture.

Henry Moore, Composizione-in-quattro-pezzi-figura-distesa-alabastro-1934_Tate_-London-2015

Henry Moore, Composizione-in-quattro-pezzi-figura-distesa-alabastro-1934_Tate_-London-2015

È il caso dell’area tematica Madre e figlio (intesa anche come Madre Terra) e dello studio della figura distesa (prevalentemente femminile), entrambi particolarmente cari a Moore. A proposito del primo soggetto egli dichiara: “Ho scoperto, quando disegno, che posso trasformare ogni piccolo scarabocchio, sgorbio o sbaffo in una madre col figlio”, e ancora: “Sono stato ossessionato molto presto dal tema della madre col figlio. È un tema universale che esiste dall’inizio dei tempi”. Nella figura distesa, invece, individua “la posa più libera, sia dal punto di vista compositivo sia da quello spaziale. È, allo stesso tempo, libera e solida”. Quest’ultima predilezione mostra vari riferimenti, tra loro anche molto eterogenei: dalla statua di una divinità maya di nome Chacmool, alle  sculture etrusche viste in Italia nel 1925, passando per le tombe medicee fiorentine di Michelangelo, fino a includere il grande modello delle bagnanti di Cézanne, Matisse e Picasso.  Proprio nel 1925 infatti Moore visita il Bel paese e rimane profondamente colpito, tra gli altri, da Giotto, Michelangelo, Donatello e Giovanni Pisano. Gli anni Venti si rivelano un periodo estremamente stimolante e foriero di nuovi sviluppi: all’influenza dell’arte primitiva vista nelle raccolte del British Museum, si accosta l’apertura verso i moderni, come Brancusi, Archipenko e, come già accennato, Picasso.

Henry Moore, scultura negli spazi pubblici_veduta della sala

Henry Moore, scultura negli spazi pubblici_veduta della sala

 L’interesse dell’artista si rivolge poi allo studio di sassi, rocce, ossi, alberi, piante che “mostrano il mondo della natura […]: i sassi lisci, sparsi nel mare, presentano un trattamento di consumo mediante frizione. Le rocce mostrano un trattamento di taglio e di battuta e hanno un addentellato ritmico nervoso […]”. Anche gli elementi naturali quindi vengono osservati soprattutto come frutto del lavorio di processi e dinamiche spontanei, divenendo una fonte di ispirazione, come nelle sculture concepite per contesti pubblici, esposte nell’ultima sala: Scultura in tre modi n.1: punte, Scultura in tre modi n.2: l’arciere, Lama di coltello in due pezzi nascono proprio sulla scia di queste ricerche: si tratta di opere in bronzo derivate dalla rielaborazioni di pietre e frammenti di ossa trovati da Moore. Un caso piuttosto singolare è quello del modello Energia nucleare (realizzato per il campus dell’Università di Chicago, 1964-65): la forma si configura come una sintesi tra un fungo atomico e un teschio, in memoria del luogo in cui Enrico Fermi ha realizzato la sua prima fissione nucleare. Simili realizzazioni su grande scala prevedono una molteplicità di punti di vista, per poterne cogliere appieno l’andamento, ora più sinuoso ora più fratto.

veduta mostra_ in primo piano Oggetto atomico (modello di lavoro per Energia nucleare), 1964-65

veduta mostra_ in primo piano Oggetto atomico (modello di lavoro per Energia nucleare), 1964-65

I volumi definiti, che giocano continuamente su un equilibrio di pieni e vuoti, rivelano la sensibilità dell’artista che ci presenta un universo disadorno, privato di orpelli e quindi ridotto al suo prototipo primario ed essenziale.  Lo stile di Moore in fondo punta sulla compresenza di istanze-binomi che potrebbero sembrare antitetiche o, per lo meno, non facilmente conciliabili: organicità e astrazione, umano e naturale, terreno e spirituale, moderno e arcaico. Ed è proprio la conciliazione di questi opposti l’elemento probabilmente più affascinante della produzione di questo artista.

Giulia Andioni

 

Henry Moore – Terme di Diocleziano, Grandi Aule
fino al 10 gennaio 2016
Viale Enrico De Nicola, 79 – Roma
http://www.archeoroma.beniculturali.it/mostre/henry-moore
a cura di Chris Stephens e Davide Colombo
orari: tutti i giorni tranne il lunedì: 9.00-19.30 (la biglietteria chiude alle 18.30)
promossa da: Soprintendenza speciale per il Colosseo, Museo Nazionale Romano e Area archeologica di Roma
in collaborazione con: Tate
catalogo: Electa