Il punto di vista del carro di buoi: La Guerra di Crimea fu molto triste quando scoprì di essere stata usata da Cavour.

Il punto di vista del carro di buoi: La Guerra di Crimea fu molto triste quando scoprì di essere stata usata da Cavour.

Caro punto di svista del cazzo dei tuoi,

sono l’unico imprenditore del nord est che ha letto Camus (il film), che poi tecnicamente sono un vaccaro, ma se inizi a chiamare le mucche “fattori produttivi”, è giusto essere chiamarti “IMPRENDITORI agricoli”, e il motivo per cui agricoli è minuscolo e imprenditori maiuscolo risiede in una precisa strategia di marketing che ho ideato in brain storming con il mio staff [n.d.r.: tempestando di cervello with my asta] circa dieci minuti fa, dimostrando ancora una volta, se mai ce ne fosse stato il bisogno, quel brillante dinamismo e quella conoscenza delle leggi economiche che ha fatto la mia fortuna non solo nella provincia di Rovigo, ma anche a Rovigo città, e quando parlo di Rovigo città non mi sto riferendo solo a Bora Polesine, Buso e Concadirame e quant’altro possiate trovare alla destra dell’incrocio tra la Tangiale Est e Viale tre Martiri (che poi diventa Via della Pace e poi Via Amendola), ma anche ai ben più ostici mercati di Grignano Polesine e Fenil del Turco. Arrivo subito al dunque, sorvolando sull’epopea del self-made man osteggiato dall’invidia di Equitalia e cercando di non polemizzare con la politica agricola dell’Unione Europea.

Il dunque è questo: per motivi fiscali sto facendo la corte ad una vedova di guerra di ventiquattro anni, ammalata di tubercolosi, e perciò con il gusto del vintage, ma l’impresa si sta rilevando più ardua di come l’avevo pianificata.

Eppure avrei potuto capire tutto per tempo, se solo avessi fatto attenzione al linguaggio dal corpo, alla comunicazione che non passa dalle parole.

Io tutti i giorni portavo le mozzarelle a casa sua, lei mi offriva un caffè, chiacchieravamo del più e del meno: «preferisci il più o il meno?» «Il meno mi ha sempre intrigato» «e questo inspiegabile fatto che meno e meno fa più, che ne pensi?» «…io non ci credo, proporrei di ricontrollare» e poi iniziava a tossire sangue. Io pensavo fosse solo la tubercolosi, e invece – sospetto ora – stava cercando di dirmi qualcosa.

Poi, per non vedermi più, ha iniziato ad usare sempre la stessa scusa: «sono intubata, in coma farmacologico», e la vigliacca non aveva neanche il coraggio di dirmelo di persona, me lo faceva dire dalla madre.

Dato che sono testardo una volta dissi «ok, allora vengo io», e da allora passo i miei pomeriggi al reparto terapia intensiva con questa stronzetta che, annoiata, dorme o fa finta.

Ma io dico, sii chiara, non vuoi vedermi: dimmelo. Non ti piaccio: dimmelo. Non ti piace la mozzarella: amen. È inutile che sbavi. È infantile.

Credo che la sua ambiguità sia funzionale al suo ego. Fa piacere a tutti essere corteggiati, ma secondo me, se non c’è fieno per mucche (modo di dire locale), correttezza impone di non alimentare le speranze vane di chi mira ad un quoziente familiare più basso e forse idoneo all’inserimento in una fascia di reddito inferiore al minimo imponibile.

Ecco, diciamo che mi sento usato. Ma sono un testardo e non riesco a levarmela della testa.

Che devo fare secondo lei? Insistere? Desistere? Resistere? Gisistere? Quest’ ultima parola non esiste, ma ero entrato nel trick.

Grazie.

L’unico imprenditore del nord est che ha letto Camus.

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Mio caro,

il tema dell’amore interessato (ammesso che ne esista uno disinteressato, e ammesso che faccia piacere essere amati senza interesse) appassiona da sempre la letteratura occidentale, e la fattispecie della c.d. “profumiera”, che mi sembra essere proprio il suo caso, merita un’analisi approfondita. Ma dato che non mi va, dato che sono un manierista e dato che apprezzo la poetica delle cose a cazzo, le risponderò utilizzando lo stesso schema delle canzoni Suzanne (L. Cohen) e Rimini (F. De André), ossia divisione in tre parti, la prima e la terza che narrano una storia intima e personale, quella centrale, connessa ma non troppo, che parla di un accadimento storico dal forte impatto evocativo, che nel caso di Suzanne è la storia di Gesù e nel caso di Rimini la storia di Colombo.

Dato che ho la smania elitarista io utilizzerò, per la parte centrale, la poco sputtanata guerra di Crimea (1853-1856).

Dato che non sono bravo a raccontare storie intime e personali, taglierò la prima e la terza parte, e arriviamo perciò subito alla guerra di Crimea. La Guerra di Crimea fu molto triste quando scoprì di essere stata usata da Cavour, al quale della Crimea proprio non fregava niente, al punto che forse neanche sapeva dove fosse. Lo sforzo fu minimo, 23 morti (quasi tutti per un’intossicazione alimentare), e il risultato massimo: Cavour invitato al congresso di pace di Parigi (25 febbraio 1856) poté ubriacarsi e andare a mignotte (c.d. “questione italiana”) a spese di Napoleone III.

Occhei, lo riconosco io per primo, questa risposta non è un granché, ma consideri che Cohen e De André sono diventati ricchi perché sapevano fare quello che facevano, e io, invece, per campare vendevo gatti ai ristoranti cinesi.

Le palerò di questo.

Mi appostavo a Piazza di Torre Argentina con un piatto di spaghetti con i peperoni e una busta dell’immondizia: appena il gatto affrontava le difficoltà della digestione, lo raccoglievo comodamente e lo imbustavo. Poi la materia prima iniziò a scarseggiare (i gatti di Torre Argentina sono una risorsa esauribile come dice Z. Bauman (Cfr. Capitalismo parassitario, ed. Laterza, 2011, passim) e dunque, con la stessa strategia di cattura (Torre Argentina, spaghetti con i peperoni, buste di plastica), iniziai a vendere cinesi ai ristoranti cinesi.

Ora truffo la gente che vuole truffare l’INPS. Il meccanismo è semplice. Mi presento alle piccole e medie imprese e dico «ciao piccola e media impresa, sono l’INPS, pagami i contributi o ti mando gli ispettori» (che poi sono io). Nel dubbio tre su dieci pagano. Poi se dovesse accadere, dio non voglia, un infortunio sul lavoro, fischietto e faccio finta di non capire. Il fatto che le mie vittime siano gente che vuole truffare l’INPS è un idea che mi sono fatto io.

Spero di esserle stato utile.

Previously on: ah, quanta delusione per le nazioni che a “giochi senza frontiere” si giocarono il jolly senza poi andare a punti, nella prossima puntata non parleremo certo di questo.

ilpuntodivistadelcarrodibuoi@hotmail.it