Nuove da Nuova #2

Nuove da Nuova #2

Mercoledì mi sveglio tardi. Mi faccio un piatto di riso in bianco con del burro e del “romano cheese” grattugiato che trovo nel frigo. Santo Bobby. Ne faccio tanto. Avanza per la cena. Mi imbarco per andare nel Bronx dove faccio volontariato. Per una come me che ha paura di tornare a casa alle 11 di sera su via della Lungara e che dal 1996 subisce ancora il trauma degli scherzi telefonici per colpa del film Scream, non è un quartiere ideale. Ma io sono nata cacasotto e ne morirò, così come ho paura degli aerei ma ci salgo, mi infratto negli angoli bui se serve, per fare quello che vorrei fare nella vita. Il centro fa paura da quanto è stimolante. Si parla solo di fotografia, di come andrebbe scattato, del perché, del desiderio continuo di farlo, dell’entusiasmo di vedere sviluppare un proprio scatto. Vince il bianco e nero. Luce e ombra si incontrato. Ognuno di loro ha un talento mostruoso. Nessuno è arrogante, nessuno si sente arrivato. Non ho mai sentito un senso di appartenenza così forte. (A volte, quando mi siedo sulla poltrona di mio nonno in Abruzzo.) È come se tutta la filosofia dell’immagine che mi sono creata senza mai poterne parlare con nessuno, se non in rari casi, fosse lì semplicemente vissuta. Torno a casa quattro ore dopo con la testa che mi scoppia dalla felicità. Tutto il resto era semplicemente andato. Non me ne fregava un cazzo dei soldi, dell’amore mancato, della paura del futuro.
Compro al deli dei pachino e dopo averli tagliuzzati li metto in padella con il riso bianco avanzato.
mi addormento al buio senza bisogno di un libro o di un film.
Dormo come una bambina.
Costo della giornata 30$ abbonamento settimanale metro, 4$ pachino.

Giovedì ho vagato per Brooklyn, il quartiere dove ho vissuto due anni fa. Ho preso la F e sono finita a Coney Island dove c’è un Luna Park che sembra abbandonato da secoli,sebbene chiuso solo da due mesi. Ho scattato 2 rullini e cercato di accendermi una sigaretta per 45 minuti bestemmiando. Vista oceanica, russi che prendono il sole. Sabbia negli occhi, desiderio di un accendino antivento. Luce diffusa. Bianco e nero splendido. Uno slice di pizza a 99cent a pranzo. La pizza non è male, se la prendi semplice. Loro ci mettono anche l’ananas sopra. Ma lungi da me ogni giudizio sul masochismo alimentare. Fino a qualche anno fa andavo dal Mac per mangiare le patatine nel Sunday al caramello. Nel tardo pomeriggio sono tornata verso Chelsea, a Manhattan, perché il giovedì è il giorno dei vernissage, che poi sarebbe un’inaugurazione. Ho fatto subito amicizia col barista che serviva prosecco gratuito in una galleria di nome Blabla dove esponevano delle foto di piedi, sempre gli stessi, in varie zone del mondo, in varie stagioni. Ho mangiato crudités e indossato i miei occhiali da vista Fendi per sembrare più intelligente. L’artista in questione era riconoscibile dal fatto che era scalzo. Sono tornata verso Astoria e ho fumato 4 sigarette di seguito prima di andare a dormire.
costo della giornata: 99cent per la pizza

coney island luna park
Il venerdì ero felice perché non avendo speso il mio budget giornaliero il giovedì me lo sono ritrovato raddoppiato. Mi sono mangiata Sushi appena sveglia perché le carotine mangiate in galleria la sera precedente mi avevano solleticato lo stomaco. Ho pregato il maestro Miyagi per non avere un’intossicazione alimentare. Sono andata a piedi a Williamsburg passando per un canale industriale. 7 miglia a piedi. Nessuno mi crederebbe mai. 44 pose. Ho fumato 3 sigarette lungo la passeggiata che dà sull’East River e ho fotografato yiddish per nulla contenti di essere ripresi. Ho aspettato il tramonto e pensato a cose mediamente stupide mentre ascoltavo il Best of di Britney Spears. (Womanizer è un pezzone). Sono andata in una taverna bavarese dove però suonavano musica Jazz e ho conosciuto Chris che mi ha pagato da bere mentre mi raccontava che la ragazza gli aveva appena messo le corna. O forse lui aveva messo le corna a lei – o forse non aveva proprio la ragazza e parlava di cose sparse. Chris è un pompiere. Un giorno senza rischio è un giorno non vissuto. Il pompiere paura non ne ha. Mi sono immaginata di lanciare gatti sugli alberi per poterlo vedere in azione. Dopo due birre e un sacco di pensieri lascivi di mezzo dico a Chris che sarei andata a fumare una sigaretta. Chris mi dice che odia i fumatori. Penso per un nanosecondo di smettere di fumare.

