Le tante voci di “Pensiero madre”. Neo Edizioni

Le tante voci di “Pensiero madre”. Neo Edizioni

“Grazie a Pincus la maternità non fa più parte della natura ed è qui che è iniziato il dolore.” Queste sono state le parole di Lidia Ravera alla presentazione della raccolta Pensiero madre della Neo Edizioni, a cura di Federica De Paolis, alla Casa delle Letterature di Roma. Gregory Goodwin Pincus è l’inventore della pillola anticoncezionale e colui che ha permesso alle donne di poter decidere consapevolmente se avere una gravidanza. È nella consapevolezza che la scrittrice, giornalista e assessore alla Cultura e Politiche giovanili ha visto, sia pure nella liberazione da un controllo patriarcale del corpo e della vita di ogni donna, sia pure nell’immensa e sacrosanta libertà di poter fare del proprio corpo ciò che si vuole, il dolore di ogni donna di dover decidere se diventare madre o meno. Immediata conseguenza della libertà è la responsabilità.
Dall’altra parte del tavolo, invece, Barbara Alberti passa in rassegna tutti i racconti contenuti nella raccolta e dichiara di essersi divertita un mondo a leggerli, poiché sono pieni di umorismo e leggerezza.
Due donne, due opinioni. È proprio questa la cifra per capire Pensiero madre: non c’è un solo modo di vedere le cose, bensì ce ne sono migliaia.
La raccolta di racconti è, quindi, il modo più adatto per rappresentare la molteplicità di storie che stanno dietro a quell’unico pensiero, rispettandone la parzialità, anzi, mettendola in primo piano come un valore e non come un segnale di pochezza o povertà.

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Premettendo che sono tutti belli, ognuno a suo modo, da leggere al volo o da tenere sul comodino per ritornarci più volte, nella raccolta si distinguono tre tipi di racconto: i racconti, il racconto di sé e la via di mezzo.
I racconti di Taiye Selasi e Kamin Mohammadi sono dal punto di vista strutturale molto simili tra loro. Entrambe parlano, probabilmente, di sé, non inventano quindi un personaggio o una storia molto lontana dalla propria. Entrambe accostano scrittura e maternità: l’una escluderebbe l’altra. Entrambe vivono il periodo che precede l’uscita di un libro come una gestazione, un momento di ritiro e di severo lavoro interiore, e il momento dell’uscita di un’opera come un parto. Entrambe giungono “tardi” alla consapevolezza del proprio desiderio di voler essere madri. Ma la ragione vera e unica è che sono entrambe devote alla scrittura, vivono la scrittura, il proprio mestiere con esclusività, come sacerdotesse. L’uso della scrittura autobiografica in questo caso non è chiaro se sia una scelta precisa, se entrambe, inconsapevoli l’una dell’altra, abbiano assecondato una tendenza anglosassone per cui è inutile fingere – basta con la finzione, facciamo largo all’autobiografia. Dal punto di vista della lettura non disturba trovare questi due interventi, non li chiamerei nemmeno racconti, in mezzo ad altri di natura più finzionale. Fanno in modo che la raccolta mantenga il giusto equilibrio tra realtà e fantasia, dandole la sostanza della cronaca.

Poi ci sono le vie di mezzo, i testi un po’ a metà tra fiction e non fiction. Uno fra tutti Un giorno tutto questo sarà tuo di Veronica Raimo. La storia, intesa come filo che si dipana da un inizio a una fine, uno svolgersi di azioni intorno a personaggi, non c’è. C’è una donna in bilico tra giovinezza e maturità che rivendica per sé la libertà di essere irresponsabile. Descrive le sue riflessioni in profondità, passando attraverso ricordi, ironie e speranze, a volte anche veri e propri parossismi elubrativi. Assomiglia molto di più a un intervento, a un articolo di giornale sul tema “Maternità sì o no”.

Poi ce n’è un altro, Bimbo a orologeria di Gilda Policastro. È un’intervista fatta a quattro persone diverse: una donna senza figli, una donna con figli, un bambino non nato e infine uno nato e cresciuto. Quattro aspetti della maternità dal punto di vista di chi la vita la dà e da chi la vita la ottiene. Quattro punti, ovvero quattro gambe di un tavolo che, privo di tutti questi appoggi, non si reggerebbe in piedi. In questo caso un intervento rivelatore e multilaterale sul tema alleggerito da una scrittura agile e decisa, che non ha paura di ciò che esprime.

Infine c’è il gruppo di racconti veri e propri. Una trama precisa, un inizio e una fine, uno svolgimento dei fatti teso sul filo narrativo, insomma, tutti gli ingredienti classici. I tre racconti, Usa e getta, Vasca grande, Nuda verità, Venti minuti, La caccia, Odio sollevare la questione, Il pollo e il nano. Le autrici si sono allontanate da loro stesse, dalle proprie vite e hanno raccontato altro, storie di altri con personaggi inventati e verosimili. In loro il ruolo dello scrittore-autore lascia il passo al narratore, a colui che è solo il mezzo attraverso cui le storie girano, vengono trasmesse. E del narratore non si deve sentire nemmeno la voce, nemmeno un’opinione, se non lontana, lontanissima.

La raccolta di racconti Pensiero madre dovrebbe essere riproposta ogni dieci anni. Perché la maternità da una parte rimane uguale a sé stessa, biologicamente parlando, ma dall’altra cambia insieme alla società. In cinque o dieci anni si avrebbe il giusto tempo di raccogliere le idee nuove per rimetterle subito a disposizioni di tutti. (Che poi anche dal punto di vista biologico ci siano delle novità, ma non è questa la sede per parlarne).
Il pensiero che precede la gravidanza, l’attimo prima, il momento in cui si decide o in cui si prende atto del bisogno, sia che essa arrivi al termine o venga interrotta prima, dovrebbe essere uguale per tutte. Ma, come per le questioni più delicate che riguardano la sfera della sessualità, della genitalità e della capacità riproduttiva femminile, non c’è alcuna posizione netta. Ci si sente sempre come a voler imprigionare l’acqua con le mani, quando si prova a esprimere un giudizio, e ognuno ha la propria esperienza, nessuno una teoria generale.

Una volta i figli erano una naturale conseguenza del crescere, oggi arrivano quando siamo già cresciute e abbiamo dimenticato che cos’è la natura, non pensi? – Simona Sparaco – Usa e getta, p.41

Sai, a un certo punto, dal nulla, ho sentito l’ansia di riprodurmi, che è come una sensazione di morire, ma al rovescio. Riprodurmi; non, avere figli. Cioè moltiplicarmi nelle cose che volevo davvero fare. Gaia Manzini – Vasca grande, p.20

Avevano deciso che la vita sarebbe stata più semplice con un figlio. Meglio che senza. Alla sua età, fare un figlio l’avrebbe guarita da cistiti e candide. Gliel’aveva detto il medico. E poi avrebbe eliminato dubbi esistenziali. L’avrebbe, forse, salvata. Chiara Barzini – La bestiolina, p.117

Giulia Priore

Pensiero madre, Simona Baldanzi, Chiara Barzini, Ilaria Bernardini, Cinzia Bomoll, Caterina Bonvicini, Gaja Cenciarelli, Silvia Cossu, Camilla Costanzo, Carla D’Alessio, Gaia Manzini, Kamin Mohammadi, Melissa Panarello, Gilda Policastro, Veronica Raimo, Taiye Selasi, Simona Sparaco, Chiara Valerio. Neo Edizioni, pp. 248, euro 15.