Jérôme Bel, Gala © Photographer Josefina Tommasi, Museo de Arte Moderno de Buenos Aires
(Argentina, August 2015)

JÉRÔME BEL. INFINITO PRESENTE

Dal 29 aprile al 25 giugno il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta 76’38’’ + ∞, la prima mostra personale all’interno di un museo del coreografo francese Jérôme Bel, a cura di Antonia Alampi.

76’38’’ + ∞ non è una formula matematica, ma un’espressione il cui risultato rappresenta una prima volta eternizzabile  della performance, che stavolta entra in scena nelle sale di un museo non come arte che spiega l’arte, evento occasionale e/o collaterale, linguaggio ausiliario e dipendente da altre forme artistiche, bensì come opera d’arte autonoma, articolata in un percorso che ha le forme di un corpo fisico complesso e permanente, disegnato appositamente per e negli spazi organici del museo. Classe 1964, Bel si è formato al Centro Nazionale della Danza di Angers e risiede oggi a Parigi, città da dove viaggia in tutto il mondo per presentare lavori caratterizzati da una ricerca artistica da sempre impegnata nel mettere in discussione l’ontologia stessa della danza e le sue convenzioni. Molti suoi film e spettacoli sono stati presentati in musei di arte contemporanea e biennali, come la Yokohama Triennale, il MoMA di New York, dOCUMENTA(13), Tate Modern, Centre Pompidou Paris, Malaga e Metz, Biennale di Lione, Biennale di Porto Alegre e Biennale di Tirana, Palais de Tokyo, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, MABA Buenos Aires, Performa New York e Fondation Bernardo Lisboa. La provvisorietà con cui spesso è concepita la danza, diventa qui, al Centro Pecci, un’esperienza “stabile”, non più occasionale e transitoria, ma che acquista il sapore della continuità e della durata. Come infatti scrive la curatrice Alampi, il titolo “76’38’’ + ∞ si riferisce alla durata complessiva “ideale” della mostra. Un incoraggiamento a osservare i lavori – tutti con una temporalità ben precisa – dall’inizio alla fine, norma classica all’interno del teatro, ma comportamento inconsueto nel museo. L’infinito è invece un riferimento alla possibilità di una “nuova danza”, un loop creato solo per il museo e per le sue necessità: un’opera senza fine realizzata per essere esperita dai pochi secondi all’eternità. Da un punto di vista formale, invece, 76’38’’ + ∞ ha una componente performativa e una filmica, con performance presentate live ogni weekend all’interno dello spazio espositivo, ed altre che si svolgono durante l’intero orario di apertura del museo”.

Jérôme Bel, Gala © Photographer Josefina Tommasi, Museo de Arte Moderno de Buenos Aires(Argentina, August 2015)

Jérôme Bel, Gala © Photographer Josefina Tommasi, Museo de Arte Moderno de Buenos Aires
(Argentina, August 2015)

