Le simpatiche avventure di Spazzolino e Spazzolone

Le simpatiche avventure di Spazzolino e Spazzolone

1) Spazzolino e Spazzolone: una storia vera.

Spazzolino e Spazzolone erano a scuola assieme in quel di Piacenza ed erano mega-amici, proprio amici-amici-amici. Spazzolino aveva le idee chiare sul suo futuro: «Da grande laverò i denti», andava in giro ripetendo. Spazzolone aveva le idee meno chiare, ma nel dubbio si associava alle ambizioni dell’amico: «Anch’io laverò i denti».

La maestra sentendo Spazzolone fare il suo piano per il futuro intervenne sorniona: «Spazzolone, mio caro, non esistono bocche tanto grandi, il tuo futuro è segnato; te laverai i cessi». Spazzolone scappò in bagno a piangere e qui fu raggiunto da Spazzolino: «Lasciala perdere quella, è solo una frustrata». A questo punto Spazzolone avrebbe potuto continuare a piangere o rimboccarsi le maniche. Incoraggiato dall’affetto dell’amico optò per questa seconda strada e credo proprio che in questi tempi di gente che si piange addosso, di cultura del piagnisteo, abbiamo tutti molto da imparare da questo ragazzotto di provincia che fece vedere al mondo intero cosa significa la determinazione, cosa significa impostare un’esistenza per ribaltare un infausto ed indesiderato pronostico.
Spazzolino e Spazzolone si trasferirono a Roma, zona Tiburtina, per fare assieme l’università e il clima asfittico della provincia sembrava un lontano ricordo d’innanzi a quella città caotica e tentacolare che ben rappresentava, per un giovane di provincia, il luogo dove «quello che vuoi: puoi» e «sky is the limit», frasi che il nostro Spazzolone si ripeteva spesso mentre studiava infaticabilmente. Frequentava ogni corso, sempre in orario, sempre concentrato, sempre accanto al suo amico Spazzolino, che va detto, se riuscì a laurearsi fu anche grazie all’amico più grosso che lo costringeva a sfiancanti sedute di studio interrotte solo da grosse risate defaticanti di quando Spazzolone, vedendo l’amico stanco e demotivato, decideva d’uscirsene con una delle sue battute spassosissime. Si laureò in breve tempo, dunque, il caro Spazzolone, superando brillantemente ogni esame ma, finita l’università – e questo è uno snodo della nostra storia –, quello che sarebbe diventato il suo datore di lavoro gli disse: «Bravo Spazzolone, sei proprio un giovane brillante e determinato, ce ne fossero di giovani come te, vatti a mettere lì, nella scatoletta accanto al cesso, ché domani mattina attacchi».
E fu così che – tristissimo – Spazzolone divenne un pulisci cessi. Era il 22 novembre del 2007.

2) Dal diario segreto di Spazzolone, 5 gennaio 2008.

