L’amore ai tempi dell’efficienza

L’amore ai tempi dell’efficienza

Il paradigma mercantile applicato a contesti avulsi dallo scambio economico, getta luce sulla dinamica comportamentale di Jerry Calà. L’ottimizzazione del buon umore passa inevitabilmente dall’efficienza. L’ottimo paretiano ti invita a sommare l’utilità che ricevi da Tizia, con l’utilità che ricevi da Caia. Un patto d’esclusiva determina una gestione di utilità in monopolio, e il monopolio è il nemico dell’efficienza allocativa, che prima d’essere regola sociale è pulsione individuale volta all’ottimizzazione del buon umore. Sostiene J. Attali che la monogamia è anacronistica. Abbandonata la strategia de “la donna fa cose da donna e l’uomo fa cose da uomo” – strategia che portava reciprocamente il singolo uomo e la singola donna a essere interdipendenti – non vi è più alcun motivo per privarsi delle gioie di Tizia laddove non ci si voglia privare delle gioie di Caia. E così faranno anche Tizia e Caia. Il risultato è la trasformazione geometrica dei legami affettivi: da una retta che congiungeva due persone, a reticolo che ne congiunge chissà quante. D’altronde, si chiede Attali: perché posso avere più d’un amico e di donna, invece, dovrei averne solo una?

Il buon senso della massaia si chiede che fine faccia la sua gelosia.
Si è gelosi di una persona come da piccoli si è gelosi di un giocattolo. La paura di perdere qualcosa diviene ansia di possederla. Il descritto reticolo affettivo espellerà chi non saprà trattenere la sua ansia. Ai margini del reticolo, la gente ansiosa si incontrerà formando coppie vecchio stile.
E così l’antropologia dell’homo oeconomicus ci convincerà al punto da trasformarci tutti in mercanti francesi del ’700, intenti a costituire il nuovo ordine rivoluzionario sulle macerie d’un ancien régime di cui fatichiamo a comprendere la logica. La razionalità come ideologia. “Nonno raccontami di come ti sei innamorato di nonna”, ci chiederanno i nostri nipoti. “Certo caro, guarda quest’equazione e ti sarà tutto chiaro”.

Eppure c’è il nubifragio. Hai l’acqua nelle scarpe, hai smesso di evitare le pozzanghere perché tanto è uguale, ma sei veramente contento perché stai andando a casa di Tizia. E non sai se lei farebbe altrettanto. Eppure c’era quella festa, erano giorni che fervevano i preparativi, lì sì che ti saresti divertito, ma poi Tizia ti ha detto che stava male, e te sei rimasto a casa con lei a mangiare riso in bianco. E sospetti che lei non avrebbe fatto altrettanto. Eppure c’era Caia che ti sorrideva, e Caia era splendida, per essere più precisi: Tizia era lontana e Caia era splendida. Ma che ti devo dire. “Caia non ti scordar di me, ma assomigli troppo poco a Tizia, e ora devo proprio andare”. E di sicuro lei, Tizia, non avrebbe fatto altrettanto. L’antropologia dell’homo oeconomicus è incompatibile con una sola cosa: il sacrificio. Il sacrificio è lo spreco, è la nozione di dépense di Bataille, è l’irrazionalità che si fa comportamento. È il riservare le carni migliori agli dèi. È Isacco che sale sul monte per mano a suo padre.

I mercanti non sanno cos’è la gioia dello spreco. Volgari, arcigni e calcolatori, conoscono solo il do ut des. È per questo che i mercanti sono atei. È per questo che sia l’ateismo sia il capitalismo nascono dall’illuminismo. Il romanticismo tedesco fu una lieve inconsapevole opposizione al capitalismo che stava per arrivare. Nell’amare senza essere corrisposto, e nel bearsi di tale condizione, non vi altro che l’esaltazione del do senza des. È puro sacrificio. È allocazione irrazionale di risorse affettive. Il mercante non lo farebbe. Il mercante si innamora sempre per secondo.

Giacomo Venezian

elaborazione grafica in copertina: Marta Gargano

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