Manifesto da una conversazione. Fausto Sierakowski, Errichetta Festival

Manifesto da una conversazione. Fausto Sierakowski, Errichetta Festival

Il nuovo anno si apre con un evento importante per la cultura romana e italiana. L’Errichetta Festival, giunto alla sua VIII edizione, porterà a Roma i grandi maestri della musica balcanica e medio-orientale. Dall’11 al 14 gennaio 2018, oltre al Teatro Italia, numerose altre sedi ospiteranno musicisti da tutto il mondo, nel tentativo di crearne uno nuovo, di mondo.

Vi riproponiamo questo manifesto da una conversazione avuta con Fausto Sierakowski all’alba della VII edizione, a fine 2016.

Ho incontrato Fausto alla stazione Trastevere, in una delle sue rare attese nello scorribandare per l’Europa, ma ho preferito immaginare che si fosse preso del tempo per raccontarmi una bellezza. Fausto Sierakowski è uno degli organizzatori dell’Errichetta Festival e membro dell’Errichetta Underground. Ha studiato musica quasi tutta la vita e, benché sia ancora giovane, porta in sé e nelle sue parole quella calma bontà che normalmente attribuiamo alla saggezza. Fausto mi ha parlato di musica, della sua riflessione sulla musica, ma nello stesso tempo è riuscito a parlarmi d’un sentimento, d’una vibrazione antica in grado di risuonarmi dentro come se mi appartenesse. Mi ha parlato di tradizione.
Questa cosa che nell’ultima parte del Novecento è stata sradicata come un cancro, una terra comune violentata da un personalissimo narcisismo che ha creduto di poter erigersi templi senza la storia, lo studio; per partenogenesi onanistica, senza tradizione.

La musica, mi dice Fausto, quella che cercano di proporre all’Errichetta Festival e che lui continua a studiare, può insegnarci a ricordare la memoria del mondo.
Suonare la memoria del mondo, della nostra cultura; un brusio primordiale che genera la vertigine della dimenticanza, capace di rinnovare il corpo e un sentire, di commuoverci: di produrre una nota che ci riveli in un lampo tutte le coste del Mediterraneo.

errichetta underground

«Seduta a cavallo di una voragine la Pizia trasformava le vibrazioni profonde della Terra in misteriosi messaggi per gli uomini. Oggi Delphi è un museo, e di tutti gli alberi che con radici profonde nei misteri del sottosuolo crescevano una volta sulle stesse pianure dove costruiamo oggi le nostre case di cemento, ci è pervenuto solo un po’ di ambra. Errichetta è un luogo dove il calore di una comunità scioglie quest’ambra (la Musica), affinché il suo odore ci ricordi di questi tempi, (o modi di essere/vivere che forse esistono tuttora, nascosti dietro un velo invisibile), per provare a creare una vita diversa».

E la ricerca nel repertorio millenario ancora presente nelle tradizioni musicali orali dell’Oriente, non è certo uno scavo di mera archeologia musicale ma rappresenta un’indagine per la comprensione delle nostre origini e per l’arricchimento della nostra identità contemporanea.
Veramente, dunque, la musica come medium, come strumento per instaurare un contatto, un collegamento, un dialogo tra epoche diverse, vicine e lontane, tra comunità distinte.

erricheta festival

Dopo una lunga pausa Fausto, quasi con imbarazzo, mi ha raccontato di una sua esperienza, per dare ordine alla mia concitata epifania. Poco tempo prima aveva accompagnato dei musicisti all’interno di alcuni campi d’accoglienza per profughi proveniente dal Medio Oriente in attesa di un destino. Senza patria, senza casa, privati delle abitudini e di ogni bene, continuamente ammaliati dalla stanchezza – abbandonandosi alla quale avrebbero trovato l’annietamento -, nel momento in cui hanno sentito risuonare gli antichi canti, seppure in lingue a loro sconosciute, hanno ricevuto il conforto della terra, di un’appartenenza; e sul loro viso, mi ha detto Fausto, ha percepito un senso di calore.

L’Errichetta Festival è questo. È ciò che vuole imparare e insegnarci nuovamente.
Una ricerca inestinguibile, che ogni anno si arricchisce e cresce e rinnova la tradizione.

Paolo Girella

Errichetta Festival VIII
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