6. L’inutilità è libertà: contributo per un welfare state che conosca il significato della parola Mohito

6. L’inutilità è libertà: contributo per un welfare state che conosca il significato della parola Mohito

Oggi la pioggia ha aspettato che ritirassi i panni dallo stendino per cominciare a venire giù. L’ho considerata una bella premura. Sarebbe splendido poter ricambiare.

Sequestrato dalla pioggia ho deciso che tua madre è una stronza, non c’entra niente e invece c’entra sempre, ma non è per questo che è stronza, è proprio stronza di suo, e te che fai, mia cara, ti lamenti? Troppo e troppo poco, laddove poco e poco troppo suonerebbe peggio e non ho tempo di scoprire perche “troppo poco” vuol dire qualcosa mentre “poco troppo” no. Ho deciso che tua madre è una stronza e perciò quando mi vorrai riparlare di lei, io dirò: quella è una stronza. Semplice. Che poi a dirtela tutta tua madre mi è totalmente indifferente. Però quello che è fatto e fatto e ora abbiamo un argomento di conversazione. Tua madre è una stronza.

Argomento numero due: anche l’acqua ha una data di scadenza. La bottiglia che ho di fronte scade tra un anno e mezzo e l’ho comprata da meno di una settimana. So di certo che esistono fiumi talmente lunghi che una goccia d’acqua impiega sei anni per arrivare dalla sorgente alla foce. Se chi vive a ridosso della foce avesse saputo per tempo di avere a che fare con acqua scaduta – di certo – non sarebbe andato a vivere lì. Sospetto, però, che il computo della scadenza non comincia con l’uscita dalla sorgente ma dall’imbottigliamento. Allora ciò che scade, ad essere precisi, non è l’acqua ma la bottiglia. Conclusione strampalata alla luce di quanto c’hanno rotto il cazzo sulla non biodegradabilità della plastica, delle due l’una: o la plastica è immortale, e dunque l’acqua che contiene non corre rischi, o la plastica è mortale e dunque posso smettere di fare la differenziata. Differenziata che, ci tengo a precisare con una punta d’orgoglio, io non ha mai fatto. Lungimirante, avevo snasato l’inghippo.

E questo ci porta all’argomento numero tre: la raccolta differenziata è una strategia del capitale per distrarre i potenziali antagonisti. Non ho tempo per argomentare sul punto. Fidatevi. O non fidatevi. Fate come vi pare. Tanto una generazione il cui unico successo politico è la riimissione in commercio del Winner Taco, è una generazione che tende a mortificare anche le persone più inclini ad una visione ottimistica del progresso. Che poi una settimana fa – in chiaro ritardo sul cammino della storia – per testare il risultato di quel sorprendente moto popolare, l’ho provato questo Winner Taco e vi dirò, fa proprio schifo. Anche qui delle due l’una: o il Winner Taco faceva schivo anche al tempo, e solo una spinta nostalgica ce l’ha fatto idealizzare, o il Winner Taco odierno non ha niente a che vedere con il Winner Taco dell’epoca e dunque, ancora una volta, siamo stati presi in giro. In entrambi i casi mi dichiaro sconfortato.

La ragazza niente di speciale ieri mi ha sorriso, questo è l’argomento numero quattro. Sai, avevamo bevuto; sai, avevamo scherzato; sai, ci stavamo divertendo. Ho una strategia collaudata per questo tipo di situazioni: torno a casa e m’annoio.

Gli ultimi due argomenti erano così-così, mi rifarò coll’argomento numero cinque.

In preda alla noia ho deciso di richiamare la ragazza niente di speciale, poi mi sono distratto pensando a due frasi che mi ronzano in testa da un po’ di tempo. La prima è: «nella libertà moderna si rivendica il diritto di non scegliere», l’ha pronunciata in un intervista Jacques Attali. La seconda è: «l’angoscia della scelta è la nostra chance di essere beati», ed è scritta in Oratorio di natale di Wystan Hugh Auden.

 Sommando le due frasi il risultato è: nella libertà moderna si rivendica il diritto a non avere chance di essere beati, il che può considerarsi una bella svolta perché a cominciare dal noto «beati i poveri che…» questa beatitudine mi è sempre sembrata una sòla. Eppure non credo che le frasi possono essere sommate, anzi, mi pare proprio che si escludono a vicenda: o siamo contro la scelta e dunque rivendichiamo il diritto a non scegliere, o siamo a favore della scelta e dunque ne descriviamo l’angoscia come il costo opportunità per un qualcosa di meglio. Dovevo scegliere. Ma ciò non mi creava alcuna angoscia. Allora rivendicai il mio diritto al non scegliere. Ma ciò non mi creò alcuna beatitudine.

L’argomento numero cinque, lo riconosco, non ha risollevato la conversazione e dunque non mi resta che formulare al mondo le più classiche richieste dei giorni di pioggia: io chiedo solo di camminare su strade pulite, un barista che sappia il mio nome e un welfare state che conosca il significato della parola Mohito. Per il resto fate voi. Tenetevi le stronzate da rapper, le repubbliche fondate sul lavoro, la civilizzazione delle bionde tinte e quant’altro abbia a che fare, esplicitamente o implicitamente, con il concetto di utilità. L’inutilità è liberta. Il giorno che l’ho scoperto rivalutai la psicanalisi, la religione e il socialismo utopico. Era chiaro però, per lo meno a me, che toccava inventarsi un qualcosa di nuovo, più al passo coi tempi. Nell’ordine inventai la psicanalisi, la religione e il socialismo utopico.  Uscii di casa e andai a tagliarmi i capelli.  Mi spiego meglio: uscii dal portone di casa, percorsi la strada fino al barbiere, gli dissi che volevo tagliarmi i capelli e lui lo fece.

Il punto è che tutto mi sembra molto, ma molto, statico. Ripetizione. Noia. Pena. Pena. Ripetizione. L’inizio della fine credo corrisponda a quando ho scoperto che anche un rapporto sessuale poteva essere noioso. Non potevo crederci. Dovetti ricontrollare. Alcuni miei amici ancora non ci credono. Assurdo. È chiaro che la scoperta fu rivoluzionaria. E la rivoluzione è un dramma. Pensate ad una corsa di levrieri, una di quelle in cui c’è una lepre meccanica per incentivarli a correre. Ecco, ora ponete il caso in cui uno di questi levrieri scopra ad un certo punto che la lepre meccanica non si può mangiare. Ecco, quello è il levriero che inventerà la psicanalisi, la religione e il socialismo utopico.

Tutto questo per dire che è veramente importante avere degli argomenti di conversazione che non tirano in ballo né levrieri né lepri meccaniche tantomeno Attali e la scadenza dell’acqua.

Sarà banale, ma questo fatto che tua madre è una stronza, mia cara, è veramente una manna dal cielo.

Giacomo Venezian

elaborazione grafica in copertina: Marta Gargano

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