Nuove da Nuova #4

Nuove da Nuova #4

Il lunedì mi sono svegliata devastata dalla stanchezza fisica e dalla malinconia. Ho mangiato riso in bianco sia a pranzo che a cena e una vaschetta monoporzione del gelato. quello col nome strano nel pomeriggio. Ho letto metà libro di Carlotto e scritto la bozza di cose sparse nella testa. Il resto della giornata è riassumibile con me che guardo Netflix a quattro di bastoni sul letto. Ho bevuto due birre dopo cena. Non sono mai uscita.  Avevo passato i venti giorni precedenti in compagnia dei miei amici di Roma. 20 giorni passati in un attimo. Un turbinio turistico di selfie, hot dog di strada, frenesia per le strade, la statua della libertà che è piccola, gli scoiattoli che sono topi con la goda più bella, i newyorkesi che corrono senza una meta apparente “ma ’ndo cazzo annate?”, il fastidio verso gli altri italiani, i piedi che fanno male, le uova strapazzate, il fegato che vacilla, Central Park in autunno, uno stormo di modelli creoli, Chinatown e la puzza di pesce, la metro che si ferma per il traffico, il vento che ti si porta via, 15 chilometri al giorno, gli Oyster Bar, gli Sport Bar, gli americani bambacioni, le barbe lunghe, i calzini sopra i pantaloni, dare indicazioni sbagliate ai turisti, la pizza a 99 centesimi a slice, i barboncini dell’Upper East Side – con i loro cani, i roof top e gli ascensori affollati, “che dice questo?”, Lucio battisti prima di andare a dormire, Trump vs Hilary (che non si è capito perché a lei la chiamano per nome) che si scrive con due L. Hillary. “Ah ma siete italiani? Pizza pasta mandolino tarantella berlusconi Sorrento la vita è bella Benigni Saviano Venezia che annega?”. Il linguaggio del corpo, “voi italiani gesticolate un sacco”, “ma che cazzo stai a di?”. La mano a cucchiara. Hanno ragione. Il traghetto per Staten Island, i brunch a Brooklyn, le birre a 9 dollari di Williasmburg, il karaoke a Corea town, la partita di Basket al Barclays Center, la voglia di Nutella. Eataly che ti vende due fette di prosciutto a 9 dollari e un pacco di abbracci in scadenza a 12. Le passeggiate sull’East River, Roosvelt Island deserta, gli humburger fatti da Dio in persona, la chiesa dove si è sposato Al Capone, le ex distillerie clandestine diventate locali super fancy con il dress code dove ancora non mi hanno mai fatto entrare perché mi sono dimenticata di portare il tacco 10 in valigia. 75 musei, 2000 gallerie, il tour delle brewery. “ve lo dico subito, a Times Square, sull’Empire state Building e a vedere la Statua della Libertà ci annate da soli, io non ce vengo”. Un sacco di risate, un sacco di vesciche. La mia casa era con me. Un sacco di amore.
costo dei 20 giorni: Incalcolabile. Foto scattate: almeno 400.

