IL TRASCENDENTE NEL CINEMA: FIRST REFORMED (2017) DI PAUL SCHRADER

IL TRASCENDENTE NEL CINEMA: FIRST REFORMED (2017) DI PAUL SCHRADER

“Il bene e il male debbono equilibrarsi; senonché, il centro di gravità è collocato in basso, molto in basso.
O, se lo preferite, si sovrappongono l’uno all’altro senza mescolarsi, come due liquidi di diversa densità.”
Diario di un curato di campagna – Georges Bernanos

Quando Schrader scrisse “Il trascendente nel cinema” quasi cinquant’anni fa disse a sé stesso che non avrebbe mai voluto girare quel tipo di film. Con “First Reformed” (2017) egli dimostra di aver cambiato idea e tuttavia, a ben vedere, in oltre quarant’anni di carriera cinematografica, i segni della sua ricerca di spiritualità, la necessità di avere una risposta al perché dell’inquietudine umana, la spiegazione del grande mistero della vita, possono in qualche modo già leggersi nei suoi precedenti lavori.
“Quando si scrive di sé stessi non si dovrebbe avere pietà” scrive il reverendo Ernst Toller in “First Reformed”. Questo è quello che ha fatto Schrader quando ha scritto la sceneggiatura di Taxi Driver. Allora si trovava in un periodo della vita nel quale egli era affetto da quella che Kierkegaard definiva ‘la malattia mortale’, un senso di disperazione verso sé stessi e gli altri, un’angoscia che porta all’isolamento e con la quale Schrader plasma il personaggio di Travis Bickle, un uomo come lui complesso, tormentato, in cerca di una ragione per vivere.
Tormentato è anche il reverendo Toller che nella sua piccola chiesa riformata, vecchia di duecentocinquanta anni, ormai più un centro di attrazione turistica piuttosto che un luogo di fede e preghiera, vive la sua Sacra Agonia.

First Reformed - Taxi Driver

First Reformed – Taxi Driver

Contestualmente alle riprese del film, Schrader ha anche lavorato ad una nuova edizione de “Il trascendente nel cinema”, dove, oltre all’ormai nota analisi stilistica delle opere di tre grandi registi, quali Ozu, Bresson e Dreyer, ha scritto una nuova introduzione, nella quale amplia il discorso sul cinema narrativo e contemplativo, citando altri registi, fra i quali Tarkovskij, Kiarostami, Lynch, che, in modi diversi, hanno compiuto un percorso affine ai tre protagonisti del saggio di Schrader.
Il regista statunitense scherza sul fatto che “First Reformed” possa essere l’ultimo film della sua carriera e ammette che, se così fosse, non avrebbe potuto trovare una conclusione migliore. Non si può dargli torto dal momento che siamo di fronte a un’opera di grande sensibilità e forza espressiva, religiosa e politica, spirituale e viscerale al tempo stesso, quasi racconto di un sofferto processo di trasformazione dal giovane Paul/Travis nel maturo Paul/Ernst, manifestazione sentita e compiuta del proprio pensiero, nella quale Schrader non risparmia citazioni e omaggi verso quegli artisti che lo hanno aiutato a diventare l’autore che è oggi.

First Reformed - Luci d'inverno

First Reformed – Luci d’inverno

Schrader e Bergman
All’inizio del film Schrader ci introduce nel luogo fisico dove si consuma il dramma del suo occupante, una chiesa che nella sua geometria di linee, nella sua austerità e finezza, ricordano quella bergmaniana di “Luci d’inverno”, nella quale anche il pastore Tomas Ericsson vive il suo personale turbamento interiore.
Nella casa del signore troveremo le risposte?
Nel film di Bergman il pastore Tomas deve convincere l’aspirante suicida Jonas che il mondo non sta per finire, minacciato dai cinesi e dalla loro bomba atomica, ugualmente il reverendo Toller cerca di spiegare all’attivista ecologista Michael perché dovrebbe dare la possibilità di venire al mondo al figlio che attende con la giovane moglie Mary.
Entrambi falliranno la loro missione, incapaci di convincere loro stessi con le proprie parole, che invano cercano di riempire il vuoto dell’abbandono cui Dio li ha condannati.

Schrader e Ozu
Schrader si serve di una particolare messa in quadro per sottolineare il profondo senso di sconforto di Toller che deve non poco all’estetica di Ozu.
Dove ci poniamo nel quadro dell’esistenza?
Ai margini, schiacciati dal peso della solitudine.

First Reformed - Il gusto del sakè

First Reformed – Il gusto del sakè

Da Ozu, Schrader riprende anche una compostezza recitativa che vieta agli attori di esprimere in maniera eccessiva le proprie emozioni. L’unico momento in cui il reverendo si lascia andare è quando si confronta con il pastore Jeffers, responsabile della grande congregazione dalla quale dipende la chiesa di Toller. L’uomo lo rimprovera di non riuscire più a vivere nel mondo reale, sembra che si sia barricato per sempre in quel giardino degli ulivi ove Gesù provò la sua più profonda angoscia. Ma Toller, che ha interiorizzato le preoccupazioni del giovane Michael, non riesce ad accettare il fatto che gli uomini stiano lentamente distruggendo la creazione di Dio e raggiunge proprio il momento che Schrader, nell’analisi dei film di Ozu, definisce della ‘scissione’, come le lacrime di Noriko in “Viaggio a Tokyo” (1953).

