Posizione Naturale. Homeless’home di Paola Di Bello

Posizione Naturale. Homeless’home di Paola Di Bello

Si è da poco conclusa la mostra Homeless’home di Paola Di Bello (Napoli 1961), a cura di Raffaella Perna, ospitata dal 20 febbraio al 31 marzo presso la Galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze. Nonostante la chiusura, le riflessioni a posteriori non sono meno importanti, costituendo spesso un invito efficace a ricercare e rivedere ancora volta l’artista oltre i limiti di quanto esposto, per approfondirne più ampiamente il lavoro.
In questa occasione fiorentina sono state presentate una selezione di opere dalle serie Concret Island e Rischiano pene molto severe, realizzate tra il 1996 e il 2001, dove sono ritratti oggetti abbandonati (lavandini, sedie, tavoli ecc.) e persone senza fissa dimora (homeless), che dormono nelle stazioni ferroviarie e metropolitane di Milano, città dove da anni l’artista vive e lavora. Scatti in cui originale e inconsueta è la scelta del punto di vista, poiché la Di Bello, infatti, afferma la curatrice: “ruota l’obiettivo di 90° e i soggetti passano dalla posizione orizzontale a quella verticale, generando un cambiamento nella percezione della realtà” – inoltre – “attraverso il cambio di angolazione e la stampa a grande formato (in scala 1:1) i soggetti assumono un aspetto monumentale”. In effetti, si rimane stupiti e un po’ estraniati, poiché è raro imbattersi in fotografie con soggetti a grandezza naturale, cosa certo meno inconsueta in altre arti, dove un tempo la misura era direttamente proporzionale al prestigio economico, sociale, morale e spirituale di santi, nobili e ricchi committenti.

Paola Di Bello, RPMS Rischiano pene molto severe, 1998

Paola Di Bello, RPMS Rischiano pene molto severe, 1998

Nella rappresentazione fotografica, invece, l’oggetto subisce in primis un processo di riduzione, nel quale, riportato all’interno della camera-contenitore, viene come obbligato a rientrare in un formato ridotto, dove però, inversamente, riceve maggior valore e intensità. In questi lavori, tuttavia, il problema della grandezza è chiamato direttamente in causa, poiché il gioco di percezioni diventa anche pretesto per toccare questioni tanto individuali che di natura sociale. In queste opere, infatti, oggetti e persone hanno l’occasione di riacquistare una propria dimensione naturale, priva di giudizi di valore, in cui l’obiettivo restituisce all’esistente pieno diritto d’esistenza, e dove un corpo, qualsiasi esso sia, riprende per sé tutto lo spazio che ha bisogno di occupare. La rotazione e il cambio di prospettiva, inoltre, gettano un occhio di riguardo su cose una volta possedute e uomini dimenticati che, essendo entrambe realtà rotte e smarrite dopo la caduta, sono come rimesse in piedi, riacquistando dignità. Le condizioni precarie in cui versa ciò che qui vediamo, è stato dunque ridefinito e riposizionato, grazie ad un’alterazione della prospettiva, che stavolta vuole destabilizzare l’osservatore: chi dorme, ad esempio, non sta dormendo, ma sta forse raccontando qualcosa di diverso dalle apparenze, magari un sogno di ricostruzione o storie di un più florido passato.

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Il diverso orientamento dell’obiettivo porta così ad una perdita totale di riferimenti e ad un’assenza di gravità, in cui oggetti o persone ritratte dominano il centro della scena, senza poggiare apparentemente da nessuna parte. Un inganno visivo in cui è il contesto che, una volta rovesciato, si fa confuso e il paesaggio del tutto irriconoscibile, rendendo estraneo l’ambiente rispetto a chi o cosa di solito vediamo fuso/confuso con esso, ossia realtà invisibili ora estratte dal contesto stesso ed evidenziate. Dunque, rimettendo a fuoco lo sguardo, con lo sforzo di accettare diritto ciò che crediamo storto, la persona torna ad un dialogo a tu per tu, riconquistando in questo processo un moto ri-scatto in posizione naturale di homo erectus, reinserendosi nella vita sociale, mentre gli oggetti, disinnescando il meccanismo che li ha visti posseduti per il loro potere di utilizzo e tornando trasformate dai recessi della memoria, si impongono come semplice immagine, in purezza e forza.

Erica Romano

In copertina: Paola Di Bello, Concrete Island, 1996-1999 (dettaglio)

www.paoladibello.com
www.frittelliarte.it/it/mostre_det.php?id=53