 bagelStack

Martedì mi sono svegliata con la luce in faccia perché nell’arco della notte era crollata una tenda. Capisci di essere invecchiata quando non vuoi più dormire nel letto sopra a castello, quando ti iniziano a piacere i padri e non più i figli di qualcuno e quando ti svegli per la luce la mattina desiderando la mascherina notturna. Ho scritto il mio epitaffio che cambio circa ogni sei mesi. Quello di questo semestre è un po’ laconico: “Qui giace chi avrebbe voluto giacere anche in vita”. Sono scesa in pigiama al deli e ho comprato un caffè due birre e una confezione di wurstel. Per un paio d’ore ho fissato la barra di word oscillare in attesa di ispirazione, poi ho deciso di lavarmi e mentre detergevo il cavo ascellare sinistro ho avuto un momento illuminante che ho perso appena sono passata a quello destro. Ho mangiato i wurstel bevuto una birra e il caffè in questa sequenza. In questa città se prendi un caffè d’asporto lo puoi bere dopo circa un’ora per quanto è caldo. Sono andata nel Bronx e ho cercato della quiete nella camera oscura per circa 6 ore. Ho stampato 4 baritate e 3 politenate. Ho bevuto una birra offerta da Desiree che non so come si scrive, una ragazza del Bronx e del centro che dice 600 parole al secondo ma molto simpatica, grandissimo occhio fotografico. Ho comprato un libro in inglese di cui ho letto solo l’introduzione di 3 pagine in 45 minuti. Sono tornata a casa e ho bevuto la seconda birra comprata, scoprendo dopo un mese che bevo sempre le stesse birre che si aprono senza cavatappi. Ho provato ad ordinare cinese a domicilio ma ho attaccato tre volte perché mi veniva da ridere mentre cercavo di spiegare alla ragazza cinese che hanno insensatamente messo al telefono a prendere le comande che sono allergica ai crostacei. Ho mangiato dei pachino che avevo in frigo con dei crackers. Ho sognato che ero un soldato durante la guerra di secessione americana scoprendo che una parte del mio cervello evidentemente sa cosa sia la guerra di secessione.
costo della giornata 9 dollari di deli al mattino. 12 $ di libro che non credo continuerò a leggere.

A Stroll Down Arthur Avenue....The Little Italy of the Bronx, NY

il mercoledì sono tornata nel Bronx la mattina presto dove ho lavorato con l’argento vivo per rendere fotosensibili dei materiali di seconda mano trovati per strada. Ero con Charlie e Desiree, che non so come si scrive. Mi dicono che sono molto precisa, cosa che nessuno mi aveva mai detto in vita mia. Desiree si è molto affezionata a me, ed io a lei. Anche Charlie credo, nonostante non riesca ancora a guardarlo in faccia data la sua avvilente bellezza. Esco dal centro alle 2 mangiandomi un bagel in un posto nel Bronx che li fa filled a un dollaro e mezzo. Vado in centro e mi incontro con Dominic. Nelle precedenti settimane lo avevo incontrato due volte per bere del bourbon e della birra insieme. Ci eravamo baciati. Io avevo mostrato il lato peggiore di me entrando a gamba tesa osannando tutti i miei difetti non evidenti. La mia teoria, da sempre sfoderata con poco riscontro, è quella di far vedere subito quello che di solito si cela, l’alter ego, così da poter usare in futuro la celebre frase “oh, io te l’avevo detto che ero fatta male”. Per cui, aiutata dall’anti inibitore per antonomasia, l’alcool, gli ho detto che nella mia lingua sono sboccata, che a volte bestemmio gratuitamente, che fumo assai , che bevo copiosamente, che ho l’incazzatura facile, che non mi curo dei soldi, che sono tendenzialmente inconcludente, che non sono particolarmente ambiziosa e che ogni tanto mi guardo Maria de Filippi. E visto che ci stavo gli ho anche detto che non sono mai riuscita a sentirmi un disco intero di De André (scusa babbo).

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Per fortuna non sapeva dell’esistenza né della de Filippi né di De Andrè, per cui abbiamo, quella sera, avuto un’incontro biblico orizzontale di soddisfazione più che sufficiente. Credo di avergli anche detto “I love you” durante l’atto ,cosa che, avrei dovuto accennargli in precedenza nell’elenco dei difetti, dico a tutti . Fatto sta che quello che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas.  Restiamo a parlare 3 ore. Ascolta divertito le mie storie, alcune inventate alcune vere. Ridiamo molto. Mi dice che ho “el fuego”. Torno a casa felice. “C’ho er foco”.
costo della giornata 1.50$. cena e bevuta offerta da Dominic. 

….continua.

FuckYouLove – Giovanna Santirocco

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