La mostra si presenta così come quella che l’artista definisce una “drammaturgia della dis-alienazione”, articolandosi intorno a cinque opere chiave realizzate negli ultimi venti anni: Diaporama (1994-2017), uno slide-show di immagini di strutture teatrali di vario genere che spiega come il teatro e le sue forme siano mutate e si siano sviluppate nel tempo; Shirtology (1997/2015) che illustra il rapporto tra la cultura capitalistica e l’individuo, una riflessione sul ruolo del segno (il brand) e della sua influenza determinante sulle nostre azioni quotidiane; Vèronique Doisneau (2004) è invece la storia della vita di una ballerina del corpo di ballo dell’Opera di Parigi, opera che evidenzia l’alienazione causata dalla gerarchia e dalle condizioni di lavoro imposte nel contesto della danza classica; Compagnia Compagnia (2015) è la risposta in contrapposizione che demolisce le gerarchie e le convenzioni teatrali, e rappresentata in un corpo di ballo emancipato, composto da non professionisti di ogni età bambini, anziani o persone con disabilità, provenienti dal tessuto sociale di Prato e della provincia di Firenze, la distruzione di ogni genere di convenzioni sociali, anche quelle all’interno dello “stato dell’arte”. Infine, Danzare come se nessuno stesse guardando (2017) è l’opera appositamente concepita per questa mostra, ossia un ballo continuo per un/a solo/a ballerino/a teso/a alla ricerca di uno stato, di una dimensione che gli/le permetta di esplorare la forza di gravità, di giocare con la diversità di pesi e misure fra il proprio micromondo personale e intimo, fatto di desideri profondi che prendono una forma fisica, e la relazione possibile o nulla con l’esterno e il macrocosmo, definito dallo spazio occupato e dall’interazione o meno con i visitatori. Un contesto in cui la danza si nutre tanto dell’ambiente culturale e del contesto architettonico che la circonda, tanto degli sguardi dei suoi spettatori, che tuttavia, quasi come fine a se stessa, non danno necessariamente ragione al suo esistere. Dunque un corpo allo stesso tempo indipendente, creato ed esistente di per se stesso, e disponibile, aperto e in ricerca di senso e significato.

Jérôme Bel, Gala © Photographer Veronique Ellena, La Commune, Aubervilliers (France, April2015)

Jérôme Bel, Gala © Photographer Veronique Ellena, La Commune, Aubervilliers (France, April
2015)

La decisione di dedicare alla sezione arte del nostro magazine un argomento che interessa il mondo della danza, è dettata dalla singolarità dell’evento, che chiama in causa l’arte performativa a relazionarsi con i luoghi destinati alle cosiddette arti visive in un rapporto del tutto nuovo e forse inedito. La danza, nei lavori di Bel pensati per il museo, sfida i canoni legati alla ricezione e alla ripetibilità o meno dell’opera d’arte di antica memoria, elaborando una sintesi mirabile. A partire dalla concezione di una diversa modalità di fruizione suggerita dal luogo istituzionale che la ospita con tutte le sue infrastrutture, la mostra si snoda in un insieme di cinque lavori complessivi, dove in ognuno viene rappresentato e ridefinito un aspetto diverso del sistema del mondo delle arti. La straordinarietà di un tale ampio e ambizioso progetto, risiede in una duplice capacità, se da un lato non tradisce il codice naturale dell’hic et nunc proprio della danza che vive del momento presente, proponendo in uno spazio museale una visione dell’opera d’arte che si ripete sì continuamente ma che in verità è ogni volta unica e irripetibile in virtù della sua “materia viva” incarnata dalle persone stesse che la realizzano,  dall’altra invece, avvicina il fluire della danza alle modalità e ai tempi di fruizione del museo, in un mutuo scambio in cui l’opera è visitabile a più riprese e da diversi punti di vista, e dove la sua visione si rende frequentabile nel quotidiano. Ciò permette inoltre di mettere a fuoco un paragone diretto e frontale fra danza e altri linguaggi che hanno a che fare più propriamente con la tridimensionalità e la spazialità, come ad esempio l’installazione e la scultura: occupazione fissa dello spazio e tempo di visione entrano in gioco in una dinamica interessante di dialogo fra opera e spettatore, che si incontrano grazie alla mediazione ora del movimento ora della staticità in alternanza dell’uno o dell’altra. Bel ha così concepito un lavoro performativo in continuum che rappresenta una sfida spazio-temporale, in cui la danza nel corpo dei suoi danzatori-attori protagonisti diventa facilmente tangibile in uno spazio strutturato e caratterizzante, dove il tempo di visione suggerito è sia ben stabilito sia fluido e personale.

Erica Romano

 

Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

Viale della Repubblica, 277

Dal 29 aprile al 25 giugno 2017

 

Orari:

martedì, mercoledì ore 12.00 – 20.00

giovedì, venerdì, sabato, domenica ore 12.00 – 24.00

Chiuso lunedì

www.centropecci.it

https://www.centropecci.it/it/mostre/ja-ra-me-bel