Ei Arakawa_Harsh Citation, Harsh Pastoral, Harsh Münster_Skulptur Projekte Münster 2017_Credits Carla Capodimonti

L’arte nello spazio pubblico. Il caso di Ei Arakawa a Skulptur Projekte Münster 2017.

Sabato sera, 17 giugno, qualcuno – probabilmente in due – è arrivato munito di un cacciavite elettrico per rimuovere la copertura in plexiglass e rubare un dipinto a LED, dice Ei Arakawa in un’email. Il lavoro misura 2 m x 2.5 m, quindi non è facilmente trasportabile. Non sappiamo perché l’abbiano fatto. La polizia di Münster è alla ricerca di testimoni.[1]

Per Skulptur Projekte Münster 2017, Ei Arakawa (1977, Fukushima. Vive a New York dal 1998) ha dato vita ad uno spettacolo di luci e suoni sulla sponda sud-est del Lago Aasee dal titolo Harsh Citation, Harsh Pastoral, Harsh Münster. L’artista ha raggruppato sette dipinti LED pixellati – da lui stesso assemblati – nello spazio erboso. Dipinti di Gustave Courbet, Nikolas Gambaroff, Jutta Koether, Joan Mitchell, Amy Sillman, Reena Spaulings, e Atsuko Tanaka, ovvero di artisti amici e maestri ammirati, sono il materiale d’origine per questi pannelli. Adiacenti alla Haus Kump – uno dei più antichi insediamenti di Münster e sede dell’Academy of Design and Crafts – tali pitture illuminate accompagnate dal suono sono disposte come un coro audio visuale nel paesaggio. Ed è proprio questa particolare scelta di location a creare una contrapposizione simbolica tra un impianto spaziale “antico” che ben distingue ancora lo spazio pubblico da quello privato, e l’opera d’arte che esce dal museo-galleria e si installa in un luogo open-air.

Ei Arakawa_Harsh Citation, Harsh Pastoral, Harsh Münster_Skulptur Projekte Münster 2017_Credits Carla Capodimonti


Ei Arakawa_Harsh Citation, Harsh Pastoral, Harsh Münster_Skulptur Projekte Münster 2017_Credits Carla Capodimonti

Prevedibilmente o meno, una sera di giugno uno di questi dipinti viene rubato da avventori sconosciuti. Arakawa decide di rimpiazzare il pezzo con una copia su PVC perchè più veloce e differenziabile dagli altri, che in qualche modo renda permanente e visibile il furto accaduto. Da un certo punto di vista, questo atto entra a far parte del divenire dell’opera d’arte che inserita in un tessuto preesistente e dinamico ne assume alcuni aspetti ed evidenzia le dinamiche urbane: [...] lo “spazio pubblico”, dopo tutto, non è né rigido né alterabile come lo spazio espositivo tradizionale di un museo o di una galleria.[2]

Michael-Asher_Caravan_Installation-view_Skulptur-Projekte-Münster-2017_Credits-Carla-Capodimonti

Michael-Asher_Caravan_Installation-view_Skulptur-Projekte-Münster-2017_Credits-Carla-Capodimonti

In un certo senso questa è una performance davvero interessante, che rivela quanto può essere vulnerabile l’arte nello spazio pubblico, e quanto lo spazio pubblico sia violento”, dice l’artista. Ciò succede molto spesso nella storia di Skulptur Projekte.[3]

Nel 2007, per esempio, l’installazione Caravan di Michael Asher, una comune roulotte parcheggiata in vari luoghi intorno alla città, fu rubata, solo per essere ritrovata in una piccola città a 20 minuti di distanza in macchina da Münster. Nel 1987, le mani di una versione scultorea di Madonna di Katharina Fritsch furono danneggiate con un atto vandalico, e nel 1977 alcuni studenti locali non contenti delle tre sfere gialle galleggianti,   ricoperte quasi subito da graffiti, installate da Claes OldenburgMünster – The 4th Ball Becomes the 4th and 5th – tentarono, senza successo, di spingere i lavori nel lago.