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Esco a fumare. Quando torno Chris sta parlando con una fregna dall’altra parte del bancone. Touché.
Il barista mi offre uno shot di tequila perché pensa ci sia rimasta male. Ben venga. “Sì,” gli dico “la vita è una merda”, ma non me ne offre un altro. Prenoto Uber per tornare a casa. Il dominicano alla guida ascoltava e ballucchiava Britney Spears, idolo delle folle, donna meravigliosa. Anche lei fuma. Penso al cerchio che si chiude. Non ceno.
costo della giornata 9.95 $ sushi all you can eat. 5$ di mancia al barista, 20 $ Uber

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 Il sabato dovevo ancora recuperare il budget del giovedì. Non sarei andata al centro fino al lunedì. Rimango a casa a scrivere poesie d’amore che mi vengono sempre un po’ bene fino alle 4 di pomeriggio mangiando un cut watermelon che Bob mi aveva lasciato nel frigo. Fuori piove. Mi piace quando piove e io sto a casa. Lavo le mie duilio con ovatta e latte detergente e mi metto la camicia. Mi vedo con la mia amica del Kentucky a Midtown e passeggiamo finché non cala il sole. Mi porta in un posto dove vendono solo Bourbon. Ce ne beviamo tre a testa. Ho mangiato delle noccioline. Mi dice che mi vuole portare a una festa a Bushwick. Le dico di si, ho la scarpe pulite e la camicia. Arriviamo in questo loft con il parquet e le travi a vista. Un sacco di gente. Abbiamo portato un cartone di birra e una bottiglia di vino con il tappo che si avvita. Mi attacco al tavolo del cibo. Mangio cose di natura sconosciuta. Tutti dicono “nice to meet you” ma nessuno dice bene il mio nome. Per comodità dico di chiamarmi Jo, che è un nome maschile, ma dentro di me penso che è meglio che pensino che ho il pisello piuttosto che fare lo spelling un’altra volta. Parte il karaoke. Il karaoke. Non hanno Roma nun fa la stupida stasera, che è sempre la mia prima scelta, ma hanno Can’t take my eyes off of you che è sempre la seconda. Mi prenoto, non so perché. Auto sabotaggio probabilmente. Altre 6 persone e tocca a me. Faccio il carico, bevo due shot di Four Roses. Dico alla mia amica che può fare finta di non conoscermi. Una grande performance che io ricordi. Credo ci siano dei video. Se bevo whisky posso ballare la macarena alla festa famigliare di Natale indossando noci di cocco come reggiseno. Non ho più l’età per queste stronzate, ma le faccio uguale. Un tipo con la barba mi ha lasciato il suo numero. Uno scellerato. Mi ha dato un bacio sulla guancia. Abbiamo parlato del Vesuvio e di Frankie Valli. Ci dividiamo un Uber con una tipa della festa di Astoria. In macchina parliamo dell’omosessualità di Robin, di Batman e Robin. Colpa mia temo.
Sono tornata a casa senza un laccio di una scarpa . La mia amica del Kentucky mi ha mandato un messaggio con scritto “you’re amazing”. Devo aver fatto una figura di merda clamorosa. Ho mangiato dei pachino dalla scatola e sono andata a dormire.
Costo della giornata: 30$ di whisky, 10$ di alcool da asporto, 10$ di uber.


La domenica la passo beatamente guardando Netflix e scrivendo l’inizio di un romanzo che non finirò. Ho fatto una doccia verso le 7 del pomeriggio per non accusare il disagio totale.
Costo della giornata 17 $ di delivery cinese verso le 5 del pomeriggio.

Continua…

FuckYouLove – Giovanna Santirocco

 

Nuove da Nuova #1