Il Sale di Jean-Baptiste del Amo. Neo Edizioni.

Il Sale di Jean-Baptiste del Amo. Neo Edizioni.

«Ces humeurs bouleversantes, le sang, le sperme et les larmes»

Jean Genet, Querelle de Brest

Come i presocratici cercavano nei quattro elementi fondamentali il Logos, così del Amo rinviene nel Sale l’elemento fondativo e unitario della memoria di tutti i personaggi del romanzo. Onnipresente in una cittadina costiera, esso giunge dal mare come dono e croce a ‘imperlare’ i corpi dei bagnanti che vivono il sogno estivo, a rodere pazientemente gli scafi delle navi e a incidere solchi nei volti dei pescatori e nelle loro mani; è il calco di ogni nostra azione quotidiana, in esso il corpo ritrova la forma della sua memoria.

Il sale dolora e brucia nella ferita, è memoria che si fa materia e si depone nelle piaghe nascoste dell’anima. Il lettore assiste al suo lavoro di cicatrizzazione e all’urlo lontano del ricordo che suppura dal lungo silenzio che la figura paterna aveva imposto alle anime della famiglia.

Louise, una madre, organizza una cena per poter accogliere nuovamente i figli nel paterno ostello. Ella infatti richiama questi esuli volontari che con movimento centrifugo si sono allontanati dalla casa natìa. Noi assistiamo al viaggio memoriale che accompagna ciascuno di loro nel prepararsi a questo confronto, forzato, in primo luogo con la figura di Armand, il padre, che con la sua morte ha defraudato ciascuno di loro della possibilità d’una comprensione – e di un perdono.

È lontana la canzone di Brassens, nessuna nota della Supplica per essere interrato sulla spiaggia si Sète risuona nella città descritta da del Amo. Solo l’inchiostro blu del Golfo di Lione viene citato, forse perché capace di descrivere l’inaccessibilità di quel mare e dunque di quel padre, pescatore. Nonostante la presenza adombrata di forti bevitori, il Pastis, liquido felicemente responsabile dell’anima tranquilla del Mezzogiorno francese non rinfresca la gola di nessun personaggio. Solo una donna, una fioraia, al sentir nominare il cémetiere marin di Sète, dirà che «è un luogo magnifico».

È il corpo il luogo in cui si ambienta il romanzo. Jean-Baptiste del Amo conosce il corpo, in ogni sua secrezione, in ogni suo umore; le tracce lasciate dal sudore sono l’impronta salina di un’azione vissuta senza la sola eleganza della scia d’un gesto, ma con la pregnanza dell’odore. Ed il suo dizionario è capace di costruire la sintassi d’una mucosa, del dolore del piacere, di riportare l’esperienza alla bestialità con accezione positiva e di svelarne le conseguenze intellettuali attraverso la lotta con la coscienza. Un nuovo linguaggio che ci libera perché nomina la gabbia rendendola strumento.

La morte trova numerose declinazioni. Essa sembra avere una sola nota coerente: coincidere con il momento i cui l’essere si fa individuo. È nel riconoscimento della propria solitudine, nell’incapacità di poter essere-con-l’altro che avviene lo strappo, il peccato originale. Tale trauma, epifania dolorosa, si presenta più volte all’interno della vita di ogni individuo: il termine dell’infanzia, la scoperta della sessualità, il dolore della memoria d’una speranza tradita dal presente. L’epigrafe e il titolo dell’ultimo capitolo riportano la riflessione di Virginia Woolf sulla inconciliabile distanza che separa le isole, traversate dal perpetuo moto della vita, e le tre parti in cui il romanzo è suddiviso portano il nome delle Parche (Nona, Decima, Morta). Ma anche Whitman appare, l’uomo che si contraddice perché contiene moltitudini e che ha cercato, nella sua poesia, d’accogliere il mondo nel proprio corpo. La memoria e la visceralità convivono in questo romanzo, figlio postumo dall’impossibile amplesso di Virginia Woolf e Jean Genet.

Il Sale (Le Sel) di Jean-Baptiste del Amo è stato pubblicato per la prima volta in Francia per le Edizioni Gallimard nel 2010, ed è giunto in Italia nel febbraio 2013 grazie a Neo Edizioni e alla traduzione di Sabrina Campolongo. Attardarsi sui dettagli della vicenda editoriale vuole in realtà portare ad una riflessione sul lavoro svolto dalla piccola editoria indipendente italiana, che, nonostante tutto, porta avanti progetti di pura passione e di grande qualità, sia a livello culturale, sia per la qualità editoriale dell’oggetto libro.

Ci permettiamo dunque di trascrivere le parole che la Neo Edizioni stessa ha utilizzato per descrivere il proprio lavoro, confermandone la sincerità e l’operato:

 La Neo Edizioni nasce nel 2008, con sede a Castel di Sangro (AQ), nel cuore del crinale appenninico, alle porte del Parco Nazionale d’Abruzzo e Molise. Un luogo di resistenza (primi e ultimi: Sanniti e Brigata Majella – non a caso un giornalista ci ha definiti “i partigiani della cultura”) per dimostrare che anche da un piccolo ed isolato centro, è possibile fare e diffondere cultura in tutta Italia e Europa. 

La Neo si dà come vessillo da innalzare il neo, appunto, con tutte le derive che da esso possono scaturire: macchia epidermica, tumore in nuce, simbolo di fascino o di bruttezza, elemento nuovo, inatteso, fattore che altera e destabilizza. Insomma il proposito è di fare della Neo e dei suoi libri, un neo del mondo editoriale.

Paolo Girella

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