Pensieri da THE OLYMPIC GAMES

Pensieri da THE OLYMPIC GAMES

Massimo Venturi Ferriolo in un suo testo scrive:  “Il teatro offre l’esperienza dello sguardo. (…) Vedere è conoscere; e l’azione scenica, che qui si svolge per educare lo spettatore al senso del luogo con le sue misure, porta alla conoscenza, alla capacità di leggere le relazioni locali che compongono il processo di un paesaggio, cogliendolo nel suo movimento”. 

Buona visione

Pensieri tratti da THE OLYMPIC GAMES (di Bersani/D’Agostin)

Partendo dalla riflessione di Massimo Venturi Ferriolo sopra riportata, che illumina lo spettatore e l’autore di visioni rinnovate, rifletto sulla questione.
Il luogo teatrale, come spazio delimitato, riassume uno squarcio di paesaggio contemporaneo.
Il teatro offre allo sguardo la possibilità di tradursi.
Il teatro offre allo sguardo la possibilità di cibarsi dell’ottimizzazione elaborata e creativa di altri sguardi, proponendo la possibilità d’integrazione con il proprio.

Il luogo teatro è una porta di accesso alla condivisione collettiva di dati estrapolati dalla realtà circostante, un luogo d’incontro di una comunità passeggiera che partecipa a un’elaborazione istantanea di sguardi incrociati.

Non possiamo però prescindere dall’atto di responsabilità che presuppone la scelta di recarsi verso un’esperienza da queste caratteristiche. 

The Olympic Games è un lavoro che ho percepito partire indiscutibilmente dalla richiesta di interrogazione sulla questione della responsabilità, per gli autori, per gli interpreti e per il pubblico.

Marco D'Agostin, Chiara Bersani, "The Olympic Games", foto di Alice Brazzit

Marco D’Agostin, Chiara Bersani, “The Olympic Games”, foto di Alice Brazzit

Chiara Bersani e Marco D’Agostin, assieme ai loro interpreti, percorrono un viaggio che giunge alla pura rarefazione attraverso la stretta focalizzazione dei corpi in scena. Il percorso scivola dall’irruenza della chiamata olimpionica sino all’intima concessione dell’io che vive nell’ombra.

La forza della metafora dei giochi olimpionici trova la sua controparte e dolcemente dialoga con le fragilità individuali degli interpreti, fragilità contestualizzate in una contemporaneità dove la presa di coscienza e l’azione conseguente sono un optional.

Posture incerte e presenze ancorate al suolo narrano l’oscillazione permanente di un equilibrio precario che solo la messa in discussione avvia.

L’indignazione appartiene a tutti ma le battaglie le combattono in pochi. Dove è andata a finire la responsabilità?

In questo contesto specifico, ma potenzialmente estendibile al ruolo sociale dell’individuo, lo spettatore che ruolo ha seduto sulla poltrona della settima fila? La tendenza a delegare stando comodamente seduti è affare noto.

In The Olympic Games sei chiamato, fortemente e con invadenza, ed è chiaramente una provocazione di intenti.

Il senso di colpa di non saper come partecipare a tratti è dirompente.

La mia schiena poche volte è riuscita ad appoggiarsi allo schienale.

Se vedere è conoscere, conoscere è diventare consapevoli. Non disperdiamo conoscenza.

palmi aperti, sguardo morbido, che facciamo?

The Olympic Games permette la partecipazione a diverse atmosfere che vediamo susseguirsi sulla scena; lo stereotipo dell’eccitazione da fenomeno di massa a cui tutti amiamo assistere, la solitudine dell’individuo, il coraggio di intraprendere una sfida, la condivisione di una responsabilità.

Lo spettatore non può che uscirne con una riflessione in tasca. Gli autori e gli interpreti, stesso destino, non abbiamo una risposta ma insieme possiamo elaborare un’analisi e incamminarci in compagnia.

palmi aperti, sguardo morbido, che facciamo?

Chiara Bersani, Matteo Ramponi, Marta Ciàppina, Marco D’agostin sono spogliati delle convinzioni, sudati delle loro sfide. Corpi magnetici. Ognuno dona generosamente una parte del sé, avviando una relazione segreta con lo spettatore, sguardi intensi e sorrisi nudi.
Uno ad uno restano soli con la platea, in un intermittente dialogo tra il loro confine, intimo e segreto, e il metaforico confine del proscenio. In questo lavoro si manifesta la necessità, di dedicare uno spazio all’emersione dell’identità dei corpi e della loro storia. Il lavoro degli interpreti scava nella vita e pone una domanda fondante: dove si cela il vissuto nei segni che compongono il mio stare nel mondo? Di fronte allo sguardo dello spettatore è in atto lo svolgersi di un’elaborazione profonda e autentica di un’indagine personale. E’ di nuovo la responsabilità a muovere le viscere. Il grande lavoro degli interpreti sta nell’atto di accogliere la responsabilità, farsi tramite e accettare con delicatezza i chiaroscuri che li caratterizzano. Il lavoro che sono chiamati a elaborare dai due autori li mantiene umani, niente maschere dietro cui nascondersi, di fronte ai nostri occhi un professionismo umanizzato.

Chiara Bersani, Matteo Ramponi, Marta Ciàppina, Marco D’Agostin, portano una parte di sé e la offrono senza indugi nelle fila di una riflessione che abbraccia temi che ci sovrastano e che questo lavoro porta alla luce.

Chi partecipa a The Olympic Games porta via con sé: il corpo scolpito e dolce dell’esausto discobolo Matteo Ramponi, il sorriso e il traguardo nei chilometri poetici del tapis roulant di Chiara Bersani, il coraggio di una lacrima e un corpo che dona senso allo spazio in cui si muove di Marta Ciàppina, le braccia verso l’alto in segno di una resa collettiva che diventa immediatamente una forza al quadrato di Marco D’Agostin.

Lo spazio che i corpi abitano avanza sempre di più, accorcia la distanza tra spettatore e corpo in scena, è chiara l’intenzione di interazione e interrogazione proposta che rimbalza sulle sedute e ritorna come un boomerang in mano a chi la ha lanciata in un dialogo senza epilogo.

palmi aperti, sguardo morbido, che facciamo?

La struttura contiene il principio d’interrogazione e si fa linguaggio, la dilatazione dei tempi custodisce l’occasione di porsi una domanda, il vuoto non ci dovrebbe impaurire, al contrario ci può offrire una possibilità.

palmi aperti, sguardo morbido, che facciamo?

Marta Olivieri

  

The Olympic Games ha debuttato al Festival Kilowatt il 23 luglio 2017 

Credits

Un progetto di: Chiara Bersani e Marco D’Agostin
Con: Chiara Bersani, Marta Ciàppina, Marco D’Agostin, Matteo Ramponi
Musiche: Pablo Esbert Lilienfeld, Hani Jazzar
Co-creazione della cerimonia di chiusura : Luca Poncetta
Design e creazioni dei cerchi olimpionici: Paola Villani
Direzione Tecnica: Paolo Tizianel
Produzione: Eleonora Cavallo
Promozione: Giulia Traversi, Marco Villari
Co-produzione: K3|Tanzplan Hamburg; VAN; BeSpectACTive!

(supported by CapoTrave/Kilowatt; Tanec Praha; Teatrul National Radu; Stanca Sibiu; Bachelit Multi Art Centre; Domino Zagreb; York Theatre Royal; Lift London) Residenza creativa a Centrale Fies art work space .

Foto e video: Alice Brazzit

Contatti: Marco Villari / contact.marcovillari@gmail.com