Katharina Fritsch_Madonna_Skulptur Projekte Münster 1987 Credits_Ivo Faber

Katharina Fritsch_Madonna_Skulptur Projekte Münster 1987 Credits_Ivo Faber

Il motivo del furto dell’opera di Arakawa però non è ancora conosciuto. Tuttavia, essa – ed il suo autore – si dimostra pronta ad accogliere i cambiamenti intrinseci del luogo: Per l’architettura e l’arte, attivamente coinvolti e impegnati in questo “regno curiosamente ibrido” – lo spazio pubblico polivalente – ciò significa tuttavia non reprimere la sua polivalenza ma rendere tale qualità percepibile con tutti i sensi.[4]

Claes-Oldenburg-Giant-Pool-Balls_Skulptur-Projekte-Münster_1977_Credits-Berthold-Socha

Claes-Oldenburg-Giant-Pool-Balls_Skulptur-Projekte-Münster_1977_Credits-Berthold-Socha

L’arte di Ei Arakawa è principalmente performativa, e include oggetti quotidiani, opere d’arte, persone e attori. Da sempre musica e parole giocano un importante ruolo nelle sue installazioni e performance, come accadeva nel Gutai e nel Fluxus.

Come spesso succede nei suoi lavori, l’idea di “individuale” è rimpiazzata da un’energia comune e partecipativa. Questo è anche il motivo per il quale la maggior parte dei lavori da lui prodotti sono caratterizzati da una potente estetica Fai-da-te: egli non è interessato alla perfezione di una produzione meccanica, a risultati anonimi. Si vedano ad esempio i progetti pittorici dotati di un potenziale performativo, come quando l’artista trasportava tele attraverso lo spazio del museo per interrompere le rigide condizioni di galleria ed abilitare un potenziale di attivazione reciproca tra immagine e recipiente.

Questa nozione di collettività è importante anche nel lavoro di Münster per due aspetti. Egli abbina infatti un gruppo di pannelli digitali che illuminano il paesaggio e – quasi letteralmente – gli da una voce, mentre concede alla copia digitale un’autorità interpretativa su se stessa e sull’originale corrispondente.

La comunione di oggetti genera nuove forme partendo da un’interazione audiovisiva che può essere parzialmente controllata, e una temporanea comunità di visitatori che si crea in un luogo pacifico e remoto.

La passeggiata e l’incontro con i LED paintings di Arakawa sul verde prato è ascrivibile alla scelta di utilizzare, tra le altre opere, The Meeting (1854) di Gustave Courbet. L’originale mostra l’importante incontro tra l’artista e il suo committente mentre camminano in un piatto, verde, paesaggio rurale.[5]

Pannello-senza-LED_Credits-Matthias-Ahlke_Fonte-Artnews

Pannello-senza-LED_Credits-Matthias-Ahlke_Fonte-Artnews

Arakawa sposta idealmente le opere da lui selezionate e le ripropone sotto forma di pannelli LED luminosi nel paesaggio, traslandole da uno spazio privato (galleria, museo..) alla “giungla” di quello pubblico: sono stati rimossi dai propri paradisi sicuri (pareti della galleria; muri del collezionista), ri immaginati come composizioni astratte LED, e lasciati asciugare all’esterno.[6]

Per fare tale scelta l’artista si assume le responsabilità di eventuali varianti non sempre prevedibili, come in questo caso il furto interpretato da lui stesso come vera e propria performance che entra a far parte del processo di definizione dell’opera all’interno dello spazio sociale.

Carla Capodimonti

Listen: Ei Arakawa_Harsh Citation, Harsh Pastoral, Harsh Münster

 

Immagine di copertina: Ei Arakawa_Harsh Citation, Harsh Pastoral, Harsh Münster_Skulptur Projekte Münster 2017_Credits Carla Capodimonti

 

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[1] Fonte: Artnews, 19/06/2017. Traduzione a cura dell’autrice.

[2] K. Bußmann, K. König, F. Matzner, Prefazione in Skulptur Projekte Münster 1997, catalogo della mostra, p. 4.  Traduzione a cura dell’autrice.

[3] Fonte: Artnews, 19/06/2017. Traduzione a cura dell’autrice.

[4] Angelika Schnell, The ‘Polyvalent’ Public Space, in Skulptur Projekte Münster 2017, catalogo della mostra, p. 404. Traduzione a cura dell’autrice.

[5] K. König, B. Peters, M. Wagner, Ei Arakawa in Skulptur Projekte Münster 2017, catalogo della mostra, p. 128. Traduzione a cura dell’autrice.

[6] Fonte: Frieze, 09/06/2017. Traduzione a cura dell’autrice.