Il mio vicino di casa sessualmente attivo

Il mio vicino di casa sessualmente attivo

Me ne stavo come Odino nel Valhalla, Aspettando il Ragnarök, consapevole che la mia vita sarebbe finita eppure felice di goderne ogni giorno. Nella fattispecie aspettavo in cucina che si cuocesse il mio sugo  insensato senza cipolla né olio, non per dieta ma per mancanza di spesa. Mi dissi fra me e me che se potevo accontentarmi di pasta al sugo, avrei potuto scampare ad ogni imperversità della vita. Fumavo la mia ultima sigaretta della giornata con le gambe poggiate su di una sedia di supporto concentrando ogni osservazione brillante  sul mio stinco pallido e glabro. Pensando a cose frivole e indecenti, ad un passo dall’autoerotismo, la mia coinquilina si intromesse con una notizia raccapricciante: Avevamo un nuovo vicino. Pare carino, pare giovane, pare umano. Come ogni abitante metropolitano la notizia non destò in me alcun interesse, non pensavo né a cesti di frutta di benvenuto né mi immaginavo di fronte alla sua porta accompagnare al mio smagliante sorriso un qualche fumante pasticcio fatto in casa sotto un lindo canovaccio –  come ogni buon vicino ha il dovere di fare col nuovo arrivato. Il nuovo vicino mi infastidiva a prescindere. La mia camera da letto fino ad allora  aveva confinato con quella di una vecchia coppia di ottantenni con cui io condividevo le mie, seppur rare, esperienze sessuali.  Loro sapevano inoltre quando mi svegliavo e come, se avevo goduto o no la sera prima, come bestemmiavo quando intruppavo il mignolo su di uno stipite; sapevano se ero o meno riuscita a superare il mostro del 34esimo livello o cosa avevo bevuto la sera prima in base a come russavo. In cuor mio, ho sempre pensato che la mia inattitudine a vivere riempisse le  loro giornate. Facevo della mia vita un loro passatempo. Tutto ciò scomparve con l’arrivo di un aitante giovane che costrinse loro in un alloggio modesto e bucolico lontano da me, bloccando il mio smisurato ego ancora una volta. Non avrei più potuto fingere di avere un orgasmo  per dimostragli quanto ero giovane, non li avrei più sentiti darsi  la buonanotte ogni sera con la stessa dolcezza della prima notte passata insieme, non avrei più avuto voglia di essere anziana, sposata e abitudinariamente innamorata. Ora c’era un giovane, uno di noi, a uno sputo di vita. “Magari suona il benjo” pensai, “magari ascolta i Modà e guarda Uomini&Donne dopo pranzo”. No. La verità arrivò galoppante un paio di giorni dopo e i giorni dopo a seguire: lui di professione faceva sesso.

Inizialmente io e le mi coinquiline prendemmo la notizia con curiosità mangiando popcorn sul mio letto in  attesa del raggiungimento massimo della sua attività sessuale, con accanto un rustico bicchiere di vetro da appoggiare alla parete per amplificare l’acustica. Ma le mie coabitanti non dividevano la parete con lui. Cercai di stare a casa il meno possibile per non sentire che stavo sprecando il mio periodo di gloria, per non sentire lui che invece ne godeva appieno; contattai persone ormai perse, andai finalmente alle poste, dal dentista, dal commercialista, feci tutte quelle cose che di solito si protraggono nel  tempo eppure ogni  volta che tornavo a casa sentivo gemiti, “oh cristo che bello”, schiaffi sulle natiche, un serie  di donne goduriose, il tutto intervallato dal ritmo costante dell’incontro tra la spalliera del letto e la parete che penetrava nel mio orecchio come una colpa. Ancora non lo avevo  mai visto, ma l’iniziale eccitazione fece ben presto posto ad un invidioso odio fortificato da un’insonnia cronica e inattaccabile.

Erano le 3 di notte dello scorso martedì quando cedetti all’ira funesta. Le loro urla di piacere superarono il 100% del volume del mio televisore che stava cercando di mostrarmi la prima puntata dell’ultima serie di Game of Thrones, attesa quasi un anno. Ero arrivata addirittura a pensare che me lo faceva apposta, lo stronzo,  mettendo su un porno e sbattendo sul muro una mazza da baseball (primi segni di una paranoia schizoide dovuta alla mancanza di sonno). Armata di un monologo, delle mia ciabatte di Snoopy e della sottana che mi aveva regalato mia nonna, che è da nonna, andai sul pianerottolo sbattendo sulla porta con la stessa veemenza con la quale lui sbatteva la testa della tipa o delle tipe sulla mia parete.
Con un asciugamanino da bidè poggiato sull’inguine mi ha aperto salutandomi con un’aria anche vagamente incazzata. Il resto è storia. Un’adolescente 15enne durante il ciclo e in piena fase ormonale che discute con la madre non avrebbe potuto fare di meglio.  Ed eccola lì la vena gonfia sul collo contenente tutta la rabbia repressa in 29 anni di vita, eccola lì la mia lingua lunga che disquisisce senza possibilità di replica, eccola lì la trasteverina burbera e indisponente, crudele con la vita e con gli altri. Eccomi lì : finalmente divenuta una vecchia bacchettona rompipalle.
Tornata in camera mia li sentii addormentarsi senza dire una parola a coito interrotto. Il silenzio regnò nella sua stanza e regna tutt’ora, ad eccezione di qualche canzone sporadica di Johnny Cash o Leonard Cohen.
I sensi di colpa invece mi assalgono ogni notte, facendo perseverare la mia insonnia.  Sono riuscita ad annientare a parole il più prolifico montone del quartiere, raro esempio in questa arida primavera. Ho levato al genere femminile un momento di svago, una boccata d’aria, e quando cammino per strada temo sempre un Knock-Out improvviso da parte di qualche americana che di notte ubriaca non può più chiamare lo stallone italiano per allietare il suo semestre trasteverino. Perché lui è rinsavito, perché lui adesso cerca l’amore perché “qualcuno” gli ha fatto una lavata di capo. Sono riuscita a deprimerlo. Quando scendo o salgo le scale lo faccio  con estrema calma da allora, sperando di incontrarlo per abbracciarlo forte e scusarmi, per dirgli che sono stata eccessiva  e per supplicarlo di riprendere a scopare. “Scopa ancora ti prego, non far caso a me” gli direi con la voce spezzata dai singhiozzi. Perfino ora mentre scrivo di ciò spero di ricominciare  a sentire “oh cristo che bello” affianco a me, per non avere sulla coscienza la prematura scomparsa di un grande performer sessuale.

Giovanna Santirocco – FuckYouLove