L’età dell’horror, una coreografia sulla paura. Intervista a Riccardo Buscarini

L’età dell’horror, una coreografia sulla paura. Intervista a Riccardo Buscarini

Riccardo Buscarini è un giovane danzatore piacentino. Dal 2009 vive e lavora a Londra, dove porta avanti la sua ricerca coreografica che spazia tra la danza, il teatro e la performance.
La sua ultima creazione L’età dell’horror – sostenuta dal pubblico attraverso una campagna di crowdfunding – mette in scena la paura attraverso il corpo di due uomini, Andrew e Mathieu, che si muovono insieme, costantemente attaccati l’uno all’altro, su un palcoscenico buio e spoglio.

L’età dell’horror è un duetto che si pone l’obbiettivo di mettere in scena la paura. Raccontaci quando e come è nata l’idea per il tuo ultimo lavoro.
La mia ricerca coreografica parte sempre da suggestioni personali rispetto alla realtà che mi circonda. In questo lavoro ho scelto di mettere in scena la paura perché credo sia il collante principale della società in cui viviamo. La paura – nei confronti del futuro, dell’ignoto e dell’altro, diverso da noi – ci rende più simili di quanto crediamo. Ci porta a essere sempre più individualisti e a preferire la fuga rispetto al contatto con il mondo.
In L’età dell’horror ho cercato di dare una forma a queste tematiche e di tradurle fisicamente attraverso i corpi dei danzatori con lo scopo di renderle concrete e tangibili.
Per farlo, mi sono ispirato a La terra desolata, di T.S. Eliot, – un poemetto che racconta, attraverso una rete fitta di simbolismi, la crisi del mondo moderno e della civiltà occidentale del primo dopoguerra – e a L’arte della fuga di J. S. Bach, i cui nervosi contrappunti conferiscono all’incedere dei danzatori un aspetto nobile ed epico.

Riccardo Buscarini

Il titolo si basa su un gioco di parole. Hai voglia di spiegarcelo?
Sì, nel titolo è racchiusa la chiave di lettura del progetto. Ho voluto giocare con l’assonanza tra l’età dell’oro – intesa come un passato armonico e stabile, cui l’uomo moderno guarda con atavica nostalgia – e l’età dell’horror, ovvero quella contemporanea, dominata dall’incertezza, dalla precarietà e dalla sensazione che, alle nostre vite, manchi sempre qualcosa.
Per questo motivo, credo, abbiamo paura di ciò che non riconosciamo. Temiamo che, sfuggendo al nostro controllo, esso possa impossessarsi di un elemento che ci appartiene e che completa la nostra identità. Nel mio ultimo lavoro, i due danzatori mettono in scena la fragilità delle relazioni umane, tese tra il distacco e la resistenza iniziali – come difesa di se stessi – e l’irrefrenabile impulso a perdersi nell’altro.

Spesso rifiutiamo la paura e siamo spinti a fuggire da ciò che la genera. Al contrario, tu hai scelto di entrarci in relazione e di raccontarla attraverso il corpo e il movimento. È stato un processo difficile?
Non credo che la rifiutiamo. Non la accettiamo, questo sì, ma in fondo la viviamo a pieno.
Ne L’età dell’horror ho deciso di rappresentare la paura come un concetto cinetico e dinamico che ci fa fuggire e isolare, mentre l’età dell’oro, di cui ti parlavo prima, rimanda a qualcosa di statico e immobile. La fuga, come reazione alla paura, crea un vuoto che, attraverso la danza, vorrei trasformare in uno spazio di fiducia, consapevolezza, unione e forza.

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Com’è iniziata la collaborazione con i danzatori Andrew e Mathieu?
Ho incontrato Andrew nel giugno del 2014 durante le audizioni per No Lander, la mia precedente creazione che debutterà in Italia, a Bologna, in occasione di Gender Bender Festival.
Di questo giovane danzatore di Leeds mi colpirono immediatamente le straordinarie doti tecniche, la creatività, lo humour e la grande dedizione nei confronti della nostra professione.
Inoltre, cosa non da poco, Andy credeva fortemente nel mio modo di lavorare e fare ricerca, per cui è nata un’amicizia profonda, basata sulla stima e sulla fiducia reciproca.
Dopo la collaborazione in No Lander abbiamo deciso di lavorare insieme a qualcosa di nuovo e inedito. Il suo aiuto è stato prezioso per L’età dell’horror, soprattutto per quanto riguarda il cercare di capire e sviscerare le tematiche che desideravo mettere in scena.
Mathieu è il compagno di Andrew. Ci siamo conosciuti un anno fa, alla prima di No Lander a Bath. È un ballerino veramente preparato e lavorare con lui è stato molto interessante.
L’età dell’horror è una coreografia pensata e cucita sui loro corpi. Quello che mi interessa mostrare è l’intesa e l’intimità che li lega. Un’intimità che riconosco, a cui mi sento affine. Qualche settimana fa abbiamo iniziato a provare in sala insieme, li ho visti danzare. La loro connessione è incredibile ed è proprio quello che cercavo.

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Sei soddisfatto di come sta andando la campagna di raccolta fondi per il progetto?
Sì. Il supporto alla ricerca per questa creazione sta arrivando da tutti gli angoli d’Europa. È la prima volta che mi butto in un’esperienza di questo tipo ed è una sfida da cui sto imparando molto.
È interessante il fatto che il crowdfunding stia funzionando proprio per un lavoro che parla di unità e cooperazione come antidoto alla paura. Probabilmente, prima ancora di vederlo a teatro, il pubblico ha colto il senso di questo lavoro.

Quando avremo l’occasione di vedere L’età dell’horror dal vivo?
Sicuramente nel 2017, ma una data precisa ancora non c’è. Colgo l’occasione per invitarvi al Gender Bender Festival di Bologna dove debutterò con No Lander, un lavoro ispirato dalle atmosfere dell’Odissea di Omero. Ci sarà anche Andrew, insieme a me, a parlare de L’età dell’horror.

Intervista a cura di Marta Tedolfi

 

Se siete interessati a partecipare alla raccolta fondi, cliccate qui:
https://www.indiegogo.com/projects/the-age-of-horror-a-dance-piece-about-fear-lgbt#/

No Lander
di Riccardo Buscarini
all’interno del Festival Gender Bender di Bologna

Teatri di Vita
via Emilia Ponente, 485 – Bologna
31 ottobre 2016 e 11 novembre 2016

con: Danilo Caruso, Andrew Gardiner, Josh Jones, Michael Kelland, Marc Stevenson
disegno del suono: Domenico Angarano
disegno luci: Michael Mannion