La divina arte della pasturazione #1

La divina arte della pasturazione #1

Ti eri stufata di fare di te un baco da seta nel piumone. Ti eri stancata di farti domande a cui non sapevi dare risposta prima di addormentarti e di passare la notte a contare pecore inesistenti sfiorando la follia molteplici volte. Ti eri perfino stancata di dover dire che Tiziano Ferro non ti piaceva. Annegato nel Talisker, o più economicamente nel Red Label, il tuo spirito non cercava giustificazione di alcun tipo: la sofferenza d’altronde ha un limite sociale ben definito; per ciò per quanto tu possa esser stata affascinante nella tua infamia, i tuoi amici più cari avevano già da tempo iniziato a parlare di te e della tua voglia di vivere al passato.  Non riuscivi a scrivere, non riuscivi a darti un tono:  il mascara scaduto nell’astuccio da donna, le conversazioni vacue con persone occasionalmente carismatiche presto dimenticate, la vita che scorre, il bar che chiude, l’ultimo giro di bevute e miliardi di occasioni mancate erano quelle storie che raccontavi a te stessa per far sembrare ai tuoi occhi di star effettivamente vivendo. Immaginavi felicemente il tuo futuro avvolta in una vestaglia rosa pallido di pile su di una panchina in borgata a mettere il tuo bastone della vecchiaia fra i piedi delle giovani coppie innamorate gridando “pussavia”, senza denti e con il timbro romano di una spacciatrice di sigarette di contrabbando affetta da enfisema pluriennale. E l’idea non ti dispiaceva affatto.  Ma poi è subentrato quel maledetto spirto guerrier di reazione che non credevi di avere ma che ti ha dato due sveglie in faccia ed effettivamente ti ha risvegliato. Quel rompicoglioni che non si fa mai i cazzi suoi e che non ti fa mai vivere la tua depressione latente.  Invadente infanzia felice che rovina ogni spontaneo proposito distruttivo.
E così un giorno ti svegli e sei diversa: cambi le lenzuola, apri gli scuri alle finestre e inizi ad ascoltare qualcosa di diverso da Riccardo Cocciante. Ricominci a bere solo birra e a mangiare qualcosa che non sia fritto.  Canticchi sotto la doccia e balli in corridoio. La tua tranquillità apparente non è spiegabile, eppure ti prende di domenica pomeriggio facendoti preparare il ciambellone allo yogurt che offrieai ai colleghi al lavoro recitando la parte della massaia felice. Lavi i piatti ogni volta che li sporchi e non insulti più gli sconosciuti.  Spieghi agli amici e ai famigliari che la tua frivolezza è stata solo una fase, che tutti possono sbagliare. Rincontri il tuo stacanovismo, le tue passioni, le tue abitudini.  Ritorni ad essere diplomatica anche se si parla di politica e di “che film di merda che era Avatar”. Fagociti gli uomini solo sui libri. Diventi una donna che legge il giornale tutti i giorni e che brama una vita avventurosa. Ti addormenti con la consapevolezza che un sogno verrà, e non vedi l’ora. Rimpiangi in un lampo la tua se non ossea giovinezza e sai che questa non tornerà. Tutto diventa facilmente noioso.
Potresti continuare per anni a edulcorare la pillola, di fatto , però l’ombra di Peter Pan non ti abbandona.  La noia sopraggiunge, hai provato ad essere migliore, matura, intelligente; non ci sei riuscita: l’incombente desiderio di fare cazzate percorre ogni tua azione; se pur mascherata da nobili intenzioni, ti lasci andare pensando “chi nasce tondo nun pò morì quadrato”, ed in questa convinzione ti culli che è una meraviglia.
Parli con i tuoi amici della tua paura di una vita regolare; di quanto ti dia fastidio perfino fare colazione tutti i giorni. Alcuni, rassegnati ad una canonizzazione, ti mettono la mano sulla spalla e invidiano il tuo non avere nulla, enfatizzando questo  concetto, definendolo quasi libertà: benpensanti democristiani maledetti. Altri, i tuoi amici goliardici, ti spingono a ripensare ad un concetto bertiniano: quello del finchè la barca va; iniziare quindi a fare un po’ come cazzo ti pare, e , sebbene tu non possa farlo né lavorativamente né economicamente, si può sempre “affondare emotivamente Pasturando*” (cit. M.C. & G.T.).
(*La Pasturazione è una tecnica usata nella pesca. Adattata anche nel costume sociale. Consiste principalmente nell’uso non più di una singola esca per un unico pesce per un’unica lenza ma nel lancio di varie esche random nell’attesa passiva che qualcosa si muova sotto la barchetta. Come raccogliere uno o più pesci una volta fatti avvicinare non è al momento e nel contesto rilevante).
Capisci, improvvisamente illuminata, che della dignità e dell’orgoglio non te ne sei mai fatta nulla,che pensare alla cosa giusta da fare ti ha sempre infastidito,figuriamoci farla, e che, cosa più importante, la molestia è una dote e non una sventura. Decidi quindi di provare questa nuova per te,se pur antichissima, tecnica.
Per alcuni giorni vai tranquilla, ti senti di nuovo stupidamente viva, sei attaccata al telefono come un’adolescente durante la versione di greco. Sebbene esista qualcuno a cui vorresti dedicare tutti i tuoi sonetti decidi di ignorarlo e di contattare persone che avevi sfrattato in momenti di eccessiva razionalità. Scrivi indifferentemente a tutti. Metti alla prova la tua, se pure cibernetica,dote di saper esporre concetti veri, profondi, interessanti. Parli di tutto, esce la vena creativa che è in te. Risulti quasi accattivante.
Assecondi follie, diventi antropologa fasulla, accetti appuntamenti. Quest’ultimo punto segna definitivamente la fine della tua gloria; l’inverno in Siberia: il muro inizia a creparsi, il T- Rex si avvicina facendo oscillare l’acqua nel bicchiere sopra al cruscotto,  Artax sta per sprofondare nelle sabbie mobili,  la tua concentrazione sfuma.
Di dieci persone con le quali hai impegnativamente pasturato solo tre ti chiedono di uscire. Gli altri sette sono in fase strutturale, dici a te stessa. Quei tre non li vedrai mai più,principalmente per colpa tua. I tristi sviluppi verranno narrati postumi poiché meritano un’eccellente attenzione che hai già esaurito in questa sede.
Ma ci tieni a precisare che un’unica persona è nel tuo pensiero, costante, trionfante, inconsapevolmente messo da parte in attesa di  un tuo sperato momento di romanticismo, nel quale nessuno,tantomeno lui, potrà esimersi dal vederti finalmente vincente.
Ai tre sovra descritti, nel caso in cui siano arrivati al fondo di questo sproloquio e nel caso in cui leggano il prossimo articolo, tieni a dire che il foglio fatto firmare in bianco non serviva a scopi finanziari ma piuttosto come copertura legale futura.
(…continua)

Giovanna Santirocco – FuckYouLove