Il Giornalino di Gian Burrasca: Vamba illustratore

Il Giornalino di Gian Burrasca: Vamba illustratore

Il Giornalino di Gian Burrasca è celeberrimo, moltissimi di noi l’hanno letto da bambini, e in maggioranza ne conosciamo la versione pop-televisiva di Rita Pavone. Nel caso non l’abbiate fatto, se ne consiglia vivamente la lettura, anche da adulti, per risvegliare un po’ quel lato disobbediente della nostra psiche che sarebbe bene non reprimere mai del tutto. In questa sede si desidera osservare più da vicino le illustrazioni di Luigi Bertelli, in arte Vamba, l’autore del Giornalino, che presentano caratteristiche molto interessanti per il loro tempo.

Il Giornalino di Gian Burrasca è forse l’unico lavoro illustrato da Vamba, che aveva iniziato a lavorare nell’editoria per ragazzi nel 1893, scrivendo Ciondolino. Toscano, già giornalista su periodici liberali, scopre poi una vocazione per la letteratura dell’infanzia, e fonda nel 1906 il Giornalino della domenica, periodico per giovanissimi, a cui collabora fra gli altri anche Giovanni Pascoli. Nel 1912 viene pubblicata la prima edizione del Giornalino di Gian Burrasca, libro destinato a divenire un classico, che nonostante il suo linguaggio datato, continua a divertire bambini e adulti del presente e del futuro.

Il Giornalino di Gian Burrasca, illustrazione di Vamba

Il Giornalino di Gian Burrasca, illustrazione di Vamba

Il Giornalino è il diario del monello Giannino Stoppani, soprannominato Gian Burrasca per la sua natura indisciplinata. Egli scrive quotidianamente con grande passione tutto ciò che gli succede in famiglia e fuori casa. Tutti i personaggi che incontra vengono dipinti con la semplicità tipica dei bambini, in cui si ravvede anche una certa ironia adulta nei confronti delle figure più autoritarie. Gian Burrasca è discolo, indubbiamente, ma è anche molto sincero, sempre pronto a dire la verità e a smascherare le ipocrisie che si celano nelle convenzioni di una società piccolo borghese. Ecco, allora, che dei vari personaggi rappresentati, appartenenti per la maggior parte al mondo dei “grandi”, abbiamo vere e proprie caricature, realizzate sia con le parole che con le illustrazioni.

E’ opportuno, a questo punto soffermarsi sul disegno di Vamba. Sappiamo che non ebbe una formazione artistica, anzi, nella sua giovinezza, dopo le Scuole Pie, fu impiegato alle ferrovie. Eppure Vamba ha una mano talentuosa e, forse consapevolmente, la naïveté del suo disegno presenta un certo grado di modernità. I disegni di Gian Burrasca sono quasi schizzi, eseguiti velocemente e con estrema spontaneità. Molto probabilmente, come nella scrittura, il suo intento era quello di imitare il linguaggio infantile, e in effetti, nella sua freschezza, anche se con una certa maestria di adulto, l’effetto è proprio quello.

il Giornalino di gian Burrasca, illustrazione di Vamba

il Giornalino di Gian Burrasca, illustrazione di Vamba

Sicuramente Vamba aveva contatti con l’ambiente letterario italiano, ma si può anche verosimilmente ipotizzare che egli avesse avuto modo di riflettere sulla realtà figurativa del suo tempo. Giacomo Balla, nel 1902, apre la figurazione allo scarabocchio e all’importanza del gesto con l’opera Fallimento. Nel 1910 esce il Manifesto dei Pittori Futuristi, ed è facile guardando al Giornalino di Gian Burrasca, che Vamba abbia risentito di quella spinta antiaccademica e anticlassica propria dell’avanguardia di Boccioni, Carrà e gli altri. Se poi consideriamo il lavoro sulla caricatura portato avanti da Balla (Autosmorfia) e Soffici, su diverse riviste italiane e francesi, si può supporre che il carattere vagamente anti-borghese del giornalino di Gian Burrasca sia il frutto dell’aria che l’autore respirava in quegli anni.

il Giornalino di Gian Burrasca, illustrazione di Vamba

il Giornalino di Gian Burrasca, illustrazione di Vamba

Bisognerebbe certamente approfondire meglio il legame tra Vamba e i futuristi, ma certo è che le illustrazioni del Giornalino presentano un’essenzialità e un interesse caricaturale che sicuramente non rientra nel disegno accademico e nell’illustrazione tradizionale di quegli anni. Non vi si riscontrano nemmeno indugi decorativi belle époque: sono semplicemente disegni prodotti dal “fanciullino” nascosto nella personalità dell’autore toscano.

Vamba sceglie di dedicarsi al mondo infantile, passando dal giornalismo per adulti alla letteratura per ragazzi, crea un piccolo ma fortissimo personaggio e decide di disegnarlo con un pennino rapido e ribelle. Non possono essere scelte casuali: piuttosto sono frecce educate, lanciate nella grassa pancia del mondo autoritario e ingessato degli adulti benestanti.

Anna Brancato