La mostra al femminile della Galleria d’arte moderna di Roma

La mostra al femminile della Galleria d’arte moderna di Roma

Lo scopo della mostra alla Galleria d’arte moderna di Roma Capitale è riportare all’attenzione le opere di alcune interessanti artiste, attive in Italia lungo tutto il Novecento. È una mostra che nel suo piccolo colma le lacune del sistema d’istruzione nelle scuole e nelle università che, salvo alcuni felici casi, spesso trascura di analizzare l’apporto storico-artistico delle identità femminili.

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Certamente non è la prima né l’ultima mostra di questo tipo, anzi. Come antesignano è importante ricordare, per esempio, L’altra metà dell’avanguardia, mostra curata da Lea Vergine nel 1979, per indagare un terreno «caduto al di fuori della memoria storica», come la Vergine stessa dichiarò. Quella alla Galleria di Roma Capitale, inoltre, mette in risalto un altro aspetto che contraddistingue l’identità di queste artiste, ovvero la discendenza ebraica. Come individui il cui lavoro era sempre sottoposto al vaglio maschile, queste artiste hanno quindi certamente affrontato un percorso faticoso per affermarsi nell’ambito culturale. Antonietta Raphaël, Adriana Pincherle, Silvana Weiller, Corinna e Olga Modigliani, Amalia Goldmann Besso, Wanda Coen Biagini, Paola Consolo, Gabriella Oreffice, Eva Fischer, Annie e Liliah Nathan, Amelia Almagià Ambron, Pierina Levi e Paola Levi Montalcini, appartengono a diverse generazioni e sono contraddistinte da vissuti interessanti. Tutte loro sono donne del proprio tempo, impegnate nelle stesse ricerche plastiche e figurative degli artisti a loro contemporane.

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È ravvisabile, ad esempio, nelle opere di Corinna Modigliani, di Annie Nathan e di Pierina Levi, uno studio di stampo divisionista, mentre in quelle di Wanda Coen Biagini si percepisce l’influenza della metafisica. È evidente infatti, soprattutto in alcune di esse, come, dal punto di vista qualitativo, non vi sia alcuna differenza con le ricerche dei loro contemporanei uomini. Insieme ad Antonietta Raphaël, che emerse con carica poetica ed espressiva nella Scuola di via Cavour, o a Paola Levi Montalcini, gemella della più famosa scienziata e senatrice, che portò avanti una ricerca di segno molto personale dal figurativo all’astratto, spicca una meno conosciuta Corinna Modigliani che padroneggia abilmente il disegno e realizza ritratti la cui intensità è direttamente proporzionale alla loro immediatezza e sinteticità. Grande e sensibile ritrattista si rivela anche Amelia Almagià Ambron, che frequentò Trilussa e Marinetti. Lei, così come le sorelle Annie e Liliah Nathan, furono legate a Giacomo Balla: la prima da un rapporto d’amicizia, le seconde perché apprendiste nello studio del pittore. A testimonianza del rapporto con il pittore, in mostra è esposto un quadro di Balla che raffigura l’Ambron.

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Una scelta utile per l’analisi figurativa, ma discutibile, perché non si fa che accostare concettualmente, ancora una volta, la figura della pittrice a quella di un uomo che la storia ha determinato più illustre di lei. Lo stesso avviene con il ritratto sempre eseguito da Balla di Ernesto Nathan accanto alle opere di Annie e Liliah: addirittura il padre delle artiste, un personaggio certamente di grande interesse storico, ma che nulla ha a che fare con l’attività artistica delle figlie. Tuttavia la mostra presenta artiste veramente degne di interesse come Paola Consolo che nonostante sia morta a soli ventiquattro anni, ha lasciato opere di grande equilibrio compositivo, che le hanno valso la presenza alla I Mostra del Novecento italiano al Palazzo della Permanente di Milano nel 1926. La mostra ha il merito di portare alla luce opere notevoli, altrimenti pressoché ignorate. Solo, mi chiedo, l’emancipazione storica di queste artiste non sarebbe più efficace esponendo il loro lavoro più spesso in collettive “miste”, insieme alle opere degli uomini, tutti sotto uno stesso concept, piuttosto che relegarlo ancora a eventi ormai schematizzati sotto la dicitura “donne artiste”?

Anna Brancato

 

Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica
a cura di Marina Bakos, Olga Malasecchi e Federica Pirani
Galleria d’arte moderna di Roma Capitale
via Francesco Crispi 25
Dal 12 giugno al 5 ottobre 2014

Fonte foto: http://www.galleriaartemodernaroma.it/