[…] dall’alto al basso – dall’alto d’un lavandino al basso d’un cesso – te e i tuoi nuovi amici guardavate me e il mio collega Cartaigenica riposarci sporchi dopo aver lavorato duro, e diglielo a quel coglione del Colluttorio che l’ho sentito, e che farebbe bene a non farsi trovare per il bagno da solo, che glielo faccio vedere io chi è lo sfigato che non dovresti salutare. Ai piani bassi la vita è dura, puoi immaginartelo, ma questo nostro ritrovarci comunque abbastanza vicini è stata per me una gioia, una gioia gigante che adesso, però, maledico, perché sospetto, ed è un sospetto che mi uccide, che tu oggi ti vergogni di me e della nostra amicizia. Ti ricordi Piacenza? È vero, la vita assegna a ognuno la propria strada e le nostre non corrono parallele, ma se fino a oggi sono riuscito ad andare avanti è perché sapevo che mi sarebbe bastato guardare in alto per trovare un amico, un fratello, e quando ti incontravo la fatica svaniva e per un attimo pensavo veramente che, in fin dei conti, l’importante a questo mondo non è ciò che fai, ma ciò che sei: e io ero il tuo amico. Ognuno ha la sua strada sotto la lampadina di questo bagno, ma le cose sarebbero potute andare diversamente. Forse ho sbagliato io. Ti ricordi il mese scorso? Certo che te lo ricordi. Mi ero stufato di parlare con Cartaigenica che parla solo di lavoro e allora, attento a non essere visto, ho fatto i tre metri che ci separavano, mi sono arrampicato sui tubi e sono riuscito ad affacciarmi sul lavandino. Lo ripeto: forse ho sbagliato io, ma quando il Dentifricio mi ha iniziato ad urlare contro dicendo che ciò che stavo facendo era anti-igenico, ebbene, in quel momento pensavo che tu mi avresti difeso. Invece niente. Il Dentifricio urlava, il Filo Interdentale annuiva e quel coglione del Colluttorio rideva di me, e io cercavo il tuo sguardo, ma il tuo sguardo era troppo impegnato a evitare il mio, e, dunque, mi sono scusato, ho abbassato la testa e sono tornato nella mia scatoletta. Non ho risposto alle offese, avrei potuto dirgli che se loro avessero fatto il lavoro che faccio io non sarebbe bastato il Poloxamer 702, il Sodium Benzoate e l’aroma d’eucalipto sintetizzato S-22 per garantirsi un buon odore, ma non ne avevo la forza, era andata perduta nel cercare il tuo sguardo. Non ho risposto alle offese e lo sai che la mia stazza mi avrebbe permesso di accartocciarli in tre secondi, accartocciarli tutti: Dentifricio, Filo Interdentale e quel coglione di Colluttorio, ma ti ripeto, non ne avevo le forze e non avevo motivo.
Resterò per sempre tuo amico, ma non voglio più metterti in imbarazzo. I nostri rapporti finiscono qua, con questa lettera che non leggerai mai.

Per sempre tuo,

Spazzolone.

3) Cronologia di uno Spazzolino.

7 febbraio 1985, nasce ad Chantoux in Provenza presso lo stabilimento della “Colgate” di Bernasbau.

15 Settembre 1991, si trasferisce con un cargo merci in Italia, e viene stipato nel magazzino centrale “europa meridionale” della catena “Acqua e sapone” a Bassancino (Piacenza).

8 Settembre 2003, si trasferisce a Roma, magazzino locale “centro italia”, zona Tiburtina, e qui vi resta fino a quando non finisce nel magazzino prima, e sugli scaffali poi, del negozio “Acqua e sapone” di Roma, Via del Mascherone 47.

22 Novembre 2007, viene acquistato presso il suddetto esercizio commerciale da G. Venezian, che in quell’occasione comprò anche uno spazzolone proveniente dal medesimo stock giunto a Roma da Bassancino, più un tappetino per il bagno e due paia di calzini alti, numero 43, cotone, colore nero. Prezzo totale pagato: 22.43 euro.

9 Gennaio 2012, viene affiancato da uno spazzolino elettrico. L’affiancamento dura tre giorni, poi G. Venezian si convince che lo spazzolino elettrico è il futuro, lo spazzolino manuale è troppo faticoso e perciò a quest’ultimo viene consegnato un preavviso di licenziamento.

15 marzo 2012, dopo tre mesi di cassa integrazione nel bicchiere sul lavandino, viene trasferito nel secchio.

16 marzo 2012, gentilmente accompagnato da un camion dell’immondizia, si stabilisce presso la discarica comunale di Malagrotta e da allora questo biografo non è ha avuto più notizie.

4) Dialoghi di Malagrotta tra un Gabbiano radioattivo e uno Spazzolino.

