Luciano Funetta. "Dalle rovine". Erigere una notte

Luciano Funetta. “Dalle rovine”. Erigere una notte

Se a sera passiamo per sentieri oscuri
appaiono le nostre pallide figure davanti a noi
Abendlied, Georg Trakl

Nel novembre 2015 è uscito Dalle rovine di Luciano Funetta, pubblicato da Tunué nella collana Romanzi. Con questo nuovo titolo la collana diretta da Vanni Santoni si conferma sempre più come riferimento della narrativa italiana contemporanea.

Nell’immaginaria città di Fortezza, Rivera vive da solo con i suoi serpenti. Da quindici anni li colleziona e se ne prende cura. Una dedizione totale, per cui la moglie lo ha abbandonato portando via con sé il figlio. Una notte, senza averlo premeditato, come per istinto, entra nella stanza delle teche e posiziona una telecamera sul fondo. Presi su di sé quattro serpenti, si porta al centro della stanza e lascia che l’obiettivo riprenda la scena.

«Non l’avevamo mai visto prendere più di un serpente alla volta. Quella notte, invece, le bestie che aveva scelto sembravano ipnotizzate. Davanti alla vide­ocamera si muovevano sulle sue spalle avvinghiandosi a vi­cenda, arrotolando le spire attorno alle sue braccia, scenden­do lentamente fino alle mani gli passavano tra le dita, gli si accoccolavano nei grossi palmi, risalivano fino al collo gonfio sempre incrociandosi, scivolando sulla pelle di Rivera, si infi­lavano nel solco delle sue natiche bianche, gli percorrevano la pancia e il petto. [...] Non riuscivamo a respirare mentre guardavamo il corpo bianco e lucido di Rivera che si distendeva sul pavimento sotto le carezze dei quattro serpen­ti che gli percorrevano la pelle come se cercassero qualcosa. Sembravano un’unica serpe ondeggiante, un groviglio lento di spire che si avvicinava al suo pene eretto e cominciava ad avvolgerlo senza stringerlo».

Chi o cosa sia quel “noi” è una delle curiosità che solo la lettura del libro potrà sciogliere, un “noi” indefinito, ma tremendamente lucido e partecipe, che porta avanti il racconto. «Da un giorno all’altro, dopo averla ignorata per anni, [Rivera] si arrese e accettò la nostra presenza, perché a noi era toccato in sorte il privilegio di capire Rivera meglio di chiunque altro».

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Nell’esperienza di quella notte, ripresa con una telecamera amatoriale, il famoso regista porno Jack Birmania riconosce il genio. Entriamo così nel mondo della pornografia, un mondo incantato, cui Funetta riesce a donare un carattere assoluto e grottesco assieme, un universo artistico che conosceremo nelle sue conseguenze più estreme.
Una figura in particolare emergerà da questa fiaba torbida, un uomo che ha danzato con l’ombra della storia e che sembra attendere solo Rivera per liberare un’angoscia capace di inghiottire il mondo: Alexandre Tapia, una figura laterale, il cui brusio si farà sempre più assordante. Tapia, figlio degli orrori dell’Argentina di Videla, uomo avvolto da una straordinaria aura di seduzione, è autore di una sceneggiatura che ormai da anni cerca di mettere in scena: Dalle rovine.

«Comunichiamo attraverso il silenzio. Un silenzio che si scarica nello sguardo o in una inflessione delle labbra che rispondono con un monosillabo a un altro monosillabo. Ognuno di noi è sommerso in un passato oscuro, dove gli occhi, per averlo fissato a lungo, si sono immobilizzati come quelli dei cretini che guardano assurdamente un angolo sporco. Cosa guardiamo? Non te lo saprei dire. Ma so che ovunque sono andato mi sono ricordato di te».

Citazione tratta dal libro, a sua volta tratta da Le belve di Roberto Artl. Una citazione che dimostra la grande dimestichezza di Luciano Funetta con le letture, che qui si richiamano con la grazia del possesso e che tramano per erigere una grande scena in grado di allontanarci dalla realtà e creare un mondo di rapimento in cui vivere la narrazione.
Il mondo del porno si rivela allora come la perfetta quinta teatrale, che racconta di uomini toccati da forme d’amore profondissime. Allo stesso tempo la moltitudine caotica di questo sottosuolo racconta una diversa solitudine in cui la perversione e la violenza dell’uomo si riproducono incontrollate. Questa, almeno, sembra essere la volontà alla base della sceneggiatura di Tapia che: «Avrebbe voluto un esercito di spettatori pronti ad ammettere la propria solitudine, un’armata di disperati che vedono il suo film e cominciano a saccheggiare, a seminare il terrore nelle città, un branco di topi di fogna che vivono nel sottosuolo. Migliaia di occhi che illuminano l’oscurità».

Luciano Funetta scrive bene: accende il lume fatato e, mentre si legge, il mondo esterno appare meno vero, meno importante di quello che vive nel libro. È così che accade il miracolo della narrazione. Lo stile solo apparentemente semplice dirada le luminose certezze del lettore. Proprio il rispetto delle convenzioni linguistiche accresce per contrapposizione lo sgomento di altrimenti indicibili atrocità.
La confidenza con le opere di molti scrittori rende la sua prosa sapiente e la trama dei richiami s’allarga nel cielo della letteratura in cui forse più di tutte brilla la Croce del Sud: Artl, Sabato, Borges e non ultimo Bolaño. Tapia, in particolare, ha un misterioso passato che sembra essere costruito sul romanzo Stella distante, in cui l’autore cileno approfondisce la vicenda di uno dei personaggi della sua Letteratura nazista in America, quella di Carlos Wieder (Carlos Ramírez Hoffman) direttore della fotografia di snuff movie.

«Non c’è uomo qui – mi segue? – non c’è uomo che reggerebbe a una vita fatata». Questa l’epigrafe gettata come una sfida all’inizio del romanzo. Sfida per il lettore, i protagonisti e lo scrittore. Forse con un’interpretazione diversa, con un diverso incanto, più che al Kurtz di Cuore di tenebra queste parole sono fatte pronunciare al personaggio che presenzia ogni pagina della narrazione: Alexandre Tapia. «Formica solitaria d’un formicaio distrutto / dalle rovine d’Europa, ego scriptor». Dai Cantos di Pound emerge questo figlio della devastazione, fratello delle atrocità delle dittature sudamericane.

Nel libro sono numerosi i riferimenti alla realtà, alla storia. La città di Barcellona e il suo Festival de Cine Erótico si amalgamano alla verosimile città di Fortezza e della sua periferia; i nomi fittizi dei personaggi dell’ambiente del porno ricordano quelli degli anni ruggenti del cinema horror italiano: ogni piccolo dettaglio della storia riesce comunque a farsi universale, e proprio perché ancorato alla realtà accresce il nostro sconcerto, ci ammala della stessa ossessione che Tapia cerca di diffondere come un’epidemia.
Luciano Funetta ha edificato una notte, un sogno, dove l’orda delle nostre angosce è stata liberata e ha invaso strade e case, illuminata dalle nostre stelle più violente. Dalle rovine è il suo romanzo d’esordio.

Paolo Girella

Luciano Funetta
Dalle rovine
pp 184
9.90 €
Tunué, collana Romanzi
novembre 2015

Luciano Funetta (1986) vive a Roma. Fa parte del collettivo di scrittori TerraNullius. Ha pubblicato racconti su «WATT», «Granta Italia», «Costola» e altre riviste. È tra gli autori di Dylan Skyline – dodici racconti per Bob Dylan (Nutrimenti, 2015).