First Reformed - Viaggio a Tokyo

First Reformed – Viaggio a Tokyo

Schrader e De Oliveira
Trascendere la realtà per trovare conforto da un mondo che non riconosciamo più. Sembra un po’ la storia del fotografo Isaac ne “Lo strano caso di Angelica” (2010) di Manoel de Oliveira, che nei suoi scatti cerca di fermare il tempo, tornare in un’epoca ormai perduta dove le persone sono ancora in grado di apprezzare le cose semplici della vita. Angelica, creatura eterea, morta agli occhi degli altri, è quanto di più vero e meraviglioso il giovane possa vedere.

First Reformed - Lo strano caso di Angelica

First Reformed – Lo strano caso di Angelica

Come Isaac immagina di volare in alto nel cielo insieme a questo essere incantevole, lontano da un luogo troppo imperfetto, quale è la terra, così vediamo Mary accompagnare Toller in magico viaggio misterioso che li innalza verso il Completamente Altro, decisi entrambi ad abbandonare il mondo reale per abbracciare il sogno.

Schrader e Tarkovskij
Rappresentare le aspirazioni dell’uomo verso il divino era lo scopo dell’arte bizantina che in Russia trovò la sua massima espressione attorno al quindicesimo secolo grazie ad artisti come Andrei Rublëv, cui Tarkovskij dedica un film nel 1966.
Anche il Rublëv di Tarkovskij vive il suo momento di afflizione di fronte alla brutalità dell’essere umano, la sua fede vacilla, come la fiducia negli uomini, di fronte ai quali fino ad allora si è dimostrato cieco. Non ha più senso pronunciare altre parole né tentare di parlare agli altri attraverso le sue opere.
È il momento di decidere, scegliere una nuova forma di preghiera e cercare la salvezza attraverso la sofferenza.

immagine6“Il signore mi perdonerà se mi vorrà perdonare”, dice Rublëv, e questo pensa il reverendo Toller nel momento in cui anch’egli prende coscienza di un modo alternativo di rivolgersi a lui. “Ogni atto di preservazione è un gesto di creazione. Ogni cosa preservata rinnova la creazione. È così che noi partecipiamo alla creazione” scrive Toller. Per difendere questa creazione il sacrificio è l’unica soluzione. Il martirio per difendere l’ambiente che immaginava Michael si trasfigura nel reverendo che nell’autodistruzione di sé crede di poter redimere i peccati del mondo.

First Reformed - Gertrud

First Reformed – Gertrud

Schrader e Dreyer
“Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare” scriveva Dante di Beatrice.
La donna è la luce che illumina il cammino in questa selva oscura, forma e sostanza dell’amore, genitrice di sogni nei quali abbandonarsi poiché “tutta la vita non è niente altro che un susseguirsi di sogni, senza termine, che si legano l’uno all’altro”. Così diceva Gertrud nell’omonimo film di Dreyer del 1964, colei che per tutta la vita ha avuto un’unica e sola fede, l’amore.
Ecco dunque quale anche per Schrader potrebbe essere la risposta al perché della nostra esistenza su questa terra. L’importante è amare e dare forma a questo amore, renderlo tangibile per poterne trarre consolazione. Si torna alla carne, quella carne che per tutta la vita Schrader ha analizzato, sezionato, scomposto, alle sue pulsioni e desideri, agli abbracci sensuali, come quello tra Mikkel e la moglie appena risorta Inger in “Ordet” (1954), quale espressione del più elevato abbraccio spirituale.

First reformed - Ordet

First reformed – Ordet

Schrader e Bresson
Il debito più grande nell’aver scritto e diretto questo film Schrader lo ha nei confronti di Bresson e del suo “Diario di un curato di campagna” (1951). E d’altra parte, per sua stessa ammissione, è grazie al regista francese se Schrader ha capito di voler fare questo mestiere, folgorato dalla visione di “Pickpocket” (1959) in giovane età.
Il curato di Ambicourt ed il reverendo Toller condividono molti tratti in comune. Entrambi tengono un diario nel quale annotare ogni singolo avvenimento o pensiero della loro giornata, entrambi fanno uso di alcol per alleviare le loro sofferenze, entrambi credono di essere stati abbandonati dal Signore e dagli esseri umani.

Il diario di un curato di campagna - First Reformed

Il diario di un curato di campagna – First Reformed

Il ministro di Dio cerca di dar consolazione ai propri fedeli ma chi dà consolazione a lui?
La sua povera anima non trova pace, forse trasformare i propri tormenti in parole scritte serviranno a dare una risposta agli interrogativi che lo affliggono, senza nascondere niente, tenendo conto anche delle imperfezioni e degli eccessi, per cercare di uscire da quel giardino che sembra averlo intrappolato.
La ragione non può dare le risposte, si può solo cercare di essere onesti con sé stessi e alla fine del cammino comprendere che tutto è Grazia.

Elisabetta Orsi