- Ehi Gabbinuccio, vuoi provare un succulento verme rigido? Dai vieni qui e ingoiami in sol boccone.
- E tu che cosa sei? – chiese il Gabbiano radioattivo al pezzo di plastica blu con sopra la scritta sbiadita “Colgate”: «Sei sicuro che ti si può mangiare?»
- Sì sì, ti prego, mangiami
- …fermo, aspetta, dimmi che sei. Io sono onnivoro, ma non è che mangio proprio tutto-tutto, diciamo che, a modo mio, seleziono. Perciò dimmi che sei e decido se mangiarti.
- io te lo dico, ma poi te mi mangi.
- mmm…

- sono un verme rigido, sono buonissimo: vai, mangiami.
- Non esistono vermi rigidi, e se esistessero non sarebbero blu. Mi sembri più che altro una bacchetta.
- Ok, non sono un verme rigido, non sono neanche una bacchetta, sono uno spazzolino: ero uno spazzolino e lo sono tutt’ora, ora non ho più le setole ma t’assicuro che sono uno spazzolino.
- Mi sa che non ti digerisco, e a mezzo metro da qui mi pare proprio di intravedere un ottimo Tampax.
- Ti prego metti fine alla mia agonia, non ne posso più di stare su questa collinetta tossica dove il giorno e la notte le nuvole mi sembrano alternarsi solo per far risaltare l’immutabilità del mio purgatorio.
- O Cristo santo! senti non ti mangerò, ma dimmi che ti è successo di così orrendo.
- Niente di che, non tirarla per le lunghe e mangiami!
- Ti mangerò solo se mi dirai cosa ti è successo.
- Ok, sono stato scaricato per far posto ad uno spazzolino elettrico, ero un lavoratore, facevo parte di una squadra e poi tac, di punto in bianco ero inutile e ciao, ed eccomi qua. E ora vai: inghiottimi.
- La tua storia mi pare simile a centinaia che ho sentito da queste parti. Fossi in te mi godrei questo meritato riposo.
- Non c’è riposo per me, e se ci fosse non sarebbe meritato. Voglio solo farla finita prima dei seicentosettantatré anni che mi separano dalla mia biodegradabilità… aspetta-aspetta spostati un attimo… fammi vedere quel camion…
- È un camion che viene a scaricare, come a centinaia fanno ogni giorno, che ci trovi di tanto interessante?
- Aspetta fammi controllare bene, anzi senti, te che forse hai la vista più lunga della mia, vedi per caso uno Spazzolone di provincia la cui faccia tonda ricorda il buon umore della mia giovinezza?
- No.
- Ogni mattina controllo ciò che viene scaricato. Vuoi sapere perché sono così triste? Ecco, ogni mattina ciò che viene scaricato non è il mio amico Spazzolone.
- Deve essere proprio un tuo grande amico questo Spazzolone.
- Lo eravamo, poi diciamo che ci siamo persi di vista…
- Vabbè, dai, cose che capitano non ne farei un dramma.
- …sai quanto uno fa un lavoro al top, di responsabilità come il mio, può capitare che ci si concentri troppo su se stessi e sulla la propria ambizione, e dunque inavvertitamente si perdano di vista cose che in altri momenti, in altri contesti, si scopre essere importanti. E questa scoperta è una maledizione. Per questo voglio essere mangiato. Ogni giorno la mia pena è il ricordo della mio imperdonabile errore.
- Capisco.
- Mmm…
- Occhei senti qua, togli quel muso, ora io ti afferro col becco, sorvoliamo tutta la città affacciandoci ad ogni finestra e troviamo il tuo amico Spazzolone, che certamente non avrà smesso di volerti un gran bene, e neanche ci sarà bisogno del suo perdono, e neanche vi dovrete dire niente, basterà guardarvi un attimo e poi – commossi – vi riabbracciate, senza braccia vi riabbraccerete e sarà per sempre. Tornerete ad essere inseparabili. Che te ne pare?
- Davvero faresti questo per me, dolcissimo Gabbiano radioattivo?
- No. Scherzavo. Figurati che mi frega. Ora mi vado a fare una scorpacciata di Tampax e poi vado in centro a bullizzare i piccioni. Salutoni.

Fine

Giacomo Venezian

elaborazione grafica in copertina: Marta Gargano

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